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Kate Greenaway, illustratrice

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Kate Greenaway (17 marzo 1846 – 6 novembre 1901) era un’artista e scrittrice inglese vittoriana , nota per le illustrazioni di libri per bambini.

Era la seconda di quattro figli di una famiglia di classe operaia: il padre era un incisore che abbandonò il suo impiego stabile per mettersi in proprio; quando assunse l’incarico di illustrare  il Circolo Pickwick di Dickens, spedì la famiglia in campagna per rimanere solo e potersi dedicare completamente al suo lavoro.

 A Rolleston, nel Nottinghamshire  sono legati i più bei ricordi di infanzia di Kate che con la mente vi farà ritorno spesso attingendovi materiale prezioso per la sua bellissime illustrazioni, quando verrà il suo tempo.

L’editore che aveva commissionato il lavoro a Mr Greenaway fallì e Elizabeth Greenaway tornò da Rolleston con i bambini andandosi a stabilire a Islington, dove aprì un negozio di abbigliamento per bambini, che attirò clienti benestanti.  La famiglia viveva nell’appartamento sopra il negozio e la giovane Kate, spesso lasciata a se stessa,  trascorse molte ore nel giardino del cortile chiuso, in seguito descritto nella sua incompiuta autobiografia come luogo pieno di “ricchezza di colore e profondità di ombra”. Già denotava uno spiccato senso artistico. 

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Da piccola era stata istruita a casa dai genitori poi venne mandata in scuole per signorine; era un’avida lettrice soprattutto di fiabe, le sue preferite erano: La bella addormentata nel bosco, Cenerentola  e La bella e la bestia.

All’età di 12 anni, iniziò  a frequentare le lezioni notturne presso la vicina Finsbury School,  una filiale della South Kensington School of Art; questi corsi notturni,erano aperti solo alle donne e riguardano il disegno, la pittura su porcellana, l’incisione su legno e la litografia.

Mentre era ancora a scuola, Kate ricevette una commissione per le illustrazioni di libri per bambini. Il primo arrivò nel 1867 per un frontespizio per un libro per bambini, Infant Amusements che ne sancì la consacrazione di illustratrice.

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Nel decennio 1840-1850 esplose il mercato di cartoline augurali; l’azienda britannica Marcus Ward & co la assunse per il suo lavoro di qualità ed il sodalizio fu proficuo per entrambi. Entrarono di diritto così nella storia ufficiale dei biglietti d’auguri.

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I bambini di “Kate Greenaway”, tutti ragazze e ragazzi troppo giovani per essere messi in pantaloni, erano vestiti con le sue versioni della fine del XVIII secolo e le mode di Regency : camiciole per ragazzi, grembiuli a vita alta e abiti con cuffie e copricapi di paglia per ragazze. 

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Il suo primo libro, Under the Window (1879), una raccolta di versi semplici e perfettamente idilliaci sui bambini, fu un bestseller.

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Greenaway è morta di cancro al seno nel 1901, all’età di 55 anni.  È sepolta nel cimitero di Hampstead, a Londra.

In suo onore è stata istituita La medaglia Kate Greenaway  nel 1955, che viene assegnata ogni anno dal Chartered Institute of Library and Information Professionals nel Regno Unito a un illustratore di libri per bambini.

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http://www.kategreenawaycards.com/component/option,com_frontpage/Itemid,1/

The April Baby’s Book of Tunes di E. von Arnim e Kate Greenaway

Illustrazione di Greenaway

 

 

 

 

 

 

 

The April Baby’s Book of Tunes, pubblicato nel 1900, racconta la storia di tre bambine in Germania che sono bloccate al chiuso durante una inaspettata tempesta di neve di aprile poco prima di Pasqua. La loro madre le intrattiene con alcune famose filastrocche inglesi.

Sebbene attribuito  a “l’autore di Elisabetta e del suo giardino tedesco “, l’autore era Elisabetta von Arnim , allora conosciuta come la contessa von Arnim-Schlagenthin. Nata Mary Annette Beauchamp in Australia, ma cresciuta in Inghilterra, sposò un conte prussiano nel 1891. Avevano cinque figli (tre dei quali erano le modelle per le bambine nel libro delle canzoni di April Baby ), ma il matrimonio non fu felice. La propensione del conte a accumulare debiti alla fine lo portò in prigione per frode. 

