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Tipologie di case di campagna inglesi

The Power House, Skinningrove | Alpha Holiday Lettings

Le power house (o great house) sono delle grandi residenze di campagna che hanno lo scopo di mostrare chiaramente tutta la potenza e le ambizioni di potere del suo proprietario, della famiglia che vi abita o della dinastia a cui i proprietari appartengono. Le prime grandi residenze di campagna non fortificate o poco fortificate iniziarono a trarre la loro origine dai castelli tradizionali inglesi durante il periodo Tudor, con esempi come nel caso di Hampton Court

Il denominatore comune di questa categoria di case inglesi era il fatto che esse vennero tutte quante progettate per essere vissute con grande sfarzo e pompa con l’apporto di grandi saloni o aree destinate agli ospiti, condizione necessaria per stabilire e mantenere il potere del proprietario della struttura. Spesso la famiglia del proprietario viveva in spazi ristretti rispetto alla grandezza della villa per vivere.

Durante il XVIII ed il XIX secolo, per gli strati più alti della società inglese, una casa di campagna era utilizzata come luogo di relax, per i fine settimana e per il periodo della caccia, fatto per cui molte di queste case disponevano addirittura di piccoli teatri dove avvenivano delle rappresentazioni.

Una power house, come del resto molte altre abitazioni di campagna dell’aristocrazia dell’epoca, erano ad ogni modo non solo un’oasi di piacere per pochi fortunati; esse erano il centro di un vero e proprio mondo a parte che forniva impiego a centinaia di persone che abitavano nelle vicinanze della residenza i quali, oltre ad un salario fisso ed un impiego praticamente a vita, ricevevano vitto e alloggio per sé e per la propria famiglia, avevano vestiti adeguati e le donne potevano disporre anche di una piccola dote fornita loro direttamente dal proprietario.

Per il costume degli aristocratici di sposarsi solo con persone appartenenti all’aristocrazia e, per evitare che una sola persona potesse divenire erede di un vasto patrimonio, molti proprietari avevano più di una magione di campagna, che visitavano poi a seconda della stagione: quelle in Scozia per la caccia ai galli cedroni, quelle in Inghilterra per la caccia a fagiani e volpi (senza dimenticare una base a Epsom per le corse dei cavalli).

 

A typical Victorian semi-detached house, built about 1890, famous ...

 

Tra le principali tipologie di abitazioni di residenze minori di campagna inglesi si trovano le detached house (case distaccate), cioè case a sé stanti con giardino e le cui mura sono totalmente distaccate dalle case dei vicini. Sull’altro fronte vi sono invece le semi-detached house (semi distaccate) che invece hanno un muro in comune e sono appoggiate l’una all’altra, come nel caso delle moderne villette a schiera. Nel caso in cui una Semi-detached house sia particolarmente grande si può arrivare a chiamarla Mansion (magione) una vera e propria villa, spesso abitata da rappresentanti dell’aristocrazia in campagna.

 

Questo mi fa venire in mente il romanzo di Emily Eden The Semi-Detached House: 

Un casa quasi perfetta - Emily Eden - Elliot Edizioni

 

Il cui incipit è: “L’unico difetto della villa è che è bifamiliare… La villa è grande e di ottima fattura, e vedessi che bei salotti che ha, che giardino d’inverno, e c’è uno splendido prato che scende fino al fiume. Senza contare che è provvista di un muro, una siepe di alloro e ogni genere di sbarramenti strategici per tenere alla larga questi vicini che sembrano impensierirti tanto“.

 

A partire dal Settecento in Inghilterra è poi divenuta diffusissima la Terraced house, la tipica casetta a schiera onnipresente in tutte le periferie delle città. Le Terraced house sono non di rado totalmente identiche l’una all’altra, condividono i muri laterali con le case vicine e sono costruite in lunghe file che producono un piacevole effetto di ordine. Queste case non sono assolutamente care da comprare e sono le tipiche abitazioni della working class inglese.

 

Gli appartamenti vengono chiamati flat, ma anche apartment (quest’ultimo termine viene specialmente usato in America), mentre i condomini sono chiamati apartment tower, flat, block of flats oppure tower block. Quando una casa si trova all’interno di una fattoria (farm) allora viene chiamata farmhouse, oggi spesso affittate ai turisti in cerca del contatto con la natura.

 

What was life like in Victorian London? How safe was it? Was it ...

 

English country house

Chatsworth-House-Rowsley-Derbyshire-Eng

Con il termine casa di campagna inglese (English country house) si intendono edifici di considerevoli dimensioni, che possono essere case o magioni di proprietà di un singolo che possiede le terre attorno alla casa.

Alcune case di campagna sono state edificate come abitazioni simbolo del potere delle famiglie aristocratiche che le possedevano e che per rispondere a questo scopo erano abbellite con la creazione di laghetti artificiali, parchi, riserve di caccia.

Al contrario altre dimore vennero intese come residenze di campagna senza impronte di grandezza o esibizione di potere ma esclusivamente come luogo di ritiro.

 

L’architettura delle case di campagna si è evoluta nel corso dei secoli: inizialmente erano costruzioni perlopiù fortificate che riflettevano la posizione sociale dei loro proprietari come signori del loro maniero.

Il periodo di stabilità garantito dalla dinastia Tudor vide la costruzione delle prime grandi case di campagna non fortificate. La dissoluzione dei monasteri operata da Enrico VIII vide molte ex proprietà ecclesiastiche passare ai favoriti del sovrano che le convertirono in case private di campagna. Perciò diverse strutture di questo periodo divennero residenze private e ancora oggi portano i termini di abbey o priory nei loro nomi. Altri termini per descrivere spesso le case di campagna aventi antica origine sono:

palacecastlecourthallmansionparkhousemanor e place. Vi dice niente il nome Northanger Abbey?

Northanger Abbey (2007) - Trama, Citazioni, Cast e Trailer

Fu nell’ultima parte del regno di Elisabetta I e sotto il suo successore Giacomo I che vennero realizzate ex novo le prime magioni con cui ancora oggi si è soliti descrivere un tipico esempio di casa di campagna inglese. Erano costruite in maniera sfarzosa a causa di una sorta di gara tra possidenti per attirare il monarca a recarsi da loro in visita.

