Archivio | luglio 2019

Jane ad Hans Street

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Jane Austen si recò diverse volte a Londra, appoggiandosi presso il fratello Henry che cambiò più volte casa e zona: prima stava con la moglie Eliza al numero 64 di Sloane Street, dove rimane fino a poco dopo la morte di lei (25 aprile 1813); poi si trasferisce al n. 10 di Henrietta Street dove aveva sede la sua banca e infine al numero 23 di Hans Place. L’unico edificio rimasto inalterato è quello di Henrietta Street (nella zona del Covent Garden), mentre gli altri due (entrambi nelle vicinanze di Hyde Park Corner) sono stati abbattuti e ricostruiti.

Ad Hans Place Jane soggiornò almeno tre volte e da qui, scrisse le lettere nn. 105-106 e 112-113-114 che risalgono all’agosto e al novembre 1814, e poi le successive da 121 a 133 relative al periodo ottobre-dicembre 1815. Mentre nel novembre 1814 Jane ed Henry stanno ancora discutendo con l’editore Egerton per la seconda ristampa di Mansfield Park, durante l’ultimo trimestre del 1815  si è svolta tutta la trattativa relativa alla  pubblicazione di Emma con l’editore Murray e la vicenda della dedica al Principe Reggente.  

Andiamo a vedere nel dettaglio la ricostruzione che di quei periodi fa Giuseppe Ierolli nel suo sito tematico dedicato alla scrittrice inglese:

Il 22 agosto 1814: JA parte per Londra a arriva a Hans Place, nella nuova casa di Henry alle quattro del pomeriggio e trascorre le restanti ore di esso con Mrs Tilson.

Rimane a Londra fino al 3 settembre quando è lo stesso Henry a riaccompagnarla a Chawton. Questa dovrebbe essere stata una visita di piacere e dai resoconti che manda alla sorella Cassandra e all’amica Martha Lloyd traspare l’entusiasmo e il suo gradimento per la casa e il soggiorno lì:

23 Hans Place, martedì mattina

Mia cara Cassandra

Il viaggio è andato benissimo, non siamo stati stipati, dato che due dei tre saliti a Bentley erano Bambini, e l’altro di una taglia ragionevole; e sono stati tutti molto tranquilli ed educati. – A Londra siamo arrivati sul tardi, perché essendo a pieno Carico e avendo cambiato carrozza a Farnham, erano quasi le 4 quando siamo giunti a Sloane Street; sono stata accolta da Henry in persona, e non appena siamo riusciti a districare il mio Baule e la mia Sporta da tutti gli altri Bauli e Sporte del Mondo, ci siamo avviati a Hans Place nel Lusso di una Carrozza a Nolo graziosa, grande, fresca e sporca. 

…Qui il posto è delizioso – più di quanto mi aspettavo. Essendomi sbarazzata delle idee irragionevoli che avevo, ho trovato le stanze più comode e spaziose di quanto avevo immaginato, e il Giardino è proprio un Amore. Io sto nell’Attico sul davanti, che è la Camera da letto da preferire. Henry vuole che tu veda tutto, e si chiede se torneresti con lui dall’Hampshire; l’ho incoraggiato a ritenere che dirai di sì. Fa colazione qui, di buonora, e poi va a Henrietta Street – Se regge il bel tempo, tra poco John mi porterà lì, e prenderemo un po’ d’aria insieme; e non ho intenzione di fare altro, perché mi sento un po’ stanca dopo tanta Confusione. – Alloggio nella sua stanza al piano di sopra, che mi piace in modo particolare, dato che si apre sul giardino. Di tanto in tanto vado a prendere un po’ di fresco, e poi torno alla Frescura Solitaria. – C’è solo una domestica, una ragazza molto a modo e attenta alla pulizia… (lettera 105, a Cassandra, da Londra a Chawton).

