Archivio | gennaio 2018

Intervista a Eleonora Angelici, traduttrice.

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Eleonora, come si diventa traduttrice?

Con passione, tanto studio e soprattutto esperienza. È una professione altamente specializzata, richiede competenze specifiche che vanno ben oltre quelle meramente linguistiche, anche se l’esistenza di software e macchine in grado di tradurre al posto dell’uomo fa sì che molte persone la pensino diversamente. Un occhio esperto, o semplicemente uno sguardo approfondito, rivelano quasi sempre che una macchina non traduce affatto come una persona.

Se si svolge questa professione in proprio, come sto facendo io, queste competenze non bastano più: si apre un’intera nuova dimensione, quella dell’imprenditorialità, che purtroppo non insegnano all’università e che bisogna imparare in prima persona, studiando (non si smette mai), compiendo errori, sudando varie camicie… insomma: facendo esperienza.

Quando hai deciso che da grande avresti fatto questa professione?

Non ricordo il momento preciso, ma so che fino ai 17 anni, come la maggior parte delle persone, non ero consapevole dell’importanza dei…

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Una ghirlanda per ragazze

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Una ghirlanda per ragazze – Louisa May Alcott – Trad. Riccardo Mainetti – Flower-ed – Roma, 2017

Nel gennaio del 1887, Louisa May Alcott si trasferì in una casa di cura a Roxbury, nel Massachusetts, appena fuori Boston; mangiava male e spesso aveva un sonno irrequieto che non la lasciava riposare: erano entrambi gli effetti del mercurio. Le mancava la sua famiglia e soffriva le loro mancate visite.

Durante questo periodo, che lei stessa definisce di forzato isolamento, deve aver composto i racconti intitolati Garland for girls. Una ghirlanda per ragazze: è una raccolta pubblicata nel 1887, diciannove anni dopo Piccole donne e oggi Flower-Ed la inscrive nella sua collana di Five Yards che ospita testi classici della letteratura inglese e americana, come in questo caso. Mai apparsa in italiano, Una ghirlanda per ragazze è stata tradotta da Riccardo Mainetti e ci riporta a quel tenero mondo di piccole…

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Virginia Woolf

Risultati immagini per le onde virginia woolfSono la schiuma che invade e riempie di bianco gli orli più alti delle rocce.

Ondeggio. Mi increspo. Galleggio come una pianta nel fiume, scorro pur restando radicata.

La mente superficialmente scivola via come un corso d’acqua grigio pallido che riflette ciò che incontra.

Ma io sono consapevole del nostro effimero passaggio.

E vero, d’altronde, che non posso neppure negare il sentimento di una vita che per me si è ora misteriosamente dilatata. Forse perché posso avere dei figli, perché posso lanciare più in là la mia manciata di semi, oltre questa generazione, questo popolo assediato dalla morte, che pigia e si spinge per strada in una competizione senza fine?

Io dico che c’è un inganno, c’è un ghigno sinistro. Alle nostre spalle c’è chi si beffa di noi.

Com’è strano remare in mezzo alla folla vedendo la vita attraverso occhi vuoti, occhi che bruciano

Guardate il movimento del cielo, come rotolano in esso le grandi rotonde nuvole bianche.

Ho visto i miei figli, maschi e femmine, ravvolti come frutti nei loro lettini, rompere le maglie e venire a passeggio con me, gettano le loro ombre via via più lunghe sull’erba.

…quel plumbeo immenso deserto di acque

Immagine correlataOnde azzurre, onde verdi a ventaglio si aprivano a riva, accerchiando il cardo marino, cospargendo la spiaggia di pozze di luce poco profonde… Strisce d’ombra affilate striavano l’erba, e la rugiada posando leggera in cime ai fiori e alle foglie trasformò il giardino in un mosaico di scintille distinte, non ancora fuse in un tutto.

… Il sole distese lame più larghe sulla casa. La luce toccò qualcosa di verde all’angolo della finestra e lo trasformò in un grumo di smeraldo, una caverna di verde puro, simile a un frutto senza nocciolo. Affilò il profilo delle sedie e imbastì di fili d’oro sottili le tovaglie.

