Jane Austen in sintesi

Jane Austen – Mare di Libri

Jane Austen era un’accanita lettrice, una camminatrice instancabile e una buongustaia. Suonava la spinetta e scriveva su un piccolo tavolino di legno vicino alla porta di passaggio che cigolava: era quello il segnale per lei per nascondere i fogli del suo lavoro all’arrivo della servitù.

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Era ghiotta di focaccine di Bath e le piaceva la torta di mele e non disdegnava gelato e buon vino quando era ospite presso la magione del fratello Chawton House.
Famosa per la sua ironia non esitava a rivolgerla anche verso se stessa.


La mamma vuole che ti dica che sono un’ottima governante, cosa che non sono riluttante a fare, perché penso davvero che sia una mia peculiare eccellenza, e per questo motivo: ho sempre molto cura di provvedere a quelle cose che soddisfano il mio appetito, cosa che considero il principale merito nel governo di una casa.
(L11, 17-18 novembre 1798)

Di Jane Austen è stato fornito il ritratto “vittoriano” di una donna tutta casa e chiesa; che sia stata molto legata agli affetti familiari è vero, ma che abbia condotto una vita ritirata anche no, perché nel suo piccolo, aveva il suo giro di conoscenze, andava spesso ai balli e in visita presso parenti e amici e si recava in città sia per fare acquisiti che per affari, quando cominciò a trattare con l’editore (sempre accompagnata dal fratello Henry).

Di fatto il suo spirito di osservazione le consentì di trarre il massimo dagli ambienti e dalle persone che frequentava e con cui veniva a contatto e spesso nelle lettere alla sorella Cassandra, essi venivano descritti in modo salace e tagliente. Bisogna riconoscere che per diverse traversie familiari dovette cambiare casa alcune volte e quando finalmente si sistemò a Chawton Cottage, sembrò trovare la dimensione ideale per scrivere, rivedere i romanzi scritti in giovane età e comporne di nuovi. La prof. Beatrice Battaglia, una dei maggiori e primi studiosi di Jane Austen divide proprio i romanzi di Jane in base al luogo e al contesto in cui sono stati composti: i primi nella canonica dove Jane è nata, Steventon Novels, e poi quelli della fase adulta, Chawton Novels.

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Persuasione è uno degli ultimi suoi romanzi, pubblicato postumo, ed è considerato il più autobiografico. Di certo è l’unico in cui parla d’amore senza filtri e senza ricorrere alla sua notoria ironia.

Si è parlato molto della quota autobiografica inserita da Jane Austen nella creazione delle sue eroine e se per la giovinezza Lizzie Bennet la rappresentava al meglio, Anne Elliot è quella che maggiormente sembra esprimere tutto il suo rimpianto per l’amore della vita perduto.

Persuasione è la più bella e sincera rappresentazione dell’amore femminile, la sua dedizione e la sua costanza, e Jane Austen non avrebbe potuto scriverne così bene se non avesse amato e perso a sue spese.

House Where Jane Austen Died Jane Austen spent the last few weeks of her  life in this house, and died on 18th July… | Jane austen, Jane austen  inspired, Jane austin

Jane Austen morì molto giovane e troppo prematuramente. Chissà con quali quanti altri romanzi avrebbe potuto deliziarci! Lasciò incompiuto Sanditon che tratta l’ipocondria in modo canzonatorio e non tradisce alcuna vena malinconica.

Purtroppo già poco dopo la pubblicazione di Emma comparvero i primi sintomi di un declino inevitabile. Nel maggio 1817 fu trasferita a Winchester, così che potesse ricevere visite mediche costanti. Si dice che abbia sofferto tanto, ma con rassegnazione. Pronunciò le sue ultime parole, “non desidero altro che morire”, il 18 luglio 1817, un venerdì; poco dopo morì tra le braccia della sorella.

Il suo corpo riposa nella Cattedrale di Winchester.

I gusti letterari di Louisa May Alcott

jo march | cose da libri

Louisa era un’accanita lettrice.


Da ragazzina amava i grandi autori inglesi e europei che poteva trovare nella fornitissima biblioteca di Emerson, dove entrava non vista anche dalla finestra.


