La Felicità domestica

Pink Magazine Italia

Lev Nikolaevic Tolstoj – traduzione e note di Clemente Rebora – Fazi

Anteprima

Che ameno quadretto domestico è quello tratteggiato da un giovane Tolstoj che per ambientarlo sceglie la casa o meglio la tenuta dove ha trascorso la sua infanzia.

Come ogni buon marinaio, prima di partire per i grandi viaggi in mare aperto di Guerra e Pace e Anna Karenina, Tolstoj decide di esplorare i fondali più vicini e non si fa scrupolo di utilizzare una propria esperienza autobiografica per cominciare a scandagliare le insondabili profondità dell’animo umano.

Soffuso da un senso di tranquillità bucolica e isolamento protetto, il romanzo breve diviso in due ben distinte parti, La felicità domestica ha il profumo della primavera che sboccia, come la giovinezza di Mascia (che in realtà sarebbe il vezzeggiativo di Maria) si schiude ai primi palpiti dell’amore. Sottolineata da un accompagnamento musicale costante e struggente insieme, composto da malinconie, rimembranze…

View original post 556 altre parole

Annunci

Libri, amori e segreti – Gennaio

Pink Magazine Italia

Nel club di lettura di Della Parker, il libro del mese di gennaio è Emma di Jane Austen.

La componente del gruppo che più le assomiglia è Anne Marie che proprio come Emma, è troppo indaffarata a impicciarsi nella vita degli altri, per fermarsi un attimo a leggerlo.

libri-amori-e-segreti-gennaio_9741_x1000

Nel precedente numero, quello di dicembre, avevamo conosciuto il gruppo di ragazze, molto diverse tra loro, ciascuna con la sua vita chi single, chi sposata o madre, con i suoi problemi, che costituiscono questo club di lettura anche per avere la scusa di vedersi almeno una volta al mese e fare una bella chiacchierata insieme.

Molto originale l’idea di scandire le uscite del libro a cadenza mensile, idea che, seguendo la modalità a puntate delle serie tv che oggi ama tanto il pubblico soprattutto dei più giovani, finisce comunque per creare affezione e attaccamento alla storia e ai personaggi.

Questo mese conosciamo…

View original post 396 altre parole

Borgo Storico Seghetti Panichi a Castel di Lama (AP)

Pink Magazine Italia

Una Dimora storica, un piccolo Borgo antico, e Parco bioenergetico: tre meraviglie in una, racchiuse nel cuore della campagna ascolana. In provincia di Ascoli Piceno, nel territorio del comune di Castel di Lama, si affaccia sulla Vallata del Tronto il suggestivo Borgo Storico Seghetti Panichi: esso è composto da edifici di epoche differenti, la Dimora storica, antica fortezza medievale trasformata in palazzo di campagna nel 1700, l’Oratorio costruito nel 1608 che conserva preziosi affreschi attribuiti alla scuola di Biagio Miniera, la Residenza di San Pancrazio, la Torre Campanaria e altri edifici risalenti fra il Seicento e l’Ottocento, costruiti a ridosso delle antiche mura del castello.

1e4c0faa56d67ce1d509567d9135f9ae

Ma la particolarità più significativa che rende questo sito un luogo unico e inimitabile è il Parco storico di rara bellezza, impiantato tra il 1875 e il 1890 dal famoso botanico tedesco, architetto di giardini, Ludwig Winter, oggi primo esempio di giardino bioenergetico in…

View original post 279 altre parole

Raccolta delle lettere di Lord Brabourne, pronipote di Jane Austen

Il recente lavoro di Giuseppe Ierolli mette insieme il materiale epistolare di cui il pronipote di Jane Austen, figlio dell’amatissima Fanny è venuto in possesso proprio grazie alla tenera corrispondenza scambiata tra zia e nipote unitamente alla trascrizione di quella intercorsa con altri membri della famiglia.

Lord Edward Brabourne (Edward Hugessen Knatchbull-Hugessen, 1829-1893) era figlio di Sir Edward Knatchbull, nono baronetto, e di Fanny Knight (fino al 1812 Austen), la figlia di Edward Austen, fratello di Jane Austen. Fu un uomo politico liberale e scrittore. Nel 1884 pubblicò la prima antologia di lettere della prozia Jane, con una parte biografica molto corposa, che permette di inserirla a pieno titolo tra i cosiddetti “memoir familiari”: così ce lo presenta Giuseppe Ierolli.

