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Jane Austen e il teatro

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In casa Austen, vuoi per la numerosità, vuoi per gli interessi letterari, si coltivava la passione drammaturgica. Potrebbero essere stati i fratelli maggiori, James e Henry, i più intraprendenti in questo campo, dato che figurano come redattori al college di Oxford della rivista The Loiterer, pronti a coinvolgere la precoce sorella minore in un vivace scambio di battute per la protesta di tale Sophie Sentiment sugli argomenti adatti a interessare e coinvolgere anche un pubblico femminile. Costei è la protagonista di una commedia – The Mausoleum – di William Hayley del 1785, che secondo Paula Byrne potrebbe essere stata tra quelle considerate dagli Austen alla ricerca di materiale per una rappresentazione teatrale[1].

Come per la forma epistolare, Jane si cimentò nella riduzione teatrale di grandi opere, ora cambiandone natura – come Sir Charles Grandison, diventato da romanzo epistolare di sette volumi, una pièce teatrale[2]– ora inserendole in blocco come controcanto all’interno della narrazione principale (nel caso già visto di Lovers Vows di Elizabeth Inchbald in Mansfield Park).

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Nei quaderni di lavori giovanili diversi sono i tentativi abbozzati e concentrati di commedie parodiche: La Visita dedicata a James Austen, a soggetto culinario, Il Mistero dedicato al padre su un presunto segreto da non rivelare e pertanto rimasto tale, e il primo atto di una commedia appena accennato, con intermezzi canori, a sfondo matrimoniale.

Il teatro rimase comunque una grande passione, a coltivare la quale Jane si dedicava quando era in città ospite di Henry, diventando sempre più esigente in fatto di recitazione:

 

Stasera siamo tutti a Teatro, a vedere Miss O’Neal in Isabella. Ritengo che non sia stata del tutto pari alle mie aspettative. Immagino che io desideri qualcosa di più di quanto possa fare. La recitazione mi soddisfa di rado. Mi ero portata due fazzoletti da Tasca, ma ho avuto pochissime occasioni per usarli[4].

 

Alla fine sabato a teatro ci siamo andati, siamo stati al Lyceum, e abbiamo visto Hypocrite, un vecchio lavoro tratto dal Tartuffe di Moliere e ci siamo divertiti molto[…] Non ho nessuna possibilità di vedere Mrs. Siddons[…] Mi sarebbe particolarmente piaciuto vederla in Constance[5] [Re Giovanni] e non ho avuto remore a prendermela con lei per la delusione[6].

 

Schiva riguardo alle rappresentazioni sfarzose orientaleggianti:

 

Eravamo troppo stanchi per restare a vedere per intero Illusione (Nourjahad) che è in 3 atti; c’era una gran quantità di sfarzo e danze, ma credo ben poco valore[7].

 

Amante dei classici e desiderosa di farvi appassionare anche Fanny, condivideva il successo raggiunto da Edmund Kean come il più famoso attore shakespeariano dell’epoca e annuncia entusiasta alla sorella:

 

Ci siamo assicurati i posti al Drury Lane per sabato ma la smania di vedere Mr. Kean è così grande che abbiamo potuto prendere solo una terza e una quarta fila. – Shylock – Una bella commedia per Fanny. Non credo ne sia rimasta molto colpita[8].

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Non disdegna però di accompagnare anche le nipoti più piccole a leggere rappresentazioni musicali al Covent Garden:

 

Fanny e le due bambine [Lizzie e Marianne] sono andate a prenotare i posti per stasera al Covent Garden; Clandestine Marriage e Midas. Il secondo sarà un eccellente spettacolo per L. e M. – ieri sera si sono godute il Don Juan che abbiamo lasciato all’Inferno alle 11 e mezza. – C’erano Scaramuccia e un Fantasma – e ci siamo divertiti; – parlo di loro, il mio divertimento è stato molto contenuto e gli altri erano molto composti. Don Juan è stato l’ultimo di 3 spettacoli musicali; – Five hours at Brighton, in tre atti –dei quali uno era finito prima del nostro arrivo, nulla di male –e The Beehive, un po’ meno stupido e scadente[9].