Emerson infatti era vicino di casa degli Alcott a Concord e aveva messo a sua disposizione le opere di Platone, Plutarco, Bacone, Carlyle come anche quelle di Shakespeare, Dante, Goethe, Byron, Dickens cui Louisa attingeva liberamente entrando presto in familiarità e anche fantasticando con esse.


Come fece dire a qualche suo personaggio, considerava pesante George Eliot.

Certo è che ne conosceva bene le opere a giudicare da quelle nominate in questo passo tratto da Una ghirlanda per ragazze di Louisa May Alcott; flower-ed edizioni; traduzioni e cura di Riccardo Mainetti)

Ora, questo libro [Romola] è un meraviglioso ritratto della Firenze dei secoli passati e le persone famose che vivevano realmente vi sono ritratte e questo sì che ha una reale e chiara morale che può essere vista da tutti e chiunque dopo averlo letto si sente più saggio e migliore. Desidero davvero che tu possa abbandonare queste cose da quattro soldi e provi a leggere qualcosa di davvero buono”.

“Detesto George Eliot, così orrendamente intelligente e moralizzatrice e tetra! Non sono mai riuscita a leggere Daniel Deronda, sebbene Il mulino sulla Floss non sia male”, rispose Carrie con un altro sbadiglio, mentre ricordava i lunghi discorsi dell’ebreo Mordecai e le meditazioni di Daniel.

Amava Dickens ma quando ebbe modo di incontrarlo di persona a Londra ne rimase delusa, essendole parso un po’ troppo dandy.

Sorelle Brontë - Wikipedia

Ammirava le sorelle Bronte in particolare Charlotte di cui aveva letto la biografia firmata da Mrs Gaskell (e vi ritrovava somiglianze con le proprie esperienze).

Se ci pensiamo bene le influenze di questi scrittori, Goethe, Charlotte Bronte, Dickens, sono rintracciabili nelle storie di Louisa: penso alle atmosfere noir de Il fantasma dell’abate, tipiche dei racconti di fantasmi dickensiani ma anche al genere natalizio inaugurato dallo stesso scrittore inglese. Echi del suo celeberrimo Canto di Natale sono ben riconoscibili in Sogno di natale e di come si avverò scritto da Louisa e che ricalca il modello del sogno premonitore.

Un moderno Mefistofele richiama fortemente il Faust di Goethe mentre la protagonista di Dietro la maschera è una giovane istitutrice che ricorda Jane Eyre.

Dietro la maschera ovvero Il potere di una donna ~ Caravaggio Editore

La protagonista di Dietro la maschera è una giovane istitutrice, compita e timida, dal passato misterioso, che però da brava attrice consumata sta recitando quel ruolo alla perfezione. Il suo nome è Jean Muir.

A parte l’assonanza, questo nome non può fare a meno di ricordare la Jane Eyre di Charlotte Bronte. L’accostamento è dettato non solo dal fatto che la signorina Muir è un’istitutrice esile e bionda che si presenta al cospetto dei suoi datori di lavoro vestita di nero, ma anche dal fatto che il suo nome scozzese, oltre a essere quello di un clan, significa “brughiera” e sfido chiunque a non ricollegare la brughiera con le volitive sorelle Bronte. Che Louisa avesse pensato a una sorta di riscatto per Jane Eyre e ne volesse scrivere il controcanto?

Del resto non le perdonava il fatto di aver accettato lo stesso Rochester, nonostante egli le avesse mentito per poterla sposare subito. Per una questione di principio Louisa non riusciva ad accettare da parte di Jane Eyre “di aver sposato quell’uomo” considerato l’inganno iniziale di lui che aveva taciuto di essere già sposato.

A parte queste specifiche discordanze, c’è comunque un dialogo di cui è protagonista Jo nel libro I ragazzi di Jo che forse rivela i gusti letterari dell’autrice:

“Parlare di scrittori mi fa ricordare che la mia ambizione è di diventare un’altra George Eliot ed entusiasmare il mondo! Dev’essere così bello sapere di possedere un tale potere e sentire la gente ammettere che hai ‘un cervello da uomo’. La maggior parte dei romanzi scritti da donne non m’interessano, ma quelli della Eliot sono veramente stupendi. Non la pensate così anche voi, signora Baher?”, chiese la ragazza con la fronte spaziosa e i nastri della gonna strappati.