A Martha racconta le ultime novità in fatto di moda e riassume i suoi 12 giorni a Londra così:

23 Hans Place venerdì 2 set.

Mia cara Martha

La prospettiva di una lunga e tranquilla mattinata mi ha fatto decidere a scriverti; 

non avrò molto da raccontarti al riguardo; due o tre Pranzi molto ristretti a casa, qualche delizioso Giro in Calesse, e qualche tranquillo Tè con i Tilson, sono stati l’insieme dei miei impegni. Credo di non aver visto nessuna vecchia conoscenza, tranne Mr HampsonHenry ha incontrato per caso Sir Brook e Lady Bridges, e ieri avrebbero dovuto pranzare da noi, se fossero rimasti in Città. Mi sono divertita a vedere lo stile alla moda dell’abbigliamento femminile; – le gonne colorate con bretelle su Giacchette bianche sormontate da enormi Cappelli, sono proprio uno spasso. Mi sembra un cambiamento più marcato di quelli visti ultimamente. – Le maniche lunghe sembrano generalizzate, persino negli Abiti da sera, La Vita bassa, e per quanto ho potuto giudicare, il Petto coperto. Ieri sera sono stata a un piccolo ricevimento da Mrs Latouche, dove si bada moltissimo all’abbigliamento, e queste sono le osservazioni che ne ho ricavato. – Gonne corte, e generalmente, anche se non sempre, con le balze. – Gli ampi nastri inglobati nel Vestito o nel Corpetto, che s’incrociano davanti alla Vita, su fondo bianco, credo che abbiano un effetto molto grazioso….

Sono estremamente soddisfatta di questa nuova Casa di Henry, (3) è tutto ciò che avrei potuto desiderare per lui, e spero soltanto che continui a piacergli come adesso, e non si metta a cercare nulla di meglio (lettera 106, a Martha Lloyd, da Londra a Bath).

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(immagine tratta da Jane Austen’s World)

Dopo una breve parentesi a Chawton, “gli affari” la richiamano a Londra trascorsi appena due mesi,  per discutere di questioni editoriali; infatti il 25 novembre JA parte per Londra insieme a Edward e al figlio Edward jr.

Come preannunciato a Fanny:

Sarai lieta di sapere che la prima edizione di M. P. è esaurita. – Tuo Zio Henry vorrebbe che andassi a Londra, per mettere a punto una 2ª edizione – ma dato che questo non è un momento adatto per andarmene da casa, gli ho fatto sapere ciò che vorrei fosse fatto, e a meno che non insista ancora, non andrò. – Sono molto avida e voglio ricavarci il più possibile; – ma dato che tu sei così al di sopra dei problemi di soldi, non ti annoierò con i particolari. – Per te è più facile capire i piaceri della vanità, e ti immedesimerai nella mia, quando ricevo le lodi che ogni tanto mi giungono, da una fonte o dall’altra. 

Tra visite fatte e ricevute, e serate a teatro (il 28 novembre va a Covent Garden per assistere a Isabella), il 30 novembre JA e Henry vanno da Egerton per discutere della seconda edizione di Mansfield Park. Lo  confida a Fanny insieme alla sua presunta “avidità”:

Grazie – ma non è ancora stabilito se rischierò una 2ª edizione. Oggi vedremo Egerton, e probabilmente sarà presa una decisione. – La gente è più propensa a prendere in prestito ed elogiare, che a comprare – cosa che non mi meraviglia; – ma anche se mi piacciono gli elogi come a tutti, mi piace anche quello che Edward chiama la Grana.

Il 5 dicembre: Henry riporta JA a Chawton, per festeggiare il Natale a casa.

Passa quasi un intero anno prima che Jane faccia ritorno in città; è il 1815, per la precisione,  il 4 ottobre, quando JA va a Londra accompagnata da Henry, con l’intenzione di restare una o due settimane. Purtroppo lui si ammala  mentre John Murray vorrebbe negoziare i diritti di Sense and SensibilityMansfield Park (già pubblicati da Egerton) e del romanzo successivo: Emma

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Le condizioni di Henry si aggravano nel volgere di pochi giorni e Jane disperata invia un dispaccio a casa per convocare i fratelli. Si è presa e fa prendere a tutti i familiari un bello spavento. Seppure confinato a letto tra un salasso e l’altro, Henry insiste per rispondere all’editore Murray dettando la risposta alla stessa JA.