Dal regno di Carlo I, iniziarono a prende piede le forme palladiane con l’uso di torrette e torri. Lo stile palladiano, nelle sue varie forme, interrotto brevemente dal barocco, predominò sino alla seconda metà del XVIII secolo quando le crescenti influenze greche e romane antiche portarono gradualmente al neoclassicismo patrocinato in Inghilterra da Robert Adam (cfr. Kedleston Hall)

Ad ogni modo, gran parte delle case di campagna, spesso passate di eredità in eredità tra borghesi e pari inglesi, sono un’evoluzione di uno o più stili tra facciate e ali in un misto architettonico, spesso a gusto o interpretazione dell’architetto del luogo o sulla base del gusto o delle necessità dei proprietari, spesso usando come pietra di costruzione quella locale. Un bel miscuglio è stato fatto per Waddesdon Manor:

.File: WaddesdonManor.JPG

Il lento declino della casa di campagna inglese coincise non solo con l’aumento della tassazione, ma anche con l’avvento dell’industria moderna che assieme alla depressione dell’agricoltura degli anni ’70 dell’Ottocento ha portano allo spopolamento delle campagne a favore dei centri urbani.

Dal 1880 infatti molti proprietari di ville (che erano legati strettamente ancora al possesso della terra) risentirono dei primi contraccolpi dell’agricoltura che li costrinsero a vendere le loro residenze per provvedere al loro stesso sostentamento. Alcuni cercarono di fare fortuna con attività bancarie mentre altri sposarono ricche ereditiere americane per mantenere le loro case ed il loro stile di vita. Downton Abbey docet.

Amazon.it: The World of Downton Abbey - Fellowes, Jessica ...

 

Il declino vero e proprio ebbe però inizio dopo la fine della Prima guerra mondiale, sia perché le famiglie erano state decimate die loro giovani rampolli sia perché gli enormi costi di manutenzione e per i dipendenti non erano più sostenibili.

La soluzione fu così per molti che si costrinsero a vendere all’asta le loro abitazioni di campagna o venderne addirittura le pietre, i camini e i pannelli.

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Chi era riuscito a conservarla, nonostante tutto, dimostrava di avere così ancora più prestigio.

Nota bene:

Spesso le case di campagna sono confuse con le stately home: la differenza sostanziale tra le due tipologie di abitazione consiste nel fatto che le case di campagna sorgono sempre fuori dal centro cittadino, mentre le stately home possono essere state costruite anche all’interno delle città. Un esempio noto di stately home è Apsley House, l’abitazione fatta costruire nel centro di Londra, presso Hyde Park, dal duca di Wellington ma con tutte le caratteristiche di una casa di campagna. Ora sede del Wellington Museum.

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Nella cultura inglese, i termini “country house” e “stately home” sono però spesso utilizzati in maniera interscambiabile anche se all’origine indicavano costruzioni e destinazioni d’uso diverse.

A questo link potete trovare le migliori case di campagna inglesi:

10 of the Best English Country Houses in Britain

Un pomeriggio a Orchard House Intervista a Louisa May Alcott di Romina Angelici e Margherita Valery

Intervista a Louisa May Alcott di Romina Angelici e Margherita Valery

 

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Sei passata alla storia come l’autrice di Piccole Donne. Ma il tuo vissuto suggerirebbe che la visione del mondo del reverendo March ti andasse stretta. Che sai dirci di questa dicotomia?

Ho dovuto conviverci una vita! Tutta la vita sono stata dietro alle aspettative che avevano su di me, considerata sempre la pecora nera della famiglia, e mai ho avuto da mio padre la soddisfazione di essere accettata per quella che ero.

 

Louisa May Alcott - Amos Bronson Alcott - Famous Homeschoolers ...

 

C’è un prezzo da pagare per la ribellione, a questo mondo?

Mi è sempre sembrato che Jo fosse emblematica di questo messaggio.

Se ti ribelli all’ordine costituito il prezzo che rischi di pagare è quello di esserne esclusa e restarne fuori per sempre.

A casa mia funzionava così: o ti adeguavi (o facevi finta di adeguarti) alle regole, oppure ti mettevano all’angolo additandoti come un essere spregevole da emendare di tutti i suoi difetti di superbia.

 

La domanda che ci siamo fatte tutte.

No, non perché Marmee non abbia già soffocato col cuscino quel rompiscatole del Reverendo March. 

Perché Amy e Laurie. Perché.

Perché era il finale che vi aspettavate tutte e mi avevate stancato con tutte quelle lettere in cui mi pregavate di far sposare Jo e Laurie.

Dovete ficcarvi bene in testa che per una donna non c’è solo il matrimonio come scopo nella vita!

 

In Piccole Donne, l’educazione non pare avere un ruolo centrale nella vita delle giovani sorelle. Tu hai frequentato scuole superiori?

Io avevo la scuola in casa e con mio padre era una lezione continua. Semmai sono state scuole inferiori, le mie, nel senso di infime, legate a esperienze di bassissima qualità, come il periodo di Fruitland può far ben capire.

In compenso ho conosciuto così tante personalità che entravano e uscivano dal salotto di casa mia che mi facevano girare la testa (anche troppo)

 

Piccole Donne per i soldi, lo sappiamo. Le altre opere perché?

Piccole donne si è rivelata la mia gallina dalle uova d’oro e i libri che sono seguiti, tutti sulla stessa scia, hanno proseguito quel filone d’oro.
Avevi qualche autore inglese preferito? O come tutti noi hai scoperto JA solo con Colin Firth che emerge ignudo dal laghetto?

Amavo Dickens, conoscevo i suoi romanzi a memoria ma poi quando lo incontrai a Londra fu per me la fine di un mite. Era un leziosissimo dandy, vestito in modo sgargiante e chiassoso, del tutto diverso da come lo avevo sempre immaginato.

La signora con l’uomo nudo che nuota nel laghetto la vorrei conoscere perché io andavo a sbirciare Thoreau nei boschi…

 

Andiamo sul pettegolezzo becero. Qualche avventura piccante per la sezione rosè?

Di avventure ne ho avute diverse, pare che avessi un particolare talento per cacciarmi in situazioni scabrose o disdicevoli, ma non ditelo a mio padre altrimenti potrebbe rivoltarsi nella tomba. “Quando andai a servizio” il padrone voleva da me molto più che lucidargli le scarpe e quella volta a Parigi, be’, ero stanca di stropicciare cuscini per Anna Weld: l’ho piantata in asso e me ne sono andata in giro con Ladislaw…

Mi innamorai anche di un giovane attore, sempre più piccolo di me… con il quale appunto non avevo un futuro…

Non so perché, ma avevo un debole per i ragazzi più giovani di me… Oggi non farebbe tanto scalpore!

 

 

Sappiamo che l’azione non ti spaventa, sei stata infermiera in guerra. Qualche aneddoto?

Avrei voluto tanto essere un uomo per andare a combattere ma ho dovuto accontentarmi di lavorare per chi poteva farlo e così sono partita come infermiera. da campo. Durante il mio servizio ho conosciuto un giovane John Sulie, un ragazzo semplice, devoto alla madre… gli stetti vicino fino alle ultime ore della sua vita.