Elizabeth scrisse circa 20 libri, principalmente romanzi;, alcuni con evidenti riferimenti autobiografici come  Elizabeth and Her German Garden (1898), e Vera (1921).   Dopo la morte del primo marito nel 1910, ebbe una relazione turbolenta con HG Wells e un altro matrimonio infelice, questa volta con il Conte Russell. Condusse  una vita molto che l’ha portata in tutta Europa e nel Stati Uniti. Morì a Charleston, nella Carolina del Sud, nel 1941.

La parte più deliziosa di The April Baby’s Book of Tunes sono le sue 16 affascinanti illustrazioni a colori dell’artista per bambini Kate Greenaway, una delle sue ultime opere purtroppo  perché ella morì tragicamente nel 1901 di cancro al seno all’età di 55 anni. Era giustamente famosa per il suo uso di colori vivaci nel rappresentare bellissimi bambini in splendide cornici, e The April Baby’s Book of Tunes non fa eccezione.

 

E se ciò non bastasse, il libro contiene anche 10 brevi canzoni, graziosamente arrangiate per voce e pianoforte (presumibilmente dalla stessa von Arnim). Nella versione HTML di Project Gutenberg, è possibile fare clic sui collegamenti per ascoltare la musica e scaricare la notazione, se lo si desidera.

The April Baby’s Book of Tunes è l’unico libro per bambini di “Elizabeth”, e le illustrazioni accattivanti di Kate Greenaway lo rendono speciale. 

 

Book Cover

 

http://www.gutenberg.org/ebooks/59307

Ellen Ann Welby

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Ellen Ann Welby è nata nel 1851 a Canterbury.

Ellen era il seconda figlia di William e Ann Saunders,  in una famiglia composta da sei ragazze e due ragazzi. Il padre di Ellen sembra essere stato un uomo laborioso e ambizioso che aveva lavorato come maestro di scuola e in seguito era diventato un alto ufficiale giudiziario presso il tribunale della contea, garantendo così ai figli, compresa Ellen, una buona istruzione.

All’età di 20 anni Ellen ai recò a Londra per lavorare come governante dei tre bambini di casa  Gregory (Horatio Gregory era avvocato).

Se fare la governante non dimostrasse abbastanza il suo desiderio di indipendenza, Ellen aveva chiaramente altri piani e nei primi anni del 1870 iniziò a lavorare come artista, dapprima per l’azienda di ceramiche Mintons.

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Ellen fece esporre le sue opere alle mostre annuali della Royal Academy e lavorò anche alle illustrazioni di biglietti natalizi molto popolari all’epoca.

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Ellen si è trasferita molte volte ed  ha vissuto spesso nelle pensioni prima di trovare un posto tutto suo. Nel 1901  si stabilisce con la sorella minore Rose a Westminster dove continuano a vivere insieme, trasferendosi prima a Finchley Road nel South Hampstead per un certo periodo di tempo e infine nei vicini Compayne Gardens, che era un luogo molto più tranquillo.

Anche la sorella di Ellen, Rose Ethel Welby, era un’artista e ha lavorato alla Royal Female School of Art e successivamente alla Central School for Arts and Crafts. Nessuna delle due si sposò mai.

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Ellen viveva ancora a Compayne Gardens quando morì nel 1936, all’età di 85 anni.

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Louise Jane Goode Romer Jopling Rowe

