Archivio | marzo 2018

Pasqua a Rosings

Elizabeth ha superato la sua avversione per Mr Collins e ha approfittato del viaggio di sir Lucas per andare a trovare la sua cara amica nell’Hertfordshire. Le stesse buone maniere che facevano accettare a Elizabeth l’ospitalità di Mr Collins andando a convivere sotto lo stesso tetto dopo quanto successo tra loro, scavavano una forte differenza sociale tra il ruolo di nubile e coniugata tra le due amiche che anche se felici di ritrovarsi, sentono che qualcosa nel rapporto tra loro è per sempre cambiato e non potrà più tornare a essere come prima.

La monotonia di quella modesta canonica è rotta soltanto dai pranzi fastosi che la patronessa Lady Catherine de Bourgh decide di offrire ai suoi fortunati vicini. E con tutti questi svaghi le settimane passano velocemente e arriva la Pasqua. A Pasqua, si sa, è tempo di visita ai parenti e la zia Catherine aspetta i suoi nipoti.

In questa atmosfera tranquilla trascorsero le prime due settimane della sua visita. Si stava avvicinando la Pasqua, e la settimana che la precedeva avrebbe portato un’aggiunta alla famiglia di Rosings, cosa che, in una cerchia così ristretta, aveva la sua importanza. Elizabeth aveva saputo, subito dopo il suo arrivo, che Mr. Darcy era atteso nel giro di qualche settimana, e sebbene non fossero molti i conoscenti che avrebbe gradito di meno, il suo arrivo avrebbe fornito una relativa novità a cui guardare a Rosings, e le avrebbe dato modo di capire quali speranze ci fossero per Miss Bingley, osservando il suo comportamento nei confronti della cugina, evidentemente destinata a lui da Lady Catherine, che parlava della sua venuta con estrema soddisfazione, e sembrò quasi irritata nello scoprire che Miss Lucas ed Elizabeth lo avessero già frequentato spesso.
(Orgoglio e pregiudizio, trad. G. Ierolli, jausten.it, cap. 30).

Per i primi giorni gli estranei sono tenuti lontano dalla riunione di famiglia; la funzione domenicale, per di più pasquale, offre l’occasione migliore sia per appurare quelle che fino ad allora erano solo voci, sia per usufruire di un invito a una serata più interessante:

fu solo il giorno di Pasqua, quasi una settimana dopo l’arrivo dei signori, che ebbero l’onore di una tale attenzione, e comunque, all’uscita dalla chiesa, fu chiesto loro solo di andare in serata. 
(Orgoglio e pregiudizio, trad. G. Ierolli, jausten.it, cap. 31).

Lady Catherine non brilla per l’affabilità delle sue doti ospitali:

L’invito fu ovviamente accettato, e a un’ora appropriata si unirono agli altri nel salotto di Lady Catherine. Sua signoria li accolse in modo garbato, ma era evidente come la loro compagnia non fosse certo ben accetta come quando lei non poteva contare su nessun altro; era infatti quasi completamente assorbita dai nipoti, e parlava con loro, specialmente con Darcy, molto di più che con qualsiasi altra persona presente.
(Orgoglio e pregiudizio, trad. G. Ierolli, jausten.it, cap. 31).

Elizabeth ancora non sa che proprio lei diventerà oggetto di interesse e galanteria dei due gentiluomini.
 Mr Darcy, forse stimolato dall’evidente ammirazione del colonnello Fitzwilliam, inizia a guardarla con occhi diversi e si fa scappare più di un complimento:
Darcy sorrise e disse, “Avete perfettamente ragione. Avete impiegato molto meglio il vostro tempo. Nessuno che abbia avuto il privilegio di ascoltarvi può pensare che ci sia qualche manchevolezza. Nessuno di noi due si esibisce per gli estranei.”
(Orgoglio e pregiudizio, trad. G. Ierolli, jausten.it, cap. 31).
La serata finisce senz’altro fatto degno di nota ma se fossi stata Elizabeth avrei trascritto le parole di Darcy sul mio diario sotto al titolo “Una Pasqua da ricordare!”.

 

Ritratti di famiglia. Storie di paese: Luigi, il muratore

Luigi apparteneva ad una famiglia numerosa, dall’indole sanguigna, tanto facili ad accendersi quanto integerrimi nei principi; uno dei nove fratelli, faceva il muratore ma dovette partire militare ai comandi del Duce.