 

Seppi solo dopo al mio ritorno che alla mia partenza, mio padre disse: “E’ partito il mio unico figlio maschio”. Questo vi può far capire chi era mio padre e che considerazione avesse di me. Come potevo venire con un padre così?

 

Facile facile. Garibaldi o Napoleone III?

Beh, ti stupirò… né l’uno né l’altro… Vado su un giovane e romantico Mazzini che incontrai per caso a Londra e mi affascinò con il fervore delle sue idee (e anche altro)!

 

Come andò il soggiorno a Roma?

Durante il mio secondo viaggio in Europa, quello fatto insieme alla sorella May e ad un’amica, ci spingemmo oltre la Svizzera, scendendo in Italia e passando per il lago di Como, Milano, Bologna e Firenze, fino ad arrivare a Roma. Qui, ci stabilimmo per sei mesi in un appartamento di Piazza Barberini dove May prendeva lezioni di disegno e pittura e io cercavo di proseguire la saga di Piccole Donne con una nuova puntata, nel frattempo però ho trovato anche il tempo di posare per un ritratto a olio che mi fece  il pittore George Healy.

Purtroppo il clima spensierato e riposante del soggiorno europeo fu rovinato dalla notizia della morte improvvisa di mio cognato John Pratt: non facevo altro che pensare ad Anna e ai suoi ragazzi e a loro mi sono ispirata nello scrivere Piccoli uomini.

Ho raccontato questa esperienza nel racconto Shawl Straps (Borse da viaggio) dove potrete riconoscermi sotto le mentite spoglie della vecchia zitella Lavinia!

 

Louisa May Alcott – Liber Liber

Cime Tempestose o Jane Eyre?

Dopo aver letto la Biografia di Charlotte Brontë scritta dalla Gaskell sono rimasta affascinata dalla vita della scrittrice inglese (con cui ravvisavo delle affinità

Solo che, nonostante avessi un debole per Jane Eyre, non posso perdonarle “di aver sposato quell’uomo” (che le aveva taciuto di essere già sposato).

 

I libri sono come figli e una mamma non ha i preferiti. Ma il tuo, qual è?

Il primo, Mutevoli umori, quello che si sono rifiutati di pubblicare all’inizio e che poi, una volta diventata famosa, ho potuto riproporre prendendomi la mia rivincita. Nessuno mi ha capito, nemmeno quell’intelligentone di Henry James

 

Hai dei rimpianti, Louisa?

Sì, diversi, non ho fatto la vita che volevo ma quella che il dovere e rispetto hanno deciso per me.

Louisa May Alcott. Una biografia di gruppo” di Martha Saxton ...

 

 

Fonti

 

Martha Saxton, Louisa May Alcott. Una biografia di gruppo, Jo March Edizioni

Romina Angelici, Non ho paura delle tempeste, Vita e opere di Louisa May Alcott, Flower-ed

 

Non ho paura delle tempeste. Vita e opere di Louisa May Alcott ...

The Football e The English Game

The National Archives Learning Curve | Victorian Britain | Happy ...

 

Secondo la FIFA , la federazione internazionale del calcio, la storia contemporanea del gioco è iniziata nel 1863 in Inghilterra, quando è stato formato il primo organo di governo,  la English Football Association (FA) formato da undici rappresentanti di club e scuole di calcio di Londra che si incontrarono il 26 ottobre per concordare regole comuni.

Prima di quel momento, il calcio (che inizialmente era rugby) era stato giocato in varie forme usando una molteplicità di regole sotto il titolo generale di “calcio popolare”,  da parte di squadre indipendenti che venivano indicate con la definizione di “Club”. Si distinguevano perciò da quelle nate in seno  alle scuole pubbliche e alle università che assumevano il nome di quelle ( Old Etonians)

Partì proprio dall’Università di Cambridge l’iniziativa e lo sforzo di cercare di unificare le regole esistenti che variavano da club a squadre.

 

In questo articolo di giornale si può trovare testimonianza della prima partita documentata tra due “squadre di calcio”, il Body-guard Club e il Fear-naught Club,  il giorno di natale 1841. Le regole utilizzate in questo gioco sono sconosciute: avevano dodici giocatori per parte,  ciascuna squadra  forniva il proprio arbitro e il gioco iniziava con un colpo di una pistola.

 

Nella stagione 1871-1872,  fu istituita la FA Cup come prima competizione organizzata. La prima partita internazionale ebbe luogo nel novembre del 1872 quando l’Inghilterra si recò a Glasgow per giocare in Scozia. La qualità dei giocatori scozzesi era tale che i club inglesi del nord iniziarono a offrire loro termini professionali per spostarsi a sud.

Del resto la Scozia vantava un tradizione calcistica consolidata visto che il Foot-Ball Club (attivo 1824–41) di Edimburgo, è stato il primo club documentato dedicato al calcio e il primo a definirsi come una squadra di calcio.  Le uniche regole del club giunte fino a noi,  proibivano di far inciampare, ma permettevano di spingere e trattenere e raccogliere la palla.

Inizialmente, la FA era fortemente contraria al professionista e ciò causò un’aspra disputa dal 1880 fino a quando la FA cedette e formalmente legittimò la professionalità nel 1885. Fu inaugurato quindi nel 1888 il torneo di Football League con dodici squadre professionistiche partecipanti e la competitività delle partite  ha destato un sempre più  ampio interesse, soprattutto tra la classe lavoratrice. Le presenze aumentarono in modo significativo nel corso degli anni 1890 e i club dovettero costruire terreni più ampi per accoglierli.

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 The English Game racconta proprio di questo particolare momento di passaggio, la serie creata da Julian Fellowes, lo sceneggiatore di Downtown Abbey, è il ritratto di un calcio ai primordi ma anche lo specchio della società del tempo, delle lotte sindacali, una di quelle serie impeccabili: ben scritta, ben recitata, edificante.

L’originalità di The English Game consiste nel rivolgere lo sguardo molto indietro nel tempo. Siamo nel 1879, il calcio è ancora un gioco e non uno sport; si pratica con scarpe di ferro e lunghi calzoni di lana; e ripropone una dicotomia vecchia quanto il mondo.

Le squadre che partecipano alla F.A. Cup, la più antica competizione calcistica, si possono infatti dividere in due categorie. Da un lato quelle che rappresentano l’aristocrazia e l’alta borghesia, i gentiluomini, dall’altro quelle della classe operaia, organizzate da proprietari di mulini e fabbriche.

I ricchi sono favoriti: hanno codificato il gioco, continuano a gestirlo a livello federale, e conducono una vita più sana. Non solo vincono sempre, ma ritengono anche che gli operai non dovrebbero giocare.