 

L’attività teatrale di questo periodo è dominata dalla messa in scena dei drammi di Shakespeare a si producono anche drammi “eroici”, tragedie neoclassiche sul modello francese alla Racine o tragedie domestiche incentrate su vicende di persone qualunque ispirate dalla cronaca nera. Anche la commedia subisce l’influsso della nuova morale dominante per cui alla brillante, spregiudicata e licenziosa commedia della Restaurazione si preferisce la commedia sentimentale, ispirata al decoro e alle virtù borghesi. Da poco ha preso piede un nuovo genere, la ballad opera, antesignano del moderno musical, introdotta da John Gay e consistente nella parodia dell’opera lirica italiana. Un tono diverso, scanzonato e comico, divertente e spiritoso è portato dalle commedie degli equivoci di Goldsmith e Sheridan.

 

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Quando a Mansfield Park il gruppo di giovani annoiati pensa a quale opera drammaturgica mettere in scena, si passano in rassegna diversi titoli evidentemente tutti ben noti all’autrice e a parte i primi tre classici, di autori contemporanei:

 

Né Amleto, né Macbeth, né Otello, né Douglas, né Il giocatore d’azzardo, avevano requisiti che potessero soddisfare anche solo i fautori della tragedia; e I rivali, La scuola dello scandalo, La ruota della fortuna, L’erede legittimo, e un lungo eccetera, furono di volta in volta scartati con sempre più accalorate obiezioni.[10]

 

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È stata più volte colta la versatilità dei romanzi stessi di Jane Austen a essere sceneggiati. Essi infatti posseggono una serie di caratteristiche a livello linguistico e narrativo, tali da indurre registi e sceneggiatori a pensare di essere di fronte a sceneggiature quasi pronte. Un robusto plot, personaggi caratterizzati, dialoghi ben costruiti, un buon passo narrativo  con i necessari colpi di scena e punti climatici, disvelamenti, risoluzioni finali[11].

 

Questo è quanto il cinema richiede e ritrova in abundantiam in questa letteratura in particolare, e in quella ottocentesca in generale. Se si analizzano i dialoghi che fanno avanzare l’azione, personaggi che maturano durante l’intreccio e i temi trattati sempre attuali. e lo dimostrano i numerosi adattamenti televisivi e cinematografici, di poco inferiori a quelli letterari.

[1] Paula Byrne, Jane Austen and the theatre, Hambledon, London, 2002, p. 17.

[2] Anche se rimane controverso se sia stata scritta a due mani con la nipote Anna)

[3] Jane Austen, Lettere, cit., L. 104 di mercoledì 10-giovedì 18 agosto 1814, p. 395.

[4] Jane Austen, Lettere, cit., L. 112 di martedì 29 novembre 1814, p. 416.

[5] Personaggio di Re Giovanni di Shakespeare.

[6] Jane Austen, Lettere, cit., L. 71 di giovedì 25 aprile 1811, p. 268.

[7] Jane Austen, Lettere, cit., L. 98 di sabato 5-martedì 8 marzo 1814, p. 377.

[8] Jane Austen, Lettere, cit., L. 97 di mercoledì 2-giovedì 3 marzo 1814, p. 373.

[9] Jane Austen, Lettere, cit., L. 87 di mercoledì 15-giovedì 16 settembre 1813, p. 323.

[10] Jane Austen, Mansfield Park, trad. Giuseppe Ierolli, jausten.it, sez. “romanzi canonici”, cap. 14.

[11] G. E. Elisa Bussi, “Jane Austen dalla pagina allo schermo”, in Jane Austen, Oggi e ieri, cit., p. 48.

Fonte:

Charles Dickens di Peter Ackroyd

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Ci sembra lecito affermare che Dickens abbia colto l’anima del popolo inglese nella sua malinconia meditabonda come nel suo diffuso umorismo

 

 

Interessantissima biografia intrecciata alla bibliografia di Charles Dickens, il grande romanziere vittoriano. Nel ripercorrere entrambe, il risultato più urgente è quello che mostra che la sua vita è stata intimamente e indissolubilmente legata alla produzione dei suoi romanzi.

