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Angelica Catalani, soprano marchigiano al Covent Garden!

Una vita di applausi e di tormenti per la diva Angelica Catalani

 

Le rappresentazioni teatrali nelle loro varie forme sono state per tutto il ’700, ’800 ed inizi del ’900 quello che successivamente avrebbero chiamato “spettacoli di massa”, intrattenimenti cioè per il grande pubblico.

Il teatro, sia come attività sia come edificio, è divenuto un bene percepito come appartenente alla comunità soprattutto nell’800, quando non era più limitato alla frequentazione di una élite culturale e sociale, ma sede di intrattenimento anche per le classi della media e piccola borghesia.

 

Angelica Catalani (Senigallia, 10 Maggio 1780 – Parigi, 12 Giugno 1849) divenne una famosa cantante lirica italiana, nella specie un soprano, tra le più rinomate del XIX secolo.

Nata a Senigallia nel 1780, in una famiglia di umili origini, il padre era un orefice, Angelica Catalani mostra, sin dalla tenera età, un interesse e una passione per la musica e per il canto e successivamente inizia i suoi studi presso il Convento di Santa Lucia di Gubbio, dove riceve una prima educazione musicale, per poi proseguire a Firenze sotto la guida del celebre sopranista Luigi Marchesi.

Rientrata a Senigallia, nel 1795 viene scoperta e ingaggiata dall’impresario veneziano Alberto Cavos, che la fa esordire al teatro La Fenice di Venezia. Da questo momento inizia la sua carriera operistica esibendosi nei maggiori teatri italiani (tra i quali Livorno, la Pergola di Firenze, la Scala di Milano, Trieste, il Teatro Argentina di Roma, Napoli) ed europei come l‘Opera Italiana di Lisbona, il Drury Lane, il King’s Theatre e il Covent Garden di Londra, Madrid, Parigi, e diverse tournées in Germania, Danimarca, Svezia, Polonia, Belgio e Olanda, divenendo la principale interprete dei melodrammi dei più celebri operisti dell’Ottocento.

Angelica Catalani - Cantante d'opera lirica

 

Napoleone in persona le promise lauti compensi se fosse rimasta in Francia. Lei, però, a Lisbona si era già legata con un altro contratto ancor più vantaggioso tramite l’ambasciatore di Inghilterra, paese che raggiunse dopo aver lasciato di nascosto e avventurosamente la Francia.

In Inghilterra i suoi successi furono enormi quanto i compensi ricevuti, che le consentirono una vita principesca e permisero a suo marito di perdere grandi somme al gioco. Dopo l’abdicazione di Napoleone nel 1814 la Catalani rientrò a Parigi; se ne allontanò per un tour nell’Europa del nord durante i 100 giorni napoleonici.

Angelica Catalani - Wikipedia

Una delle più agguerrite manifestazioni concernenti il teatro ebbe luogo a Londra nel 1809 con la cosiddetta “rivolta per i vecchi prezzi”. L’anno prima il Covent Garden era stato distrutto da un incendio; il piano di ricostruzione prevedeva un maggior numero di palchi privati ed un aumento generale del costo dei biglietti. Si scatenò una sollevazione contro la decisione presa in maniera autocratica e contro gli eccessivi costi di ingaggio della Catalani, che per di più (siamo in pieno anti-bonapartismo) era sposata ad un francese. E questo nonostante che la cantante fosse ammirata anche in Inghilterra, dove cantava da tre anni e dove la stampa non le lesinava complimenti: “la sua voce lanciata al massimo ha un volume e una forza sorprendenti”, ha “un intero nido di rondini in gola”, la regina Carolina, moglie di Giorgio IV, agli acuti del soprano “deve mettersi i tappi di cotone alle orecchie”.

Madame Angelica Catalani (1779–1849)

Nel 1804 Angelica Catalani aveva sposato un ufficiale francese, Paul Valabrègue, conosciuto a Lisbona, che diviene anche il suo amministratore ed agente e con il quale si trasferisce a Parigi, dove nel 1814 le viene affidata direzione del Théâtre Italien. Ma le scelte del marito si rivelano sbagliate e la gestione del teatro fallisce in breve tempo.

 

Angelica Catalani - Wikiwand

 

Nel 1832 Angelica Catalani si esibisce per l’ultima volta al  teatro alla Scala di Milano e successivamente si ritira dalle scene. Trascorre gli ultimi anni della sua vita presso la sua villa a Firenze dove si dedica all’insegnamento. Muore a Parigi (dove si era rifugiata per sfuggire al colera) il 12 Giugno del 1849. Nel 1850 i tre figli chiesero di seppellirne la salma nel Camposanto Monumentale di Pisa, dove le fecero erigere un complesso scultoreo.