Siamo nel 1879, il calcio è ai primordi. È un gioco dominato da squadre dell’alta società che ne hanno inventato le regole. Fino a quell’anno nessuna squadra proletaria è mai arrivata ai quarti di finale di FA Cup. Una squadra di operai del Lancashire, il Darwen FC, ingaggia per la prima volta due giocatori scozzesi, Fergus Suter (Kevin Guthrie) e Jimmy Love (James Harkness) strappandoli alla loro squadra di Glasgow e pagandoli per giocare. Nel primo episodio vediamo la squadra di operai opposta agli Old Etonians, squadra di ricchi londinesi, campione in carica, capitanata da Arthur Kinnaird (Edward Holcroft).

Con un salto temporale, nel secondo episodio ci troviamo sei mesi dopo, con la nuova FA Cup da disputare, e una nuova squadra, il Blackburn Rovers, che ha deciso di acquistare i migliori giocatori, compresi Suter e Love, per creare un team di professionisti e provare davvero a vincere la coppa.

L’Old Etonians Football Club è una squadra di calcio inglese i quali calciatori sono ex studenti dell’Eton College, ad Eton, Berkshire. Fondati da Lord Kinnaird, furono l’ultimo club amatoriale a vincere la FA Cup il 25 settembre 1882 battendo il Blackburn Rovers per 1-0 al The Oval. L’anno seguente persero nei minuti di recupero per 2-1 contro un’altra squadra di Blackburn, il Blackburn Olympic.

 

La finale si giocò il 31 marzo 1883 al Kennington Oval di Londra. Gli studenti dell’Eton College un anno prima avevano vinto il torneo battendo il Blackburn Rovers, la prima squadra dell’Inghilterra settentrionale a raggiungere la finale, ma non riuscirono a ripetersi. Passarono in vantaggio nel primo tempo grazie a un gol di Harry Goodhart, ma il giocatore dell’Olympic Arthur Matthews segnò la rete del pareggio nel secondo tempo. Poco dopo l’Old Etonians perse l’attaccante Arthur Dunn per infortunio e fu costretto a concludere la partita in dieci uomini. Alla fine dei novanta minuti le due squadre erano ancora in parità. Secondo le regole dettate dalla Football Association, l’arbitro e i due capitani in caso di parità potevano decidere di giocare per ulteriori 30 minuti invece di ripetere la partita. Si fece così e a dieci minuti dal termine il Blackburn Olympic segnò il gol della vittoria con Jimmy Costley. Una volta tornati a Blackburn furono accolti come eroi e celebrarono la vittoria.

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La rivalità più sentita dal Blackburn Olympic era quella con i concittadini del Blackburn. Le due squadre si sfidarono per la prima volta nel mese di febbraio del 1879 e l’Olympic vinse per 3-1. In totale tra le due squadre si disputarono quaranta incontri ma soltanto sei di questi si conclusero con la vittoria dell’Olympic.

La rivalità diventò particolarmente accesa nel settembre del 1884, quando, tra le accuse delle due squadre di rubarsi a vicenda i giocatori migliori, il segretario del Blackburn Rovers inviò un telegramma all’Olympic affermando che la sua squadra non avrebbe giocato contro l’Olympic nella stagione 1884-1885. Le due squadre furono però sorteggiate l’una contro l’altra in FA Cup a dicembre e le partite tra i rivali ripresero in seguito in quella stagione

All’epoca del Blackburn Olympic non esisteva ancora il concetto dell’allenatore della squadra. Tuttavia alcune fonti moderne identificano Jack Hunter come manager del club. Il compito principale di Hunter era quello di allenare i giocatori ma negli ultimi anni di storia del club si occupò anche di individuare ed ingaggiare i calciatori dilettanti più promettenti.

L’Olympic non aveva uno stemma, ma nell’edizione della FA Cup vinta dal club alcuni giocatori portavano il simbolo della Lancashire Football Association cucito sulla maglia.

 

Arthur Fitzgerald Kinnaird, undicesimo Lord Kinnaird KT ( Kensington, 16 febbraio 1847-30 gennaio 1923) era un preside britannico della Football Association e un calciatore di spicco, considerato da alcuni giornalisti la prima stella del calcio. Kinnaird è stato anche presidente della FA per 33 anni.

Di lui si diceva che giocava quattro o cinque partite alla settimana e non si stancava mai, ma aggiunse, in età avanzata, che non gli sarebbe mai stato permesso di rimanere sul campo cinque minuti in questi ultimi giorni. Tuttavia, era onesto, al di sopra della media, ed era pronto a ricevere tutti i colpi che gli si presentarono senza lasciare traccia di risentimento. Il padre di Kinnaird, Arthur Kinnaird, decimo Lord Kinnaird , era un banchiere e deputato prima di prendere il suo posto nella Camera dei Lord e dopo aver studiato alla Cheam School, all’Eton College e al Trinity College di Cambridge, andò a lavorare nella banca di famiglia.

Where Was 'The English Game' Filmed?

Kinnaird giocò per la prima volta a calcio mentre era alla Cheam School e fu capitano della squadra della scuola nel 1859, all’età di 12 anni, per una partita contro la Harrow School . Continuò a giocare a calcio all’Eton College , vincendo la House Cup nel 1861 con Joynes’s House.

Come giocatore, Kinnaird  può vantare un record notevole nella Coppa d’Inghilterra avendo  giocato un record di nove finali di Coppa. È stato dalla parte dei vincitori tre volte con Wanderers e due volte con gli Old Etonians, ricoprendo tutti i ruoli, dal portiere all’attaccante.

Nella serie Netflix 2020 The English Game , Kinnaird è interpretato da Edward Holcroft  che abbiamo già visto nella serie cinematografica Kingsman e nella serie televisiva Wolf Hall (2015), London Spy (2015) e Alias ​​Grace (2017).

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FergusFergie” Suter (21 novembre 1857 – 31 luglio 1916) era un ex scalpellino e calciatore,  probabilmente il primo calciatore professionista riconosciuto, Suter era originario di Glasgow , in Scozia, e ha giocato per il Partick prima di trasferirsi in Inghilterra per giocare con il Darwen e i Blackburn Rovers.

Le sue prime mosse sotto il confine nel calcio inglese furono con il Partick, e il 1 ° gennaio 1878 giocò per loro contro Darwen al Barley Bank e contro Blackburn Rovers il giorno seguente. Verso la fine di quell’anno iniziò a giocare per il club del Lancashire Darwen, poco dopo Tommy Love.