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Questo bellissimo dipinto si intitola  Serenity ed è di Louise Jane Goode Romer Jopling Rowe.
La prima particolarità sono tutti questi cognomi dovuti al fatto che si è sposata 3 volte nell’arco di quasi un secolo, tanto è durata la sua vita (90 anni per la precisione).
Nata a Manchester, il 16 novembre 1843 è stata una pittrice e una poetessa ed è considerata una delle più versatili artiste dell’epoca vittoriana. Nel circolo da lei frequentato a Londra, bazzicava anche Oscar Wilde!
All’età di 17 anni, Louise sposò Frank Romer, il suo primo dei tre mariti. La coppia si trasferì a Parigi dove Louise iniziò a studiare arte, ma dopo poco il marito la lasciò. Questo spinse Louise a tornare in Inghilterra. Dopo la morte di Romer nel 1872, fu libera di sposarsi di nuovo. Nel 1874, Louise sposò Joseph Middleton Jopling, un artista dell’acquerello autodidatta che lavorava con Vanity Fair ed esponeva regolarmente alla Royal Academy. Durante il suo secondo matrimonio, la carriera pittorica di Louise prosperò e fu la principale fonte di guadagno per la famiglia. Joseph Jopling morì nel 1884 e lei tre anni più tardi sposò l’avvocato George W. Rowe.
“Quello che so, l’ho imparato principalmente da sola. Duro lavoro e il genio che proviene da infiniti dolori, l’occhio per vedere la natura, il cuore per sentire la natura e il coraggio di seguire la natura: queste sono le migliori qualifiche per l’artista che vorrebbe avere successo.” Louise Jopling
Sulla carta, ha pubblicato un libro che parlava di arte, un’autobiografia intitolata Twenty Years of My Life, e moltissime poesie.
Sulla tela invece, le sue opere più famose sono “Five O’Clock Tea” e ha partecipato a mostre internazionali, a Parigi e a Filadelfia.
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Fu molto impegnata per la causa femminista a sostegno della parità dei diritti tra uomo e donna.
Louise fondò la Jopling School of Painting per donne. La scuola che ha fornito alle donne gli stessi studi di altre istituzioni. Ha cercato di creare un ambiente di apprendimento che accogliesse le donne che cercavano di padroneggiare l’arte della pittura. Per Louise, la scuola non era solo un modo per guadagnarsi da vivere, ma offriva un’esperienza unica e arricchente.
Ha anche ricoperto il ruolo di vicepresidente della Healthy and Artistic Dress Union, che sosteneva un abbigliamento meno restrittivo.
Il suo lavoro si collegava al movimento estetico dell’era vittoriana, al femminismo e al japonisme. Raffiguranti donne in abiti più moderni, i suoi dipinti spesso contraddicono le tradizionali raffigurazioni della femminilità in pose passive, dimesse (in particolare con il ritratto). Tuttavia, non erano così palesi da attirare disapprovazione o essere esclusi dalle mostre.

Di fatto, con lei, non solo le donne irrompono nel campo della pittura ma iniziano anche a rappresentare i soggetti femminili come icone moderne finendo per cambiare la rappresentazione prevalente della femminilità.

Evelyn Pickering De Morgan

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Evelyn De Morgan è il cognome da sposata della pittrice che in realtà si chiamava Mary Evelyn Pickering.  Nata nel 1855 da genitori dell’alta borghesia, fu educata in casa dove ottenne di ricevere lezioni di pittura all’età di 15 anni.

In linea con le convenzioni della classe media dell’epoca le fu impartito insieme ai suoi fratelli,  un insegnamento basato su latino, greco, francese, tedesco e italiano, così come sulla letteratura classica, mitologia e scienze, materie raramente disponibili per le ragazze della sua età. Anche la religione ha svolto un ruolo importante nell’educazione dei bambini di Pickering, insegnata dai pastori che hanno visitato la casa con la stessa regolarità dei tutor. Nonostante la stessa madre di Evelyn sia cresciuta in una famiglia di artisti, aveva una visione conservatrice sul posto dell’arte nell’educazione della figlia che ha trovato nella poesia il mezzo per poter esprimersi di cui esiste una raccolta conservata dalla De Morgans Foundation.

 

Wilhelmina Stirling, nella biografia della sorella maggiore, riferisce che i suoi genitori hanno respinto il desiderio di Evelyn di diventare una pittrice; la loro madre era solita dire che voleva una “figlia, non un’artista” e per far ciò, avrebbe suggerito al tutor di disegno di dire a Evelyn che non era abbastanza brava, nella speranza che lei rinunciasse al suo sogno. Evelyn si affidò allora al sostegno di suo padre il quale sostenne concretamente la sua ambizione, poiché iniziò a pagarle lezioni private di disegno con un insegnante di nome Green negli anni 1870 e le permise di viaggiare accompagnata dallo zio artista -il pittore tardo vittoriano John Roddham Spencer Stanhope- in Francia e in Italia per studiare da dipinti di antichi maestri. Senza questo supporto, non avrebbe avuto i mezzi per perseguire la sua carriera.