La vera storia di mr Darcy - Prime impressioni: Primo volume eBook ...

Curiosità: L’ho conosciuta grazie a Georgia Faldo, nel suo La vera storia di Mr. Darcy (Darcy Edizioni): pare infatti che anche Mr Darcy desiderasse fare la sua conoscenza e Bingley per sdebitarsi delle continue gentilezze dell’amico, gliene procurasse l’occasione.

http://www.ecomarchenews.com/una-vita-di-applausi-e-di-tormenti-per-angelica-catalani/

 

Angelica Catalani

 

Dickens a Roma e a Napoli – Impressioni italiane II parte

Impressioni di Roma. Ediz. italiana e inglese - Charles Dickens ...

Dickens e Roma non hanno quindi un incontro esaltante. Lo scrittore è alla febbrile ricerca del simbolo grandioso dell’epoca romana ma deve fare i conti con la prosaica realtà di una città affaccendata e con la disillusione della realtà che cozza con l’immaginario.

Forse era stata la pioggia di quella sera a rovinare l’arrivo; il giorno seguente il bel tempo restituisce San Pietro, la Piazza, le sue elegantissime colonne, le sue zampillanti fontane, alla dovuta ammirazione.

Dickens è rapito dallo spettacolo offerto dai Fori Romani e soprattutto dal Colosseo:

è come vedere il fantasma dell’antica Roma: perfida, meravigliosa antica città, aggirarsi per gli stessi luoghi che il suo popolo calpestò. È lo spettacolo più impressionante, più maestoso, più solenne e grandioso e imponente che si possa concepire.

 

Non rimane invece impressionato né emozionato dalla Messa del Papa quanto piuttosto dalla cruenta decapitazione di un malvivente cui assiste e durante la quale la sua attenzione è richiamata dalla popolazione intervenuta al crudele spettacolo, molto diversi dai loro nobili avi.

Lo spettacolo umano è quello che più lo attrae e attira, così trova più meritevole descrivere il campionario di modelli di italiano radunati sulla scalinata di Piazza di Spagna:

 

C’è un vecchio con i capelli bianchi… è il vegliardo, o modello del patriarca… C’è un altro uomo con un mantello blu che finge sempre di essere addormentato al sole… Questo è il modello del dolce far niente… Ce n’è un altro, con un mantello marrone che se ne sta appoggiato al muro… Questo è il modello dell’assassino. Ce n’è un altro che guarda costantemente al di sopra della propria spalla e sta sempre andandosene, ma non si muove mai. Quello è il modello dell’uomo orgoglioso e sprezzante. Per quanto riguarda la Felicità Domestica e la Sacra Famiglia …ce ne sono a mucchi.

 

Dopo una gita poco entusiasmante nei dintorni di Roma, verso il grazioso lago di Albano, la squallida Tivoli con la sua Villa d’Este abbandonata e cadente, Frascati e le rovine di Tuscolo dove Cicerone visse e scrisse, doverosa è la visita al cimitero inglese, contrassegnato dalla piramide Cestia, dove riposano le ceneri di Shelley e le ossa di Keats “il cui nome è scritto in acqua” ma che brilla luminoso nel paesaggio di una quiete notte italiana.

Foto "Dickens, il nostro comune amico" le scene di un grande ...

 

Da Roma i Dickens passarono per Capua e Napoli, fino a Ercolano e Pompei dove, tra le rovine del Tempo, oggetti e momenti casuali del passato remoto sono fissati per sempre nella pietra. Grande fascino su di lui esercita il Vesuvio sulla cui sommità organizzano una escursione pericolosa.

Anche se non gradisce lo spirito napoletano (“Tutto è fatto in pantomima a Napoli”), deve ricredersi sulle meraviglie che si affacciano sul golfo:

La più bella regione del mondo si estendono intorno a noi. Sia che giriamo verso Miseno, spiaggia dello splendido anfiteatro d’acqua, e passiamo per la Grotta di Posillipo e la Grotta del Cane e aventi fino a Baia: sia che andiamo dall’altra parte, verso il Vesuvio e Sorrento, è un susseguirsi di delizie.