Quando tornò dalla II guerra mondiale dopo essere stato trattenuto come prigioniero dagli inglesi in Libia, sposò Alda di quindici anni più piccola di lui, che tutti chiamavano con il vezzeggiativo di Alduccia proprio per la sua giovane età. Nel giro di pochi anni ebbero cinque figli: tre femmine e poi due maschi che bisognava mantenere. Con il lavoro di muratore si tiravano su pochi soldi, la moglie si dava da fare nel mulino gestito dai genitori a raffinare la farina per aiutare il bilancio familiare.

Immagine

Una famiglia numerosa era impegnativa per entrambi i genitori negli anni del Dopoguerra, non bastava spaccarsi la schiena impastando calce e sudore o lavando lenzuola alla fonte con l’acqua gelata, erano epoche in cui non c’era tempo per le smancerie quanto piuttosto era più facile che, complice un bicchiere di troppo, la mano scattasse in un atto impaziente. I figli si baciavano nel sonno; garantire loro un’istruzione costituiva un lusso. L’onestà e il timore di Dio guidavano la vita sia dentro che fuori casa. Non sempre la lealtà e la correttezza erano ripagate con la stessa moneta, l’integrità morale di un accordo basato su una stretta di mano non sempre assicurava la garanzia di un corrispettivo assolto dal commissionante dei lavori.

Poi la malattia disgregò la famiglia accanendosi su Alda sottoposta a indicibili dolori che la medicina era ancora impreparata ad alleviare. Luigi rimase in casa con l’anziana suocera e il figlio più piccolo che aveva preparato l’esame di maturità mentre assisteva la madre all’ospedale. Le figlie erano tutte sposate mentre l’altro maschio aveva deciso di entrare in convento seguendo la sua vocazione. Ormai nella nuova casa ristrutturata con le sue forze, dotata di tutte le comodità, Luigi era rimasto solo, a rimuginare su nemici immaginari presenti e passati, incastrato come un disco rotto ai racconti di guerra e di prigionia che avevano segnato la sua giovinezza e ora erano rimasti gli unici compagni della sua solitaria vecchiaia. Soggetto ad intemperanze, non meno che in gioventù, fatali gli furono le sue invettive: fu un accesso d’ira che arrestò il suo cuore portandogli la pace eterna.

Ritratti di famiglia. Storia dei due fabbri di paese.

Erano gli anni Sessanta, a Lapedona (in provincia di Fermo, nelle Marche) c’erano due fabbri: uno, Alfredo, il più anziano, artista più che artigiano, tanto burbero nei suoi modi scontrosi quanto gentile nel tocco impresso dalla sua mano nel forgiare il ferro arroventato; l’altro, Sante, ribattezzato Sesto, più giovane, si era fatto da solo,  dopo aver imparato il mestiere si era trasferito qui con una famiglia da mantenere e lavori e scadenze da rispettare, ombroso e tenero, si nascondeva dietro al fumo delle sigarette e della sua fucina.

Immagine

Tra loro una guardinga ma rispettosa competizione, inesistente in realtà perché il primo si dedicava ai fregi, ai piccoli lavori mentre l’altro,  di energie più fresche, sfornava cancellate e inferriate di grandi proporzioni.

Quello del fabbro non era un mestiere ben remunerato;  la  domanda proveniva dalla campagna: gli utensili richiesti dal lavoro dei campi garantivano un corrispettivo fisso in natura di prodotti agricoli che mantenevano la cantina sempre rifornita di buon vino e salumi pensili a stagionare. Altra tipologia di manufatto richiesta erano i cancelletti delle tombe di famiglia per il cimitero su cui ciascuno infiggeva il proprio motivo ricorrente distintivo: questo o quel ghirigoro o questa piuttosto che quella cornice. Così camminando per i tristi viali del cimitero si potevano distinguere  i lavori in ferro battuto secondo il marchio distintivo impresso dal martello di Alfredo o di Sesto. Tant’è che da un certo punto in avanti presero a collaborare i due perché l’esperienza dell’uno e le capacità dell’altro portavano ottimi risultati. Stima e rispetto reciproci crebbero insieme ad una spontanea e tacita amicizia, nonostante o forse grazie alla differenza d’età.