Nell’ottobre 1878, infatti la City of Glasgow Bank crollò improvvisamente causando enormi perdite per i suoi 1200 azionisti che avevano responsabilità illimitate.
Uno di essi  era un importante costruttore di Partick chiamato Peter McKissock, che immediatamente  licenziò tutti i suoi uomini, compresi gli scalpellini. Tra questi, sembra probabile, il 21enne Fergus Suter. Per questo Suter deve aver scritto a Jimmy Love a Darwen per chiedere se anche lui potesse trovare un posto nella squadra di calcio.

Sebbene all’epoca il gioco fosse ufficialmente amatoriale, il trasferimento di Suter in Inghilterra per giocare a Darwen nel 1878 fu seguito da lui che aveva rinunciato al lavoro come scalpellino, sostenendo che la pietra inglese era troppo difficile da lavorare e alimentava le critiche che stava facendo pagato per giocare. Durante l’estate del 1880 causò ancora più polemiche trasferendosi a Blackburn Rovers, un rivale locale di Darwen. La mossa ha nuovamente suscitato accuse di professionalità tra le affermazioni secondo cui Blackburn gli aveva offerto condizioni migliori. La mossa di Suter ha infiammato una rivalità locale già provocatoria e giochi amari e problemi di folla hanno perseguitato per anni le future partite di Darwen-Blackburn.

La sua carriera era quasi finita quando si formò la Football League nel 1888. Fece una sola apparizione per Blackburn Rovers in quella competizione, il 22 dicembre 1888 contro l’ Albion in sostituzione del portiere Herbie Arthur . E ‘apparso in quattro FA Cup finali e dopo Blackburn erano runners-up a Old Etonians nel 1882, ha raccolto tre medaglie del vincitore nel 1884, il 1885 e il 1886.

Suter è l’altro coprotagonista  di The English Game (2020) ma  la serie lo descrive erroneamente mentre andava al Blackburn club che vinse la FA Cup nel 1883  che fu Blackburn Olympic, che sconfisse gli Old Etonians per diventare la prima squadra della classe operaia a vincere il trofeo. In realtà, Suter ha giocato per i rivali locali di Olympic Blackburn Rovers ed era nella squadra che ha perso nella finale di Coppa del 1882 , anche contro gli Old Etonians. In seguito avrebbe conseguito tre vittorie consecutive nel 1884 , 1885 e 1886.

Le cronache del tempo non avevano  chiaro il motivo (ma è facilmente immaginabile che avessero entrambi bisogno di soldi),  per cui  James Love e Fergus Suter lasciarono il Partick per unirsi a Darwen, dove divennero, quasi certamente, i primi giocatori professionisti.
proprio in  quel particolare momento e proprio  verso quel club.

Il povero Tommy Marshall è stato un po’ bistrattato nella miniserie mentre è stata omessa la circostanza che Suter avesse un fratello che giocava anch’egli tra le fila del Partick. Jimmy Love fu il primo ad arrivare e poche settimane dopo lo raggiunse Fergie Suter che fece il suo debutto al Darwen a fondo campo. La loro presenza ebbe un effetto rivoluzionario per il modo di giocare a calcio intensificando lo scambio di passaggi e il gioco combinato, e questo portò il Darwen a disputare per la prima volta i quarti di finale di Coppa d’Inghilterra.

Chi era Jimmy Love è più difficile da andare a ripescare. James Love nacque a Gushetfaulds Cottage a Glasgow nel 1858, suo padre era il gestore di un deposito di carbone annesso alla stazione ferroviaria. All’età di nove anni, suo padre – anche lui chiamato James Love – abbandonò questo incarico per avviare un’impresa appaltatrice, che includeva la fornitura di carbone, la pulizia delle strade e lo smaltimento del letame di cavallo. La famiglia si trasferì a Greenock e poi a Glasgow e, per farla breve, nell’estate del 1877 l’attività fallì e il padre fu dichiarato fallito.
Nel frattempo, James Junior si è anche impegnato come imprenditore delle pulizie di strada a Partick, ma in breve tempo anche lui ha avuto difficoltà finanziarie e un commerciante di cavalli ha chiamato un debito non pagato.
Nell’ottobre del 1878, i suoi due cavalli e le sue attrezzature, tra cui una spazzatrice stradale, furono venduti a una vendita all’asta. Un paio di settimane dopo fu convocato al tribunale fallimentare di Glasgow e dopo un paio di mancate comparizioni, lo sceriffo  emise un mandato di cattura che per fortuna non lo raggiunse mai: James Love era fuggito dai suoi debiti. Era andato a Darwen. Entrando direttamente nella squadra di Darwen, formò una partnership di destra con Tommy Marshall e ottenne un discreto successo.
Inspiegabilmente però, dopo appena un anno, lasciò la squadra di Darwen per ragioni che non erano chiare. Forse le entrate del calcio si erano prosciugate e non avendo lavor e non potendo tornare a casa per colpa del mandato d’arresto che incombeva su di lui, colse  l’unica opportunità che si presentava a un giovane nel pieno delle forze:  si arruolò nell’esercito.
Per essere precisi, si iscrisse ai Royal Marines a Liverpool il 24 febbraio 1880 (come risulta dai  documenti di attestazione degli Archivi nazionali) e pare poi che sia morto di febbre enterica durante la campagna d’Alessandria in Egitto.

 

Special thanks go to Andy Mitchell who allowed me to consult and 
reproduce passages from his article: 
http://www.scottishsporthistory.com/sports-history-news-and-blog/
from-partick-with-love-the- story-of-jimmy-love-and-fergie-suter-
the-first-professional-footballers

Un particolare ringraziamento anche alla

RECENSIONE di  — 24/03/2020

 

 

 

 

 

 

Canto di Natale di Charles Dickens

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Nessuno amava più profondamente di Dickens le vecchie fiabe e lui stesso provava un piacere segreto nel sentire che quello era il suo modo di racchiuderle in una forma più elevata.

Ebbene Canto di Natale è la fiaba di Natale per eccellenza, scritta da un uomo che prima di metterla nero su bianco, l’ha immaginata e vista svolgersi davanti ai suoi occhi.

La genesi di Canto di Natale fu repentina (venne scritto nel giro di sei settimane), quanto stratificata negli eventi della sua memoria e della sua vita ed esaurì completamente la vocazione a cui Dickens si sentiva naturalmente portato.

La parte di ricordi legati alla sua infanzia sepolti in un angolo nemmeno troppo remoto del suo cuore andarono a sommarsi alla sua infantile gioia provata da sempre la festività del Natale, e anche ad alcune preoccupazioni contingenti dovute alle difficoltà economiche da cui si sentiva sempre minacciato (quella di non poter mantenere il suo già alto tenore di vita e di far fronte a tutte le pressanti richieste di denaro del padre e di altri familiari).