La mattina del suo diciassettesimo compleanno, annotò sul diario: “L’arte è eterna, ma la vita è breve…”, “Ora vi porrò rimedio, non ho un momento da perdere”. Cercò di convincere i genitori a mandarla a una scuola di arte; dapprima la dissuasero, ma poi, nel 1873, la iscrissero alla Slade School of Fine Art. Invece di seguire i soggetti classici studiati nella scuola, dove peraltro aveva vinto diversi riconoscimenti e una borsa di studi a cui rinunciò perché le comportava di disegnare nudi, sviluppò un proprio stile ispirandosi a Botticelli, da cui era rimasta colpita a Firenze dove andava a trovare lo zio , sia subendo il fascino dello spiritismo.

La prima opera che Evelyn De Morgan espose fu Santa Caterina d’Alessandria (1875) alla Dudley Gallery di Londra, nel 1876. Fin dall’inizio, avrebbe combattuto contro gli atteggiamenti sessisti del mondo dell’arte e si sforzò di essere riconosciuta per la sua abilità, piuttosto del suo genere.

Un giornalista di Guardian recensì il dipinto, commentando che:

“S. Caterina d’Alessandria … di un’artista di nome Evelyn Pickering che, sorprendentemente per più motivi, è una signora … non mancherà di affermare i suoi meriti come una figura estremamente ben posata, riccamente colorata e soprattutto espressiva “.

 

Dopo aver venduto due opere a personaggi dichiaratamente conservatori, ricevette l’invito a mostrare i suoi quadri alla Grosnover Gallery di Londra dove continuerà a farlo dal 1877 in poi.

 

Evelyn De Morgan, di Luigi Montabone - NPG x28077

 

Dopo un brevissimo fidanzamento si unì infatti in matrimonio nel 1887 con il ceramista e novellista William De Morgan, collaboratore di William Morris, che ha sedici anni più di lei.

Fin dall’infanzia, Evelyn era stata preoccupata dall’onnipresenza della morte nella vita. La sua poesia giovanile rivela la sua prima comprensione della dottrina cristiana della resurrezione e i suoi dipinti presentano il suo successivo interesse per lo spiritismo e il mistero dell’anima umana. Attraverso il suo matrimonio con William De Morgan, Evelyn fu presentata a sua madre, Sophia, autrice di From Matter to Spirit (1863) e sostenitrice della riforma sociale e un medium spirituale praticante. Sembra che l’affermazione della sua visione del mondo da parte della suocera abbia incoraggiato Evelyn a usare le sue immagini per presentare i suoi ideali spirituali.

Tutti i proventi di lei andavano a finanziare le attività in ceramica del marito, che fu anche romanziere, a cui contribuì anche con le idee. Lei a sua volta era sponsorizzata da William Imrie, magnate delle spedizioni scozzese e proprietario della White Star Line, quella che ha creato il Titanic. In totale, Imrie ha acquistato otto tele di Evelyn e probabilmente ha avuto voce in capitolo nello stile di immagine che desiderava acquistare.

I coniugi De Morgan, pacifisti,  vissero insieme tra Londra e Firenze per quasi tutta la prima decade novecentesca: per motivi di salute devono trascorrere ogni inverno in Italia in cerca di un clima più favorevole. Si  stabilirono definitivamente in Inghilterra con il primo conflitto mondiale. Verso la fine della carriera Evelyn De Morgan dipinge diverse allegorie relative alla prima guerra mondiale, esibendole per raccogliere fondi per la Croce Rossa.

Morì il 2 maggio 1919, a Londra, a distanza di due anni dal marito.Durante i suoi 50 anni di carriera come artista professionista, Evelyn ha completato circa 100 dipinti ad olio, 56 dei quali sono conservati nella collezione della De Morgan Foundation, insieme a un’incredibile collezione di suoi disegni preparatori e schizzi che dimostrano il suo talento, la produzione e il lavoro meticoloso metodo per creare immagini così belle e uniche.