Alfredo era sempre di cattivo umore, rispondeva a mugugni e chi passava per la sua officina e temeva un po’ quell’omone grande e grosso col viso pieno di fuliggine e l’espressione torva;  la vita non era stata facile per lui che aveva perso la moglie appena sposata all’atto di partorire il loro primo figlio. Poi forse per dimenticare, forse per non impazzire, si era lasciato amare da un’altra ragazza con cui aveva costituito una famigliola abbastanza serena, ma senza rinnegare il suo passato tant’è che impose che  alla prima figlia venisse messo il nome della sua amata  e il ritratto troneggiasse in una cornice da lui forgiata nell’ampio corridoio della nuova casa, ritratto di cui non si poteva chiedere notizia se non a rischio di sonori ceffoni in risposta.

Sesto divideva la sua vita tra casa e bottega, stravedeva per la cara moglie e le due figlie e quando più tardi arrivò il sospirato erede maschio, divenne il suo orgoglio. Unico diversivo alle giornate di duro lavoro, erano le passeggiate in campagna e i luculliani pranzi della domenica.

Se Alfredo era conosciuto per un uomo brusco  e scostante in privato, in pubblico, specie nei ritrovi o ai matrimoni, soleva tenere banco e catalizzare l’attenzione su di sé declamando stornelli cuciti addosso a qualche caratteristica peculiare dei festeggiati. Purtroppo dovette comporre un discorso anche in onore dell’amico Sesto che una malattia fulminea strappò all’affetto dei suoi cari in pochissimo tempo. Lui che  temprato dalla vita e dalla rudezza dell’incudine, fu veramente toccato da quel dramma e alle esequie espresse a modo suo tutta la stima e la contrizione per quella perdita così ingiusta e innaturale. Lo seguì dopo pochi anni in cielo, anch’egli vittima del cancro.

Conserviamo ancora quel discorso scritto con semplicità e profondità di sentimenti, perché per una strana coincidenza del destino Alfredo era mio nonno e Sesto il padre di quello che sarebbe divenuto mio marito.

Intervista a Lady Amelia de La Dama in bianco di Antonia Romagnoli

Risultati immagini per la dama in bianco

Lady Amelia volete raccontarci come è stata la vostra infanzia così da potervi conoscere meglio?

Non amo molto parlare di me, ma della mia infanzia ho ricordi molto belli. Sono cresciuta in Scozia, nel castello di famiglia, il posto ideale per dei bambini vivaci come me e mio fratello. Abbiamo esplorato ogni angolo e ogni torre, inventandoci avventure meravigliose. Le nostre governanti non si divertivano altrettanto, però, quando erano costrette a cercarci ovunque, nel terrore che ci fossimo infilati in qualche guaio!

 

Come vi siete guadagnata la fama di “imperturbabile”?

Purtroppo non è stato molto tempo dopo quei magnifici giochi. Sono stata costretta a crescere in fretta, dopo la morte dei nostri genitori. Mio fratello si trovò a essere capofamiglia e aveva bisogno di una figura stabile vicino. Non potevo essere che io. Abbiamo imparato in fretta le regole della buona società e non ci è voluto molto per comprendere quanto fosse necessario mantenere i nervi saldi e ineccepibile autocontrollo per non compiere errori fatali per la reputazione.

 

Quando avete scoperto di avere capacità sensitive?

(ride) Ecco, questo è un argomento di cui non parlo volentieri. A sentire Lady Jersey, non esiste spettro che possa resistere alla mia presenza, ma lei si diverte a prendermi in giro perché conosce la mia passione per le storie di fantasmi. Passione del passato, peraltro: è da molto tempo che non corro più da un maniero all’altro alla ricerca di esperienze sensazionali. Diciamo che ne ho avute abbastanza… 

 

Da dove nasce la vostra antipatia per Hillford, la residenza di famiglia in campagna?

Oh, quella terribile casa! Un capriccio di lord Burnett, una casa che egli ha voluto per la stagione della caccia e che non abbiamo mai utilizzato. L’unico periodo che vi abbiamo trascorso in modo continuativo è stato quello delle feste natalizie del 1807. Lo ricordo bene, perché è stato in quell’occasione, del tutto casuale, che entrambi abbiamo conosciuto i nostri rispettivi coniugi. Perciò non posso neppure parlarne troppo male!

 

Potete asserire in tutta coscienza di non aver incoraggiato Declan?

Assolutamente no! In fede mia, nulla era più lontano da me del sospettare un interesse nei miei confronti da parte sua. Se ci ripenso, ancora arrossisco.

 

Dovete ammettere che Mr. Mills non vi è affatto piaciuto all’inizio, è vero?