 

Nel viaggio verso il Nord, risalgono per l’abbazia di Monte Cassino e le cascate di Terni “dove l’intero Velino si butta a capofitto da un’altura rocciosa tra spruzzi splendenti e arcobaleni”, Perugia ben fortificata e Arezzo con la sua bella cattedrale, prima di scorgere finalmente Firenze:

 

Guardate dove giace laggiù davanti a noi, nella valle illuminata dal sole, con l’Arno che serpeggia lucente, e chiusa all’intorno da colline rigogliose; le sue cupole, le sue torri e i palazzi che sorgono da una terra fiorente, in un insieme scintillante e che brilla al sole come oro!

 

Lasciarono Genova la seconda settimana di giugno, dopo circa un anno di complessiva permanenza,  e tornarono in Inghilterra valicando il passo del San Gottardo.

DICKENS, A NAPOLI SI CELEBRA IL BICENTENARIO - Cultura & Culture

Il suo saluto all’Italia è comunque comprensivo e cordiale:

Separiamoci dall’Italia, con tutte le sue miserie e i suoi errori, affettuosamente: nella nostra ammirazione delle bellezze naturali e artificiali di cui è piena fino a traboccarne e nella nostra tenerezza verso un popolo per la sua indole ben disposto, e paziente e mite. Anni d’incuria, d’oppressione e di malgoverno hanno esercitato la loro opera per cambiare la natura e piegarne lo spirito; meschine gelosie – fomentate da principi insignificanti per i quali l’unione significava la scomparsa – e la divisione delle forze, sono state il cancro alla radice della loro nazionalità e hanno imbarbarito il loro linguaggio; ma il buono che è sempre stato in loro è ancora in loro, e un grande popolo può, un giorno, sorgere da queste ceneri […] L’Italia ci aiuta ad imprimerci in mente la lezione che la ruota del Tempo gira per uno scopo, e che il mondo è, nei suoi caratteri essenziali, migliore, più gentile, più tollerante e più pieno di speranza a mano a mano che gira.

Suona incredibilmente attuale questo giudizio amaro e attuale sul nostro bellissimo Paese che però rimane  unico. Inimitabile.

Brani tratti da Impressioni italiane, Edizioni Robin

Amazon.it: Impressioni italiane - Dickens, Charles, Messina, C. M. ...

 

 

Gli Hayllar, una famiglia di artisti

James Hayllar è nato a Chichester, nel Sussex (ora West Sussex), intorno al 1829 e si è formato  alla Cary’s Art Academy di Londra continuando poi a studiare alla Royal Academy.
Hayllar viaggiò in Italia dal 1851 al 1853. Fu un espositore regolare presso la Royal Academy dal 1850 al 1898, e mostrò anche i suoi lavori presso la British Institution e la Royal Society of British Artists (RBA) di cui era membro.

May Day by James Hayllar - ArtPaintingArtist

 

Dapprima divenne noto come ritrattista, ma in seguito trasformò la sua produzione in arte di genere, spesso con ragazze piuttosto giovani; il suo lavoro divenne molto popolare. Con George Dunlop Leslie (che viveva anche a Wallingford allo stesso tempo), dipinse un grande ritratto della regina Vittoria per celebrare il suo Giubileo d’oro nel 1887 – il dipinto ora è appeso nel municipio di Wallingford.

Queen Victoria (1819–1901)

 


L’8 marzo 1855 a Camden, San Giorgio Martire, Queen Square, Middlesex, sposò Edith Phoebe Cavell (1827–1899).  Vivevano in una casa chiamata “Priorato del castello” a Wallingford sul Tamigi nel Berkshire (ora Oxfordshire) dal 1875 al 1899,  e alcuni suoi dipinti rappresentano proprio scene della vita di villaggio nella zona. 

La coppia ha avuto 9 figli, di cui quattro maschi e cinque femmine. Quattro figlie, Edith Hayllar (1860–1948), Jessica Hayllar (1858–1940), Mary Hayllar (1863–1950), e Kate Hayllar (1883-1900), diventarono artiste a pieno titolo, avendo ricevuto la loro formazione dal padre ed esponendo alla Royal Academy. 

Questa famiglia è sembrerebbe essere la prova vivente che il talento artistico si trasmette ereditariamente!

Jessica Ellen Hayllar (16 settembre 1858 – 7 novembre 1940), la maggiore, divenne un’artista e pittrice britannica e fu la più prolifica dei figli.