Flora(1894) è la foto più celebre di Evelyn. La figura di Flora è chiaramente basata sulla Primavera di Botticelli, ma Evelyn l’ha circondata da una vegetazione lussureggiante, fiori, uccelli e vesti avvolgenti per renderla iconica, immediatamente riconoscibile. È un dipinto tecnicamente perfetto, che mette in mostra la sua abilità e padronanza del mezzo di pittura a olio su tela.La luminosità abbagliante dell’immagine è stata raggiunta con un uso innovativo di oli colorati su foglia d’oro, un metodo di sua invenzione, preso in prestito da pale d’altare medievali rinvenute nella città di Firenze, a cui questa immagine è un’ode. Flora è la dea della primavera e della città di Firenze, dove Evelyn visse durante l’inverno dal 1890 in poi. Il rotolo ai piedi dell’immagine fa riferimento alla Scozia, la città natale di Imrie, e riconosce quindi la direzione impressa da parte del patrono.

Le sue tele riccamente colorate con figure splendidamente drappeggiate, trasmettono messaggi di femminismo, spiritualità e il rifiuto della guerra e della ricchezza materiale, rendendole incredibilmente rilevanti oggi.

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Intervista doppia ad Amalia & Amaryllis

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Sono già usciti Polaris, dalla penna di Amaryllis, e Il Prezzo della Sposa scritto da entrambe: volete illustrarci il piano dell’opera?

La saga del Sestante di Amaryllis L. Medlar è composta da quattro romanzi: i primi tre coprono temporalmente il periodo dal 1853 al 1856, mentre il quarto è un Regency.

Dall’incontro fortuito di Amelia e Jacob, nel bel mezzo di una sala da ballo gremita di ospiti, prendono forma tutta una serie di vicende che coinvolgono quanti a loro più cari: Alek, Pasha, Effie, Alek, Kristoff…

Per quanto concerne le ambientazioni, il primo volume è interamente ambientato a Londra, nel secondo siamo in Scozia, il terzo varca la Sublime Porta. Sul quarto, per ora, silenzio stampa.Risultati immagini per polaris amaryllis

(l’immagine è di Antonia Romagnoli)

La saga della Sposa di Amalia&Amaryllis è una serie di quattro romanzi in forma epistolare corale, ambientati fra il 1870 e il 1888 in varie nazioni, partendo dalla Svezia e dalla Russia e allargandosi parecchio, fino a toccare altri continenti.

Si parte da un nucleo di personaggi vincolati da legami familiari e affettivi (ereditati dal primo volume del sestante) e ci si espande in un frattale di relazioni sociali che esplora una grande varietà di eventi, interazioni e sentimenti.

Ne “Il Prezzo della Sposa” (pubblicato a ottobre 2018) il tema portante è quello dell’amor vincit omnia, ossia del prezzo che si deve pagare per superare una serie di ostacoli e barriere al coronamento di un sentimento vero.

Ne “L’Onore della Sposa” (pubblicato a marzo 2019) si esplorano in modo più polifonico diverse forme di amore e il tema portante è quello delle apparenze in conflitto con la sostanza, con una serie di declinazioni davvero molto varia.

Nel terzo volume (in uscita entro l’estate 2019) il tema portante sarà quello dell’amore travolgente.

Nel quarto e ultimo volume (in uscita entro l’inverno 2019) il tema portante sarà quello dell’amore salvifico.

…e poi…e poi sorpresa, ci piace mischiare le carte in tavola!

C’è un ordine in cui vanno letti i vostri libri?

Idealmente, le due saghe, del Sestante (Amaryllis) e della Sposa (Amalia&Amaryllis), pur condividendo personaggi e situazioni, sono distaccate. Come collocazione temporale anzitutto, visto che il Sestante copre dal 1853 al 1856 (con un’incursione nel mondo Regency) mentre  la Sposa dal 1870 al 1888. Ma anche e soprattutto come forma narrativa, perché Polaris e i suoi seguiti inediti, sono romanzi narrativi, mentre i libri della Sposa sono tutti in forma epistolare e corali, ossia con un gran numero di personaggi, senza che sia sempre facile identificare i protagonisti.

I personaggi, con il distacco temporale di cui sopra, sono in gran parte gli stessi, ma le due saghe possono essere lette in modo indipendente senza perdersi nulla.

Cronologicamente si dovrebbe leggere prima Polaris e poi attaccare la Sposa, ma noi pensiamo, come opinione personale, che renda di più leggere il primo volume della Sposa e poi andare a scoprire il passato dei personaggi in Polaris, per proseguire con la Sposa.