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Citazioni tratte dal suo romanzo più poetico, Le onde, (Ed. Einaudi), a cura di Nadia Fusini

Suggestioni italiane nel Grand Tour

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Non è una scoperta dei giorni nostri: gli inglesi o angloamericani sono sempre stati sensibili al fascino del nostro Paese. Ad attrarli la Toscana in particolare, forse perché con le sue verdi e sinuose colline, assomiglia molto alla campagna inglese, ma anche più diffusamente per il richiamo esercitato dai tesori di questa Terra. Se oggi i giornali non mancano di segnalare l’illustre acquisto di qualche villa nobiliare da parte di artisti famosi, alle cronache dei secoli scorsi passava inosservato il continuo arrivo di turisti inglesi o americani che poi sarebbero diventati, grazie anche a questo itinerario educativo,  scrittori celebri.

Nell’Ottocento non poteva mancare nel curriculum formativo di ogni rampollo di buona famiglia un viaggio culturale in Italia, paria dell’arte e della storia, scrigno della Bellezza. Tale forma di educazione intellettuale era prevista non solo nei romanzi (vedi Il pellegrinaggio del giovane Aroldo di G. Byron), ma ancora prima nella vita stessa degli scrittori era una tappa fondamentale. E. M. Forster vi trovò la propria vocazione letteraria e impresse in Camera con vista l’indefinibile incanto offertogli dalla finestra della pensione Bertolini che lo ospitò la prima volta durante la sua permanenza a Firenze.

A Firenze, più precisamente a Villa MerendaDavid Herbert Lawrence scrisse  e fece stampare, nel 1928, in forma privata, dal tipografo Pino Orioli, L’Amante di Lady Chatterley, bandito in Inghilterra con l’accusa di oscenità.

L’Italia non è solo luogo di estatiche contemplazioni, perché rimane un suolo straniero e come tale incomprensibile e insidioso non appena si dimentica il Baedeker: può diventare anche insensibile e cieca dinanzi alle tragedie che sul suo sfondo si consumano, come la Venezia cupa ed impassibile che assiste all’immolarsi dell’ereditiera ingannata ne Le ali della colomba di Henry James, oppure è complice della prigione dorata in cui è reclusa la Signora del suo romanzo più famoso (Ritratto di signora), vittima di un matrimonio infelice.

downloadSicuramente sensibili al fascino del Bel Paese, dai paesaggi al clima, dall’arte alla storia, dalle grandi città ai piccoli borghi incontaminati, questi autori stranieri hanno concetti piuttosto stereotipati dell’Italia e dell’italiano, come dimostra la Alcott (quella di Piccole Donne), quando abbandona il genere didascalico per il sentimentale, in Un lungo fatale inseguimento d’amore con cui il cattivo Phillip Tempest insegue la bella Rose in Europa e dovunque ella si nasconda –Francia, Italia, Germania- è puntualmente scovata da lui, come se il Vecchio Continente fosse, guardato da un cittadino americano che si capisce abituato alle grandi dimensioni  del Proprio, un grande paesone dove tutti si conoscono e sono riconoscibili, gli spazi sono, tutto sommato, esigui e praticabili e gli appartenenti ai vari popoli hanno le caratteristiche riconducibili a dei cliché predefiniti: in questa visione globalizzante, se i francesi sono galanti per antonomasia, agli italiani tocca la definizione di bruni e passionali, e delle nostre città è stato colto forse l’aspetto meno elegante quando si osserva, a proposito del cattivo odore, “quale si può trovare solo in una città italiana”, riferendosi nel quale caso –se può essere di qualche consolazione- a Nizza, che all’epoca apparteneva al Regno di Sardegna. Ma anche Louisa May sognava un viaggio in Europa con tappa d’obbligo in Italia –e se lo regalò con i successi di Piccole donne-, così come l’aveva fatto tanto desiderare a Jo March.