 

Felice Natale! Felice Natale un corno! Che cos’è il Natale se non il momento di pagare conti senza avere soldi; il momento in cui ti ritrovi più vecchio di un anno ma non più ricco di un’ora; il momento di fare il bilancio e scoprire che in dodici mesi non c’è una singola voce che non sia in perdita? Se dipendesse da me,” disse Scrooge, indignato, “ogni idiota che se ne va in giro con ‘Felice Natale’ sulle labbra finirebbe bollito insieme al suo pudding, e seppellito con un rametto di agrifoglio nel cuore. Poco ma sicuro!”

 

Per questa edizione volle il meglio, ordinò che il libro fosse foderato di tela rossa con un motivo dorato sulla copertina e anche i bordi delle pagine erano dorati.

Chissà che emozione stringere tra le mani quello splendido volume al modico prezzo di cinque scellini, corredato addirittura di quattro acqueforti a colori e quattro xilografie in bianco e nero.

Quello fu solo l’inizio, il primo di una lunga serie di racconti natalizi che puntualmente Dickens preparava per la pubblicazione all’approssimarsi delle feste nel mese di dicembre di ogni anno, sforzandosi, anche scrivendo più di un romanzo alla volta, di non mancare a quello speciale appuntamento che egli stesso aveva deciso di fissare al suo amato pubblico di lettori affezionati.

Si è detto che Dickens inventò il Natale, ma per l’esattezza, nel 1835 il Book of Christmas di Thomas Hervey già ne parlava e Dickens ebbe invece il merito di esaltare l’aspetto sentimentale di bontà diffusa del periodo natalizio, il cosiddetto spirito natalizio, che è lo spirito di utilità attiva, perseveranza, gaio adempimento del dovere e gentilezza.

Prima di Dickens il Natale era stato un giorno di festa, intriso di un senso cupezza evangelica, ma relegato a giorno di riposo, di pausa dal lavoro. Ora diventava giorno di festa, adornata di fantasia, benevolenza e generosità partecipata. La festa popolare per eccellenza che ispirava al cuore di tutti gli uomini, di ogni ceto, i medesimi sentimenti.

 

Ho sempre considerato il periodo natalizio… un momento di bontà, perdono, di carità, di gioia; l’unico momento che io conosca, nel lungo calendario dell’anno, in cui uomini e donne sembrano concordi nell’aprire spontaneamente i loro cuori sprangati.

 

Il racconto è scandito da cinque distinte stanze, di modello teatrale, che predisponendo la lezione morale entro cui deve passare il gretto e avaro Scrooge, nel giro di una sola notte dell’anima, visitato dai tre fantasmi del presente, passato e futuro, approda alla sua salvifica redenzione.

 

“Il percorso di ogni uomo prefigura un epilogo che, perseverando, si rivelerà inevitabile”, disse Scrooge. “Ma se muta il percorso, anche l’epilogo sarà diverso”

 

Tra le pagine si sente proprio il trepidante narratore che scalpita nel portare a termine il compito che si è dato e si dibatte tra la condizione d’animo rabbuiata dalle preoccupazioni e gli assilli materiali e la tensione verso un finale da fiaba.

 

…era abbastanza saggio da sapere che su questa terra non è mai successo niente di buono senza che qualcuno, inizialmente, non si sia divertito a riderne…

E di lui si disse sempre che sapeva festeggiare il Natale a dovere, se creatura vivente può mai possedere una simile scienza. Che si possa dire altrettanto di noi, di tutti noi! E, come aveva augurato Tiny Tim, che Dio benedica ognuno di noi!

 

Una fiaba che celebra il Natale e che contiene una lezione morale, in cui la vocazione di Dickens a cantastorie trova sublimazione.

Jane Austen e il teatro

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In casa Austen, vuoi per la numerosità, vuoi per gli interessi letterari, si coltivava la passione drammaturgica. Potrebbero essere stati i fratelli maggiori, James e Henry, i più intraprendenti in questo campo, dato che figurano come redattori al college di Oxford della rivista The Loiterer, pronti a coinvolgere la precoce sorella minore in un vivace scambio di battute per la protesta di tale Sophie Sentiment sugli argomenti adatti a interessare e coinvolgere anche un pubblico femminile. Costei è la protagonista di una commedia – The Mausoleum – di William Hayley del 1785, che secondo Paula Byrne potrebbe essere stata tra quelle considerate dagli Austen alla ricerca di materiale per una rappresentazione teatrale[1].

Come per la forma epistolare, Jane si cimentò nella riduzione teatrale di grandi opere, ora cambiandone natura – come Sir Charles Grandison, diventato da romanzo epistolare di sette volumi, una pièce teatrale[2]– ora inserendole in blocco come controcanto all’interno della narrazione principale (nel caso già visto di Lovers Vows di Elizabeth Inchbald in Mansfield Park).

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Nei quaderni di lavori giovanili diversi sono i tentativi abbozzati e concentrati di commedie parodiche: La Visita dedicata a James Austen, a soggetto culinario, Il Mistero dedicato al padre su un presunto segreto da non rivelare e pertanto rimasto tale, e il primo atto di una commedia appena accennato, con intermezzi canori, a sfondo matrimoniale.

Il teatro rimase comunque una grande passione, a coltivare la quale Jane si dedicava quando era in città ospite di Henry, diventando sempre più esigente in fatto di recitazione:

 

Stasera siamo tutti a Teatro, a vedere Miss O’Neal in Isabella. Ritengo che non sia stata del tutto pari alle mie aspettative. Immagino che io desideri qualcosa di più di quanto possa fare. La recitazione mi soddisfa di rado. Mi ero portata due fazzoletti da Tasca, ma ho avuto pochissime occasioni per usarli[4].

 

Alla fine sabato a teatro ci siamo andati, siamo stati al Lyceum, e abbiamo visto Hypocrite, un vecchio lavoro tratto dal Tartuffe di Moliere e ci siamo divertiti molto[…] Non ho nessuna possibilità di vedere Mrs. Siddons[…] Mi sarebbe particolarmente piaciuto vederla in Constance[5] [Re Giovanni] e non ho avuto remore a prendermela con lei per la delusione[6].

 

Schiva riguardo alle rappresentazioni sfarzose orientaleggianti:

 

Eravamo troppo stanchi per restare a vedere per intero Illusione (Nourjahad) che è in 3 atti; c’era una gran quantità di sfarzo e danze, ma credo ben poco valore[7].

 

Amante dei classici e desiderosa di farvi appassionare anche Fanny, condivideva il successo raggiunto da Edmund Kean come il più famoso attore shakespeariano dell’epoca e annuncia entusiasta alla sorella:

 

Ci siamo assicurati i posti al Drury Lane per sabato ma la smania di vedere Mr. Kean è così grande che abbiamo potuto prendere solo una terza e una quarta fila. – Shylock – Una bella commedia per Fanny. Non credo ne sia rimasta molto colpita[8].