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Come avete fatto a scoprire che la formula a quattro mani era vincente? Interessi, formazione comune o semplicemente è il caso che vi ha fatto incontrare?

Ci siamo incontrate per caso nel meraviglioso gruppo Regency&Victorian, decisamente galeotto, e scrivere insieme è stata si potrebbe dire una deriva naturale.

Non abbiamo fatto grandi speculazioni, è venuto da sé ed è stata – e continua ad essere – un’esperienza fantastica, perché come interessi siamo complementari e stilisticamente, pur nella diversità, estremamente compatibili.

 

 

Come recita il famoso interrogativo, è venuto prima l’uovo o la gallina? Ossia, qual è stata la scintilla che ha innescato tutto: l’idea di Polaris o de Il Prezzo della Sposa?

Polaris è stato terminato due giorni prima che iniziassimo a scrivere Il Prezzo della Sposa, che ha preso il via con una velocità impressionante e un’energia trascinante che ci hanno un po’ distolto dai rispettivi progetti in singola e portato a concludere la saga, come prima stesura, nel giro di pochi mesi. Ora le revisioni e pubblicazioni dei volumi successivi della Sposa procedono in parallelo con la scrittura del Sestante da parte di Amaryllis e le mille idee in cantiere di Amalia.

Ma di recente anche a quattro mani abbiamo iniziato (finito, ormai :P) qualcosa di nuovo.

Per molti aspetti, gli avvenimenti della Sposa hanno condizionato i seguiti di Polaris e, viceversa, i profili caratteriali che negli epistolari presentano i “magnifici sette” (Amelia, Jacob, Stiva, Alek, Pasha, Marfa, Effie) dovevano in qualche modo trovare riscontro nel passato. Passato e presente si sono influenzati a vicenda e i personaggi, scrivendosi si può dire da soli, ci hanno svelato moltissimo di se stessi. Speriamo riescano a sorprendervi come hanno sorpreso noi.

 

Che rapporto avete con gli pseudonimi?

Gli pseudonimi, avendo pubblicato singolarmente, erano già lì quando ci siamo conosciute e prima che decidessimo di imbarcarci in questa avventura.

Ma poi Amalia&Amaryllis suonava così bene, così vittoriano, che abbiamo deciso di abbandonare le nostre firme complete per dare vita a questa specie di marchio per gli epistolari, che amiamo moltissimo.L'immagine può contenere: testo

Da dove nasce la vostra passione per i Paesi dell’Est?

Ci piace molto il contrasto riscontrabile, nell’Ottocento, tra la Svezia, che per diritto, politiche sociali e cultura era tra le nazioni più avanzate d’Europa, e la Russia, dove tutto il potere era nelle mani di pochissimi ed il divario socio-economico era tragicamente ampio. Senza l’aiuto e l’appoggio dei Principi Kuragin, Ivan, un mezzadro affrancato, non sarebbe mai riuscito a sposare Ann, la figlia di un Pari di Svezia, per quanto si fosse sforzato di migliorare la propria posizione.

 

Ogni romanzo ha un tema predominante: in Polaris è la crittografia, ne Il Prezzo della Sposa il gioco degli scacchi, nel prossimo cosa dobbiamo aspettarci? In base a cosa li decidete?

Allora, per quanto riguarda la Saga della Sposa, abbiamo cercato di evocare nel titolo di ogni volume quella che sarebbe stata una delle particolarità della storia: il prezzo di un singolo pezzo, negli scacchi, rappresenta il valore del suo sacrificio, mentre l’onore, in ambito ottocentesco, speravamo richiamasse al modo più classico in cui questo veniva smacchiato, ossia sul filo della lama.

E per il terzo…aspettatevi Tempesta.L'immagine può contenere: 1 persona, persona seduta e spazio al chiuso

A cosa dovete la scelta del genere epistolare? Quali sono i maestri a cui vi ispirate?

Amalia si era già lanciata nel genere con Mia cara Jane e sicuramente ha saputo dare ad Amaryllis un abbrivio sulle modalità, che certamente differiscono dal narrativo puro.