“Si, ma preferisco quelli della piccola Charlotte Bronte. In quelli della Eliot c’è la testa, ma sembra che manchi il cuore, per questo ammiro George Eliot ma non la amo. La sua vita mi sembra più triste di quella della Bronte, perché, nonostante il genio; l’amore e la gloria, le è mancata quella luce senza la quale nessuna anima è veramente grande, buona e felice”.


“Si, signora, è vero. Però la Eliot è così romantica, originale e misteriosa, ed è stata grande anche lei in un certo senso. Il suo sistema nervoso e i suoi problemi di dispepsia infrangono l’illusione, ma io adoro le persone famose, e un giorno o l’altro andrò a Londra per vedere tutte quelle che riuscirò a rintracciare”. (tratto da I ragazzi di Jo di Louisa May Alcott; ed. Newton Compton).

I grandi romanzi: Piccole donne-Piccole donne crescono-Piccoli uomini-I  ragazzi di Jo-Un lungo, fatale inseguimento d'amore - Louisa May Alcott |  GoodBook.it

I grandi romanzi: Piccole donne-Piccole donne crescono-Piccoli uomini-I  ragazzi di Jo-Un lungo, fatale inseguimento d'amore. Ediz. integrale -  Alcott Louisa May, Newton Compton Editori, Trama libro, 9788854190603 |  Libreria Universitaria

La principessa leggera di George MacDonald

La principessa leggera di George  MacDonald

Una fiaba tenera e delicata che fonde magia e insegnamenti in una dimensione senza tempo.

Come sempre accade in questi casi, arriva dritta al cuore di grandi e bambini.

La fiaba della principessa leggera ci viene raccontata giocando sul doppio significato dell’aggettivo “light” che è stato accostato alla principessa per denotarne un aspetto caratteristico e quanto mai singolare.

Tant’è che il titolo di questo racconto è stato talvolta tradotto come La principessa di luce.

Tutta la storia è costellata di giochi di parole che la traduttrice Elizabeth Harrowell ha saputo rendere al meglio.

La caratteristica peculiare della principessa è la leggerezza, nell’accezione di assenza di peso che la fa sfuggire quindi alla pesantezza della legge di gravità come gli altri abitanti del globo, ma si esemplifica anche in altre forme di leggerezza come l’ilarità e la noncuranza delle questioni terrene.

The Light Princess, National Theatre | The Arts Desk

Qualunque sia alla fine il significato allegorico che decidiamo di darle, la fiaba rimane un genere narrativo che non ha età né target e attraverso i suoi archetipi letterari esercita una fascinazione  millenaria.

Sarà l’amore, la questione umana più imponderabile di tutte, a riportare la principessa alla realtà e alla necessità di occuparsi di questioni concrete come la sua felicità?

Forse la cosa migliore che avrebbe potuto capitare alla principessa sarebbe stata di innamorarsi. Ma come sarebbe stato possibile per una principessa senza gravità cadere tra le braccia dell’amore è un grosso problema – forse il problema. Quanto ai suoi sentimenti al riguardo, non sapeva neppure dell’esistenza dell’amore, quell’arnia di miele e di punzecchiature, nel quale era possibile cadere.

La principessa leggera è un racconto che è stato scritto da George MacDonald nel 1864. Di origini scozzesi come rivela il cognome, MacDonald è stato poco tradotto in Italia nonostante sia stato molto legato al nostro Paese avendo abitato in Liguria, a Bordighera per la precisione, per più di vent’anni con la sua famiglia di ben otto figli.

Le Edizioni Flower-ed hanno tradotto e pubblicato La principessa leggera in un delizioso volume fiorato arricchito da bellissime illustrazioni di un artista preraffaellita.  

La principessa leggera, George MacDonald - ZeBuk - Il blog per gli  appassionati di lettura

Sinossi:

Nel giorno del suo battesimo, la principessa di Lagobel viene colpita da una maledizione: una strega vendicativa, che per dimenticanza non era stata invitata, la priva della gravità fisica e mentale. Da quel momento la bambina tenderà a volare via al primo soffio di vento e non potrà più piangere. Il re e la regina, preoccupati, cercheranno una soluzione per far tornare la figlia con i piedi per terra, ma invano: neppure con il passare degli anni la principessa sarà capace di provare empatia, di frenare la sua strana risata, di comprendere il lato serio della vita. Cosa riuscirà a spezzare l’incantesimo e far sì che la principessa senta finalmente il peso del mondo? “La principessa leggera”, pubblicata per la prima volta nel 1864, è una delle fiabe più celebri dello scrittore scozzese George MacDonald. Un racconto senza tempo, ricco di simboli e significati, che insegna la forza del sacrificio, della compassione e del vero amore.

