Archivio | agosto 2019

Jane Austen e Bath

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È stato ipotizzato che Jane Austen non nutrisse una particolare simpatia per tale località a causa del fatto che degli anni in cui la sua famiglia si trasferì a Bath non si hanno lettere; dal modo (cioè svenendo) in cui Jane accolse la notizia dell’improvviso trasloco comunicatole dalla madre con molto poco tatto, appena rientrata a casa da una visita ai fratelli, e soprattutto perché in quel luogo morì il padre. Potrebbe ribattersi che forse Jane era troppo impegnata in balli, shopping, bagni al mare, terme, per poter scrivere ed è un fatto che in nessuna lettera di quelle giunte fino a noi è possibile cogliere un cenno dispregiativo di quella località.

Pump Room con lampadario e galleria musicale

Visto con gli occhi da ragazza villeggiante, Bath poteva apparire il luogo dell’emancipazione della ingenua Catherine, ma anni più tardi alla matura Anne Elliot schiuderà usci in sobborghi meno nobili e svelerà i compromessi di una classe sociale aristocratica in decadenza.

Jane Austen ironizza sui pericoli nascosti in una località balneare:

In aggiunta a quanto è già stato detto sulle doti fisiche e mentali di Catherine Morland, nel momento di lanciarla in tutte le difficoltà e i pericoli di un soggiorno di sei settimane a Bath, dev’essere chiarito, per fornire informazioni più compiute al lettore, e nel timore che le pagine seguenti siano insufficienti a dare un’idea di quale personaggio dovrà essere, che aveva un animo affettuoso, un’indole allegra e spontanea, senza nessuna presunzione o affettazione; i suoi modi avevano appena abbandonato la goffaggine e la timidezza di una ragazzina; di persona era piacevole, e, al suo meglio, graziosa; quanto alla mente, era sprovveduta e incolta com’è di solito una mente femminile di diciassette anni (cap. 2 NA, jausten.it)

Ma non sta a perdere tempo dilungandosi in amene descrizioni del luogo con un secco:

Arrivarono a Bath. 

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Passando invece a Persuasione, il tono con cui parla Anne Elliot è malinconico perché deve lasciare l’avita dimora di Kellinch Hall per trasferirsi a Bath, all’età di venticinque anni, gli stessi che aveva Jane quando lasciò Steventon per volere del padre e per la medesima destinazione.

C’erano state tre alternative, Londra, Bath o un’altra casa in campagna. Tutti i desideri di Anne andavano in quest’ultima direzione. Una piccola casa nel vicinato, dove avrebbero ancora goduto della compagnia di Lady Russell, sarebbero stati vicini a Mary, e avrebbero avuto il piacere di vedere qualche volta i prati e i boschetti di Kellynch, era l’obiettivo a cui ambiva. Ma l’attendeva il solito destino di Anne, veder decidere qualcosa di esattamente opposto rispetto ai suoi desideri. Provava avversione per Bath, e non pensava che le fosse congeniale; e Bath sarebbe stata la sua casa (cap. 2, Persuasione)

Sembra quasi che Jane parli di sè quando spiega:

E quanto all’avversione di Anne per Bath, lei lo considerava un pregiudizio e un errore, sorto prima di tutto dal fatto di esserci stata tre anni a scuola dopo la morte della madre, e, in secondo luogo, dal suo stato d’animo non certo favorevole durante l’unico inverno che in seguito aveva trascorso lì con lei.

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Quindi, è possibile che si trattasse di un comprensibile dispiacere all’idea di lasciare la casa della sua infanzia e prima giovinezza, piuttosto che nutrisse una precisa antipatia verso quella località, e lo si desume quando ella scrive:

Mi riconcilio sempre di più con l’idea del nostro trasferimento”[1]

ed è già indaffaratissima alla ricerca di una casa spaziosa da affittare in un quartiere rispettabile e dal pensiero del conseguente trasloco. A lei non sarebbe nemmeno piaciuta la lettura melodrammatica di questo evento, né tantomeno essere compatita, perché già allora vi ironizzava:

Tuttavia il fatto che io lasci la Campagna senza molto sacrificio non si deve sapere in giro – altrimenti non potrei aspettarmi di ispirare tenerezza, né interesse in quelli che ci lasciamo indietro[2].

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[1]  Jane Austen, Lettere, cit.,  L. 29 di sabato 3-lunedì 5 gennaio 1801, p. 111.
[2]  Jane Austen, Lettere, cit., L. 29 di sabato 3-lunedì 5 gennaio 1801, p. 111.