I personaggi erano tanti, ansiosi di esprimersi, e visto che volevamo che parlassero con le loro parole e pensassero i loro pensieri, la forma epistolare era l’unica che rendesse loro giustizia e al contempo che esprimesse un aspetto così fondamentale del mondo ottocentesco come la corrispondenza, con le sue latenze temporali e i suoi sottintesi sopra, sotto e fra le righe.

I maestri sono molti, e vari e non so se siamo degne di chiamarli maestri, nel senso che ogni autore, qualsiasi cosa scriva e a qualunque livello, ha per maestri tutti gli autori che ha amato. E noi ne amiamo tanti. Citiamo solo Jane Austen, quella di Lady Susan e delle Lettere, che da sola basterebbe a fare genere.

 

Per quanto mi riguarda, siete riuscite a creare dei personaggi cui è difficile non affezionarsi, con uno stile accattivante e assolutamente originale. Quali sono gli altri vostri punti di forza?

 

Lavoriamo molto bene insieme, il che rende lo scambio di idee e opinioni estremamente fluido e articolato. In parallelo al romanzo pubblicato ci sono centinaia di pagine di parti tagliate, conversazioni e commenti, piccoli brani, note, per cui i personaggi hanno tutti anche una parte sommersa che noi chiamiamo “a uso interno” che li esplora più a fondo e che rende più facile e credibile renderli “vivi” nelle parti che poi passano l’esame e vengono approvate.

Cerchiamo innanzitutto di essere realistiche e di non violare lo spirito dell’epoca esplorata, pur creando anche personaggi che si scontrano duramente con la rigida morale vittoriana. La credibilità e la coerenza psicologica dei personaggi sono aspetti ai quali attribuiamo moltissima importanza e però ne attribuiamo anche, opportunità questa offerta dalla forma epistolare, alle diverse visioni che hanno, del medesimo personaggio, tutti gli altri che gli sono intorno e non smettono di scrivere.

Uno dei personaggi “storici” che ha assunto particolare rilevanza nella saga è Aleksandr Porfirevich Borodin, noto principalmente oggi per le sue composizioni musicali (Principe Igor tra tutte) era ai suoi tempi stimato e conosciuto principalmente come professore di chimica all’università di San Pietroburgo – quella dove Lena, per quanto meritevole, faticherà non poco per essere ammessa – e per essere stato il principale, strenuo sostenitore del primo corso aperto alle donne in medicina (con specializzazione in ostetricia) di tutta la Russia. Anche il buon Tchaikovsky, che non ha bisogno di presentazioni, lo abbiamo chiamato in causa e, come Borodin, da personaggio marginale, ha guadagnato i suoi spazi nei volumi successivi al secondo.

Il vostro pregio è aver dimostrato che si possono allargare gli orizzonti e le latitudini, e parlare di amore e corteggiamento dell’Ottocento anche al di fuori dei salotti inglesi. Qual è il messaggio che intendete lanciare?

Indubbiamente il mondo vittoriano, dove l’aggettivo si deve intendere in senso lato, ha superato ampiamente i confini dell’Impero Britannico, il quale, pur mantenendo una posizione strategica, non era certamente l’unica realtà che si potesse incontrare nell’Europa di quel tempo. Ci siamo divertite, letteralmente, a viaggiare in varie epoche e immergerci in mentalità diverse, dalla corte dei Romanov alle vicende matrimoniali di Francesco Giuseppe fino ai monti del Tirolo e a sconfinare, nell’ultimo volume, in terre molto lontane.

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Avete poi uno speciale modo di raccordare i vostri romanzi -sulle vostre pagine autore nei social- con immagini, per lo più opere pittoriche, rappresentative: è secondo me un bellissimo percorso, attraverso le varie forme dell’arte, che potenzia la capacità espressiva della parola scritta.  Era questo l’intento?

 

Pensiamo che l’iconografia sia uno strumento essenziale per entrare nello spirito dei romanzi che scriviamo, perché permettono di entrare in un mondo diverso dal nostro e ormai molto lontano, per molti aspetti. Ciò non toglie che ci siano anche quadri temporalmente successivi che rispecchiano perfettamente scene o personaggi del romanzo.

Un grande aiuto ci viene anche dalle fotografie, specialmente per la parte finale de La Saga della Sposa.

 

Qualche anticipazione sul prossimo romanzo? La data di uscita?