L’offerta di Murray è molto inferiore alle aspettative, soprattutto dopo aver cambiato editore ed Henry, prendendola nemmeno poi tanto alla larga, rivendica i diritti della sorella:

Egregio Signore

Una grave Malattia mi ha confinato a Letto fin da quando ho ricevuto la Vostra del 15 – non posso ancora tenere la penna in mano, e mi servo di un Amanuense. – La Cortesia e la Chiarezza della vostra Lettera richiedono entrambe in egual misura questo mio Sforzo prematuro. – La vostra opinione ufficiale circa i Meriti di Emma, è molto apprezzabile e altrettanto soddisfacente. Anche se mi permetto di dissentire su qualche punto della vostra Critica, vi assicuro però che la Quantità dei vostri elogi eccede più che restare al di sotto delle aspettative mie e dell’Autrice. – Le Condizioni che offrite sono molto inferiori a quelle che ci eravamo aspettati, tanto che ho il timore di aver fatto qualche grave Errore nei miei Calcoli Aritmetici. – Sulla questione dei profitti e perdite dell’editoria, siete senz’altro meglio informato di me; – ma alcuni Documenti in mio possesso sembrano dimostrare che la Somma offerta da voi per i Diritti di Sense & Sensibility, Mansfield Park e Emma, non è pari all’Ammontare che mia Sorella ha concretamente realizzato da una molto modesta Edizione di Mansfield Park – (Voi stesso siete rimasto stupito di una Edizione così ridotta per un’opera che avrebbe meritato di girare il Mondo) e ancora di meno rispetto a quello di Sense & Sensibility (lettera 122 (A) (D).

A fine mese Henry comincia a migliorare; difatti i primi di novembre, i fratelli accorsi al suo capezzale rientrano ciascuno nella propria dimora mentre Cassandra rimane ancora con Jane ad Hans Place. Sempre in questi giorni arriva una lusinghiera notizia: il Dr Baillie informa il Principe Reggente, ammiratore dei romanzi di JA, che l’autrice è a Londra; il principe incarica il suo bibliotecario, il rev. James Stanier Clarke, di farle visita e di invitarla a visitare Carlton House.

Il 13 novembre: JA va a Carlton House, dove è accompagnata nella sua visita dal rev. James Stanier Clarke; il principe le fa sapere che gradirebbe la dedica del suo prossimo lavoro, ma Jane riscrive al bibliotecario per essere sicura al cento per cento di aver capito bene (lettera 125(D). 
Edward e la figlia Fanny arrivano a Hans Place; Cassandra e JA sono ancora là. C’è un grande andirivieni per il tè ad Hans Place, in questi giorni, da parte di  Mr Seymour e Mr Haden. Anche quando Cassandra fa ritorno a Chawton, rimangono JA e la nipote Fanny a fare gli onori di casa.

La stampa di Emma si fa attendere e Henry la sollecita presso il tipografo che provvede immediatamente a mandare tre pagine di bozze. Arriva anche la rassicurazione di John Murray e  compaiono due annunci di imminente pubblicazione del nuovo romanzo sul Morning Post, uno il 2 settembre, l’altro il 6 dicembre, e un terzo, il 10 dicembre, su The Observer.

L’11 dicembre JA scrive a John Murray per definire gli ultimi dettagli (lettera 130): invia a Murray la bozza corretta per la seconda edizione di Mansfield Park, gli rammenta la dedica al principe reggente da inserire in Emma e manda anche una lista di persone a cui spedire delle copie di quest’ultimo romanzo, oltre a quella destinata al principe; nella stessa giornata riceve la risposta di Murray e gli risponde immediatamente, scrivendo anche al rev. Clarke per confermare che sarà inviata una copia al principe (Lettera 132(D). 

Sono gli ultimi giorni di permanenza di JA a Londra; il 13 dicembre, JA e Henry passano fuori la serata; il 14 dicembre scrive un cortese bigliettino di ringraziamento leggermente ammiccante (?) lettera 133, a Charles Thomas Haden, e il 16 dicembre riparte per Chawton senza che  Emma sia stato ancora pubblicato.