Diciamo che all’inizio della nostra conoscenza non ero affatto ben disposta nei suoi confronti e, d’altro canto, anch’io devo essergli sembrata una ragazza davvero sciocca e capricciosa! Mi trovavo in una situazione alquanto complicata, imprevista, e l’ultima cosa che avevo in mente allora era destare l’attenzione di un uomo che mi sembrava troppo anziano e troppo chiuso per destare la mia.

 

Perché ci tenete tanto a che Lord Burnett, vostro fratello, si sistemi?

Soprattutto perché è suo dovere, come Lord e come capofamiglia, portare avanti una discendenza. E poi, un uomo come lui ha necessità… comprendetemi… di essere guidato, accompagnato da una donna che sappia sostenerlo in un ruolo così importante. Per parecchio tempo è toccato a me, ora solo lieta che abbia una moglie del tutto adeguata alla posizione che ricopre.

 

Sono curiosa di sapere se l’amicizia con i coniugi Allen è proseguita…

Certamente sì, quasi ogni settimana andiamo a trovarli. La signora mi ha insegnato il linguaggio del ventaglio, che ignoravo. E che mio marito ignora ancora, con mio grande divertimento.

 

Quando avete aperto gli occhi su George?

George… c’è stato un fatto, un incidente, che mi ha portata a capire quanto mi illudessi su di lui. E credo che sia stata anche l’occasione che mi ha portato a vedere Mr. Mills per l’uomo generoso e buono che mi ha conquistata. A volte noi donne sogniamo un grande eroe e ci illudiamo di vederlo in qualcuno che non lo è. Ma i veri uomini sono quelli che sanno restare saldi e fedeli a se stessi ogni giorno, di fronte alle difficoltà e al quotidiano.

 

Tornate volentieri a Londra? Vi sentite meglio in città o cominciate ad apprezzare la campagna?

Restiamo molto più volentieri in campagna e ormai a Londra torniamo solo qualche settimana, nel pieno della Stagione. Amo molto di più la tranquillità di Hawthorn house, la nostra casa nel Bedfordshire. Poi mio marito a Londra è circondato da troppe signore e io sono molto gelosa.

 

Si può rimproverare a Mr. Mills di essere parco di parole, ma quanto a fatti si dimostra sempre così diretto?

Mr. Mills dice sempre che per le chiacchiere basto io per entrambi. È incredibilmente indisponente, ma è la persona migliore che abbia mai conosciuto. Sì, è un uomo molto diretto, una di quelle persone che sanno dare sicurezza. Infatti sono sicura che sia del tutto indisponente.

 

In diverse occasioni siete stata impulsiva: che cosa vi ha fatto perdere il controllo di voi stessa?

Ciò che mi fa perdere il controllo, per assurdo, è proprio il non avere il controllo delle situazioni. Mio marito lo sa bene… l’inizio del nostro matrimonio non è stato facile proprio per questo motivo.

 

Ognuno ha il suo scheletro nell’armadio: qual è quello di Mr. Mills? Se stesso?

Potrei dire che nei nostri armadi, più che scheletri, ci sono fantasmi. Non posso negare che mio marito per lungo tempo abbia sofferto accusandosi di colpe che non aveva, ma oggi è sereno. E anch’io, dopo tanti tormenti, ho trovato un po’ di pace.

 

Posso domandarvi dove trascorrerete il prossimo Natale?

Come ogni anno, andremo in Cornovaglia, ospiti di Sir e Lady Russel. È ormai una tradizione, per tutti noi. Ci saranno anche Lord Burnett e sua moglie, altri amici di vecchia data. E sì, ci sarà anche George. Santo cielo, non mi sono resa conto, in questi anni, di costringere mio marito a frequentare i miei passati amori e corteggiatori! (ride) Se lo merita, così non dimentica che fortuna ha avuto a conquistarmi!

Volete sapere se ci saranno fantasmi? Sì, in quella casa ce ne sono, ma ve ne parlerò un’altra volta.

 

Arrivederci alla prossima, allora, Lady Amelia!

Equinozio d’autunno (da Sanditon)

Jane Austen's Worthing connections | Sussex Life

I fatti narrati in questo diario si basano su un evento preciso della vita di Jane Austen.

Il 17 settembre 1805 Jane e la sorella Cassandra partirono, con il fratello Edward e la moglie Elizabeth, per Worthing dove li aspettavano la madre e Martha Lloyd e dove restarono fino ai primi di novembre.