Il secondo volume de La Saga della Sposa, intitolato L’onore della Sposa, è uscito a marzo 2019 e sta avendo un successo insperato: è bellissimo vedere la grande famiglia di A&A crescere ed espandersi.

Per il terzo, abbiamo in progetto di pubblicarlo entro la prossima estate e la saga si chiuderà col quarto volume entro l’anno

.L'Onore della Sposa (Saga della Sposa Vol. 2) di [Frontali, Amalia, Medlar, Amaryllis L.]

Un affascinante proseguo del 2019 ci aspetta, non solo per farci emozionare ma anche per imparare. Grazie e complimenti a voi per l’originalità, l’inventiva, le competenze e le capacità.

 

Romina

 

 

Vissi con le mie visioni. Vita di Elizabeth Barrett Browning. Di Carmela Giustiniani Flower-ed

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Una lettura istruttiva e affascinante, dal titolo evocativo, quella in cui mi conduce Carmela Giustiniani, la cui scrittura sa spiegare ed entusiasmare allo stesso tempo, con semplicità ed efficacia convincenti.

 

La vita di Elizabeth Barrett Browning (1806-1861) è una vita appassionata e appassionante, a cui non si può restare indifferenti ma anzi guardare con grande partecipazione emotiva.

 

Vivere di e con la poesia è una scelta che colpisce comunque, tanto più quando appartiene a una giovane ragazza che ha tutte le circostanze contro: di età, genere, epoca, estrazione sociale. Dalla sua, solo una determinata sensibilità e intelligenza che costituiscono la sua forza straordinaria nel mostrarle sempre la via giusta.

 

Minata nel fisico, indomita nello spirito, Elizabeth riesce a mettere in pratica il suo ideale di vita e a tradurre in realtà le sue visioni; sentì fin da subito quanto la forza della sua immaginazione fosse potente per controllarla e che l’ambizioso scopo della sua vita fosse fare qualcosa di importante.

 

Leggere è parte della mia vita e soffro orribilmente quando non leggo – l’anima divora se stessa.

 

Nella sua solitaria esistenza condotta in una torre d’avorio cesellata di letture e versi ricamati, irrompe con la sconvolgente urgenza di un anelito da sempre nutrito, il poeta Robert Browning che da valente cavaliere espugna quella stanza all’ultimo piano in cui la principessa si nasconde nell’oscurità. Da questo incontro organizzato dal destino e suggellato da profonde e definitive dichiarazioni d’amore, scaturisce una delle più belle storie romantiche di tutti i tempi.

 

“Mi avete toccata più nel profondo di quanto pensassi che perfino voi poteste. D’ora innanzi sono vostra per tutto”.

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Tra Elizabeth Barrett e Robert Browning si stringe un’unione che travalica le istituzioni sociali: il loro è un esempio di vita intimamente connessa all’arte, connubio d’amore e di poesia, niente di più sublime e vicino alla perfetta felicità raggiungibile da due anime su questa terra.

La biografia edita da flower-ed mi mostra un’Elizabeth Barrett Browning anticonformista per mentalità e per necessità, nemica degli orpelli imposti dall’ipocrisia sociale, paladina del vero e della libertà, unici principi ispiratori della sua condotta.

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Il legame con L’Italia, gli anni vissuti in Toscana, la causa dei moti del 1848 sposata con fede veemente, rappresentano un motivo di interesse in più per lei, anche se ad innamorare sono le sue poesie d’amore che parlano direttamente al cuore con un linguaggio universale e senza tempo.

 

Se devi amarmi, non sia per altro

Che per amore. Non dire:”L’amo

per il sorriso… lo sguardo… per il modo

gentile di parlare… per la mentalità

che si abbina alla mia e che certo un giorno

mi arrecò un senso di dolce sollievo” –

Perché queste cose, mio diletto, potrebbero mutare

per se stesse, o forse per te… e un amore siffatto

potrebbe disfarsi. E non amarmi

per la cara pietà che mi asciuga le guance: 

poiché chi sentì a lungo il tuo conforto,

potrebbe ben dimenticarsi di piangere,

e perdere quindi il tuo amore!

Ma amami per la gioia di amare, che possa sempre

Rinnovarsi in un’eternità d’amore!