 

La vita è un insieme di inezie: le parole di David Copperfield si adattano a questa biografia perché è senza dubbio che nelle “inezie” della vita di Dickens che abbiamo trovato la fonte e la misura delle opere che lo hanno reso indimenticabile.

 

 

Dickens uomo e lo scrittore erano soltanto due delle facce di questo funambolico genio, attore mancato, artista di strada, improvvisatore, sommo interprete della sua gente e del suo tempo.

 

La neppure lunga vita di Dickens si presenta come un vasto canovaccio da cui egli ha tratto ispirazione per le sue visioni e in base al quale noi oggi possiamo imparare a conoscerlo più da vicino.

Solo considerando l’Opera si può giustificare l’Uomo che travagliato da continua inquietudine e insoddisfazione, ha modellato nelle sue storie i limiti e le storture di tutto il genere umano, forse cercando consolazione o assolvimento alle proprie.

 

Quanti eventi, incontri o emozioni sono stati riversati nelle sue storie alla ricerca di una sublimazione o dell’immortalità.

Gli oltre duemila personaggi, non solo sono usciti dalla sua inesauribile fantasia, ma continuavano a vivere nel suo studio o per le stesse vie di Londra, rimanendo a disposizione di colui che li aveva generati.

 

Le camminate, l’ossessione per i traslochi, il gusto per i viaggi, sono caratteristiche che lo contraddistinguevano ma a distinguerlo dagli altri gentiluomini vittoriani erano la sua teatralità, il suo infantilismo, la sua curiosità morbosa, la sua natura camaleontica pronta ad adattarsi alle più impervie circostanze. E più di tutti lo caratterizza l’irrequietezza, la continua e spasmodica ricerca di qualcosa di più, di oltre, di nuovo, di diverso.

 

Fu uno dei primi vittoriani, anzi forse un pre-vittoriano: nella sua predisposizione all’entusiasmo e all’euforia nel suo radicalismo e nel suo ardente desiderio di una riforma sociale, fu una delle figure che emersero nei primi tre decenni del secolo.

 

Questo dal punto di vista sociale. Dal punto di vista personale credo che presto abbia avvertito una profonda discrepanza tra l’essere e l’apparire, tra l’uomo pubblico e quello privato, lo scrittore modello di virtù, e quell’insopprimibile esigenza di vivere, di non accontentarsi, di seguire la sua passione.

 

Nelle opere di Dickens, come nella sua vita, c’è la stessa inconfondibile urgenza di contenere, comprendere e controllare tutto. … La complessità, l’impeto, l’evoluzione, la lunghezza stessa della sua narrativa ne sono una dimostrazione: una narrativa così piena di umorismo (e non vi fu mai periodo propenso a ridere di se stesso) di un profondo interesse per l’imprescindibile progresso dell’uomo nel mondo, ma anche di un forte desiderio di trascendenza.

 

Conoscere più da vicino Dickens, negli aspetti più intimi e personali, può ispirare sentimenti di umana simpatia o antipatia verso l’uomo, ma verso lo scrittore insopprimibile è un moto di incondizionata  ammirazione.

 

Sinossi:

La vita di Charles Dickens è una storia di miseria e povertà, di bancarotta, prigione e lavoro minorile forzato, prima di giungere alla fama e alla gloria, proprio come accade nei suoi più celebri romanzi. Charles Dickens nacque nel 1812 a Portsmouth, dove suo padre lavorava come impiegato della Marina Britannica. Nel 1823 i Dickens si trasferirono in uno squallido sobborgo di Londra, ma dopo un anno il padre dello scrittore finì in prigione per debiti e Dickens, a soli dodici anni, fu costretto a lavorare in una fabbrica di lucido per scarpe. Qualche anno più tardi trovò lavoro in un ufficio legale, imparò a stenografare da autodidatta e diventò giornalista. Nello stesso anno cominciò a pubblicare a puntate Il Circolo Pickwick. Nei successivi vent’anni, Charles Dickens pubblicò molti romanzi in forma seriale su famose riviste del tempo come Oliver Twist (1838), David Copperfield (1849) e La Piccola Dorrit (1857), i cui protagonisti divennero il simbolo dell’infanzia sfruttata, uno dei più gravi problemi sociali del tempo. Peter Ackroyd offre una nuova visione della straordinaria vita di Dickens, ricercandone sempre l’eco nell’opera: i romanzi di Dickens sono infatti pieni di riferimenti sui luoghi in cui ha abitato, popolati di personaggi che conosceva personalmente e intrisi delle preoccupazioni che lo tormentavano. Ackroyd, tuttavia, non si limita a raccontare la vita del più famoso scrittore londinese, ma traccia un quadro impeccabile della Londra vittoriana in cui Dickens si muoveva: i sobborghi e le periferie, l’arrivo delle ferrovie, gli effetti della rivoluzione industriale e l’espansione dell’impero britannico. «Un trionfo biografico» (Kirkus Review)