305. Jessica Hayllar (British, 1858-1940)

Esponeva regolarmente alla Royal Academy di Londra tra il 1879 e il 1915 e aveva anche opere esposte alla Society of British Artists , con l’ Institute of Painters in Oil Colours e alla Royal Manchester Institution.  I suoi soggetti preferiti sono quadretti domestici e scene d’interni. Un incidente con la carrozza compromise le sue condizioni di salute e negli ultimi anni la sua pittura si è concentrata nella raffigurazione dei fiori.

Edith Hayllar (1860–1948), la seconda, seguì le orme della maggiore. In realtà tutte e quattro le ragazze di casa Hayllar seguirono un rigoroso regime vittoriano composto da quattro a dieci lezioni di arte al giorno per garantire la corretta padronanza delle tecniche artistiche di base come per esempio l’uso delle proporzioni. Oltre al rigoroso programma di lezioni, le ragazze trascorrevano il resto del tempo nella tenuta impegnandosi in attività rilassanti come sport all’aria aperta, pittura a cielo aperto e giardinaggio. Queste piacevoli scene domestiche sono diventate il soggetto dei dipinti più famosi delle sorelle.

101. Edith Hayllar (British, 1860-1948)

Di tutte le sorelle Jessica Hayllar ed Edith Hayllar furono quelle che raggiunsero una certa fama specializzandosi nella pittura di genere come il loro padre. I dipinti di Edith Hayllar, a differenza di altre artiste al momento, non mettono in discussione l’idelae femminile ma  anzi lo valorizzano i rappresentando le donne nella loro dimensione domestica per farne risaltare il ruolo predominante. Per ottenere ciò Edith utilizzava uno stile pittorico   basato sulla simmetria e l’ordine, mostrando le donne che gestiscono una famiglia ben organizzata e delineandone chiaramente il posto in qualsiasi momento della loro vita. 

Edith espose i suoi dipinti dal 1880 al 1890 all’Institute for Oil Painters e alla Dudley’s Gallery . Nell’anno 1881 presentò il suo primo lavoro alla Royal Society of British Artists a Londra e poi un anno dopo, nel 1882, un altro pezzo fu mostrato alla Royal Academy of Arts. Di tutti i suoi dipinti, il più famoso di Edith Hayllar è un pezzo, intitolato “Una doccia estiva” del 1883, che mostra un uomo con una racchetta  che corteggia una ragazza sdraiata su una sedia accanto a lui e viene definito  “una delle scene di genere più affascinanti di il diciannovesimo secolo “. Purtroppo Edith smise di dipingere quando sposò  il Rev. Bruce MacKay intorno al 1900.

 

Mary Hayllar (1863-1950 circa) è la meno nota, espose solo per cinque anni alla Royal Academy dal 1880 al 1885; i suoi soggetti preferiti erano nature morte e bambini, il suo quadro più famoso un tavolo apparecchiato per il tè.

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Anche lei mise via tavolozza e pennelli una volta sposatasi con Henry Wells nel 1887 e si dedicò a fare la mamma.

Kate Hayllar (1864 – 1953), la più giovane delle figlie di Hayllar, si specializzò anche lei in fiori e nature morte oltre che in acquerelli che illustrano episodi letterari. Il suo primo dipinto esposto fu acquistato dalla Principessa del Galles.

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Lei abbandonò la carriera pittorica non per sposarsi, perché continuò a vivere con il padre, ma per dedicarsi alla professione di infermiera.

The April Baby’s Book of Tunes

Book Cover

 

The April Baby’s Book of Tunes, pubblicato nel 1900, racconta la storia di tre bambine in Germania che sono bloccate al chiuso durante una inaspettata tempesta di neve di aprile poco prima di Pasqua. La loro madre le intrattiene con alcune famose filastrocche inglesi.

 

Illustrazione di Greenaway

 

L’autore è Elizabeth von Arnim, allora conosciuta come la contessa von Arnim-Schlagenthin e le bambine del libro sono tre delle sue figlie.

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Elizabeth scrisse circa 20 libri, principalmente romanzi, alcuni con evidenti riferimenti autobiografici, ma questo è l’unico libro per bambini.

 

 

Nel libro sono presenti anche 16 affascinanti illustrazioni a colori di Kate Greenaway e anche 10 brevi canzoni, graziosamente arrangiate per voce e pianoforte (presumibilmente dalla stessa von Arnim).

Illustration from The April Baby's book of Tunes by Kate G… | Flickr

Nella versione HTML di Project Gutenberg, è possibile fare clic sui collegamenti per ascoltare la musica e scaricare la notazione, se lo si desidera:

 

 

Kate Greenaway, illustratrice

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Kate Greenaway (17 marzo 1846 – 6 novembre 1901) era un’artista e scrittrice inglese vittoriana , nota per le illustrazioni di libri per bambini.