Jane Burden, modella dei preraffaelliti

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Jane Morris, nata Jane Burden (Oxford, 19 ottobre 1839 – Bath, 26 gennaio 1914), è stata una modella inglese che ha incarnato l’ideale di bellezza dei preraffaelliti. Fu la musa di William Morris (che sposò nel 1859) e di Dante Gabriel Rossetti.

Nacque ad Oxford, figlia di uno stalliere e di una lavandaia. Poco si sa della sua infanzia, eccetto che fu povera.

Nell’ottobre 1857, quando stava assistendo ad uno spettacolo teatrale al Drury Lane, con la sorella Elisabeth, fu notata dall’artista Dante Gabriel Rossetti, che – colpito dalla sua bellezza – le chiese di posare come sua modella.

A dire la verità Jane non accettò subito:  non si fece vedere al primo appuntamento, probabilmente perchè diffidava della proposta, ma alla fine accettò e posò poi anche per William Morris  che la ritrasse ne La Bella Isotta.

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William Morris – La Belle Iseult, 1858 – olio su tela – 71.8 × 50.2 cm – Tate Gallery, Londra

Morris era molto interessato alla leggenda arturiana e alla cavalleria e iniziò a dipingere Jane come Ginevra. Si dice che mentre Morris la ritraeva, avesse scritto sul retro della tela “Non posso dipingerti, ma ti amo“, un timido, dolce, gesto romantico. A detta di tutti però Jane probabilmente era innamorata di Rossetti fin dall’inizio, ma questi era già promesso sposo di Elizabeth (Lizzie) Siddal, così Jane si trovò impegnata e, infine, sposata con William Morris.

Dopo il fidanzamento fu educata privatamente, e divenne un’accanita lettrice, anche in francese e più tardi in italiano, ed una pianista di buon livello. Si sposarono ad Oxford il 26 aprile 1859, ed ebbero due figlie: Jane (nata nel 1861) e Mary, detta May (nata nel 1862), futura editrice delle opere del padre.

Inizialmente si stabilirono a sud di Londra, nella Red House che nel 1860 Morris aveva incaricato Philip Webb di progettare: Morris e i suoi amici e conoscenti decorarono la casa in maniera propriamente medievale, costruendo tutti gli arredi, progettando vetrate colorate , dipinti murali e tessendo arazzi, progettando tessuti.

 

Anche Jane partecipò attivamente e su mattonelle e tessuti è possibile ritrovare spesso il motivo ricamato o dipinto delle margherite che più delle rose esprimevano per i Preraffaelliti il simbolo della forza e della fedeltà delle donne.

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Tu sai che creatura di infantili speranze io sia – Jane Burden Morris

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Successivamente, nel 1871, Morris e Rossetti stipularono un contratto di locazione congiunta per Kelmscott Manor . nel villaggio di Kelmscott, ma poco dopo William Morris andò in Islanda, lasciando sua moglie e Rossetti da sola per arredare la casa e trascorrere l’estate lì. Jane Morris si era strettamente affezionata a Rossetti e divenne la sua musa preferita. Si ritiene che la loro relazione sia iniziata nel 1865 e sia durata, a diversi livelli, fino alla sua morte nel 1882. Condividevano una profonda relazione emotiva che ispirò Rossetti a scrivere poesie e creare alcuni dei suoi migliori dipinti. La scoperta della sua dipendenza dalla droga, alla fine la portò a prendere le distanze da lui, anche se rimasero in contatto fino alla sua morte nel 1882.

Nel 1884, Jane Morris incontrò il poeta e attivista politico Wilfrid Scawen Blunt a una festa in casa tenuta dalla sua cara amica, Rosalind Howard (in seguito Contessa di Carlisle). Sembra che ci sia stata un’immediata attrazione tra di loro. Al più tardi nel 1887 erano diventati amanti. 

 

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Dante Gabriel Rossetti – Jane Morris (L’abito di seta blu), 1868 – olio su tela – 101,5 × 90,2 cm – Society of Antiquaries of London

Lui non era nuovo ad intrattenere relazioni extraconiugali che lo porteranno a separarsi legalmente, nel 1906, dalla moglie, Lady Anne  Noel , figlia del Conte di Lovelace e Ada Lovelace, e nipote di Lord Byron. I due rimasero in ottimi rapporti di amicizia anche dopo la fine della relazione, nel 1894.

Fu Blunt a mettere in giro la voce che Jane si fosse sposata solo per sistemarsi ma la fonte è discutibile e invece le lettere scritte da Jane a William negli ultimi anni del loro matrimonio sono molto affettuose ed espansive (molto di più rispetto agli standard dell’epoca) e in esse non c’è traccia del presunto risentimento che avrebbe dovuto provare se fosse stata costretta a vivere tutta la vita vicino a un uomo che non amava affatto.