 

 

Le colline, il tramonto e un cane. Vita e poesia di Emily Dickinson di Sara Staffolani

 

 

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L’ispirazione è una cara e volubile amica. 

Mi hanno colpito subito queste parole che introiettano immediatamente nel mondo incantato di Emily Dickinson in cui Sara Staffolani ci conduce delicatamente per mano.

Raramente mi è capitato di leggere una biografia così partecipata e sentita. L’affinità tra l’autrice e il soggetto del suo racconto è immediata e palpabile.

Sara Staffolani ci fa entrare nella dimensione più esclusiva e privata di Emily e ci svela i tanti mondi a cui si apre la sua complessa. Una persona anticonvenzionale, particolare, speciale, ma che comunque sfugge a qualsiasi etichetta che la possa definire e comprendere tutta.

Una vita tutto sommato ordinaria, ma vissuta intensamente e analizzandone ogni impercettibile moto sia dell’animo che del mondo esterno. Il volo di un’ape e l’anima che si chiude come una pietra sono registrati con la stessa precisione tachigrafica.

La Mia Vita era stata – Un Fucile Carico

Si parla sempre della solitudine di Emily Dickinson ma in verità essa è costellata di tante figure familiari e amiche che hanno intessuto attorni a lei legami forti, rapporti totalizzanti, affetti tanto teneri quanto soggetti a repentini capovolgimenti, dolorosi lutti e lacerazioni.

Ognuno che perdiamo prende una parte di noi; 

Uno spicchio alla fine rimane

Che come la luna, una torbida notte, 

E’ chiamato dalle maree

Un personaggio misterioso rimane Emily la poetessa, ancor più della consorella Emily Bronte, le cui insondabili analogie non sfuggivano per prima a lei.

L’uso della parola, magnetico, plastico, simbolico e volutamente criptico, ha assolto perfettamente ai suoi piani e scopi.

Enigmatica, vestale della Poesia e del focolare domestico, lei che sin dall’inizio si oppose al destino “domestico” previsto per il suo sesso.

Aver cosparso il cammino della sua vita di questi adamantini foglietti bianchi cui erano affidati i suoi versi, è stato come lasciare innumerevoli attestazioni di sé accampando sul mondo terreno il suo fermo desiderio di Eternità.

La mia Ruota è nell’oscurità!

Non riesco a vederne i raggi

Eppure so che i suoi stillanti passi

Girano sempre in tondo

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Anne Brontë. La vita e le opere. di Will T. Hale, a cura di Maddalena De Leo

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In occasione del bicentenario della nascita di Anne, la minore delle sorelle Brontë, viene proposta questa biografia che costituisce il primo studio che è stato fatto sulla sua vita e le sue opere. L’autore è Will T. Hale, un professore dell’Università dell’Indiana e a reperire il testo e a curarne la traduzione per noi è stata la prof. ssa Maddalena De Leo, docente di Inglese e socia della Bronte Society sin dal 1975, rappresentante della Sezione Italiana della Bronte Society.

Il libro offre in forma abbastanza concisa il ritratto di Anne Bronte che nei suoi brevi 29 anni di vita non poteva colmare altre pagine ma ha lasciato due forti e intense testimonianze di sé con le sue opere che sembrano tanto diverse tra loro ma in realtà riflettono i due aspetti del suo carattere.