Era la seconda di quattro figli di una famiglia di classe operaia: il padre era un incisore che abbandonò il suo impiego stabile per mettersi in proprio; quando assunse l’incarico di illustrare  il Circolo Pickwick di Dickens, spedì la famiglia in campagna per rimanere solo e potersi dedicare completamente al suo lavoro.

 A Rolleston, nel Nottinghamshire  sono legati i più bei ricordi di infanzia di Kate che con la mente vi farà ritorno spesso attingendovi materiale prezioso per la sua bellissime illustrazioni, quando verrà il suo tempo.

L’editore che aveva commissionato il lavoro a Mr Greenaway fallì e Elizabeth Greenaway tornò da Rolleston con i bambini andandosi a stabilire a Islington, dove aprì un negozio di abbigliamento per bambini, che attirò clienti benestanti.  La famiglia viveva nell’appartamento sopra il negozio e la giovane Kate, spesso lasciata a se stessa,  trascorse molte ore nel giardino del cortile chiuso, in seguito descritto nella sua incompiuta autobiografia come luogo pieno di “ricchezza di colore e profondità di ombra”. Già denotava uno spiccato senso artistico. 

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Da piccola era stata istruita a casa dai genitori poi venne mandata in scuole per signorine; era un’avida lettrice soprattutto di fiabe, le sue preferite erano: La bella addormentata nel bosco, Cenerentola  e La bella e la bestia.

All’età di 12 anni, iniziò  a frequentare le lezioni notturne presso la vicina Finsbury School,  una filiale della South Kensington School of Art; questi corsi notturni,erano aperti solo alle donne e riguardano il disegno, la pittura su porcellana, l’incisione su legno e la litografia.

Mentre era ancora a scuola, Kate ricevette una commissione per le illustrazioni di libri per bambini. Il primo arrivò nel 1867 per un frontespizio per un libro per bambini, Infant Amusements che ne sancì la consacrazione di illustratrice.

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Nel decennio 1840-1850 esplose il mercato di cartoline augurali; l’azienda britannica Marcus Ward & co la assunse per il suo lavoro di qualità ed il sodalizio fu proficuo per entrambi. Entrarono di diritto così nella storia ufficiale dei biglietti d’auguri.

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I bambini di “Kate Greenaway”, tutti ragazze e ragazzi troppo giovani per essere messi in pantaloni, erano vestiti con le sue versioni della fine del XVIII secolo e le mode di Regency : camiciole per ragazzi, grembiuli a vita alta e abiti con cuffie e copricapi di paglia per ragazze. 

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Il suo primo libro, Under the Window (1879), una raccolta di versi semplici e perfettamente idilliaci sui bambini, fu un bestseller.

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Greenaway è morta di cancro al seno nel 1901, all’età di 55 anni.  È sepolta nel cimitero di Hampstead, a Londra.

In suo onore è stata istituita La medaglia Kate Greenaway  nel 1955, che viene assegnata ogni anno dal Chartered Institute of Library and Information Professionals nel Regno Unito a un illustratore di libri per bambini.

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http://www.kategreenawaycards.com/component/option,com_frontpage/Itemid,1/

The April Baby’s Book of Tunes di E. von Arnim e Kate Greenaway

Illustrazione di Greenaway

 

 

 

 

 

 

 

The April Baby’s Book of Tunes, pubblicato nel 1900, racconta la storia di tre bambine in Germania che sono bloccate al chiuso durante una inaspettata tempesta di neve di aprile poco prima di Pasqua. La loro madre le intrattiene con alcune famose filastrocche inglesi.

Sebbene attribuito  a “l’autore di Elisabetta e del suo giardino tedesco “, l’autore era Elisabetta von Arnim , allora conosciuta come la contessa von Arnim-Schlagenthin. Nata Mary Annette Beauchamp in Australia, ma cresciuta in Inghilterra, sposò un conte prussiano nel 1891. Avevano cinque figli (tre dei quali erano le modelle per le bambine nel libro delle canzoni di April Baby ), ma il matrimonio non fu felice. La propensione del conte a accumulare debiti alla fine lo portò in prigione per frode. 