Egregio Signore

Vi restituiamo i volumi con molte Grazie. Ci hanno procurato grande svago. – Visto che ieri Sera eravamo fuori siamo stati lieti di scoprire che non eravate passato – ma contiamo sul fatto che ci accordiate almeno parte di questa Serata. – Lascerò Londra sabato, e devo dirvi “Arrivederci”. –

La vostra grata e fedele
J. Austen

Giovedì.

Spero tanto che vi sia piaciuto questo giretto ad Hans Place.

 

Fonte: sito di Giuseppe Ierolli: jausten.it che si ringrazia. 

Foto di Elisa Del Papa

Louisa May Alcott e il Trascendentalismo

 

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Qualche giorno fa ricorreva l’anniversario della nascita di Henry David Thoreau e questo mi ha dato la stura ad approfondire il suo rapporto con Louisa May Alcott e di come entrambi hanno affrontato il Trascendentalismo.

Henry David Thoreau (12 Luglio 1817 – 6 Maggio 1862) fu filosofo, scrittore, pensatore e attivista statunitense; ma anche geometra, storico e uno dei maggiori esponenti del Trascendentalismo. Quando ha soli vent’anni stringe contatti con il circolo trascendentalista fondato da R.W. Emerson e inizia a scrivere un diario che terrà fino alla sua morte.

Seguirà molto il pensiero di Emerson, conosciuto e stimato filosofo, che per Thoreau sarà un modello di vita e ispirazione grazie al saggio Nature, manifesto del movimento trascendentalista. Anche se il sodalizio si incrinerà per via della sostanziale differenza caratteriale e di pensiero. Molto teorico Emerson, più concreto e pratico Thoreau.

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Del movimento fa parte anche Amos Bronson, padre di Louisa May Alcott che sposa gli ideali trascendentalisti traducendoli in chiave pedagogica e partecipando all’esperimento di vita comune di Fruitland, trascinandosi dietro in questa utopistica avventura tutta la famiglia. Secondo questa filosofia di vita tutto ciò che era europeo, e faceva parte della grande ondata umanitaria del secolo, era benvenuto con il concomitante interesse per l’istruzione, per la temperanza, per l’abolizionismo, per i diritti delle donne, per la emigrazione verso nuovi paesi. Di americano nel movimento (così come fu sviluppato da Emerson, Thoreau, Theodore Parker, Margaret Fuller, George Ripley, diversi membri della famiglia Channing e altri, tra i quali Whitman), vi era la convinzione che “l’America offrisse occasioni uniche nel loro genere… solo in America l’individuo avrebbe potuto svilupparsi in tutta la sua pienezza”.

Questo cercavano gli inglesi Henry Wright e Charles Lane, che vennero ben accolti a Concord e ammessi al gruppo dei Trascendentalisti per dare vita all’esperimento della comune di Fruitlands. Pur frequentandoli quotidianamente in quanto amici di famiglia, era la prima volta che Anna e Louisa sentivano parlare di questa filosofia idealistica che, tradotta in uno stile di vita, si rivelò un’impresa impossibile da realizzare e fonte di fatica e stenti, soprattutto per le donne e per i bambini.

Nel giugno 1843 i filosofi trascendentali Amos Bronson e Charles Lane condussero le loro famiglie in una vecchia casa colonica situata in una bellissima quanto remota valle che chiamarono Fruitland.

 

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L’intento iniziale era quello di vivere tutti insieme sostentandosi con i soli frutti della terra, come propiziato dal nome, ma il risultato deluse talmente le aspettative da essere abbandonato con il sopraggiungere del freddo dell’inverno. Inizialmente erano un gruppo di tre adulti e cinque bambini, per poi arrivare a 12 componenti, di cui due sole donne: Abigail l’affezionata moglie di Bronson e un’insegnante di Providence.