A interessare gli scrittori stranieri non solo le città a loro contemporanee, ma anche aspetti meno scontati e appariscenti di esse; ed eccone più d’uno cimentarsi nel cosiddetto romanzo storico sullo sfondo dell’Italia di varie epoche. George Eliot scelse quella del Savonarola, tornando più volte a Firenze per documentarsi dettagliatamente e reperire tutto il materiale possibile. Compose lì tutto il Romola che uscì in due puntate nel 1862 e nel 1863. 71OroCBkMCLEdith Wharton ambientò La Valle della decisione (1902) in un’Italia padana settecentesca, durante gli anni della rivoluzione francese, affrontando il conflitto generazionale tra vecchio e nuovo, tra reazionari e rivoluzionari. Il giovane Oscar Wilde a 24 anni componeva il poemetto intitolato Ravenna e vinceva il premio di poesia riservato a uno studente di Oxford. Più tardi (1883) l’attrice americana Mary Anderson gli avrebbe commissionato la tragedia La duchessa di Padova, ambientata nella seconda metà del Cinquecento nella cittadina veneta  di fantasia e che ricalca il drammatico epilogo di Romeo e Giulietta con la morte dei due amanti.

Il nostro Paese ha rappresentato nell’immaginario straniero la cura per ogni male, sia che fosse di natura fisica, sia di natura spirituale. imagesKatherine Mansfield, nata in Nuova Zelanda nel 1888 ma trasferitasi presto a Londra, venne a cercare sulla riviera italiana un po’ di sollievo al male che l’affliggeva e che le impediva di vivere quella vita vera che avrebbe voluto: “una vita piena, adulta, viva, completa, in stretto contatto con tutto ciò che amo: la terra e le sue meraviglie, il mare, il sole…” di cui l’Italia risplendeva.  Anche David Herbert Lawrence, affetto dalla tubercolosi, ricevette un po’ di giovamento dal clima più caldo dell’Italia meridionale, soggiornando a Napoli e a Taormina. Un curioso aneddoto che gli capitò di ascoltare o che gli fu narrato nel paese siciliano di una serpe venuta alla fonte ad abbeverarsi gli dettò la poesia La serpe che ripropone ancora una volta lo scontro tra istinto e razionalità, natura e uomo. L’Italia gli ispirò anche il suo quinto romanzo, La ragazza perduta: Alina segue il giovane italiano di cui è perdutamente innamorata nel suo paese d’origine, Picinisco (in provincia di Frosinone, ribattezzato Pescocalascio), povero e rozzo, dove però le è possibile esprimere senza conformismi la sua passione.

Oscar Wilde non cercava un clima più congeniale, per lui l’Italia era un paese straniero dove poter vivere ‘liberamente’ la sua relazione omosessuale con Alfred Douglas che in Patria gli era costata due anni di carcere ai lavori forzati. Il suo arrivo a Villa Giudice di Posillipo il 20 settembre 1897, non manca di essere oggetto di pettegolezzi anche da parte delle cronache italiane: il 7 ottobre Matilde Serao lo registrò su ‘Il mattino’. Wilde in verità non si mostrò tanto ammaliato dai luoghi, dalla costa amalfitana, da Capri, dalla Sicilia che poi visitò, essendo più sensibile al fascino mascolino dei giovanotti indigeni.

Se in alcuni le suggestioni derivate dalla nostra Terra hanno avuto immediata trasposizione scritta in innumerevoli appunti di viaggio, in altri l’influenza ha preso viali secondari, interiori, ma con esiti ugualmente profondi e irresistibili. Immancabilmente questi scrittori tornavano in Italia più volte, periodicamente, come Virginia Woolf con la sorella e poi con il marito, prediligendo proprio la Sicilia.

Dickens ha trentadue anni ed è reduce dal successo del Circolo Pickwick quando si stabilisce per due anni (1844-1845) a Genova e dalle lettere inviate agli amici in Inghilterra con il resoconto delle sue escursioni italiane, trasse Pictures from Italy che però non riscosse molto successo, e una serie di articoli pubblicati nel 1846 sul Daily News. Fecero altrettanto Lawrence, che trasfuse le sue impressioni di viaggio in saggi come Crepuscolo in Italia, Luoghi Etruschi e Mare e Sardegna, e la cosmopolita Edith Wharton, la quale fissò per iscritto gli appunti dettati da tante gite ed esplorazioni in Italian backgrounds (1905), manifestando però anche uno speciale interesse per l’aspetto architettonico e urbanistico delle città e delle loro ville che espresse, con acutezza, competenza gusto estetico e amore per l’eleganza, ne Italian villas and their gardens.