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Non disdegna però di accompagnare anche le nipoti più piccole a leggere rappresentazioni musicali al Covent Garden:

 

Fanny e le due bambine [Lizzie e Marianne] sono andate a prenotare i posti per stasera al Covent Garden; Clandestine Marriage e Midas. Il secondo sarà un eccellente spettacolo per L. e M. – ieri sera si sono godute il Don Juan che abbiamo lasciato all’Inferno alle 11 e mezza. – C’erano Scaramuccia e un Fantasma – e ci siamo divertiti; – parlo di loro, il mio divertimento è stato molto contenuto e gli altri erano molto composti. Don Juan è stato l’ultimo di 3 spettacoli musicali; – Five hours at Brighton, in tre atti –dei quali uno era finito prima del nostro arrivo, nulla di male –e The Beehive, un po’ meno stupido e scadente[9].

 

L’attività teatrale di questo periodo è dominata dalla messa in scena dei drammi di Shakespeare a si producono anche drammi “eroici”, tragedie neoclassiche sul modello francese alla Racine o tragedie domestiche incentrate su vicende di persone qualunque ispirate dalla cronaca nera. Anche la commedia subisce l’influsso della nuova morale dominante per cui alla brillante, spregiudicata e licenziosa commedia della Restaurazione si preferisce la commedia sentimentale, ispirata al decoro e alle virtù borghesi. Da poco ha preso piede un nuovo genere, la ballad opera, antesignano del moderno musical, introdotta da John Gay e consistente nella parodia dell’opera lirica italiana. Un tono diverso, scanzonato e comico, divertente e spiritoso è portato dalle commedie degli equivoci di Goldsmith e Sheridan.

 

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Quando a Mansfield Park il gruppo di giovani annoiati pensa a quale opera drammaturgica mettere in scena, si passano in rassegna diversi titoli evidentemente tutti ben noti all’autrice e a parte i primi tre classici, di autori contemporanei:

 

Né Amleto, né Macbeth, né Otello, né Douglas, né Il giocatore d’azzardo, avevano requisiti che potessero soddisfare anche solo i fautori della tragedia; e I rivali, La scuola dello scandalo, La ruota della fortuna, L’erede legittimo, e un lungo eccetera, furono di volta in volta scartati con sempre più accalorate obiezioni.[10]

 

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È stata più volte colta la versatilità dei romanzi stessi di Jane Austen a essere sceneggiati. Essi infatti posseggono una serie di caratteristiche a livello linguistico e narrativo, tali da indurre registi e sceneggiatori a pensare di essere di fronte a sceneggiature quasi pronte. Un robusto plot, personaggi caratterizzati, dialoghi ben costruiti, un buon passo narrativo  con i necessari colpi di scena e punti climatici, disvelamenti, risoluzioni finali[11].

 

Questo è quanto il cinema richiede e ritrova in abundantiam in questa letteratura in particolare, e in quella ottocentesca in generale. Se si analizzano i dialoghi che fanno avanzare l’azione, personaggi che maturano durante l’intreccio e i temi trattati sempre attuali. e lo dimostrano i numerosi adattamenti televisivi e cinematografici, di poco inferiori a quelli letterari.

[1] Paula Byrne, Jane Austen and the theatre, Hambledon, London, 2002, p. 17.

[2] Anche se rimane controverso se sia stata scritta a due mani con la nipote Anna)

[3] Jane Austen, Lettere, cit., L. 104 di mercoledì 10-giovedì 18 agosto 1814, p. 395.

[4] Jane Austen, Lettere, cit., L. 112 di martedì 29 novembre 1814, p. 416.

[5] Personaggio di Re Giovanni di Shakespeare.

[6] Jane Austen, Lettere, cit., L. 71 di giovedì 25 aprile 1811, p. 268.

[7] Jane Austen, Lettere, cit., L. 98 di sabato 5-martedì 8 marzo 1814, p. 377.

[8] Jane Austen, Lettere, cit., L. 97 di mercoledì 2-giovedì 3 marzo 1814, p. 373.

[9] Jane Austen, Lettere, cit., L. 87 di mercoledì 15-giovedì 16 settembre 1813, p. 323.

[10] Jane Austen, Mansfield Park, trad. Giuseppe Ierolli, jausten.it, sez. “romanzi canonici”, cap. 14.

[11] G. E. Elisa Bussi, “Jane Austen dalla pagina allo schermo”, in Jane Austen, Oggi e ieri, cit., p. 48.

Fonte:

Un pomeriggio alla Canonica

di Romina Angelici e Margherita Valery

 

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Le sorelle Bronte sono uno straordinario concentrato di talento e unicità.

Lassù tra le brughiere spazzolate dai venti freddi del Nord, sperdute nello Yorkshire, relegate in una canonica che per tre lati affacciava su un cimitero, potevano impazzire o diventare eccezionali. Questo hanno scelto di essere. E se qualche volta la disperazione ne ha guidato la corsa trafelata attraverso le distese sperdute o l’ossessivo rifugio nella fede, ebbene la sera tornavano tutte e tre intorno al tavolo, mettevano via il cucito e si dedicavano a coltivare i loro sogni e le loro fantasie. Perché se il progetto dichiarato era quello di aprire una scuola, quello inconfessabile, inizialmente anche tra loro, era quello della scrittura. Storie su storie affidate a fogli di carta minuscoli e nascosti in ogni ricettacolo di casa perché fossero custoditi e dimenticati allo stesso tempo.

 

Incontrare delle ragazze del genere potrebbe essere un’esperienza davvero piacevole e chi ne ha avuto il privilegio l’ha considerato un evento indimenticabile.

La ritrosia accomunava tutte e tre e la timidezza era presto superata una volta entrati in confidenza con loro. In ogni caso nessuna avrebbe mai messo da parte la propria fierezza e la propria dignità, caratteristiche ben impresse nello sguardo e nei modi, e che possiamo ritrovare anche qui, nelle loro risposte.

 

Come venne l’idea di realizzare una rivista casalinga? 

 

Dovevamo pur inventarci qualcosa e poiché in casa circolavano i numeri della Blackwood Magazine, abbiamo pensato di realizzarne una nostra, la Branwell’s Blackwood Magazine.

 

Come tutto ebbe inizio?

 

Tutto iniziò con un regalo del padre che fece dono a Branwell di una scatola con dodici soldatini di legno ribattezzati “I Dodici”. Intorno a essi sbocciarono le storie di Glass Town, Angria, Gondal, articolate in vere e proprie saghe.

 

Quali erano le alleanze in casa? 