Quattro novelle di Elizabeth Gaskell

Francesco D’Amato Editore

Vincenzo Pepe Traduttore

Scrittrice tra le più significative della grande e prestigiosa tradizione narrativa britannica dell’Ottocento, Elizabeth Gaskell (1810-1865) riuscì del pari nella composizione del romanzo di grande respiro, come Mary Barton (1848), North and South (1855), Sylvia’s Lovers (1863), e del racconto breve, come testimoniano le quattro novelle che qui si propongono alle lettrici e ai lettori italiani, e nelle quali non si sa se ammirare di più l’armoniosità del ritmo narrativo, la capacità di delineazione del personaggio o il controllo dell’intreccio narrativo.

Quattro i racconti contenuti in questo volume di recente pubblicazione:

La verità non deve far paura

Il matrimonio di Manchester

Il ramo storto

Lois la strega

“Il matrimonio di Manchester” e “Lois la strega” sono già stati pubblicati mentre “Il ramo storto” e “La verità non deve far paura” non li conoscevo.

Le nozze di Manchester - Elizabeth Gaskell - Libro - Passigli - Le  occasioni | IBS

Tra i quattro si distingue “Lois la strega” per struttura, lunghezza e tema trattato.

A unire questi racconti innanzitutto è la accattivante capacità affabulatoria di Mrs Gaskell, maestra nell’arte narrativa.

A parte quindi il racconto di “Lois la strega” ambientato in un’altra epoca storica e che assume i toni di una drammatica cronaca di denuncia dei crimini commessi in nome della stregoneria dai Puritani della Nuova Inghilterra, negli altri ritroviamo le atmosfere familiari a cui Mrs Gaskell ci ha abituati.

"Storie di bimbe, di donne, di streghe" di Gaskell Elizabeth - Il Libraio

Genitori timorati di Dio per cui conta soprattutto l’onore, sentimenti coniugali pronti a tutto, ragazze in attesa della loro occasione e ragazzi disperati pronti a buttarla via.

Sono tante le storie brevi composte da Mrs Gaskell, commissionate e/o pubblicate sulle riviste con cui collaborava, e ognuna di esse ha il pregio di immettere in un mondo ordinato e tranquillo, regolato da principi morali superiori sufficienti a consolare da ogni bruttura.

La sua sensibilità la porta a sapersi immedesimare nello smarrimento di una giovane fanciulla abbandonata così come nello sgomento di una madre che vede tradite tutte le sue aspettative su un figlio; la sua partecipazione alla sofferenza umana è così sentita e solidale da farle rappresentare il dramma di una famiglia povera tanto quanto quello che si consuma in una casa benestante.

Nelle forme brevi può risultare più evidente il tono moraleggiante del narratore ma altrettanto diretta arriva la percezione del suo stile suadente e rassicurante.

https://www.damatoeditore.it/libro/9788855250276

Per completezza segnalo l’esistenza di questa raccolta di Racconti pubblicata dalle Edizioni Croce.

Lo schiavo di Pompei

Il fascino de Lo schiavo di Pompei consiste nella sua completa immersione nella Storia, quella con la A maiuscola. Dobbiamo questo effetto alla precisione certosina e documentata con cui Stefania De Prai ricostruisce ambienti, locali, nomi, ruoli sociali, personaggi, persino le iscrizioni dei muri, con cui circostanziare il più possibile il particolarissimo episodio storico e le poche ore che precedettero la grande eruzione.

Evidentissimo il grande lavoro di ricerca e di studio che c’è stato dietro a un progetto simile.

La morte è giunta a Pompei. Dovunque insegue le sue vittime, le getta per terra, le trascina. Tra i vicoli e gli orti, lasciati i rifugi della pausa nella caduta dei lapilli alcuni abitanti stanno tentando di fuggire. Oppure mentre cercano di calarsi dalle finestre, perché le porte ai piani inferiori sono ormai ostruite di lapillo.

Ma questa non è solo una storia di tragedia e morte. Su questo sfondo apparentemente buio e asfissiante come la nube che sovrasta tutta la zona interessata dall’eruzione, sboccia l’amore vero tra Fausta Cornelia e lo schiavo Elio.