Così, mentre Thoreau se ne stava da solo nel bosco, un gruppo molto eterogeneo si riunì a Fruitlands nel giugno del 1843, ognuno di essi aveva almeno una caratteristica in comune: il rifiuto della società convenzionale.  Il gruppo comprendeva un fornaio in cerca di spiritualismo che sarebbe poi diventato un prete cattolico, un nudista, un contadino che contrastava i valori sociali rifiutandosi di tagliarsi la barba, un uomo che aveva invertito il suo nome per proclamare la sua libertà dal controllo sociale, un bottaio che precedentemente era stato in un manicomio e un uomo che si ribellava allo status quo giurando a tutti quelli che incontrava. Alcott e Lane erano i leader riconosciuti di questa ben strana compagine

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Bronson Alcott era un membro di spicco del movimento trascendentalista emerso negli anni Trenta. I trascendentalisti respingevano la religione istituzionalizzata; credevano che la conoscenza del divino venisse dall’intuizione e che gli individui potessero trovare questa conoscenza attraverso l’osservazione e l’esperienza della natura. Alcott aveva iniziato come insegnante, creando scuole sperimentali basate sull’idea che i bambini nascono già bene così e devono semplicemente avere il permesso di lasciare che la loro conoscenza innata si sviluppi, come una rosa che sboccia, mentre crescono.

 

Col tempo, Alcott e altri trascendentalisti vennero a considerare le istituzioni sociali come lo strumento dell’uomo corruttore. Ritenevano che il denaro e il commercio fossero umilianti, che il lavoro industriale fosse perturbante e che il desiderio di beni materiali fosse degradante. Come altri trascendentalisti, Alcott respinse molte istituzioni e consuetudini che considerava oppressive. La schiavitù era il grande crimine, ma qualsiasi sfruttamento del lavoro di una creatura da parte di un’altra era inaccettabile. Ovunque guardasse, Bronson Alcott vedeva le persone che si appropriano del lavoro dei loro simili e degli animali in un modo che credeva immorale. Introdusse una dieta vegetariana alla famiglia eliminando la caffeina e altri alimenti che considerava stimolanti artificiali.

Bronson era anche uno dei convinti sostenitori di Sylvester Graham riformatore del sistema dietetico americano; questi predicava la necessità di seguire un regime vegetariano e uno stile di vita morigerato, con una cura particolare dell’igiene personale. Il cibo doveva essere puro e nutrire più lo spirito che il corpo, non si doveva mangiare carne per non uccidere gli animali e neppure togliere il latte ai vitelli, non si usava lo zucchero per boicottare gli schiavisti e si indossavano solo abiti di lino: Louisa era sempre affamata e doveva imparare a memoria il mantra: “La dieta vegetariana assicura un dolce riposo, il cibo dato dagli animali procura incubi”[1]. Ma questo non la saziava affatto.

Bronson Alcott era convinto che fosse impossibile vivere una vita morale e spirituale mentre era membro della società principale. Visitò perciò diverse comunità utopiche, come la Brook Farm di Roxbury e gli Shakers di Harvard, ma nessuna di esse soddisfece i suoi standard. Nel 1843 con Ralph Waldo Emerson come guida, con il sostegno di un discepolo inglese di nome Charles Lane e l’aiuto finanziario di suo cognato, Alcott fondò “Fruitlands”, il suo esperimento utopico.

Il sito scelto da Alcott e Lane era davvero idilliaco. La sorella dodicenne Anna di Louisa lo descrisse come “un bel posto circondato da colline, campi verdi e boschi, … le montagne di Wachusett e Monadnoc sono in vista”. Con la sua fede nel potere della natura, Alcott era deliziato da questa descrizione che usava come spot autopromozionale!

Gli obiettivi per la comunità erano chiari, se estremi. I membri praticavano l’agricoltura di sussistenza, vivevano dei frutti della terra e quindi evitavano qualsiasi contatto con il mercato o il denaro, purificando i loro spiriti vivendo moralmente ed evitando qualsiasi forma di sfruttamento, il che significa nessun prodotto acquistato, nessun prodotto di schiavitù, nessun prodotto animale o lavoro animale, nessuna proprietà privata. Secondo le loro fideistiche previsioni, un regime di giorni trascorsi a lavorare sulla terra e le serate in discussione filosofica li avrebbe portati a una maggiore conoscenza delle proprie anime e della “superanima” divina.

