Archivio | settembre 2017

Caro diario ti scrivo… di Patrizia Rinaldi e Nadia Terranova

Non va più di moda tenere un diario oggigiorno, i surrogati tecnologici – socialnetwork, cellulari – assorbono qualsiasi iniziativa amanuense e prevale soprattutto la tendenza contraria a quella che spingeva a confidare i propri segreti a qualcuno che avrebbe saputo conservarli chiusi a chiave:  la smania moderna di sbandierare a tutti e condividere pensieri, emozioni, progetti, opinioni.

Pare che la riservatezza non vada più di moda e insieme a essa quella sorta di pudore che trattiene dallo svelare i propri sentimenti più intimi e a preservarli gelosamente. Come una specie di amico immaginario il diario consentiva, oltre che di confidarsi con qualcuno disponibile all’ascolto incondizionato e acritico, anche di esorcizzare -nel momento in cui venivano impresse sulla carta- le proprie paure e razionalizzare accadimenti e piccoli incidenti quotidiani soggetti al rischio di assumere troppa importanza.
Nonostante poi manchi l’applicazione, l’intenzione rimane: la formula del diario attira ugualmente una considerevole fetta di pubblico –rigorosamente- femminile sotto forma di gadget della beniamina di turno, moltiplicato in destinazioni d’uso: il diario di viaggio, il diario scolastico, il diario dei segreti, etc.
Con o senza lucchetto, gli anonimi fogli bianchi ove campeggiavano rudimentali “ciao” improvvisati con le faccine e arditi smack! con il punto esclamativo a cuore, sono stati sostituiti da coloratissime pagine, a righe e/o a quadretti, disegnate, profumate, pronte ad invogliare chiunque. Peccato che rimangano vuote;  le ragazzine di oggi non sanno cosa scrivere sul diario perché hanno già mandato sms, postato un commento, condiviso un link affine al loro stato d’animo e l’esperienza della giornata è tradotta immediatamente in immagini di impatto e condensata in poche parole d’effetto.
Essendo una forma di espressione tipicamente femminile, le due scrittrici Patrizia Rinaldi e Nadia Terranova in Caro Diario ti scrivo… (ed. Sonda) hanno pensato a come sarebbero stati ipoteticamente i diari di sei donne famose: Matilde Serao, Beatrix Potter, Anna Maria Ortese, Emily Dickinson, Silvina Ocampo, Jane Austen, accomunate in modo –anche troppo- trasversale secondo un criterio  personale.
La loro diversità per epoca, nazionalità, condizione, professione, viene azzerata dalla situazione fotografata dall’idea del libro: immaginare cosa avrebbe scritto ciascuna delle sei ragazzine all’età di dodici anni nel loro diario. Questo si rivela un modo per raccontarne la storia di quello che sono diventate da grandi  alle ragazze d’oggi –ma non solo-  e coglierne la dimensione più vicina a loro: Emily sbagliava l’ortografia, Anna Maria Ortese ripeté un anno, Beatrix parlava con un coniglio immaginario, Matilde aveva una grossa risata e Jane non tenne mai un diario perché preferiva parlare e scrivere lettere a sua sorella Cassandra.
Età consigliata: dai 10 anni in su.

 

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