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Nel ritratto di Evelyn De Morgan

 

La Morris morì nel 1914, a Bath, al n. 5 di Brock Street. È sepolta nel sagrato della chiesa di San Giorgio a Kelmscott.

Purtroppo, non ci sono dettagli sulla morte di Jane, tranne per il fatto che è sopravvissuta a suo marito e ai “presunti” ex amanti a vivere fino alla vecchiaia. Ecco l’ultima fotografia conosciuta rilasciata scattata a Jane Morris. È seduta sulla sedia a rotelle all’estrema destra, in piedi accanto alla sua sinistra c’è sua figlia, May Morris e l’amica Cecil Sharp.

Jane Burden, musa malinconica dei preraffaelliti

I Preraffaelliti e Jane Burden, la loro musa.

Le muse dei preraffaelliti

https://kimberlyevemusings.blogspot.com/2015/01/on-death-of-jane-morris-nee-burden-oct.html

https://williammorristile.com/early_tiles/morris_red_house_daisies.html

William Morris

William Morris (Walthamstow, 24 marzo 1834 – Hammersmith, 3 ottobre 1896) è stato un artista e scrittore britannico. Fu tra i principali fondatori del movimento Arts and Crafts. 

 

William Morris era il terzo dei nove figli di Emma e William Morris, un ricco mediatore. Frequentò il Marlborough College e quindi la Università di Oxford, dove venne a contatto con il pensiero di John Ruskin ed incontrò Dante Gabriel Rossetti. Ad Oxford conobbe inoltre sua moglie, Jane Burden; donna di estrazione popolare, considerata l’incarnazione della bellezza non solo da Morris ma anche dai suoi amici preraffaelliti, per la sua pelle candida, la sua languida silhouette e la sua folta chioma corvina. Da lei Morris ebbe due figlie, Jane detta Jenny e Mary detta May.

 

Tra le opere migliori di Morris pittore, c’è La bella Isotta (1858-1859) che è anche forse il più famoso: la modella per Isotta è sua moglie appunto, e probabilmente il dipinto costituì l’occasione per l’inizio della loro relazione. Galeotto, si dice!

Dopo aver lasciato Oxford, Morris entrò a far parte di uno studio d’architettura ma si rese conto presto di essere maggiormente affascinato dalle arti applicate. Con l’aiuto dell’amico Webb costruì la Red House a Bexleyheath nel Kent, come dono di nozze a Jane.

 

 

La Red House (Casa Rossa) di Upton, nel Kent, da lui arredata ma realizzata dall’amico architetto Philip Webb nel 1859 è considerata da molti, per la semplicità dei volumi e l’abbandono dei canoni classici, la prima opera anticipatrice dell’architettura moderna. L’architettura ebbe inoltre un’importanza rilevante nell’avvicinamento di Morris al socialismo. Morris e sua figlia May furono tra i primi socialisti inglesi e lavorarono con Karl Marx e Friedrich Engels per far attecchire il movimento in Inghilterra dove, nel 1884 fondò la Socialist League.

Morris rimase a lungo in contatto con gli amici di università e con essi fondò la confraternita dei preraffaelliti. Della generale dottrina estetica, Morris abbracciò soprattutto il rifiuto dell’ingerenza industriale nella decorazione e nell’architettura, caldeggiando il ritorno dell’artigianato e del lavoro manuale per riconferire agli artigiani il rango di artisti.

 

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L’ arazzo Flora è stato progettato da William Morris (1834-1896) e Edward Burne-Jones (1833-1898) nel 1885. Raffigura Flora, la dea dell’abbondanza, che incarna l’estate, a piedi nudi in abiti fluenti con una corona tra i capelli . Tiene in mano fiori freschi e possiamo vedere l’intricato sfondo floreale, ispirato alla tecnica decorativa medievale nota come Mille Fleurs (mille fiori), che dimostra l’ammirazione degli artisti per l’arte pre-rinascimentale. Sull’arazzo è inciso il seguente versetto tratto da Poems by the Way di William Morris, magnificamente reso in stile gotico:

io sono l’ancella della Terra • medito fiera il suo abito glorioso • e la abbellisco nei suoi giorni di allegria …

Nel 1861, Morris fondò l’azienda Morris, Marshall, Faulkner & Co. con Rossetti, Burne-Jones, Madox Brown e Webb e per tutta la vita lavorò ai progetti di questa azienda che favoriva la rinascita dell’artigianato nelle sue forme più tradizionali come la pittura su vetro e su carta da parati (i motivi da lui creati sono tuttora un marchio concesso, su licenza, alla Sanderson and Sons and Liberty di Londra).