 

Inizialmente Charlotte-Branwell ed Emily-Anne, come poi nella scrittura delle saghe di Angria e di Gondal, poi le carte si sono mischiate. Una cosa è certa, tutti andavano d’accordo con Anne!

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(foto by Be Right Back)

Qual era il sogno delle sorelle Bronte? 

 

Per noi sorelle, il sogno era quello di aprire una scuola per ragazze in cui lavorare come insegnanti e direttrici. Nessuna di noi osava augurarsi un matrimonio e una famiglia, anche se nei recessi del nostro animo non era vietato desiderarlo.

 

 

Per te, Charlotte, la vocazione letteraria non era una ipotesi da verificare in futuro?

No, la scrittura ha sempre fatto parte di me come delle mie sorelle, è stata la nostra salvezza, il nostro bisogno interiore, la valvola di sfogo dei sentimenti che si agitavano in noi, la voce che abbiamo potuto dare ai nostri pensieri.

 

 

Perché gli pseudonimi, Emily? Li hai voluti tu? Chi vi conosceva lassù nel Nord?

 

A nessun costo avrei voluto dare in pasto alla gente la mia persona.

Non abitiamo esattamente a Londra. Qui abbiamo vicini, creditori, i curati amici di nostro padre, chi ha voglia di combattere giorno dopo giorno?

E se poi dovessimo tornare a servizio? Un conto è fare l’istitutrice sulla carta, un altro andare ad elemosinare un impiego.

 

 

Rimanesti male, Charlotte, quando furono pubblicati Wuthering Heights e Agnes Grey, mentre The Professor venne respinto?

 

Certo non mi ha fatto piacere ma a questo rifiuto ho reagito con tenacia e la tenacia mi ha fatto scrivere Jane Eyre, perciò tutto sommato è andata bene così!

(n.d.a.: The Professor è stato pubblicato in seguito, anche se postumo).

 

Perché Anne sei andata sempre al traino delle tue sorelle?

 

Sono l’ultimogenita, è la più mite e gentile di noi, non ho una personalità dirompente ma al momento giusto ho saputo tirar fuori la forza di carattere che serviva. Mi sono allontanata poche volte da casa, per andare a lavorare come governante per aiutare in famiglia e ho cercato di resistere alle vessazioni subite. Sono rimasta accanto a Branwell fino alla fine, nella sua discesa agli inferi e non l’ho abbandonato alla rovina che si era procurato.

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Cosa pensavi, Charlotte, di Cime tempestose? 

 

Non mi faceva impazzire, né quando fu pubblicato, né in seguito quando, anni più tardi, lo rilessi. Trovai «immatura» quell’opera meravigliosamente compiuta ed eseguita.

«La forza di Cime tempestose — ho scritto in una lettera — mi colma di rinnovata ammirazione: tuttavia sono oppressa: al lettore non viene quasi mai concesso di gustare un piacere puro; ogni raggio di sole si fa largo tra nere sbarre di nubi massicce; ogni pagina è sovraccarica di una specie di elettricità morale».

 

 

Emily, amavate gli animali? 

In casa avevamo Keeper, il mio mastino, Flossy, lo spaniel bianco di Anne, regalo di una delle signorine Robinson, e il piccolo Dick, il canarino. Io non ho mai nascosto di preferire gli animali agli esseri umani.

(n.d.a.: Keeper la ricambiò e le fu fedele sempre anche dopo la sua morte. Il giorno del suo funerale, accompagnò il corteo, rimanendo quieto per tutto il tempo del servizio funebre: poi andò ad accucciarsi davanti alla porta della camera della sua padrona).
Charlotte, ti sei sentita gravata sempre di troppe responsabilità? 

 

Voglio bene alle mie sorelle. Questo suppongo sia chiaro. Ma di fatto ho dovuto sempre fare loro da madre, padrona di casa e inoltre tenere testa a mio padre non è stato facile.

 

Come fu, Anne, la tua esperienza come istitutrice?

 

Partii per andare a fare l’istitutrice in una casa privata, dagli Ingham, e a questa esperienza si ispira il mio primo romanzo Agnes Grey, che ne costituisce il diario. Nonostante fossi partita con le migliori delle intenzioni, convincendomi che fosse l’inizio di una nuova vita, insistendo per non essere accompagnata, benché estremamente timida, fui infelice e resistetti pochissimi mesi: i due ragazzi più grandi erano dispettosi e maliziosi e la madre non faceva che coprire le loro malefatte viziandoli oltremisura

 

 

Perché, Anne, volesti essere portata a Scarborough?

 

Volevo tornare a vedere il mare; ero stata a Scarborough mentre lavoravo per i Robinson e pensavo che il cambiamento d’aria mi potesse giovare. Avevo ricevuto da poco un’eredità di duecento sterline dalla mia madrina di battesimo e chiesi a Charlotte e alla nostra fidata amica Ellen Nussey di accompagnarmi. Amavo le passeggiate sulla spiaggia con un calesse trainato da un asino, ma non potei fare mai più ritorno a casa!

 

Charlotte, Jane Eyre può essere considerato il tuo capolavoro? 

Jane Eyre arriva dopo anni di lavoro ed è frutto della mia maturazione, sia personale che letteraria. Certo è il romanzo nel quale ho riversato tutti i miei pensieri e sentimenti provando a dare un’altra prospettiva alle cose e ai rapporti uomo/donna.

 

Emily, cosa rispose Charlotte a chi paragonò la sua Jane Eyre a David Copperfield?

Charlotte aveva letto David Copperfield e le era sembrato molto efficace, persino ammirevole in alcune parti. Riconosceva che avesse delle affinità con Jane Eyre, qua e là, ma va considerato quanto Dickens fosse avvantaggiato rispetto a lei, dalla sua variegata conoscenza degli uomini e delle cose.

 

Charlotte, che cosa puoi dirci dell’affare Thackeray?

 

Più ci penso e più mi convinco che farmi chiamare con uno pseudonimo in fondo era una buona idea. La gente pensa che ci scrive voglia appendere la propria vita privata come un lenzuolo, perché ciascuno veda e commenti da lontano, come più gli aggrada.

Il viaggio a Londra è stato molto istruttivo a riguardo. Erano tutti lì ad aspettarmi, pronti a giudicare cosa avevo scritto e perché, a chi mi ero ispirata e poiché il mio romanzo aveva avuto successo, volevano attribuirlo a Thackeray, il più grande romanziere del momento.

 

 

“L’ho sposato, lettore mio!” oggi hanno scritto una raccolta di racconti su questa frase emblematica, in realtà a chi era rivolta?

 

Non nascondo che ho pensato a una certa Madame di mia conoscenza a Bruxelles, ma è più giusto dire che lo dedico a tutte le donne del mondo, da ora in avanti!