Proprio Worthing potrebbe nascondersi dietro a Sanditon, nome fittizio della località balneare in cui Jane Austen ambienta il suo ultimo romanzo, purtroppo lasciato incompiuto.

In queste pagine è lei stessa a raccontare come ha fatto la conoscenza dei Parker, dei Denham e di Miss Charlotte Heywood, simpaticamente rinominata “Miss Guance-rosa”, che poi diventeranno i personaggi di Sanditon.

Con uno di essi in modo particolare la trentenne Jane si trova ad approfondire la conoscenza, e cioè con Mr Sidney Parker, che oltre a costituire un’inaspettata svolta in un soggiorno che rischiava di essere troppo monotono, si rivela un gentiluomo affascinante e divertente. I segni dell’interesse di lui sono chiari ma Jane teme che egli non sia del tutto libero perché già destinato a un’altra.

Inoltre, non tutti vedono di buon occhio questa nascente amicizia e quando la breve vacanza volge al termine, Jane e Mr Sidney sono costretti a guardare bruscamente in faccia alla realtà.

Maria Edgeworth (e Jane Austen)

Risultati immagini per edgeworth maria

Maria Edgeworth nacque il primo gennaio 1767 a Reading, una sessantina di chilometri a ovest di Londra, e morì il 22 maggio 1849 a Edgeworthstown in Irlanda. Prima di 19 figli che suo padre Richard ebbe dalle sue 4 mogli, a sei o sette anni venne condotta in Irlanda che lasciò per qualche anno di scuola in Inghilterra e dove fece ritorno nel 1782 per rimanervi quasi ininterrottamente fino alla morte. Durante un soggiorno in Francia con la famiglia, nel 1803, si innamorò dello svedese Edel Cranz che poi lasciò per non abbandonare i suoi cari e soprattutto il padre. Oltre che con lui, Maria ebbe sempre un felice legame con le matrigne che si succedettero al fianco di quegli, prestando sempre il suo aiuto ad allevare la crescente nidiata di fratelli e sorelle.  Fin dai primi anni ella si rivelò quale poi rimase, comprensiva e sensibile, amante dei giochi e aliena da ogni posa, sempre disponibile. I suoi primi racconti furono composti per divertire la famiglia, senza preoccuparsi della loro pubblicazione. Anzi, spesso quei componimenti venivano scritti sulla lavagna, per essere poi copiati a penna solo dopo aver ottenuto l’approvazione di quella singolare platea dei suoi fratelli. Nel 1795 quando aveva 28 anni, pubblicò il suo primo libro, Lettere a signore letterate (o Se nasce femmina), ispirato dal padre, il quale in anticipo sui tempi sollecitava l’istruzione per le ragazze. Tre anni dopo uscì quindi Educazione pratica coi nomi della figlia e del padre e tra il 1796 e il 1800 sei volumi di racconti per l’infanzia seguiti da una ventina di altre opere. Su tutte emergono Castello Rackrent e L’Assenteista che costituiscono i suoi romanzi più famosi: romanzi dal fascino inesauribile e al tempo stesso documenti umani di valore. Quando ormai era diventata una delle figure più note della letteratura del tempo, si recò con il padre a Londra dove venne accolta calorosamente; era il 1813. Dieci anni più tardi andò a Edimburgo per incontrare Walter Scott che le restituì la visita, in Irlanda, nel 1825.

Oggi i due nomi di Austen e Edgeworth vengono accostati sulla base della comune appartenenza al genere del novel of manners; all’epoca non vi furono contatti diretti ma sicuramente uno specifico influsso. Tra le opere della Edgeworth, Jane Austen, nelle lettere, cita espressamente The Patronage[1] uscito nel 1814 quasi rimproverando Cassandra di non volerlo leggere per capriccio, e si riferisce molto di sfuggita -presumibilmente[2]– alla seconda serie di Tales from Fashionable Life (1812): “I Clement sono a casa e si sono ridotti a leggere. Hanno preso Miss Edgeworth”[3].

The Absentee, del 1812, invece, non è nominato ma il fascino esercitato dall’Irlanda considerata la patria della genuinità di valori e sentimenti, su Jane Austen è innegabile: basterebbero a dimostrarlo il fatto che Tom Lefroy -il primo amore- era irlandese e i frequenti commenti compiaciuti riferiti a se stessa: “Sono letta e ammirata anche in Irlanda!” scrive il 3 novembre 1813 a Cassandra da Godmersham[4].