Vivere rigorosamente con i loro principi significava vestirsi solo in abiti di lino – tuniche per uomini e donne – e indossare scarpe di tela, poiché il cotone era il prodotto del lavoro degli schiavi, la lana apparteneva alla pecora, la seta al verme e la pelle alla mucca. Non mangiavano carne, pesce, latte, uova, burro o formaggio; infatti, la loro dieta era limitata al pane integrale (prodotto dallo stesso Bronson), frutta, verdura e acqua. Non usavano dolcificanti, dato che lo zucchero era un raccolto schiavo e il miele apparteneva alle api. Lavoravano nei campi senza l’aiuto di animali da tiro, poiché attaccare un animale a un aratro era un’appropriazione del suo lavoro.

Dopo che Ann Page venne espulsa per aver mangiato un pezzo di pesce, Abby Alcott rimase l’unica donna a essere gravata da tutto il lavoro. Quando un signore arrivato in visita alla comunità chiese se ci fossero bestie da soma a Fruitlands, lei gli rispose prontamente: “Solo una donna”.

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Con l’avvicinarsi del freddo, divenne chiaro che non potevano sopravvivere all’inverno a Fruitlands con poco cibo, meno legna da ardere e indumenti di lino.

Non sorprende che presto sorsero problemi. Alcuni membri cominciarono a opporsi alla rigida regola di Alcott, che qualcuno definiva dispotico, ritenendo che il regime fosse troppo severo. Altri lamentavano il fatto che Lane e Alcott trascorrevano troppo tempo a viaggiare e a filosofare e non abbastanza a coltivare i campi.

Da parte sua, Charles Lane si lamentava che Bronson Alcott era troppo devoto a sua moglie e che Abby Alcott preferiva i suoi figli. Ma il problema più grande era quello della mancanza di esperienza: solo uno dei partecipanti era esperto di coltivazioni, e senza animali da tiro e letame per concimare, la comunità semplicemente non poteva produrre abbastanza per sopravvivere.

Entro la fine dell’estate, il gruppo si era ridotto agli Alcotts, Lane e suo figlio, e al contadino barbuto Joseph Palmer. Lane e Alcott andarono a reclutare nuovi membri, lasciando Palmer e Abby Alcott a occuparsi del magro raccolto. Finalmente Abby decise di mettere fine a quella disastrosa esperienza: riunì le sue quattro figlie e, con l’aiuto di suo fratello, prese in affitto una piccola fattoria in un villaggio vicino. Poco dopo, i Lanes si unirono alla comunità di Harvard Shaker. Profondamente depresso, Bronson Alcott si mise a letto da solo nella casa di Fruitlands[2]. Solo dopo settimane di angoscia, Abby riuscì a convincerlo a unirsi a lei e ai bambini e la famiglia alla fine tornò a Concord.

Louisa subì chiaramente questa esperienza, che rappresentava l’applicazione più estrema della filosofia trascendentalista, e la rielaborò anni più tardi, riproponendola in chiave scherzosa ma obiettiva, senza nascondere l’incapacità dei suoi fautori ad adeguarsi alla realtà della vita, in un articolo pubblicato sull’Indipendent: Trascendental wild oats (Selvaggia avena trascendentalista).

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Forse per il pedagogo Amos doveva essere una figlia un po’ scomoda, o forse poteva diventare l’esempio perfetto di un esperimento riuscito. Applicazione dei principi del trascendentalismo come sublimazione della libera espressione e della tolleranza, ma anche imposizione di regole inflessibili, soprattutto per forgiare il carattere di Louisa cui venivano impartiti precisi compiti di autocorrezione.

Sta di fatto che Louisa interiorizzò pienamente la lezione e accettò, anche abbastanza rassegnata, le regole paterne, finanche quelle della comune di Fruitlands.