 “Naturale che Anne sia stata trascurata”, si legge nella biografia, “perché è una delle autrici più impercettibili e stringate dell’età vittoriana. Delicata e fragile per l’intera vita, distrutta dalla tubercolosi proprio all’inizio della carriera, non fece che una labile impressione nella letteratura dell’epoca e non ne lasciò alcuna in quella seguente. … E ciò nonostante c’è qualcosa di molto interessante in questa dolce e gentile ragazza che solo una volta si allontanò dal suo nativo Yorkshire e la cui opaca, misera esistenza fu così carica di fatica e di tragedia, il cui tenere e gradevole aspetto fu prematuramente strappato alla ruota della vita”.

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La natura gentile e mite di Anne, che viene citata e ricordata da tutti come la sua nota distintiva, è riversata in Agnes Grey che è un pacato diario della vita di un’istitutrice. Se paragonato alle passioni che agitano Cime Tempestose, questo libro può apparire tremendamente piatto ma in realtà esso denuncia in modo realistico e meticoloso il trattamento riservato alle giovani donne che devono lavorare per mantenersi.

L’ideale per lei, ma anche per le sue sorelle, era aprire una scuola tutta loro, quello era il loro progetto dichiarato mentre quello inconfessato era di trovare l’amore.

Non avrebbero potuto confessarselo nemmeno a vicenda ma i rispettivi libri le tradiscono e rivelano a tutti quanto ciascuna desiderasse per sé qualcuno da amare e da cui essere amate.

Ultima di sei figli, era la preferita di tutti, il suo carattere non era di quelli che si impongono ma proprio per questo con lei era facile andare d’accordo e tutti di fatto con lei andavano d’accordo. D’altro canto lei non si risparmiò mai per nessuno, salute permettendo.

È Anne, quella che credevamo essere la più debole, che alla fine invece si prenderà cura del fratello Branwell estraniato da sé dall’oppio e dall’alcool.

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La signora di Wildfell Hall racconta il viaggio agli inferi in cui lo ha accompagnato e con audacia descrive scene di dissolutezza per denunciare il potere distruttivo del bere e insinuarsi nella delicata questione del perdono divino promesso dagli evangelici.

La fede la sorresse sempre e le diede la forza e la serenità di superare il momento decisivo:

 

Speravo che fra i coraggiosi e i forti

Potesse compiersi il compito assegnatomi

Dandomi da fare fra la gente operosa

Con uno scopo vivo e intenso

Ma Dio aveva deciso altrimenti…

 

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Curiosità su Dickens

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  • La sera prima della sua nascita, la madre volle a tutti i costi andare a un ballo, adorava ballare! Forse questo è il motivo della sua irrequietezza.

 

  • Acquistò da grande la casa di Gad’s Hill Place che un a volta suo padre gli  aveva mostrato da bambino dicendogli: Forse un giorno sarà tua!

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  • Era un formidabile camminatore, percorreva dai 30 ai 40 chilometri al giorno, anche di notte, tant’è che l’incipit de La bottega dell’antiquario è: “E’ mio costume d’andare a passeggio quasi sempre di notte…”

 

  • A dodici anni iniziò a lavorare in una fabbrica di lucido per scarpe a sette scellini a settimana!

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  • E’ lui a mantenere la famiglia quando dopo pochi giorni il padre viene rinchiuso in prigione per debiti (fortunatamente per due mesi)

 

  • Il primo amore si chiamava Maria Beadnell, è molto minuta tanto da essere soprannominata “Venere tascabile”. Figlia di un banchiere, il giovane Dickens non era considerato alla sua altezza dalla famiglia. Quando la rivedrà, molti anni dopo, la definirà una grassa oca!

 

  • Il sogno di Dickens era quello di fare l’attore da grande; ottenne un’audizione dal direttore del Covent Garden ma non poté fare il provino a causa di un bruttissimo raffreddore. Forse lì si decise il suo destino secondo la formula delle sliding doors.

 

  • Per i suoi primi racconti anche lui usò uno pseudonimo: Boz, appellativo che aveva dato al suo fratellino Augustus; Per i suoi contemporanei Dickens era un nome sostitutivo del diavolo: “Vattene a … Dickens”.