L’assenteista, uno dei pochi titoli reperibili in italiano, è la più lunga storia scritta dalla Edgeworth, che si svolge per metà nella sfarzosa e dispendiosa quanto vanesia Londra e l’altra in Irlanda, con il duro lavoro e l’attaccamento ai veri valori. In esso viene mossa una vibrante protesta contro il “Landlordism” latifondista che conduceva una vita di lusso e stravaganze a Dublino e a Londra, mentre i disgraziati affittuari erano vittime di agenti ladri e prepotenti. Il modello doveva averlo molto vicino a sé visto che il padre fu un grande proprietario terriero amato dai suoi dipendenti, discepolo del Rousseau in pedagogia, riformatore precoce dei metodi educativi inglesi che ebbe modo di sperimentare sulla sua numerosa progenie.

Anche se lei non ne fa espressa menzione, l’influsso è rintracciabile in tutte quelle allusioni di Jane all’Irlanda, protagonista con i suoi paesaggi, i costumi, le tradizioni, le genti, di questo romanzo della Edgeworth.

C’è tuttavia un riferimento diretto, ulteriore testimonianza del fatto che i personaggi dei suoi libri preferiti, entravano di diritto a far parte della cerchia dei suoi conoscenti in carne e ossa, o almeno era in questi termini che lei ne parlava; esso è costituito dal negozio di gioielleria di Mr. Gray, situato in Sackville Street a Londra, dove Elinor e Marianne incontrano Robert Ferrrars, il fratello maggiore di Edward. Nello stesso negozio in L’Assenteista di Maria Edgeworth, il col. Heathcock attende la promessa sposa e sua madre, Lady Isabel e Lady Dashfort: “immerse in una meticolosa consultazione con il gioielliere”[5].

Dai ritratti dei due donne letterate pervenuti fino a noi si potrebbe immaginare una vaga somiglianza, tra i riccioli bruni sfuggiti alla cuffietta e gli occhi color nocciola (se non si voglia aggiungere anche un carattere un tantino volitivo). Entrambe per esempio avevano a cuore l’educazione femminile, entrambe erano animate da intenti pedagogici, ma con differente piglio. Colpisce l’analogo dato biografico relativo alla loro istruzione: coltivata, e favorita, in casa, all’interno di una biblioteca domestica molto fornita e curata direttamente dal padre che in ambedue i casi oltretutto non si limitò a incoraggiare l’istruzione ma anche la scrittura.

Edgeworth pubblicò nel 1795 la raccolta di Letters, Se nasce femmina…[6] , che è una piccola opera molto singolare perché composta di due generi letterari molto diversi; la narrazione epistolare e il pamphlet educativo aventi come preoccupazione principale l’educazione femminile.

L’importanza di un tema simile non sfuggiva agli occhi di una lettrice onnivora come Jane Austen, a cui veniva dato libero accesso a tutte le opere scritte esistenti nella modesta ma illuminata canonica del Rev. Austen.

Come giovane zia, Jane assumeva su di sé il compito formativo con leggerezza dedicando alla cara nipote Fanny i suoi scritti perché contribuissero alla di lei educazione: entrambe sottolineano l’importanza dell’arguzia in una donna.

La seconda parte di Se nasce femmina… è un breve racconto epistolare intitolato Letters of Julia and Caroline, che oltre a ricordare esperimenti simili raccolti negli Juvenilia di Jane Austen, richiama alla mente una coppia di eroine molto più famose. Nelle otto lettere che Edgeworth fa correre tra due amiche vengono messe in luce oltre che due personalità diversissime tra loro, anche due caratteristiche contrapposte: la razionalità e il sentimento. Julia è tutto sentimento, Caroline è calma e razionale. L’incipit di Julia: “Invano cara Caroline, mi spingi a pensare; io professo solo di sentire con il cuore”[7] sarebbe degno della nostra Marianne Dashwood!