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Dopo la parentesi socialista, Morris e Rossetti affittarono una casa in campagna, Kelmscott Manor nell’Oxfordshire. Dopo il ritiro dalla scena politica, Morris si divise tra la sua attività aziendale, la sua casa editrice e l’attività di scrittore. La casa di campagna fu anche teatro della relazione tra l’amico Rossetti e la moglie Jane, che lo portò a cercare conforto nell’amicizia con Georgiana Burne-Jones.

A Kelmscott Manor Morris dimorò dal 1871 fino alla sua morte nel 1896. Oggi è di proprietà della Society of Antiquaries di Londra ed è aperta al pubblico il mercoledì e il sabato durante l’estate.

Morris trasse grande ispirazione dall’autenticità incontaminata dell’architettura e dell’artigianato della casa e dal suo rapporto organico con la sua ambientazione, in particolare il suo giardino. The Manor è descritto nell’opera di Morris News from Nowhere . Appare anche sullo sfondo di Water Willow , un ritratto di sua moglie Jane Morris , dipinto da Dante Gabriel Rossetti nel 1871:

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Dopo la morte di William Morris nel 1896, il maniero continuò ad essere occupato dalla sua vedova, Jane Morris (che lo acquistò nel 1913) e, successivamente, dalle sue figlie. May Morris morì nel 1938 e lasciò in eredità la casa all’Università di Oxford, a condizione che i suoi interni fossero preservati e  al pubblico fosse concesso l’accesso. L’Università non fu disposta a conservare la casa come “un pezzo da museo” e nel 1962 passò la casa e la terra alla Society of Antiquaries. 

 

L’arredamento interno oggi è sostanzialmente quello di Morris e comprende molti dei suoi famosi motivi tessili e gran parte dei suoi mobili. C’è una mostra dei suoi disegni tessili, molti dei suoi libri originali e una collezione di stampe e ulteriori opere dei suoi compagni preraffaelliti.

Alla sua morte, nel 1896, venne sepolto nel cimitero di Kelmscott.

 

Arts and Crafts

Arts and Crafts (“arti e mestieri”) è stato un movimento artistico per la riforma delle arti applicate, una sorta di reazione colta di artisti e intellettuali all’industrializzazione galoppante del tardo Ottocento.

Il termine fu usato per la prima volta da TJ Cobden-Sanderson in una riunione della Arts and Crafts Exhibition Society nel 1887, sebbene i principi e lo stile su cui si basava si fossero sviluppati in Inghilterra da almeno 20 anni. È stato ispirato dalle idee dell’architetto Augustus Pugin, dello scrittore John Ruskin e del designer William Morris.

Il movimento si sviluppò prima e più pienamente nelle Isole britanniche e si diffuse in tutto l’impero britannico e nel resto dell’Europa e dell’America. Fu in gran parte una reazione contro l’impoverimento percepito delle arti decorative all’epoca e le condizioni in cui furono prodotte. Tale corrente infatti considera l’artigianato come espressione del lavoro dell’uomo e dei suoi bisogni, ma soprattutto come valore durevole nel tempo e tende a disprezzare i pessimi prodotti, la bassa qualità dei materiali e il miscuglio confuso di stili distribuiti dalla produzione industriale. Il lavoro che Morris propone si basa sulle orme delle antiche corporazioni medievali. Il Medioevo viene visto come un periodo positivo, con una società più coesa e quindi modello anti-industriale.

Le radici di pensiero di questo movimento si sviluppano dalle considerazioni di Augustus Pugin, architetto e designer inglese, sull’enfatizzazione dello stile gotico, quale unico stile che contiene i principi della cristianità e, di conseguenza, della purezza e dell’onestà, incapace di nascondere la struttura. E che  cosa ha costruito Pugin? Il Big Ben!

 

Il principio di questo movimento è che: non è l’uomo al servizio della macchina, ma la macchina che deve essere al servizio dell’uomo; e così i prodotti dovranno essere progettati per essere altamente qualitativi per l’uomo, non per essere semplicemente più facilmente realizzabili da una macchina.

Invece della grandiosità tardo-vittoriana, dichiarando il loro status con tocchi opulenti, queste case rappresentano il desiderio di tornare a uno stile più artigianale e autentico. Rifiutando un’era industriale in cui tutto era fatto da macchine, queste case furono costruite in mattoni semplici, usando materiali locali. Le tegole e le cornici delle finestre erano poco appariscenti e pratiche. La simmetria non era un requisito. Più spazio è stato dedicato alle finestre, per formare una connessione più stretta con l’esterno.