Per continuare a leggere vai al link:

https://storiediletturae.blogspot.com/2021/06/recensione-lo-schiavo-di-pompei-di.html

Ushanka – I ponti di Leningrado

Una prosa poetica ed evocativa ci conduce attraverso una serie di ricordi che si snodano in rapida successione come i ponti di Leningrado. In overture assistiamo al romantico amore tra Pasha e Aleksandra che sboccia timido come un bucaneve ma viene presto spazzato via dalle gelide tempeste di ragioni esterne incomprensibili. Da controcanto fa una storia misteriosa, lontana, appartenente al passato, apparentemente parallela a quella dei due fratelli Metjanov ma anche inesplicabilmente legata a loro. Ushanka è il nome del colbacco da donna che Pasha regala ad Aleksandra e che fa parte di quell’insieme di oggetti simbolici e significativi che caratterizzano meglio i personaggi e l’ambientazione.

Per saperne di più clicca qui:

https://storiediletturae.blogspot.com/2021/07/recensione-ushanka-i-ponti-di.html

Baci intrighi e mille bugie

Sono proprio Callie e Nate a raccontarci in prima persona tutto quello che sembra incidentalmente capitare loro e a presentarci la squadra dei loro supporter, uno più caratteristico e bizzarro dell’altro. Amici veri, colleghi falsi, zie perfettamente in grado di badare a se stesse e sorelle un po’ apprensive. Se per Nate è impossibile restare sordo a tutti i consigli non richiesti dell’amico Lucas, dall’altra parte Paige non si risparmia con Callie e la combriccola casalinga della zia fallita in bancarotta che si reinventa insieme al suo fedelissimo personale di servizio mi ha ricordato le atmosfere di Zia Marmee. Una lettura divertente, un cast simpatico che non fatico a proiettarmi sullo sfondo di un set cinematografico per riferimenti e citazioni implicite e una storia d’amore che, nonostante tutte le regole del seduttore di Lucas, arriverà attraverso un percorso molto accidentato, a una degna conclusione. 

Per leggere la recensione:

https://storiediletturae.blogspot.com/2021/08/review-party-baci-intrighi-e-mille.html?fbclid=IwAR2sdJiphRHfwHdzY-ZSUVgrNPOQViWTA6wI1Q_lwreeC38AZgHhaOZNggw

Nel cuore di Jane – Ri-leggendo Persuasione

Nel cuore di Jane ri-leggendo Persuasion : Battaglia, Beatrice: Amazon.it:  Libri

Nel cuore di Jane – Ri-leggendo Persuasione di Beatrice Battaglia

Liguori Editore

Beatrice Battaglia rilegge Persuasione, l’ultimo romanzo compiuto di Jane Austen. L’unico in cui parla d’amore senza filtri e senza ricorrere alla sua notoria ironia.

Si è parlato molto della quota autobiografica inserita da Jane Austen nella creazione delle sue eroine e Anne Elliot è quella che maggiormente sembra rappresentarla ed esprimere tutto il suo rimpianto per l’amore della vita perduto.

In un viaggio a ritroso nelle sue opere precedenti, analogo a quello percorso da B.B. con il suo romanzo Nel paese degli amori maledetti -che altro non è se non la sua personalissima versione di Persuasione– Jane Austen è pronta a parlare di “quella passione, quel desiderio che la società patriarcale con i suoi valori le ha negato”.

Scomparsa la leggera risata di Elizabeth e archiviata la verve dissacrante e irriverente di Mary Crawford, la scrittrice si astiene da qualsiasi intervento o commento e la lettrice rimane sola a identificarsi con Anne attraverso la quale vede e sente identificandosi completamente con le sue emozioni, i suoi sussulti, i suoi sentimenti.

Improvvisamente giunge la consapevolezza che Jane Austen non poteva parlare di amore, come fa in Persuasione, con quegli accenti accorati e struggenti, se non avesse amato e perso. Persuasione è la più bella e sincera rappresentazione dell’amore femminile. E quando chiudiamo il libro, e avvertiamo un’ombra a oscurare quel lieto fine, non è la tristezza di Anne che sentiamo, ma è perché intravvediamo le lacrime dell’autrice, scrive il poeta Harold Bloom.