Elizabeth scrisse circa 20 libri, principalmente romanzi;, alcuni con evidenti riferimenti autobiografici come  Elizabeth and Her German Garden (1898), e Vera (1921).   Dopo la morte del primo marito nel 1910, ebbe una relazione turbolenta con HG Wells e un altro matrimonio infelice, questa volta con il Conte Russell. Condusse  una vita molto che l’ha portata in tutta Europa e nel Stati Uniti. Morì a Charleston, nella Carolina del Sud, nel 1941.

La parte più deliziosa di The April Baby’s Book of Tunes sono le sue 16 affascinanti illustrazioni a colori dell’artista per bambini Kate Greenaway, una delle sue ultime opere purtroppo  perché ella morì tragicamente nel 1901 di cancro al seno all’età di 55 anni. Era giustamente famosa per il suo uso di colori vivaci nel rappresentare bellissimi bambini in splendide cornici, e The April Baby’s Book of Tunes non fa eccezione.

 

E se ciò non bastasse, il libro contiene anche 10 brevi canzoni, graziosamente arrangiate per voce e pianoforte (presumibilmente dalla stessa von Arnim). Nella versione HTML di Project Gutenberg, è possibile fare clic sui collegamenti per ascoltare la musica e scaricare la notazione, se lo si desidera.

The April Baby’s Book of Tunes è l’unico libro per bambini di “Elizabeth”, e le illustrazioni accattivanti di Kate Greenaway lo rendono speciale. 

 

Book Cover

 

http://www.gutenberg.org/ebooks/59307

Ellen Ann Welby

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Ellen Ann Welby è nata nel 1851 a Canterbury.

Ellen era il seconda figlia di William e Ann Saunders,  in una famiglia composta da sei ragazze e due ragazzi. Il padre di Ellen sembra essere stato un uomo laborioso e ambizioso che aveva lavorato come maestro di scuola e in seguito era diventato un alto ufficiale giudiziario presso il tribunale della contea, garantendo così ai figli, compresa Ellen, una buona istruzione.

All’età di 20 anni Ellen ai recò a Londra per lavorare come governante dei tre bambini di casa  Gregory (Horatio Gregory era avvocato).

Se fare la governante non dimostrasse abbastanza il suo desiderio di indipendenza, Ellen aveva chiaramente altri piani e nei primi anni del 1870 iniziò a lavorare come artista, dapprima per l’azienda di ceramiche Mintons.

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Ellen fece esporre le sue opere alle mostre annuali della Royal Academy e lavorò anche alle illustrazioni di biglietti natalizi molto popolari all’epoca.

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Ellen si è trasferita molte volte ed  ha vissuto spesso nelle pensioni prima di trovare un posto tutto suo. Nel 1901  si stabilisce con la sorella minore Rose a Westminster dove continuano a vivere insieme, trasferendosi prima a Finchley Road nel South Hampstead per un certo periodo di tempo e infine nei vicini Compayne Gardens, che era un luogo molto più tranquillo.

Anche la sorella di Ellen, Rose Ethel Welby, era un’artista e ha lavorato alla Royal Female School of Art e successivamente alla Central School for Arts and Crafts. Nessuna delle due si sposò mai.

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Ellen viveva ancora a Compayne Gardens quando morì nel 1936, all’età di 85 anni.

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Louise Jane Goode Romer Jopling Rowe