Anche qui c’erano dei trucchi per far apparire queste case più vecchie del normale con effetti ad hoc, tipo la linea ondulata del tetto voluta per far sembrare la casa più vecchia, sopravvissuta dal tempo.

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Il più importante esempio di questo stile fuori dal territorio britannico è Casa Cuseni a Taormina considerata dal Victoria and Albert Museum di Londra come uno dei massimi capolavori al pari della madrepatria.

Casa Cuseni è il museo delle belle arti e del Grand Tour della città di Taormina. Il museo di Casa Cuseni è un’istituzione permanente e no profit. Il museo è specializzato in dipinti del Grand Tour inglese in Sicilia ed in terra d’Oriente e custodisce le collezioni appartenute al pittore britannico Robert Hawthorn Kitson. La dining-room di Casa Cuseni è l’unico interno al mondo ancora esistente di Frank Brangwyn ed è considerata il massimo esempio al mondo dello stile Arts and Crafts al di fuori della Gran Bretagna, così come la piccola biblioteca in quanto custodisce preziosa fonte di rilevante documentazione storica.

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Gertrude Jekyll

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Fu amica di William Robinson e per i misteriosi intrecci della vita e delle conoscenze, imprestò il suo nome a Robert Stevenson per il suo famoso romanzo Dottor Jekyll e Mr Hyde.  Egli era infatti amico del fratello minore di lei, pastore anglicano.

Jekyll era la quinta di sette figli e nacque il 29 novembre 1843 al n. 2 Grafton Street, nell’elegante quartiere di Mayfair , a Londra, dal capitano Edward Joseph Hill Jekyll, un ufficiale delle Guardie dei granatieri e sua moglie Julia Hammersley.

Nel 1848 la sua famiglia lasciò Londra e si trasferì a Bramley House, nel Surrey, dove trascorse i suoi anni formativi. Non si è mai sposata e non ha avuto figli.

Donna dagli innumerevoli talenti, è stata un orticoltore, garden designer, artigiana, fotografa, scrittrice e artista.  Ha creato più di 400 giardini nel Regno Unito, in Europa e negli Stati Uniti, ed ha scritto oltre 1.000 articoli per riviste come Country Life e The Garden dell’amico William Robinson.

Jekyll è stata una delle collaborazioni più influenti e storiche del movimento Arts and Crafts , grazie alla sua associazione con l’architetto inglese Edwin Lutyens, per i cui progetti ha creato numerosi paesaggi e che ha progettato la sua casa Munstead Wood , vicino a Godalming in Surrey.

 

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Jekyll è ricordata per i suoi fantastici disegni e il suo approccio sottile e pittorico alla disposizione dei giardini che ha creato, in particolare i suoi “bordi resistenti di fiori”. 

È stata una delle prime della sua professione a tenere conto del colore, della trama e dell’esperienza dei giardini come aspetti dei suoi progetti. La teoria di Jekyll su come progettare con il colore è stata influenzata dal pittore Turner e dall’impressionismo, e dalla ruota dei colori teorica.

E’  conosciuta anche per la sua prolifica scrittura: ha scritto oltre quindici libri, che vanno da Wood and Garden e il suo libro più famoso, Color in the Flower Garden, alle memorie della sua giovinezza.

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Era anche interessata all’arredamento tradizionale dei cottage e all’artigianato rurale e temeva che stessero scomparendo. Il suo libro Old West Surrey (1904) registra molti aspetti della vita di campagna del XIX secolo, con oltre 300 fotografie scattate da lei stessa.

Munstead Wood fu il primo di una serie di influenti collaborazioni tra Lutyens e Jekyll nella progettazione di case e giardini. La casa in stile Arts and Crafts, in cui Jekyll visse dal 1897 al 1932, fu progettata dall’architetto Edwin Lutyens per integrare il giardino che fu creato per primo da Gertrude.

Il progettista di giardini, autore e studente di Kew, William Goldring, visitò Munstead House nel 1882 e descrisse il nascente giardino:

lo splendore del bordo … era al di là di qualsiasi cosa avessimo visto finora in termini di fiori resistenti – diverso dal normale confine misto come la notte dal giorno … Il grande punto di questo confine è il raggruppamento dei colori in grandi masse, essendo tutti miscelato per produrre un insieme armonioso

 

Gertrude Jekyll fu profondamente colpita dalle piante, dalla vegetazione, dai paesaggi e dall’architettura del Mediterraneo, che aveva visto per la prima volta nel 1863 e nel 1864 quando accompagnò Charles e Mary Newton in Turchia, Rodi e Grecia. Raccolse piante da paesi del Mediterraneo – la Grecia e la Turchia nel 1863–4, l’Italia nel 1872 e il 1876 e Capri nel 1883 – usando un “raccoglitore” appositamente progettato, e le rimandò in Inghilterra, dove le testò per la loro robustezza e utilità come piante da giardino.