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  • Per il suo 23^ compleanno invita gli Hogarth: il padre George è caporedattore dell’Evening Cronacle e padre della sua futura moglie, Catherine che ne ha 19. E’ molto singolare che tre delle 4 figlie di Hogarth avranno un ruolo decisivo nella vita di Charles Dickens: oltre alla moglie Catherine, Mary, morta prematuramente e mai dimenticata, e Georgina, rimastagli accanto anche dopo la separazione dalla propria sorella.

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  • Divertentissima citazione de Il Circolo Pickwick: Ebbene, signore, penso che stiate esagerando, come disse il vetturino postale alla tempesta che lo aveva ricoperto.

 

  • Tempi difficili nello stesso periodo e tratta lo stesso tema della Rivoluzione Industriale di Nord e Sud di Elizabeth Gaskell.

 

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  • Dickens aveva la mania dei traslochi: cambierà casa innumerevoli volte.

 

  • Barnaby Rudge è il suo primo romanzo storico ambientato e ispirato alla Scozia di sir Walter Scott.

 

  • Dal suo primo viaggio in America riporta come souvenir vivente uno spaniel bianco a cui viene dato il nome di Timber Doodle (scarabocchio di legno) che diventerà il suo compagno inseparabile.

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  • Durante il viaggio in Italia, assiste all’eruzione del Vesuvio da vicino, tanto da vicino che la guida che li accompagna in cima viene dichiarata dispersa.

 

  • Gli piacevano i bambini, tanto che ne ritrarrà moltissimi nei suoi romanzi, ma meno i suoi 10 figli!

 

  • Dickens non è l’inventore del Natale ma è lo scrittore che meglio di tutti ha saputo celebrare e diffondere la magia di questa festa, a prescindere dal suo significato religioso. Dopo Canto di Natale i lettori cominciarono ad aspettare ogni anno la sua storia di Natale e vennero puntualmente accontentati con Il Grillo del Focolare, Le campane, La battaglia della vita, Il patto col fantasma, etc.

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  • La moglie di Dickens scopre la relazione con Ellen Ternan quando si vede recapitare dal gioielliere un braccialetto destinato all’altra!

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  • Il 9 giugno 1865 Dickens si salva per miracolo da un tragico incidente ferroviario da cui rimarrà a lungo scioccato.

Muore improvvisamente a soli 58 anni. L’Inghilterra proclama il lutto nazionale

 

Sinossi:

7 febbraio 2012: ricorre il bicentenario della nascita di Charles Dickens. Charles Dickens ha descritto nei suoi libri molte esperienze da lui realmente vissute: l’infanzia trascorsa sognando una buona istruzione, negata dalla dura realtà di una fabbrica di lucido da scarpe; le incredibili peripezie che lo portarono al successo a soli 24 anni; le amicizie nate nelle pause del lavoro giovanile; gli amori; la sua numerosissima famiglia. Marie-Aude Murail racconta questa vita eccezionale come fosse un romanzo, tratteggiando la straordinaria personalità di uno tra i più importanti scrittori del mondo con la leggerezza e la sagacia che la contraddistinguono e che, forse, ha imparato proprio da quel grandissimo maestro. Titolo originale: “Charles Dickens” (2005).

Bicentenario di Anne Bronte

 

Il 17 gennaio 1820 nasceva Anne Brontë, l’ultimogenita del rev. Brontë e della moglie Maria Branwell.

La sua educazione fu curata in casa, non andò ad alcuna scuola come Charlotte ed Emily ma non le furono risparmiati i dolori per la perdita delle altre sorelle né sacrifici. Quando fu il momento di rimboccarsi le maniche, partì per andare a fare l’istitutrice in una casa privata, i Robinson.

Questo disegno, tratteggiato durante una delle prime estati trascorse con quella famiglia (è datato 25 luglio 1840), sembra esprimere simbolicamente il suo stato d’animo (secondo uno dei suoi biografi Edward Chitham).

Fortissimo fu il sodalizio con le sorelle: pubblicarono insieme inizialmente una raccolta di poesie, sotto pseudonimo maschile mantenendo l’iniziale (lei era Acton Bell).

Chi non osa afferrare le spine | non dovrebbe mai desiderare la rosa.