Fu Henry Austen, nella Nota biografica sull’autore inserita all’inizio dei quattro volumi della prima edizione dell’Abbazia di Northanger e di Persuasione, ad accostare per la prima volta i due (in realtà tre) nomi:

Alla morte del padre si trasferì per breve tempo, con la madre e la sorella, a Southampton, e alla fine, nel 1809, nel ridente villaggio di Chawton, nella stessa contea. Da qui indirizzò al mondo quei romanzi che molti hanno accostato alle opere di una D’Arblay e di una Edgeworth.[8]

Temo che Edgeworth non avrebbe gradito l’accostamento; nel parere riportato da Deidre La Faye non riservò parole lusinghiere a Emma:

Non c’è storia che venga raccontata, se non che la signorina Emma scoprì che l’uomo che aveva scelto come amante di Harriet era un suo ammiratore, che questi trovò un affronto essere rifiutato da lei, che Harriet vestì a lutto, che il padre di Emma trovava molto gustosa la pappa d’avena […] ma che purtroppo è molto difficile far capire a un cuoco come preparare una pappa d’avena fatta bene.

Jane Austen, dimostrando indiscussa superiorità, non ricambiava:

In realtà mi sono messa in testa di non farmi piacere nessun romanzo tranne quelli di Miss Edgeworth, i Tuoi e i miei[9].

Comunque non si scambiarono le reciproche opinioni perché non ebbero modo di incontrarsi, ma anche potendo, non l’avrebbero mai fatto.

 

 

[1] Jane Austen, Lettere, cit., L. 105 di martedì 23- mercoledì 24 agosto 1814, p. 398.

[2] Come osserva a riguardo lo stesso traduttore, Giuseppe Ierolli, in nota.

[3] Jane Austen, Lettere, cit., L. 81 di martedì 9 febbraio 1813, p. 303.

[4] Jane Austen, Lettere, cit., L. 95 di mercoledì 3 novembre 1813, p. 364.

[5] Maria Edgeworth, L’assenteista, tradotto da Amalia Bordiga, Edizioni Paoline, 1967, cap XVI.

[6] tit. or. Letters for Literary Ladies

[7] Maria Edgeworth, Se nasce femmina…, cit., p. 69.

[8] Trad. Giuseppe Ierolli, in jausten.it

[9] Jane Austen, Lettere, trad. Giuseppe Ierolli, edizioni ilmiolibro.it, Roma, 2011, L. 108 di mercoledì 28 settembre 1814, p. 407.

Castello Rackrent di Maria Edgeworth

Risultati immagini per castello rackrent pink magazine

Castello Rackrent è un’opera molto complessa, sebbene non lunghissima, ripercorre la storia genealogica ed ereditaria del Castello offrendo al contempo la cronaca delle vicende umane che si sono succedute intorno alla proprietà del maniero irlandese. Un tema trattato con specifica competenza e che dimostra l’educazione non superficiale, per non dire abbastanza approfondita, ricevuta da Maria Edgeworth, nata nel 1767, una circostanza originale per l’epoca.

Questo non sarebbe il classico romanzo per signorine tant’è che la stessa autrice si trincera dietro all’identità di Estensore delle memorie dell’onesto povero Thady che va a presentare.

L’artificio letterario usato è quello di raccogliere il racconto di un vecchio servo, rimasto fedele alla famiglia per tanti anni cercando di ricreare la parlata piena di inflessioni gergali e con una struttura lessicale molto semplice, perché molto più che all’aridità dello storico, è al resoconto di minuzie del biografo che è preferibile guardare per conoscere le vite e “le usanze dei gentiluomini di campagna irlandesi prima dell’anno 1783”. Il particolareggiato Glossario finale è fonte di informazioni preziose a riguardo, di rilevanza anche storica.

Costui racconta la storia della famiglia Rackrent nel suo dialetto, e nella piena convinzione che gli affari di Sir Patrick, Sir. Murtagh, Sir Kit e Sir Condy Rackrent risultino interessanti per tutto il mondo quanto lo sono per lui.

Filtrato dagli occhi fedeli di Thady che viene indicato come il più credibile in quanto diretto testimone, ma anche il più parziale, perché legato alla famiglia da una vita, il memoriale risulta sia preciso nella sua veste di cronaca dei fatti e degli episodi, sia assolutamente soggettivo e di parte, e per ciò stesso motivo di ironia.

Castello Rackrent è anche un affresco delle famiglie nobili irlandesi e delle loro questioni di successione, costantemente gravate dagli annosi problemi debitori, dovuti allo sperpero o al gioco da parte di alcuni proprietari terrieri. Ecco avvicendarsi allora, a capo di Castello Rackrent, quattro generazioni di eredi al titolo così riassunti dall’Estensore nella Prefazione (perché Thady non si sarebbe mai permesso di appellarli così):

[…] quell’ubriacone di Sir Patrick, quel litigioso di Sir Murtagh, quell’attaccabrighe di Sir Kit e quel trasandato di Sir Condy sono personaggi quali oggi in Irlanda non se ne incontrano più.