 

Direttamente sotto l’influsso di Thoreau invece ella compose giovanissima, mentre cominciava a dare lezioni alle figlie di Emerson,  Flower Fables (Fiorita di favole), una serie di racconti che dedicò alla piccola Ellen e che parlavano di natura, uccelli, campi e fiori. Tra il 1845 e il 1847 Thoreau visse da solo, all’interno di una piccola capanna che si era costruito da sé, vicino alle sponde del laghetto Walden, in un bosco vicino a Concord di proprietà di Emerson. Da questa esperienza nacque Walden. Vita nel bosco, che l’autore riscrisse sette volte prima della pubblicazione nel 1854 e oggi è un testo studiato nelle scuole statunitensi, considerato una delle sue bibbie della vita all’aria aperta e della religione della natura

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Anche il primo romanzo Mutevoli umori o Capricci pare respirare della filosofia della natura di Emerson, e della compartecipazione vitale tra paesaggio e individuo predicata e praticata da Thoreau. Lo confermerebbero la citazione iniziale dedicata a Emerson:

 

La vita è una serie di stati d’animo simile a un filo di perle; e mentre li sgraniamo si rivelano tante lenti colorate che dipingono il mondo con le loro tinte, e ognuno ci mostra solo quello che riesce a mettere a fuoco[3].

 

E, anche se potrebbe sembrare un pettegolezzo, fu proprio l’infatuazione di Lydia Emerson, moglie di Ralph Waldo, per Henry David Thoreau, a dare a Louisa l’impulso generativo per la stesura del suo romanzo.

Thoreau e Louisa dovevano reincontrarsi ancora, anche se idealmente, in circostanze quanto mai particolari perché entrambi abitarono la stessa casa, ovviamente in tempi diversi. La Thoreau-Alcott House è una dimora storica a 255 Main Street a Concord, nel Massachusetts,
che fu costruita nel 1849 da Josiah Davis e aggiunta al National Register of Historic Places il 12 luglio 1976.

Henry David Thoreau si trasferì in questa casa nel 1850 con la sua famiglia; rimase fino alla sua morte, il 6 maggio 1862. Dopo la morte di sua madre Abby May, Louisa May Alcott acquistò la casa per la sorella Anna Alcott Pratt, che era rimasta vedova da poco. Anche Louisa si trasferì in questa casa, insieme al padre Amos Bronson Alcott e fu qui che scrisse il suo romanzo I Ragazzi di Jo, nel 1886. Oggi, la casa rimane di proprietà privata.

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Fonti:

https://www.massmoments.org/moment-details/alcott-family-arrives-at-fruitlands.html

Romina Angelici, Non ho paura delle tempeste, Flower-ed, Roma, 2018

 

 

Note:

[1] cfr. Elisabetta Chicco Vitzizzai, Piccole donne in cucina, Il leone verde edizioni, Torino, 2012, p. 117.

[2] Nel 1914, la scrittrice e conservatrice Clara Endicott Sears restituì la fattoria di Fruitlands alla sua visione della sua condizione nel 1843 e la aprì come museo dedicato all’esperimento utopico di Bronson Alcott e al movimento trascendentalista. Oggi Fruitlands Museums ospita anche le collezioni di arte e cultura di Shaker, Native American e New England di Clara Sears.

[3] Louisa May Alcott, Mutevoli umori, Bollati Boringhieri, Torino, 1995.

Jane di Lantern Hill di Lucy Maud Montgomery

 

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Jane di Lantern Hill è un racconto di sorprendente attualità: Jane Victoria vive con la nonna e la madre separata dal padre, che non ha mai conosciuto fino a che un’estate lui chiede di poterla incontrare. Quello è l’inizio della vera vita per Jane che a Lantern Hill trova finalmente se stessa, la sua dimensione, e l’amore del suo papà. Cresciuta sotto l’acido sguardo di riprovazione dell’arcigna nonna materna, Jane non ha mai assaporato il calore dell’affetto ma quando abbraccia il suo papà, al quale è legata da una straordinaria affinità, scopre di averlo sempre saputo.

 

Jane non comprendeva tutto ciò che il papà le diceva ma lo serbava nel proprio intimo per farne tesoro da adulta. Per tutta la vita, nel rammentare le parole del papà, avrebbe avuto dei flash ricorrenti.