Una Beatrice Battaglia decisamente ispirata individua il giusto registro lirico che conduce irrimediabilmente ad amare ancora di più -se possibile- questo romanzo e la sua autrice.

Dopo aver ammesso di aver sempre tralasciato, nelle sue analisi, Persuasione, la studiosa sceglie questo particolare momento della sua vita per rileggerlo e lo fa raggiungendo vette di struggente poesia:

Ma qui, in Persuasion, è il grande amore perduto per sempre. E che era il grande amore, te ne puoi accorgere solo quando l’hai perduto; solo quando il passare del tempo ti dice che l’hai perduto per sempre.

Nel volume è inclusa anche una sezione intitolata Austeniana che comprende gli atti di una conferenza tenuta dalla stessa prof.ssa Battaglia a Mirandola nel febbraio 2017 e due recensioni di opere critiche inglesi.

Sinossi: Eros e passione in Jane Austen? Sì, anche l’ultimo pezzo della maschera vittoriana della scrittrice si sgretola con questo saggio “Nel cuore di Jane ri-leggendo ‘Persuasion'”. Guidata dalle voci critiche e poetiche di Reginald Farrar, Virginia Woolf. Edmund Blunden, Harold Bloom, l’analisi testuale della nota studiosa austeniana ci mostra non semplicemente che “Jane Austen aveva amato e che non aveva più paura di dirlo”, ma che Jane Austen continuava ad amare; ed è in questa viva presenza di Eros la ragione della grandezza della sua arte.

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Jane Austen vs Charles Dickens 

Jane Austen and Charles Dickens Magnetic Bookmarks | Etsy

Jane Austen e Charles Dickens  sono senza dubbio due giganti della letteratura, ma come si confrontano? 

Quale dei due ha contribuito di più alla letteratura, alla società, e chi ha lasciato l’eredità più grande?

Uno studio dell’Università di Cambridge li ha messi a confronto e apparentemente sembrano non avere alcun aspetto in comune se non la nazionalità. Le stesse epoche di cui sono espressione e testimoni parlano per loro:

Regency vs Victorian.

Per non entrare poi nei particolari della vita privata: non potevano essere caratterialmente più diversi per mentalità, modi di fare, psicologia, senza scomodare il genere.

Eppure il genio li ha senz’altro accomunati e baciati indelebilmente.

Jane Austen vs Charles Dickens infografica

Gia E. M. Forster aveva azzardato un simile paragone, riconoscendo a Jane Austen l’indiscusso talento, superiore anche a Dickens, di organizzare meglio i personaggi, di procurare attraverso il loro ingresso un piacere leggero sempre nuovo a differenza di quello derivante dalla ripetizione meccanica presentata da quegli. E se nei suoi romanzi non ci sono personaggi capaci di stagliarsi soli e imponenti come alberi, in realtà il risultato è quello di “una stoffa di fine tessuto dalla quale non si può togliere nulla”.

Come poi orientarsi nella girandola di nomi e situazioni presentati da Dickens? Molto più accogliente e familiare diventa per noi l’incontro con poche e ristrette famiglie entro la cui cerchia fare nuove conoscenze.

Tutti i personaggi di Jane Austen sono disponibili ad una vita più ampia rispetto a quella che l’intreccio chiede loro di vivere; i personaggi non esauriscono mai le loro possibilità: l’autrice può applicare loro le varie etichette ma loro non ne restano imprigionati.

Aspetti del romanzo - Edward Morgan Forster - Libro Usato - Il Saggiatore -  Biblioteca delle Silerchie | IBS

Ecco il passo:

Perché mai i personaggi di Jane Austen ci procurano un piacere leggero ma nuovo tutte le volte che compaiono, diversamente dal piacere meccanicamente ripetuto che ci procura un personaggio di Dickens? […] lei era una vera artista, che non metteva mai in caricatura i suoi personaggi, ecc. Ma la risposta più esatta è che i suoi personaggi, pur essendo minori, sono assai meglio organizzati di quelli di lui. Si manifestano a tutto tondo e anche se l’intreccio pretendesse da essi qualcosa di più sarebbero sempre all’altezza della situazione[…]. Tutti i personaggi di Jane Austen sono disponibili per una vita più larga, per una vita quale la vicenda dei suoi libri richiede loro raramente di vivere: ed è per questo che la vita narrata da lei ci dà tanta soddisfazione… In ogni sua opera troviamo di questi personaggi, all’apparenza tanto semplici e piatti, che mai richiedono tuttavia una seconda presentazione, ma che non esauriscono mai le loro possibilità: Henry Tilney, il signor Woodhouse, Charlotte Lucas […] L’autrice può sì applicare ai suoi personaggi le varie etichette: “Buon senso”, “Orgoglio”, “Sensibilità”, “Prevenzione”, ma di simili qualifiche essi non rimangono prigionieri.