Poi fu la volta dei suoi romanzi: Agnes Grey, pubblicato nel 1847, e The Tenant of Wildfell Hall, pubblicato nel 1848, molto diversi tra loro.

 

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Il primo si richiama all’esperienza autobiografica come istitutrice: scritto in forma di diario, regala alla protagonista quell’amore che la vita vera non le fece incontrare.

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The Tenant of Wildfell Hall è una storia molto forte, intensa, dai toni poco femminili, che tradisce una diretta conoscenza di episodi di violenze e alcolismo. Evidentemente desunta dal pessimo spettacolo di sé che il fratello Branwell dette in casa fino all’ultimo.

La possibilità di morire c’è sempre; ed è sempre bene vivere tenendola presente. (Helen Graham: cap. XLII)

La giovane vita venne presto stroncata dalla tubercolosi, a soli 29 anni, nonostante le cure amorevoli di Charlotte che assecondandone il desiderio l’accompagnò a Scarborough. Fu scelto il mare che tanto amava come suo ultimo orizzonte.

In occasione del bicentenario è uscito questa biografia curata dalla prof.ssa Maddalena De Leo, massima esperta in materia.

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Sinossi:

La presente biografia, comprendente anche un’articolata discussione sulle opere dell’autrice, risale al 1929 e il suo autore Will T. Hale (1880-1967), fu professore di letteratura inglese presso l’Università dell’Indiana. É molto difficile reperire questo testo anche in lingua inglese in quanto ad oggi esso non viene pubblicamente diffuso ma è presente solo in rarissime biblioteche tra cui quella del Brontë Parsonage Museum a Haworth.

La donna invisibile. La storia di Nelly Ternan e Charles Dickens di Claire Tomalin

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La donna invisibile. La storia di Nelly Ternan e Charles Dickens

 

Per quanto in forma romanzata, la storia della relazione tra Nelly Ternan e Charles Dickens, il più grande scrittore vittoriano, è estremamente affascinante ed emblematica. Essa non solo ci spiega chiaramente come potevano essere i rapporti tra uomo e donna in epoca vittoriana, quali i rispettivi prezzi da pagare in una relazione sentimentale, ma ci dà esattamente la misura di quanto la morale di quel periodo fosse ipocrita, perbenista e fondamentalmente maschilista.

Ignorata per lungo tempo dai biografi ufficiali e da quella parte di familiari (la cognata Georgina in testa, che preferì rimanere accanto a Dickens piuttosto che alla propria sorella nella separazione) che doveva preservare il santuario costruito intorno alla figura dell’impeccabile scrittore, la presenza di Nelly Ternan nella vita di Dickens viene fuori di prepotenza grazie al lavoro di ricostruzione storica e di indagine quasi poliziesca necessaria per risolvere un giallo, un mistero i che i protagonisti hanno deliberatamente deciso di elaborare. Distrutti i carteggi, la corrispondenza, ogni riferimento alla esistenza di questa ragazza in relazione a Charles Dickens.

Una ragazza come Nelly, che aveva la stessa età della figlia Kate, avrebbe potuto compromettere la reputazione senza macchia di uno scrittore che si ergeva a campione delle virtù domestiche non solo con la sua età anagrafica appunto, ma anche con la sua provenienza, appartenendo a una famiglia di gente di teatro e instradata al mestiere dalla madre e con le due sorelle più grandi, già in tenera età.

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La biografia di Claire Tomalin mette in evidenza il sottile legame che doveva attrarre Dickens verso questa ragazza e il suo mondo, dato che il teatro e la recitazione erano stati da sempre per lui “l’altra vita, l’altro amore, l’altra ambizione”. Dickens se ne lasciò conquistare, perse indubbiamente la testa tanto da arrivare a lasciare la moglie Catherine compagna di una vita, madre della sua prole numerosa, rinnegandola, e allo stesso tempo rovinando la giovane Ellen e se stesso.

Forse Dickens avrà creduto di impersonare un qualche protagonista dei suoi romanzi quando iniziò a condurre una doppia vita, un’esistenza di sotterfugi e bugie, artifici creati ad arte per coprire spostamenti, viaggi all’estero, e l’uso di più di un falso nome.

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La sua mente immaginifica deve averlo sostenuto parecchio in questa ardua impresa che avrebbe logorato anche un ventenne. Ma la posta in gioco era troppo alta, e pochissime erano le persone di cui potersi fidare. In più anche se Mrs Ternan lo lasciava fare e la sorella maggiore Fanny, maritata Trollope, non nascondeva il suo biasimo, era la stessa Nelly a non vivere serenamente quello stato di cose, costretta continuamente a nascondersi, e a trascorrere le giornate in casa ad aspettare le visite di Dickens.

Nelly Ternan incapace di sottrarsi a un gioco più grande di lei, accettò questo modo di lottare per la sopravvivenza riservandosi di crearsi una situazione rispettabile in un  momento successivo. Nella seconda fase della sua vita infatti, dopo la morte di Dickens, accetta la corte di un ragazzo molto più giovane di lei e diventa la signora George Wharton Robinson mettendo su famiglia con due figli.

Lei non ha fatto quasi nulla eccetto lottare per la sopravvivenza, usando le armi che era stata educata a usare e facendo del suo meglio per piegare le circostanze alla sua volontà… Sotto un altro aspetto Nelly appare la tenace rappresentante di tutte le donne traviate che devono essersi ribellate al fato imposto loro dall’Inghilterra vittoriana.

Poche sono riuscite ad avere la meglio con le sole armi dell’intelligenza e dell’audacia: Ellen Terry è stata una di loro. Nelly Ternan non ha mai avuto tale forza; la sua risorsa, una volta resa invisibile dall’unanime decreto della gente rispettabile, è stata trasformarsi in una persona del tutto diversa.

 

Tanta era stata la cura e l’attenzione sua e delle sorelle di preservare il presente dagli scomodi ricordi del passato che il figlio rimarrà sconvolto dall’apprendere pettegolezzi su una colpevole laison della madre con Charles Dickens.

Quello che prima era considerato disdicevole, veniva semplicemente ignorato mentre oggi si cercano di capire le ragioni e soprattutto i sentimenti delle persone coinvolte per evitare giudizi morali e drastici. Certo è che Dickens non avrebbe affatto gradito la nostra curiosità.

Certo è che sebbene dei loro stati d’animo si possa conoscere ben poco, essendo sparite le fonte più dirette date dalle lettere e biglietti che si scambiavano, capiamo benissimo cosa potevano e non potevano fare un uomo e una donna nella società di metà ottocento, quanto fosse illusoria la loro presunta libertà, quanto fosse vana la loro ricerca della felicità e invece imperativo preservare la propria reputazione sociale.

Devo assolutamente cercare il film

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Sinossi del libro:

Una biografia che si legge come un romanzo, un affascinante giallo non ancora del tutto risolto, quello vissuto dal più celebre scrittore inglese dell’Ottocento e da Ellen Ternan, attrice senza futuro: un legame talmente pericoloso e inconfessabile che per la prima volta venne pubblicamente ipotizzato solo nel 1934, sessantaquattro anni dopo la morte di lui e ventuno anni dopo la morte di lei. Fu tale l’orrore per la sconvolgente notizia, che i cultori del mito di Dickens preferirono non crederci. Quando si incontrano nell’estate del 1857, Charles Dickens è una celebrità, ha quarantacinque anni, una moglie, nove figli. Ellen, che tutti chiamano Nelly, ha diciotto anni, è molto graziosa, ed è un’attrice. La passione dello scrittore deve essere travolgente se pochi mesi dopo l’incontro con lei si separa brutalmente e pubblicamente dalla innocente moglie: da uomo del suo tempo, Dickens dà la colpa di un evento certo raro e scandaloso in quegli anni, accusandola di non amare i figli e di essere anche un po’ pazza. Nega ogni addebito, rompe l’amicizia con Thackeray che l’accusa di avere un legame con una misteriosa attrice, pubblica sul “Times” una dichiarazione in cui si proclama del tutto innocente da un simile peccato. Da quel momento, inizia una vita contorta, immersa nelle bugie e nei segreti per tenere nascosta la lunga relazione.