Non solo dall’estero quindi ma Miss Jekyll aveva raccolto piante selvatiche in Gran Bretagna, andandole a raccogliere direttamente dai giardini dei cottage, selezionando e allevando più di trenta erbacee annuali, biennali e perenni e arbusti nani, vincendo diversi premi dalla Royal Horticultural Society in seno alla quale organizzava mostre floreali primaverili. Non sorprende quindi che fosse una delle sole due donne (l’altra era Ellen Willmott) a ricevere nel 1897 la medaglia d’onore “Victoria” della Royal Horticultural Society dal presidente, Sir Trevor Lawrence. Era forse un onore e un piacere ancora maggiori per lei essere definita la Regina di picche da Dean Reynolds Hole, che rispose a suo nome alla cerimonia.

Nel 1875 Miss Jekyll incontrò William Robinson negli uffici di The Garden e dal 1881 iniziò a contribuire con articoli al suo diario.

Per Gertrude Jekyll , “il primo scopo di un giardino è quello di essere un luogo di quieta bellezza come quello di dare gioia all’occhio e riposare e rinfrescare la mente”.

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Nel 1920 Sir Edwin Lutyens persuase Gertrude Jekyll a sedersi per farsi fare un ritratto da William Nicholson. Lei accettò a condizione che non fosse durante le ore di luce del giorno. Così è stata dipinta dalla luce della lampada mentre riposava, mentre durante le ore diurne William Nicholson dipingeva i suoi stivali Balmoral. Del suo ritratto, ora nella National Portrait Gallery, diceva di essere stata un “ausiliario passivo” e desiderava “che potesse rappresentare un oggetto più bello” ( F. Jekyll , 188 ).

dipinto di una vecchia con gli occhiali e i capelli grigi su una sedia, alla luce della lampada

Il dipinto dei suoi stivali Balmoral (da uomo) è nella collezione Tate; gli stivali erano stati acquistati da Gertrude Jekyll a Parigi nel 1883, quando ne aveva acquistato un paio per William Robinson e continuò ad usarli per quasi cinquant’anni, riparati e rattoppati. Nel 1900 scrisse:

nessun falegname ama un nuovo aereo; nessun imbianchino ama un nuovo pennello. È lo stesso con i vestiti; la facilità familiare non può che essere utile e conoscere meglio. Suppongo che a nessun cavallo piaccia un nuovo colletto; Sono abbastanza sicura che non mi piacciono gli stivali nuovi.

Questo è il doodle che le ha dedicato Google il 29 novembre 2017, in occasione del suo  174 ° compleanno:

 

Questa è la rosa Gertrude Jekyll:

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William Robinson, il giardiniere selvaggio

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William Robinson (5 luglio 1838 – 17 maggio 1935) era un giardiniere e giornalista pratico irlandese le cui idee sul giardinaggio selvaggio stimolarono il movimento che portò alla divulgazione del giardino inglese tipo cottage, parallelamente alla ricerca di onesta semplicità e stile vernacolare del Movimento British Arts and Crafts .
Robinson era a favore di piantagioni più naturali e meno formali di piante perenni, arbusti e rampicanti resistenti e contro il giardinaggio a motivi vittoriani, che utilizzava materiali tropicali coltivati ​​nelle serre. Si scagliò contro rose standard , statue, falsi giardini italiani e altri manufatti comuni nel giardinaggio in quel momento. Le moderne pratiche di giardinaggio introdotte per la prima volta da Robinson includono: l’uso di piante alpine nei giardini rocciosi, l’ uso di piante perenni resistenti e piante autoctone.

 

Si sa poco della prima infanzia di Robinson, a parte il fatto che nacque nella Contea di Laois in Irlanda nel 1838, e lavorò inizialmente per il Marchese di Waterford a Curraghmore House. 

 

Dall’Irlanda andò ai Giardini della Società Botanica a Regent’s Park, dove ebbe un impatto così immediato come botanico e giardiniere che, all’età di 26 anni, era stato eletto membro della Linnaean Society e corrispondeva a Charles Darwin. Ha viaggiato molto quando era giovane per studiare piante selvatiche, sia nelle Alpi che nelle praterie nordamericane.