Venezia ha occupato sempre un posto particolare nelle preferenze di tali illustri turisti: Dickens l’ammira estasiato: “A vederla ti commuovi fino alle lacrime…”; “Le più sfrenate Mille e una notte sono nulla a confronto di San Marco e della prima impressione della chiesa…”. Byron vi rimase tre anni (1816-1819) e vi compose i primi due canti del Don Giovanni prima di stabilirsi a Pisa dove fondò con Shelley e Leigh Hunt la rivista The liberal uscita in un unico numero.

Ecco dunque rintracciato un denominatore comune a tanti scrittori così distinti e lontani tra loro, che hanno considerato una visita in Italia un fondamentale e propedeutico contributo alla loro carriera. Non è certo il singolo aneddoto a dover far riflettere, semmai il complessivo effetto catalizzante di un Paese su anime e intelletti diversi e di tutte le epoche. Oggi come allora si viene in Italia per ammirarne la ricchezza inestimabile in opere d’arte dell’uomo e della natura e questo bisogno è connaturato nell’animo umano sì come la sua sete di conoscenza e il suo anelito all’infinito.

La Felicità domestica

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Lev Nikolaevic Tolstoj – traduzione e note di Clemente Rebora – Fazi

Anteprima

Che ameno quadretto domestico è quello tratteggiato da un giovane Tolstoj che per ambientarlo sceglie la casa o meglio la tenuta dove ha trascorso la sua infanzia.

Come ogni buon marinaio, prima di partire per i grandi viaggi in mare aperto di Guerra e Pace e Anna Karenina, Tolstoj decide di esplorare i fondali più vicini e non si fa scrupolo di utilizzare una propria esperienza autobiografica per cominciare a scandagliare le insondabili profondità dell’animo umano.

Soffuso da un senso di tranquillità bucolica e isolamento protetto, il romanzo breve diviso in due ben distinte parti, La felicità domestica ha il profumo della primavera che sboccia, come la giovinezza di Mascia (che in realtà sarebbe il vezzeggiativo di Maria) si schiude ai primi palpiti dell’amore. Sottolineata da un accompagnamento musicale costante e struggente insieme, composto da malinconie, rimembranze…

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Libri, amori e segreti – Gennaio

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Nel club di lettura di Della Parker, il libro del mese di gennaio è Emma di Jane Austen.

La componente del gruppo che più le assomiglia è Anne Marie che proprio come Emma, è troppo indaffarata a impicciarsi nella vita degli altri, per fermarsi un attimo a leggerlo.

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Nel precedente numero, quello di dicembre, avevamo conosciuto il gruppo di ragazze, molto diverse tra loro, ciascuna con la sua vita chi single, chi sposata o madre, con i suoi problemi, che costituiscono questo club di lettura anche per avere la scusa di vedersi almeno una volta al mese e fare una bella chiacchierata insieme.

Molto originale l’idea di scandire le uscite del libro a cadenza mensile, idea che, seguendo la modalità a puntate delle serie tv che oggi ama tanto il pubblico soprattutto dei più giovani, finisce comunque per creare affezione e attaccamento alla storia e ai personaggi.

Questo mese conosciamo…

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Borgo Storico Seghetti Panichi a Castel di Lama (AP)

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Una Dimora storica, un piccolo Borgo antico, e Parco bioenergetico: tre meraviglie in una, racchiuse nel cuore della campagna ascolana. In provincia di Ascoli Piceno, nel territorio del comune di Castel di Lama, si affaccia sulla Vallata del Tronto il suggestivo Borgo Storico Seghetti Panichi: esso è composto da edifici di epoche differenti, la Dimora storica, antica fortezza medievale trasformata in palazzo di campagna nel 1700, l’Oratorio costruito nel 1608 che conserva preziosi affreschi attribuiti alla scuola di Biagio Miniera, la Residenza di San Pancrazio, la Torre Campanaria e altri edifici risalenti fra il Seicento e l’Ottocento, costruiti a ridosso delle antiche mura del castello.

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Ma la particolarità più significativa che rende questo sito un luogo unico e inimitabile è il Parco storico di rara bellezza, impiantato tra il 1875 e il 1890 dal famoso botanico tedesco, architetto di giardini, Ludwig Winter, oggi primo esempio di giardino bioenergetico in…

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