Molto divertente è l’effetto che Maria Edgeworth ottiene accostando due tipi di registri completamente diversi: l’uno impersonale, distaccato, quasi notarile dell’Estensore, l’altro assolutamente coinvolto e partecipe di Thady, nell’affrontare un tema tutto sommato tragicomico.

“Non sono il tipo d’uomo che bada alla fortuna, né lo sono mai stato” dice Sir Connolly con orgoglio… fece un giuramento così solenne che mi venne spontaneo farmi il segno della croce, “e per questo libro”, dice, afferrando il mio libro di ballate (che aveva scambiato per il mio libro di preghiere, che stava invece nella madia)

La questione della proprietà terriera, con il latifondismo da una parte, e la schiera di fittavoli appesantiti da pigioni insostenibili dall’altra, doveva essere molto sentita se la giovane Maria ne dimostra una così approfondita conoscenza, fornendone anche gli aspetti legali e politici, ma non è senza una vena di ironia che scelse di intitolare il castello “Rackrent” che letteralmente significa arraffa-affitti.

Non era la prima volta che la scrittrice irlandese si occupava di questo tema avendogli già riconosciuto la sua centralità nell’altro romanzo, l’Assenteista, sempre riferendosi al modo irresponsabile e dissennato dei gentiluomini terrieri irlandesi di gestire i loro possedimenti. A tal proposito, Ruskin ha detto: “Imparerete assai meglio la politica dell’Irlanda leggendo l’Assenteista che non migliaia di pagine di libri-blu sullo stesso argomento”. Il modello doveva averlo molto vicino a sé visto che il padre fu un grande proprietario terriero amato dai suoi dipendenti, discepolo del Rousseau in pedagogia, riformatore precoce dei metodi educativi inglesi che ebbe modo di sperimentare sulla sua numerosa progenie. Maria Edgeworth rimase sempre legata e vicina al padre: non solo lui ne promosse l’istruzione, ma anche la scrittura e la pubblicazione di racconti, romanzi, opere morali. A 250 anni dalla sua nascita, questo romanzo è un classico senza età.

 

Quando una nave si incaglia l’ha deciso il mare

28908244_10215502382453492_1559513555_n

Questa è un’occasione molto speciale perché assistiamo a un doppio evento: l’entrata di Literary Romance nel grande mercato editoriale, collana diretta dalla scrittrice Simona Friio che decide di mettersi alla prova nella veste di editore, coadiuvata da Mara Marinucci, responsabile marketing, e la pubblicazione del romanzo Quando una nave si incaglia l’ha deciso il mare.

L’autrice che Literary Romance tiene a battesimo è Amanda Foley che ci porta nell’Irlanda del 1892, quando, in una terra devastata da una profonda crisi politica e religiosa, nella contea di Gallway, viene trovato il corpo carbonizzato di una donna. Avrà a che fare con l’antica dinastia inglese dei Winslow?

Nel frattempo, l’inaspettato matrimonio del facoltoso lord Oliver, rampollo della nobile famiglia, mette a duro confronto il destino di due donne molto diverse: Kathleen, giovane popolana irlandese e lady Emma, superba matriarca degli altolocati Winslow. I continui scontri tra loro spezzano il precario equilibrio della famiglia portando alla luce quei segreti che sarebbero dovuti rimanere tali: come i natali dell’unico erede, Edward, che vive in bilico tra il senso del dovere verso la potente famiglia e il seme ribelle dell’orgoglio irlandese che si scontra con gli ideali di lady Emma, sua nonna.

Mentre nei villaggi e nelle città irlandesi si preannuncia una lotta senza quartiere contro l’odiata Inghilterra, Edward è costretto a partire per la Louisiana. Lì, conosce Eleanor, indomita e passionale suffragetta che lo aiuterà a far luce su se stesso, il suo futuro e il segreto che avvolge l’influente famiglia.

Tre generazioni a confronto per comprendere che talvolta è necessario tornare al passato per affrontare il futuro.

Una lezione di vita e un avvincente racconto immerso in un preciso contesto storico su cui si stagliano le passioni umane di sempre.

Buona lettura!

 

Ebook: € 2,99

Cartaceo: € 13,90

Pagine: 260

Lo trovate su Amazon al link: