Archivio | aprile 2020

Un libro al giorno: Tempi difficili

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..ella sentì l’impulso di buttarglisi fra le braccia e di confidargli tutto ciò che le pesava sul cuore. Ma, per vedere ciò, egli avrebbe dovuto saltare d’un balzo tutte quelle barriere artificiali che da molti anni andava elevando fra se stesso e quelle sottili essenze di umanità che sfuggiranno ai più sapienti calcoli di algebra fino a quando il suono dell’ultima tromba non farà scomparire anche l’algebra. Le barriere erano troppe e troppo alte per un simile salto. Con il suo volto impassibile, utilitario, positivo, egli richiamò la figlia alla realtà, e il momento precipitò negli abissi senza fondo del passato, a confondersi con tutte le occasioni perdute che vi sono annegate.

Un libro al giorno: Nord e Sud

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Lei abbassò la testa ancora di più; ancora più nascosto era il suo viso, che sfiorava il tavolo davanti a lei. Le andò vicino. Le di inginocchiò accanto, per portare il viso più vicino al suo orecchio; e in un sussurro pronunciò parole palpitanti: “Attenta. Se non dite nulla , avrò la sorprendente presunzione di considerarci mia.Mandatemi via, se me ne devo andare… Margaret!”. Sentendosi chiamare per la terza volta, lei si girò verso di lui con il viso ancora coperto dalle sue piccole mani bianche, continuando a tenerlo nascosto; ed era così delizioso sentire la morbida guancia di Margaret contro la sua, che lui desiderò vedere l’intenso rossore sul suo viso e gli occhi pieni d’amore. La strinse forte a sé.Ma entrambi rimasero in silenzio.

Infanzia Regency di Jane Austen

Jane nasce il 16 dicembre nella rettoria di Steventon, nello Hampshire settentrionale, settima tra i figli del rev. George Austen (1731-1805) e di sua moglie Cassandra Leigh (1739-1827), il cui matrimonio era stato celebrato il 26 aprile 1764.
Il reverendo Austen si era trasferito a Steventon, un piccolo villaggio a poche miglia dalla cittadina di Basingstoke, diventando parroco della chiesa locale, con la moglie e gli altri figli ai quali, quattro anni dopo, era andata ad aggiungersi la settima, Jane che vivrà qui fino all’età di 25 anni.
Nella piccola chiesa di Steventon si trova oggi una targa che recita: “Jane Austen / Born December 16th 1775 / Died July 18th 1817 / Worshipped Here / This tablet was erected to her memory by her great grandniece Emma Austen Leigh 1936”. La canonica dove viveva la famiglia, invece, è stata demolita intorno al 1824.
Quello del 1775-76 fu un inverno particolarmente freddo, forse fu per questo che Jane venne battezzata quasi 4 mesi più tardi, il 5 aprile con una cerimonia pubblica.
Dall’annotazione sul registro dei battesimi si apprende
che la cerimonia privata si era invece svolta subito, all’indomani, in casa:
“Jane Daughter of the Revd Mr George Austen Rector of this Parish, & Cassandra his wife was Privately Baptizd Decr 17th 1775 Rec’d into the Church April 5th 1776”
Jane Figlia del Rev. Mr. George Austen, Pastore di questa Parrocchia, e di sua moglie Cassandra, è stata battezzata privatamente il 17 dicembre 1775, registrata in Chiesa il 5 aprile 1776]
Il 17 dicembre il rev. Austen annunciava la sua nascita alla cognata:
Cara Cognata,
Senza dubbio stavi aspettando da qualche tempo notizie dall’Hampshire, e forse ti sei un po’ meravigliata che alla nostra età fossimo diventati così incapaci di contare, ma è stato così, perché Cassy. si aspettava di partorire un mese fa: comunque ieri sera il momento è arrivato, e senza molti preamboli, tutto si è concluso felicemente.
Ora abbiamo un’altra bambina, per il momento un giocattolo per la sorella Cassy e in futuro una compagna. Si chiamerà Jenny, mi sembra somigli a Henry, così come Cassy somiglia a Neddy.
Jane infatti era nata con un mese di ritardo rispetto ai calcoli fatti dai suoi genitori che in verità avrebbero dovuto essere ormai esperti in materia, per questo il rev. Austen ci scherza su.
Fortunatamente era andato tutto bene, il reverendo tira un sospiro di sollievo perché all’epoca non era poi cosa da poco sostenere un parto e uscirne illesi, sia per la madre che per il neonato. Mrs Austen dove avere una fibra molto forte!
Non si conoscono le ore del travaglio che ha dovuto sopportare ma è difficilmente credibile che abbia partorito sul letto per pericolo di sporcare il prezioso materasso di piume. E’ più probabile che si usassero sedie inclinate o sgabelli che per la loro conformazione facilitassero l’espulsione del feto. Non c’erano medici ad assistere al parto ma solo parenti e amiche esperte di loro, semmai si chiamava l’ostetrica ma la notte in cui nacque Jane doveva essere difficile farla venire da Basingstoke, distante 7 miglia dalla canonica.
A Guide to Jane Austen and Children | Lapham's Quarterly
Il neonato poi veniva lavato, vestito e messo accanto a sua madre nel letto o all’interno della sua culla, avvolto in un lungo abito e in calde coperte.
Era ancora raccomandata la fasciatura che lasciava liberi solo braccia e gambe e serviva anche a sostenere la schiena. Se le condizioni igienico-sanitarie relative al cambio della fasciatura lasciavano a desiderare perché si riteneva che l’urina avesse potere disinfettante, si osservava però la cautela di preservare il delicato capo del bambino sin da subito con dei minuscoli cappellini ad hoc.
Dopo il puerperio che per alcune donne durava in mese, per altre, che si sentivano più in forze, poche settimane, cominciavano a ricevere visite di rallegramenti per la nascita di amici e conoscenti.
Gli Austen seguivano l’usanza del periodo regency di affidare i loro figli appena tre mesi dopo la loro nascita a una balia, nel caso specifico “una brava donna a Deane”, un villaggio vicino a Steventon, di ceto sociale inferiore agli Austen. Da lei fu allevata anche Jane. I genitori non abbandonavano il figlio presso la balia senza più rivederlo, il nipote Edward nel suo Memoir ricorda cheIl bambino veniva quotidianamente visitato da uno o entrambi i suoi genitori e veniva portato spesso da loro nella canonica, “anche se il cottage [a Deane] era la sua casa”. Anche se lì la vita era meno lussuosa, era però sana e corroborante visto che tutti i bambini Austen sono cresciuti bene e forti (a parte George). 
Il bambino faceva quindi definitivo ritorno presso la famiglia naturale una volta che cominciava a muovere i primi passi oppure anche più tardi.
I bambini di Austen rimasero con i Littleworth fino a quando non iniziarono a camminare e parlare, fino a quando cioè potevano “essere considerati esseri razionali”. Henry tornò a Steventon Rectory a quattordici mesi e Cassy e Jane furono restituite quando raggiunsero i due anni.
La madre sostituì allora le loro vesti lunghe “da neonati” in abiti più corti che consentissero loro maggiore libertà di movimento. I bambini indossavano anche cappellini imbottiti “paraurti”.
Da questo momento iniziò l’infanzia di Jane a Steventon, nella canonica che non era affatto un’austera e grigia dimora ma una casa allietata dal carattere aperto dei genitori, la presenza dinumerosi figli e allievi che il rev. Austen prendeva a pensione per istruirli, un ambiente insomma molto vivace per le frequentazioni e le conversazioni. uno degli svaghi preferiti dagli Austen era proprio di organizzare recite familiari alle quali partecipavano tutti.
An Elegant Society: Adam Buck, artist in the age of Jane Austen ...
La descrizione della giovane Catherine Morland bambina mi sembra molto calzante:
Una famiglia con dieci figli sarà sempre chiamata una bella famiglia, purché ci siano teste, braccia e gambe nella giusta proporzione; ma i Morland avevano poco altro per essere degni di quell’aggettivo, poiché erano in generale molto brutti, e Catherine, per molti anni della sua vita, brutta come tutti. Aveva una figura esile e goffa, una pelle giallastra e scolorita, capelli scuri e lisci e lineamenti marcati; questo come aspetto fisico; ma non meno sfavorevole all’eroismo sembrava la sua mente. Amava tutti i giochi da maschi, e preferiva di gran lunga il cricket non solo alle bambole, ma ai più eroici divertimenti dell’infanzia, come accudire un ghiro, nutrire un canarino, o annaffiare un roseto.
..a dieci anni non era né cattiva di cuore né cattiva di carattere; di rado era testarda, quasi mai litigiosa, ed era molto buona con i più piccoli, con qualche intervallo di tirannia; oltre a ciò, era rumorosa e scatenata, odiava stare rinchiusa e lavarsi, e al mondo non c’era nulla che le piacesse quanto rotolarsi nel pendio erboso dietro la casa.
L’Abbazia di Northanger, jausten.it
Giuseppe Ierolli, Jane Austen si racconta, Utelibri, Bergamo, 2012.
L’illustrazione di apertura è di Katie Wilson ed è tratta dal libro Jane Austen, Little People, Big Dreams.

Solo David di E. H. Porter

Solo David (Five Yards Vol. 12) (Italian Edition) eBook: Hodgman ...

 

Sembra uscito da un libro di fiabe il piccolo grande protagonista della nostra storia.

Lui è David, solo David. Così ama presentarsi agli altri, alla gente. Senza fregiarsi di un cognome altisonante o di una casata distintiva che lo collochi nel mondo delle apparenze.

Un ragazzino di 10 anni che non ha solo il grandissimo talento di saper suonare il violino in modo meraviglioso ma anche il dono più affascinante di tutti e cioè quello di cercare e amare la bellezza in ogni cosa.

David è stato allevato dal padre, che comunque gli ha impartito una profonda cultura, a questa particolare attitudine, a cogliere il bello in ogni cosa che lo circonda e nel paesaggio fiabesco in cui è cresciuto non dev’essere stato difficile: l’atmosfera è magica e non solo le corde del suo cuore ne sono toccate!

 

Just David by Eleanor H. Porter

 

In alto sul fianco della montagna, isolata in una radura, si trovava la capanna. Costruita alla buona, era comunque calda. Dietro, le pareti della montagna si stagliavano contro i venti del nord, spiccando grigio-bianche al sole. Davanti, una minuscola distesa verde scendeva piano verso un altro crepaccio della montagna, fra uno scarno boschetto di pini e abeti. Sulla sinistra, un sentiero si perdeva nella profonda foresta. Sulla destra però la montagna sprofondava di nuovo per aprire alla vista il panorama che a David era il più caro di tutti: la vallata che andava perdendosi in lontananza; lo specchio argenteo del lago con il fiumiciattolo, un nastro lungo srotolato; e al di sopra, le tinte grigie, verdi e violacee dei monti che si arrampicavano, una sulle spalle dell’altra, fino alle cime più alte che si ergevano dentro la vasta cupola del cielo.

 

 

Purtroppo il ritorno di David nella società degli uomini e delle sue brutture avviene in modo brusco e traumatico. La perdita del padre è la rinuncia più grande a cui deve soggiacere ma nelle sue innate qualità interiori riesce a trovare la forza per andare avanti e farsi strada nel mondo, facendo tesoro degli stessi consigli paterni. Un bambino educato alla bellezza era mal visto nel mondo di puritani dell’epoca così come nel mondo di oggi. Anche se gli Holly lo ospitano nella loro fattoria, David non si sente pienamente accolto da loro. L’assenza di malizia in David diventa una colpa, l’amore per la natura e la musica sono condannate perché improduttive, sterili, inutili.

 

“Papà dice che io sono uno dei piccoli strumenti nella grande Orchestra della Vita; e che devo stare attento a trovarmi sempre ben accordato, a non andare troppo lento, a non prendere note sbagliate.”

 

La grande Orchestra della Vita produce spesso note stonate che un bambino da solo non riesce a rendere melodiose ma David, pur nella piccola comunità in cui è capitato, ha un potere speciale che è quello del suo violino attraverso il quale sa far parlare il suo cuore e sa far vibrare i cuori degli altri.

 

Si avverte la profonda passione per la musica da parte dell’autrice del libro. Infatti Eleanor Hodgman Porter (Littleton, 19 dicembre 1868 – Cambridge, 21 maggio 1920), che  è stata una scrittrice statunitense, celebre per essere l’autrice del romanzo Pollyanna, aveva iniziato a studiare musica avviandosi a una brillante carriera di cantante. Nel 1892 sposò John Lyman Porter e si trasferì in Massachusetts e lasciò il canto per diventare una scrittrice. Ha prodotto numerosi altri romanzi e racconti, sia per ragazzi -il ciclo di Miss Billy ad esordio- che per adulti, tra cui Solo David, ma anche The Story of Marco (1911) The Road to Understanding (1916), Oh Money Money (1917), Dawn (1918), Keith’s Dark Tower (1919), Mary Marie (1920), e Sister Sue (1921, postumo).

Il suo romanzo più famoso, Pollyanna -da cui la psicologia cognitiva ha tratto spunto,  dal punto di vista comportamentale, per definire l’ottimismo a tutti i costi noto come “sindrome di Pollyanna”- si basa proprio sulla capacità della ragazza, in questo caso, di guardare sempre il lato positivo delle cose e ridare speranza a chi l’ha persa.

Nonostante il sentimentalismo e la sostanziale utopia insite nel messaggio, anche David ristabilisce gli autentici valori in mezzo ai personaggi che lo hanno accolto, ricambiando con una moneta ben più preziosa chi gli ha dato riparo. Il burbero Simeon Holly, rigido con tutti finanche con se stesso, imparerà da David un modo nuovo di guardare il mondo circostante, senza pensare solo in termini utilitaristici o espiativi:

 

“E Simeon Holly sentì e non disse nulla; e il fatto che non disse nulla – particolarmente nulla in risposta alle audaci affermazioni di David riguardo all’architettura celeste e quella terrestre – dimostra fino a che punto l’uomo stava imparando a guardare il mondo attraverso gli occhi di David.”

 

La storia è piena di bellissimi personaggi, come la principessa e il povero, Jack e Jill, reminiscenze di racconti infantili che sbocciano in preziosi amici: la Dama delle Rose e il suo fascino malinconico, il piccolo Joe che vuole imparare a suonare il violino, Perry Larson e il suo sincero attaccamento, Jill e il suo gattino e Mr Jack con i suoi consigli:

 

“La mia impressione è che troverai quella risposta proprio lì dove ha detto tuo padre – nel violino. Vedrai. Le cose non belle, tu le renderai belle – perché noi troviamo quel che cerchiamo e tu stai cercando le cose belle. Insomma, ragazzo, se noi proseguiamo la marcia lungo la nostra strada, petto in fuori, cantando la nostra canzoncina con tutta la nostra forza, ci avvicineremo di molto a nostro obiettivo, secondo me. Ecco! Quella è stata una predica e non intendevo predicare; però – a dire la verità – parlavo anche per me stesso – siccome anch’io vado alla ricerca del mondo bellissimo, come te».”

 

La musica del violino, la capacità di dare espressione ai propri sentimenti attraverso la musica mi ha ricordato un’altra meravigliosa creatura incontrata in una recente lettura: Kilmeny del frutteto (della scrittrice L. M. Montgomery) non aveva più l’uso della parola ma trovava un modo per esprimersi proprio attraverso il suono magico del suo violino.

Così è David, traduce in note le emozioni che sente nascere dentro di sé e le riversa nelle orecchie ignare dei suoi increduli ascoltatori.

Credere nella bellezza è ciò che insegna questo libro ed è l’insegnamento che ci regala.

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Scheda libro:

 

David ha dieci anni, suona il violino divinamente e conduce una vita idilliaca e ritirata in montagna con suo padre: non sa cosa siano il dolore e la morte, i suoi amici più cari sono gli animali del bosco, ogni sera saluta con lo sguardo il Lago d’argento e le cime viola dei monti. Ma quando il padre si ammala gravemente, i due sono costretti a lasciare la loro amata e povera capanna per scendere nella vallata e trovare un posto fra le altre persone. Dopo aver camminato faticosamente per il sentiero e aver trovato rifugio in un granaio, David viene trovato da Simeon Holly e sua moglie mentre suona il violino per calmare il padre addormentato. I due cercano di sapere chi sia David, ma lui non è in grado di dire il suo cognome: è “Solo David”. La sua innocenza, la sua vasta cultura e il suo talento musicale incanteranno le persone del villaggio cambiando molte delle loro vite. Solo David è un romanzo del 1916 di Eleanor Hodgman Porter, la straordinaria autrice di Pollyanna.

Collana: Five Yards

Volume: 12

Traduzione di Elizabeth Harrowell

ISBN cartaceo: 978-88-85628-61-8

Prezzo cartaceo: 16.00 €

ISBN ePub: 978-88-85628-60-1

Prezzo ePub: 7.99 €

Anno: 2019 (1916)

Il libro cartaceo può essere acquistato esclusivamente su Amazon.

 

Un libro al giorno: Solo David di E. H. Porter

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“In alto sul fianco della montagna, isolata in una radura, si trovava la capanna. Costruita alla buona, era comunque calda. Dietro, le pareti della montagna si stagliavano contro i venti del nord, spiccando grigio-bianche al sole. Davanti, una minuscola distesa verde scendeva piano verso un altro crepaccio della montagna, fra uno scarno boschetto di pini e abeti. Sulla sinistra, un sentiero si perdeva nella profonda foresta. Sulla destra però la montagna sprofondava di nuovo per aprire alla vista il panorama che a David era il più caro di tutti: la vallata che andava perdendosi in lontananza; lo specchio argenteo del lago con il fiumiciattolo, un nastro lungo srotolato; e al di sopra, le tinte grigie, verdi e violacee dei monti che si arrampicavano, una sulle spalle dell’altra, fino alle cime più alte che si ergevano dentro la vasta cupola del cielo.”

Passi di: Eleanor Hodgman Porter. “Solo David”. Apple Books.

Un libro al giorno: Piccole donne

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“Fortuna per voi che io sia così; perché se mettessi la bandiera a mezz’asta e tentassi di assumere l’aspetto lugubre al pari di voi saremmo proprio in una bella situazione. Grazie al cielo riesco sempre a trovare qualcosa di allegro per tenermi su…”
Jo diede una manata di incoraggiamento sulla spalla della sorella mentre si separavano ciascuna per la propria strada, stringendo nelle mani intirizzite la focaccetta calda e cercando di essere di buon umore a dispetto di quel freddo inverno, del duro lavoro e dei desideri insoddisfatti della loro gioventù pur sempre protesa verso i piaceri della vita.