All’età di 30 anni Robinson aveva fondato un periodico di giardinaggio, The Garden, e divenne giornalista a tempo pieno e autore, pubblicando il suo primo libro (su parchi e giardini francesi) nel 1869, e The Wild Garden solo due anni dopo.

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Con la sua carriera di scrittore ottenne un successo finanziario che nel 1884 gli consentì di acquistare il maniero elisabettiano di Gravetye nel Sussex, contornato da ricchi pascoli e boschi, dove avrebbe trovato la realizzazione pratica di molte delle sue idee riguardanti uno stile di giardinaggio più naturale.
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Gran parte della tenuta era stata gestita come un bosco ceduo, dando a Robinson l’opportunità di piantare cumuli di scilla, ciclamino e narciso tra i noccioli ramati e le castagne  Ai bordi e negli spazi liberi nei boschi, Robinson stabilì piantagioni di anemone giapponese, giglio, acanto e erba di pampa, insieme ad arbusti particolari. Più vicino alla casa aveva delle aiuole; ovunque piantò valeriana rossa, e ogni anno migliaia di narcisi, tra cui 100.000 narcisi piantati lungo uno dei laghi nel 1897. Altre caratteristiche includevano un orto murato di forma ovale, un giardino di erica e un giardino acquatico con una delle più grandi collezioni di ninfee in Europa.
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Incontrò Gertrude Jekyll per la prima volta nel 1875: erano in accordo con i loro principi di progettazione e mantennero una stretta amicizia e associazione professionale per oltre 50 anni. Lui la aiutò nel suo giardino a Munstead Wood  e lei gli ha fornito piante per il suo giardino a Gravetye Manor. Jekyll ha scritto di Robinson che:

… quando il giardinaggio inglese era principalmente rappresentato dalle innate futilità del sistema di “lettiera”, con le sue stancanti ripetizioni e colorazioni sgargianti, William Robinson scelse come suo lavoro dal vivo per far conoscere meglio i tesori che giacevano trascurati, e a allo stesso tempo per rovesciare le deboli follie del sistema “assestamento”. È principalmente a causa delle sue incessanti fatiche che una chiara conoscenza del mondo della bellezza delle piante resistenti è ora messa a portata di mano di tutti coloro che hanno cura di acquisirla e che la “mania della lettiera” è praticamente morta.

Jekyll collaborò anche al suo libro, The English Flower Garden,in cui  Robinson ha stabilito i principi che hanno rivoluzionato l’arte del giardinaggio. 
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La fonte d’ispirazione di Robinson era il semplice giardino del cottage, a lungo trascurato dai paesaggisti alla moda. In The English Flower Garden ha respinto lo stile artificiale e formale, in particolare quello statuario, l’ arte topiaria, la moquette e l’acquedotto, paragonando il giardino moderno alla “formalità senza vita della carta da parati o del tappeto”. Robinson ha paragonato il giardinaggio all’arte e ha scritto nel primo capitolo:

Il giardiniere deve seguire il vero artista, per quanto modestamente, nel rispetto delle cose così come sono, deliziato dalla forma naturale e dalla bellezza del fiore e dell’albero, se vogliamo essere liberi dalla geometria sterile e se i nostri giardini devono essere immagini vere …. E poiché il lavoro dell’artista è di vedere per noi e preservare nelle immagini un po ‘della bellezza del paesaggio, dell’albero o del fiore, così il giardiniere dovrebbe preservare  per quanto possibile, nella pienezza della loro bellezza naturale, gli stessi esseri viventi.

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Robinson ha invitato diversi noti pittori a ritrarre la propria arte paesaggistica, tra cui la colorista inglese Beatrice Parsons, il pittore paesaggista e botanico Henry Moon e Alfred Parsons. 
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(un quadro di Beatrice Parsons)
Dopo la morte di Robinson, Gravetye Manor fu lasciato alla Commissione forestale , che lo lasciò abbandonato per molti anni. Nel 1958 fu affittato a un ristoratore che ristrutturò i giardini, sostituendo alcune delle aiuole con prato. Oggi Gravetye Manor funge da hotel (di lusso!) e ristorante.
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Il giardino di Elizabeth

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Fa bene all’anima tornare nel giardino di Elizabeth per riassaporare la beatitudine che traspare dalle sue descrizioni poetiche. Che poi è un diario, o meglio, uno dei pochi libri che andavo cercando, scritto in forma di diario oltre che di autobiografia.

Dal 7 maggio al 18 aprile esso copre l’arco di un intero anno in cui si assiste all’avvicendarsi delle stagioni nel giardino in tutte le loro meravigliose manifestazioni.