 

Ma quella è solo la prima di incredibili estati che riveleranno a Jane la bellezza della vita e del suo essere donandole sicurezza e fiducia in se stessa e nelle sue capacità, oltre che una straordinaria forza interiore per fronteggiare chiunque e realizzare i suoi desideri.

 

Quello che la collana Plumfield, inaugurata dalle due editrici Valeria Mastroianni e Lorenza Ricci, si ripromette è proporre storie che possano valicare i confini del tempo e sappiano parlare ai giovani lettori di oggi, perpetuando lo spirito con cui Jo e il prof. Bhaer aprirono le porte della grande casa di zia March ai ragazzi accolti nel loro collegio per apprendere l’amore per lo studio e per il lavoro, il valore dell’armonia e della solidarietà.

Lucy Maud Montgomery dimostra di inserirsi perfettamente in questo progetto editoriale e il fanciullino che alberga nel suo animo non manca di prodursi in una fonte inesauribile di ispirazione per personaggi e storie sempre incantevoli.

La finestra aperta sul mondo dell’infanzia dischiude sempre tesori nascosti, dal fascino inesauribile e dall’incanto continuo che si traducono in influenze reciproche di visioni inspirate.

Lo sfondo per esse è l’immancabile Isola del Principe Edoardo teatro della giovinezza della scrittrice, rimasta indelebilmente impressa nei suoi ricordi tanto da affascinare anche noi lettori che con gli occhi dell’anima giungiamo a immaginarla e ad amarla.

 

Non era conscia di avere di fronte a sé la cosa più bella al mondo -una mattinata di giugno nell’Isola del Principe Edoardo- ma era consapevole di quanto quel mondo apparisse del tutto diverso dalla notte precedente.

 

Là ogni cosa è gentile e il paesaggio è la creatura più comprensiva e accogliente di tutte:

 

Un magnifico tramonto si riversava sul porto e quando Jane giunse alla stretta e profumata stradina delle signorine Titus -dove gli alberi sembravano volerti toccare- le sue guance erano rosse per via dei pungenti baci del vento.

 

Impensabile pensare di trovare altrove, anche in versi, vette tali di poesia.

Lo stupore delizioso con cui Jane si immerge completamente nella vita e nella natura di Lantern Hill è fedelmente riprodotto con uno stile spontaneo e diretto quale potrebbe essere quello di una bambina che assiste a un continuo svelarsi di meraviglie e i personaggi curiosi che affollano la sua solitudine ora sono colti con immediatezza e freschezza nei loro tratti più caratteristici. Come nel caso di Little Aunt Em, una vecchietta un po’ stramba, che vive al limitare del bosco ma conosce ogni segreto degli abitanti di Lantern Hill:

 

La vita mi fa venire l’acquolina alla bocca. Mi piacerebbe vivere per sempre, sapere tutte le novità. Ho sempre avuto una passione per le novità. Uno di questi giorni mi farò abbastanza audace da salire su un’auto…

 

Un libro non racchiude una storia sola ma reca con sé la storia della sua autrice e la storia che ha portato al suo nascere e questo libro stilla tutta l’essenza più dolce e tenera di Lucy Maud Montgomery, il suo sguardo materno e infantile insieme.

 

Del resto, non occorre granché per rendere felice un bambino.

 

L’impeccabile lezione dell’introduzione assiste e correda la lettura con puntuali informazioni e annotazioni ed è un ottimo supporto che però io consiglio di leggere sempre dopo la fine, a maggior ragione in questo caso in cui sono presenti alcune anticipazioni della trama.

Ideale lettura per questo periodo, secondo me, non solo perché risveglia sentimenti ed emozioni di quando eravamo ragazzi ma anche perché ci invita a trascorrere anche noi un’indimenticabile estate sull’Isola del Principe Edoardo insieme a Jane di Lantern Hill.

 

 

Scheda del libro

 

Titolo: Jane di Lantern Hill

Autore: Lucy Maud Montgomery

Editore: Edizioni Jo March

Traduttore:  Elisabetta Parri

Introduzione: Mara Barbuni