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Questo bellissimo dipinto si intitola  Serenity ed è di Louise Jane Goode Romer Jopling Rowe.
La prima particolarità sono tutti questi cognomi dovuti al fatto che si è sposata 3 volte nell’arco di quasi un secolo, tanto è durata la sua vita (90 anni per la precisione).
Nata a Manchester, il 16 novembre 1843 è stata una pittrice e una poetessa ed è considerata una delle più versatili artiste dell’epoca vittoriana. Nel circolo da lei frequentato a Londra, bazzicava anche Oscar Wilde!
All’età di 17 anni, Louise sposò Frank Romer, il suo primo dei tre mariti. La coppia si trasferì a Parigi dove Louise iniziò a studiare arte, ma dopo poco il marito la lasciò. Questo spinse Louise a tornare in Inghilterra. Dopo la morte di Romer nel 1872, fu libera di sposarsi di nuovo. Nel 1874, Louise sposò Joseph Middleton Jopling, un artista dell’acquerello autodidatta che lavorava con Vanity Fair ed esponeva regolarmente alla Royal Academy. Durante il suo secondo matrimonio, la carriera pittorica di Louise prosperò e fu la principale fonte di guadagno per la famiglia. Joseph Jopling morì nel 1884 e lei tre anni più tardi sposò l’avvocato George W. Rowe.
“Quello che so, l’ho imparato principalmente da sola. Duro lavoro e il genio che proviene da infiniti dolori, l’occhio per vedere la natura, il cuore per sentire la natura e il coraggio di seguire la natura: queste sono le migliori qualifiche per l’artista che vorrebbe avere successo.” Louise Jopling
Sulla carta, ha pubblicato un libro che parlava di arte, un’autobiografia intitolata Twenty Years of My Life, e moltissime poesie.
Sulla tela invece, le sue opere più famose sono “Five O’Clock Tea” e ha partecipato a mostre internazionali, a Parigi e a Filadelfia.
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Fu molto impegnata per la causa femminista a sostegno della parità dei diritti tra uomo e donna.
Louise fondò la Jopling School of Painting per donne. La scuola che ha fornito alle donne gli stessi studi di altre istituzioni. Ha cercato di creare un ambiente di apprendimento che accogliesse le donne che cercavano di padroneggiare l’arte della pittura. Per Louise, la scuola non era solo un modo per guadagnarsi da vivere, ma offriva un’esperienza unica e arricchente.
Ha anche ricoperto il ruolo di vicepresidente della Healthy and Artistic Dress Union, che sosteneva un abbigliamento meno restrittivo.
Il suo lavoro si collegava al movimento estetico dell’era vittoriana, al femminismo e al japonisme. Raffiguranti donne in abiti più moderni, i suoi dipinti spesso contraddicono le tradizionali raffigurazioni della femminilità in pose passive, dimesse (in particolare con il ritratto). Tuttavia, non erano così palesi da attirare disapprovazione o essere esclusi dalle mostre.

Di fatto, con lei, non solo le donne irrompono nel campo della pittura ma iniziano anche a rappresentare i soggetti femminili come icone moderne finendo per cambiare la rappresentazione prevalente della femminilità.

Evelyn Pickering De Morgan

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Evelyn De Morgan è il cognome da sposata della pittrice che in realtà si chiamava Mary Evelyn Pickering.  Nata nel 1855 da genitori dell’alta borghesia, fu educata in casa dove ottenne di ricevere lezioni di pittura all’età di 15 anni.

In linea con le convenzioni della classe media dell’epoca le fu impartito insieme ai suoi fratelli,  un insegnamento basato su latino, greco, francese, tedesco e italiano, così come sulla letteratura classica, mitologia e scienze, materie raramente disponibili per le ragazze della sua età. Anche la religione ha svolto un ruolo importante nell’educazione dei bambini di Pickering, insegnata dai pastori che hanno visitato la casa con la stessa regolarità dei tutor. Nonostante la stessa madre di Evelyn sia cresciuta in una famiglia di artisti, aveva una visione conservatrice sul posto dell’arte nell’educazione della figlia che ha trovato nella poesia il mezzo per poter esprimersi di cui esiste una raccolta conservata dalla De Morgans Foundation.

 

Wilhelmina Stirling, nella biografia della sorella maggiore, riferisce che i suoi genitori hanno respinto il desiderio di Evelyn di diventare una pittrice; la loro madre era solita dire che voleva una “figlia, non un’artista” e per far ciò, avrebbe suggerito al tutor di disegno di dire a Evelyn che non era abbastanza brava, nella speranza che lei rinunciasse al suo sogno. Evelyn si affidò allora al sostegno di suo padre il quale sostenne concretamente la sua ambizione, poiché iniziò a pagarle lezioni private di disegno con un insegnante di nome Green negli anni 1870 e le permise di viaggiare accompagnata dallo zio artista -il pittore tardo vittoriano John Roddham Spencer Stanhope- in Francia e in Italia per studiare da dipinti di antichi maestri. Senza questo supporto, non avrebbe avuto i mezzi per perseguire la sua carriera.

La mattina del suo diciassettesimo compleanno, annotò sul diario: “L’arte è eterna, ma la vita è breve…”, “Ora vi porrò rimedio, non ho un momento da perdere”. Cercò di convincere i genitori a mandarla a una scuola di arte; dapprima la dissuasero, ma poi, nel 1873, la iscrissero alla Slade School of Fine Art. Invece di seguire i soggetti classici studiati nella scuola, dove peraltro aveva vinto diversi riconoscimenti e una borsa di studi a cui rinunciò perché le comportava di disegnare nudi, sviluppò un proprio stile ispirandosi a Botticelli, da cui era rimasta colpita a Firenze dove andava a trovare lo zio , sia subendo il fascino dello spiritismo.