La potenzialità di rinascita simboleggiata dalle piante e dai fiori, la capacità di trovare la felicità nelle piccole cose, la possibilità di circondarsi e saziarsi di sola bellezza, sono veri e propri insegnamenti di vita.

Inizialmente il giardino versa in completo abbandono ma Elizabeth non ha problemi a trovare il suo angolo di delizie:

Le celidonie in particolare mi hanno dato gioia con la loro luminosità pura e allegra, così meravigliosamente linde e verniciate di fresco, come se anche loro avessero avuto i decoratori a dipingerle.

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A forza poi di stare a contatto con le piante, studiarne le caratteristiche e osservarne le fioriture, il giardino diventa un piccolo paradiso:

Amo i tulipani più di qualsiasi altro fiore primaverile; sono l’incarnazione di una vigile allegria e di una grazia linda…

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Ma questo diario non dev’essere considerato un manuale fai-da-te di giardinaggio, bensì uno sfogo dell’anima che si sente parte di qualcosa più grande:

E’ il giardino il posto in cui vado a cercare rifugio e riparo, non la casa. in casa ci sono doveri e seccature… ma là fuori i doni del cielo mi si affollano intorno a ogni passo…

 

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Quello del giardino è un mondo incontaminato, puro, dove c’è spazio, se non per  sporadiche apparizioni dell’Uomo della Collera con le sue infelici uscite che si commentano da sole, soprattutto per la grazia e l’innocenza infantile delle tre bambine, chiamate con il loro mese di nascita, Aprile, Maggio e Giugno.

Che donna felice sono mai a vivere in un giardino, con libri, bimbe, uccelli e fiori, e tutto il tempo che voglio godermeli!

 

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In un luogo simile anche la solitudine è la benvenuta:

Che cosa può offrire la vita di città dal punto di vista del piacere che sia in grado di eguagliare il diletto di una qualsiasi delle calme serate che mi sono goduta in questo mese seduta da sola ai piedi dei gradini della veranda, circondata dal profumo dei giovani larici, e la luna di maggio sospesa bassa sui faggi, e il meraviglioso silenzio reso solo più profondo nella sua pace dal gracidio delle rane lontane e dal chiurlare dei gufi? 

 

Per approfondire la figura di questa straordinaria scrittrice consiglio la biografia di Carmela Giustiniani:

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Carmela Giustiniani, studiosa dei classici della letteratura e membro della Elizabeth von Arnim Society, ha elaborato questo racconto biografico che, tra gli avvenimenti della vita reale e le vicende narrate nei romanzi, ripercorre l’intero arco dell’esistenza di Elizabeth von Arnim (1866-1941). Ricostruendo la figura della scrittrice britannica, le riconosce e restituisce quella centralità che ebbe nella scena letteraria e mondana del suo tempo. Tracciando questo percorso, infatti, l’autrice lascia emergere la vera anima di Elizabeth von Arnim, la quale, con tocco lieve e sorriso malinconico, rivela una modernità sottile, celata dietro una patina di convenzione costruita ad arte, e una spiccata profondità che, agli occhi del lettore più attento, va ben oltre la leggerezza che generalmente le viene attribuita.

Se vi è piaciuto questa visita al giardino di Elizabeth, potete continuare il viaggio insieme ad Adele Cavalli:

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Un viaggio tra profumi e colori, tra alberi, giardini e fiori.Passeggerete nei giardini di dieci tra le più amate ed apprezzate scrittrici dell’ottocento e del novecento. Sarà come spiarle entrando nei loro giardini. Pagine che guideranno il lettore tra le architetture botaniche di Vita Sackville-West, nel giardino rasserenante di Eudora Welty; potrà gioire insieme a Karen Blixen alla fioritura della sua peonia in Africa e passeggiare nei parchi insieme alle stupende creature di Jane Austen.L’autrice, raccontando la grande passione di queste donne, per i boschi, per i fiori, per la terra, che amavano coltivare personalmente, ci svela sorprendenti tratti delle personalità di ognuna: la storia famigliare, i figli, ma anche aneddoti sconosciuti. Questo eBook nasce da un minuzioso lavoro di ricerca che, attraverso le biografie, le opere ed i carteggi con amici e parenti, si esprime in un scritto delicato, poetico, quasi per non disturbare le scrittrici e i loro pensieri. Colette: “…ascolto l’iris sbocciare…” o Emily Dickinson: “…c’è bisogno d’estate e di intere legioni di margherite…”.L’opera è impreziosita anche da foto originali dei giardini e delle case narrati.