Shakespeare, Dickens, Wren, Austen, Hardy, Turner: in praise of ... the  English

Harold Bloom li colloca entrambi nell’Olimpo degli scrittori inglesi accanto a Shakespeare definendoli i tre autori sembrano immuni al declino della vera lettura.

La Austen è tuttavia figlia di Shakespeare: le sue eroine resistono alla storicizzazione e sono tra le immagini più rare di libertà interiore.

Come Rosalinda, Elizabeth Bennet è arguta, amabile, florida nello spirito e nel sentimento.

Amazon.it: Il genio - Harold Bloom - Libri

Pochissimi romanzieri ci hanno regalato due o tre miracoli di personalità. Bloom calcola che se Shakespeare ci ha offerto quasi duecento personaggi, la Austen nei suoi cinque romanzi più importanti, ne ha creati più di trenta.

Nessun romanziere comico è riuscito a fare di meglio. Nemmeno Dickens seppe inventare un personaggio paragonabile al magnifico signor Collins.

Considerare la Austen un’ironista non è sufficiente: fu un genio della volontà e una delle principali artefici della secolarizzazione della volontà protestante. L’aspetto saliente di quella volontà è tuttavia la direzione: verso la personalità, verso la profonda libertà dell’individuazione.


Forster E. M., Aspetti del romanzo, Il Saggiatore Editore, Milano, 1963, pp. 75-88.

Bloom Harold, Jane Austen. 1775-1817″, in Il genio, Traduzione di Elisa Banfi, Rosangela Cantalupi, Annalisa Crea, Danielo Didero, Stefano Galli, Alessandro Vanoli, Roberta Zuppet; Rizzoli, Milano, 2002, pp. 338-345.

Angelici Romina, Jane Austen. Donna e scrittrice, Flower-ed, Roma, 2017

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https://www.cambridge.org/us/academic/jane-austen-vs-charles-dickens-cambridge-infographic?fbclid=IwAR0iXFkRfoVO1hzq0QgP7wx0N40XtgHb-7ivlg092N6HaBGk_XDwtbsIYTU

East Lynne di Ellen Wood

East Lynne

East Lynne, inizialmente pubblicato in forma seriale all’interno della rivista The New Monthly Magazine, tra il gennaio del 1860 e il settembre del 1861, venne successivamente ripubblicato come un romanzo in tre volumi il 19 settembre del 1861 dalla casa editrice Bentley and Son. L’autrice stessa spiega il motivo di questa scelta: la pubblicazione in tre tomi era piuttosto costosa, ma conferiva una certa rispettabilità al libro, che altrimenti sarebbe stato disprezzato dalla critica in quanto romanzo appendice, genere ritenuto colpevole di svalorizzare la letteratura per la facilità dei temi trattati e la pubblicazione su giornali acquistabili a basso prezzo e fruibili da tutti.

Il romanzo d’appendice, le cui potenzialità e fruttuosità, aveva già scoperto e sondato il collega Charles Dickens, era tutt’altro da disprezzare e lo possiamo apprezzare enormemente oggi, grazie all’illuminata decisione di riportare all’attenzione dei lettori quella parte di produzione vittoriana rimasta in disparte, come avvenuto per l’autrice Ellen Wood.  

East Lynne è il romanzo più famoso di Ellen Wood, la seconda opera di una produzione che ne annovera circa quaranta.

East Lynne - Wikipedia

La sua fama di romanziera vittoriana eguagliava quella di Dickens anche se evidentemente fino a recenti iniziative editoriali, risultava penalizzata. Diversamente accadde all’epoca considerato che, a un anno di distanza dalla sua apparizione, la storia sensazionale di East Lynne che narrava di situazioni scottanti come l’omicidio e la gelosia, l’adulterio e il divorzio aveva già catturato l’immaginazione dei lettori di tutto il mondo, diventando uno dei maggiori bestseller dell’età vittoriana.