La prima opera che Evelyn De Morgan espose fu Santa Caterina d’Alessandria (1875) alla Dudley Gallery di Londra, nel 1876. Fin dall’inizio, avrebbe combattuto contro gli atteggiamenti sessisti del mondo dell’arte e si sforzò di essere riconosciuta per la sua abilità, piuttosto del suo genere.

Un giornalista di Guardian recensì il dipinto, commentando che:

“S. Caterina d’Alessandria … di un’artista di nome Evelyn Pickering che, sorprendentemente per più motivi, è una signora … non mancherà di affermare i suoi meriti come una figura estremamente ben posata, riccamente colorata e soprattutto espressiva “.

 

Dopo aver venduto due opere a personaggi dichiaratamente conservatori, ricevette l’invito a mostrare i suoi quadri alla Grosnover Gallery di Londra dove continuerà a farlo dal 1877 in poi.

 

Evelyn De Morgan, di Luigi Montabone - NPG x28077

 

Dopo un brevissimo fidanzamento si unì infatti in matrimonio nel 1887 con il ceramista e novellista William De Morgan, collaboratore di William Morris, che ha sedici anni più di lei.

Fin dall’infanzia, Evelyn era stata preoccupata dall’onnipresenza della morte nella vita. La sua poesia giovanile rivela la sua prima comprensione della dottrina cristiana della resurrezione e i suoi dipinti presentano il suo successivo interesse per lo spiritismo e il mistero dell’anima umana. Attraverso il suo matrimonio con William De Morgan, Evelyn fu presentata a sua madre, Sophia, autrice di From Matter to Spirit (1863) e sostenitrice della riforma sociale e un medium spirituale praticante. Sembra che l’affermazione della sua visione del mondo da parte della suocera abbia incoraggiato Evelyn a usare le sue immagini per presentare i suoi ideali spirituali.

Tutti i proventi di lei andavano a finanziare le attività in ceramica del marito, che fu anche romanziere, a cui contribuì anche con le idee. Lei a sua volta era sponsorizzata da William Imrie, magnate delle spedizioni scozzese e proprietario della White Star Line, quella che ha creato il Titanic. In totale, Imrie ha acquistato otto tele di Evelyn e probabilmente ha avuto voce in capitolo nello stile di immagine che desiderava acquistare.

I coniugi De Morgan, pacifisti,  vissero insieme tra Londra e Firenze per quasi tutta la prima decade novecentesca: per motivi di salute devono trascorrere ogni inverno in Italia in cerca di un clima più favorevole. Si  stabilirono definitivamente in Inghilterra con il primo conflitto mondiale. Verso la fine della carriera Evelyn De Morgan dipinge diverse allegorie relative alla prima guerra mondiale, esibendole per raccogliere fondi per la Croce Rossa.

Morì il 2 maggio 1919, a Londra, a distanza di due anni dal marito.Durante i suoi 50 anni di carriera come artista professionista, Evelyn ha completato circa 100 dipinti ad olio, 56 dei quali sono conservati nella collezione della De Morgan Foundation, insieme a un’incredibile collezione di suoi disegni preparatori e schizzi che dimostrano il suo talento, la produzione e il lavoro meticoloso metodo per creare immagini così belle e uniche.

Flora(1894) è la foto più celebre di Evelyn. La figura di Flora è chiaramente basata sulla Primavera di Botticelli, ma Evelyn l’ha circondata da una vegetazione lussureggiante, fiori, uccelli e vesti avvolgenti per renderla iconica, immediatamente riconoscibile. È un dipinto tecnicamente perfetto, che mette in mostra la sua abilità e padronanza del mezzo di pittura a olio su tela.La luminosità abbagliante dell’immagine è stata raggiunta con un uso innovativo di oli colorati su foglia d’oro, un metodo di sua invenzione, preso in prestito da pale d’altare medievali rinvenute nella città di Firenze, a cui questa immagine è un’ode. Flora è la dea della primavera e della città di Firenze, dove Evelyn visse durante l’inverno dal 1890 in poi. Il rotolo ai piedi dell’immagine fa riferimento alla Scozia, la città natale di Imrie, e riconosce quindi la direzione impressa da parte del patrono.

Le sue tele riccamente colorate con figure splendidamente drappeggiate, trasmettono messaggi di femminismo, spiritualità e il rifiuto della guerra e della ricchezza materiale, rendendole incredibilmente rilevanti oggi.

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