L’opera di Ellen Wood si contraddistingue per il fatto di trattare la condizione femminile nella società e nella sua dimensione domestica, approfondendo quella concezione stereotipata di angelo del focolare capace di sentimenti e pulsioni proprie.

Dopo trent’anni di matrimonio con Henry Wood, e con il nome di Mrs Henry Wood, era infatti conosciuta, il marito morì ed Ellen si trasferì in una casa a Saint John’s Wood Park, rimanendo nei pressi di Londra. Dopo il fallimento dell’attività del marito aveva contribuito al sostentamento della famiglia, formata da ben 7 figli, attraverso la sua penna. Verso la fine del 1867 divenne capo redattrice e proprietaria di una rivista mensile, The Argosy, fondata appena due anni prima, fatto abbastanza atipico per una donna dell’epoca. Nella direzione della rivista la affiancò il figlio che poi le subentrò.

Ellen Wood aveva circa cinquant’anni quando divenne una famosa scrittrice di romanzi, ma la sua vita come autrice rimase comunque basata su una quotidianità faticosa. Trascorreva la maggior parte del tempo tra le mura domestiche. Era una donna di chiesa, fervente ortodossa, di ideali conservatori in politica, ma sostenitrice della moderazione e della sobrietà nella quotidianità e le sue poche amicizie letterarie erano circoscritte ad altre scrittrici provinciali poco famose. Per l’abbigliamento prediligeva spesso il nero, sperando nascondesse la deformità della schiena. Negli ultimi anni della sua vita fu affetta da bronchite, complicata dalle difficoltà respiratorie di cui già soffriva a causa della curvatura spinale. Morì d’infarto al cuore nella sua casa, a Saint John’s Wood Park, il 10 febbraio 1887.

Il successo del romanzo derivò dall’abilità di Ellen Wood di intrecciare due generi che divennero fondamentali per la narrativa popolare inglese: il romanzo sentimentale e il romanzo giallo. L’opera portava in scena le tematiche e i problemi del tempo come il divorzio, l’individualità femminile, la sessualità, la rottura dei vincoli familiari, la tensione fra le classi sociali, il tutto descritto attraverso la visione della morale tipica dell’età vittoriana.

East Lynne (TV Movie 1982) - IMDb

Ho trovato alcune immagini della versione BBC del 1982.

Il romanzo è talmente permeato di riferimenti vittoriani che è possibile rinvenire suggestioni provenienti dai diversi autori dell’epoca: per le considerazioni autoriali George Eliot; per il tema religioso e sociale Elizabeth Gaskell, Wilkie Collins nella parte concernente il delitto e il mistero, Trollope per il ritratto di vita di campagna in opposizione alla città e alle sue mode e individui corrotti.

La struttura a incastro permette di apprezzare i punti di forza del libro: dagli elementi di suspence contenuti nella storia alla caratterizzazione speciale dei personaggi.

Un lavoro imponente quello della traduzione di Riccardo Mainetti, una scelta oculata quella editoriale Flower-ed, un romanzo appassionante da cui è difficile separarsi, un’autrice che non si può non amare e senz’altro da approfondire.

File:East Lynne Frontispiece.jpg - Wikimedia Commons

Sinossi:  

Lady Isabel Vane è sconvolta quando il suo amato padre muore lasciandole in eredità nient’altro che debiti; persino East Lynne, la grande casa in cui aveva vissuto insieme a lui fino a quel momento, non le appartiene più: a sua insaputa, era stata venduta in precedenza ad Archibald Carlyle, uno stimato e benestante avvocato locale. Bella e raffinata ma senza alcuna risorsa economica, Lady Isabel si avvia verso un destino incerto che la porta ad accettare la proposta di matrimonio dello stesso Carlyle, pur non amandolo. Chiusa in se stessa e frustrata, non riesce a vedere la perfidia e l’ambiguità di alcune persone intorno a lei: cede così all’attrazione per un volgare seduttore, commettendo degli errori che le saranno fatali. I numerosi personaggi e le sottotrame, gli incidenti e le doppie identità, gli abbandoni e i pentimenti compongono una storia ricca e complessa, capace di documentare la crescente protesta in atto contro i rigidi ruoli prescritti alle donne.