La raccolta di Lord Brabourne si apre con la dedica del volume a Sua Maestà La Regina:

Signora,

È stata la consapevolezza di come vostra Maestà apprezzi così tanto le opere di Jane Austen a incoraggiarmi a chiedere il permesso di dedicare a vostra Maestà questi volumi, contenenti numerose lettere di quell’autrice, delle quali, come suo pronipote, sono recentemente venuto in possesso. Le lettere sono pubblicate, con l’eccezione di pochissime omissioni che sono sembrate sicuramente opportune, proprio come furono scritte, e se in esse, o nei capitoli che le accompagnano, si dovesse trovare qualcosa che possa interessare o divertire vostra Maestà, mi riterrei doppiamente fortunato per essere stato il tramite per portarle all’attenzione di vostra Maestà.
Sono, Signora,
L’umilissimo e obbediente
suddito di vostra Maestà,

Brabourne

 

Come spiega il traduttore, Giuseppe Ierolli: “Lord Brabourne era un uomo politico che all’epoca della pubblicazione del volume aveva partecipato a diversi governi, era diventato pari del regno nel 1880, e quindi si presume che la dedica fosse un omaggio come tanti altri alla sovrana”.

Sicuramente la regina Vittoria leggeva Jane Austen visto che nelle pagine di diario del periodo in cui stava leggendo Jane Eyre (1858) si legge anche:“March 7. Began reading Jane Eyre to my dear Albert, having finished Northanger Abbey, one of Miss Austen’s admirable novels.”

La nota singolare di questa raccolta e che la rende gradevolissima sono i commenti e le spiegazioni inseriti da Lord Brabourne davanti a ciascun gruppo di lettere divise per anno, inserendo ogni tanto, a ulteriore riprova o approfondimento i riferimenti alle note del taccuino della propria madre che il più delle volte confermano, ma talora aggiungono anche qualche episodio meritevole di considerazione.

Lord Brabourne è moderatamente simpatico e sicuramente avrà ereditato dalla zia l’ironia che trapela nei commenti che si lascia sfuggire tra le righe o quando si perde a narrare qualche aneddoto che non c’entra molto con la vita di Jane Austen, ma è più inerente al contesto sociale del curatore.

Ho trascorso delle ore veramente piacevoli in compagnia di Jane Austen, ho percepito il suo entusiasmo tangibile della giovane ventunenne che flirta a un ballo con il bell’irlandese, la malinconica sorella che, stanca di stare sola a casa, reclama la compagnia di Cassandra spesso richiesta in visita presso il fratello Edward, l’indaffarata donna di lettere che in città deve sbrigare mille commissioni e si deve districare tra diversi impegni mondani e non.

È sempre un piacere ritrovare lo stile delle lettere di Jane Austen, quel modo di conversare per iscritto che rende tutto così vivido attraverso la sua penna e le sue espressioni sintetiche e argute, estremamente significative. Ho potuto gioire con la beata ospite a Godmersham padrona di tutto ciò che vede, circondata di comodità mentre gusta gelato e vino a volontà, o preoccuparmi da zia premurosa di far divagare i nipoti rimasti orfani della madre Elizabeth Bridges, moglie del fratello Edward. La particolarità di questa raccolta è quella di aver relegato in una corposa appendice tutta la corrispondenza intercorsa tra Fanny, la madre di Lord Brabourne e l’amata zia: la scelta può essere spiegata con quel puritanesimo tutto vittoriano di lasciare immacolata la reputazione della nobildonna che era sua madre, impegnata invece a dirimere l’incertezza del suo stato sentimentale con una tenera ma schietta confidente quale si rivela la zia Jane.

Non c’è niente di meglio che lavorare sulle fonti e sebbene questa collezione curata da Lord Brabourne non apporti materiale nuovo al precedente e complessivo epistolario già noto (già tradotto per intero dallo stesso G. Ierolli) toccare con mano gli originali, essere così vicini ai pensieri e ai sentimenti o anche alle battute della donna Jane Austen è qualcosa di puro ed emozionante.

L’elemento di maggior pregio di questo lavoro secondo me è l’introduzione che prepara alla lettura delle lettere scritte da Jane Austen e indirizzate per la maggior parte alla sorella Cassandra. Essa consiste di alcuni paragrafi esplicativi biografici, illustra le casate, i luoghi maggiormente frequentati da Jane Austen o interessati dai suoi riferimenti e i romanzi con l’analisi dei loro personaggi rispetto ai quali Lord Brabourne non resiste a mostrarci le sue personalissime preferenze. Affascinato da Darcy, convinto da Edmund Bertram, non sopporta Mr Knightley: forse perché perdutamente innamorato di Emma?!

Il testo tradotto è disponibile sul sito jausten.it curato da Giuseppe Ierolli -che si ringrazia-, in formato pdf, pubblicato da ilmiolibro; ne lascio il link: http://www.jausten.it/jamfbrabourne.html

Chiacchierata con Michela Alessandroni #Flower-ed edizioni

Pink Magazine Italia

AAEAAQAAAAAAAAQAAAAAJDc0NzE5ODlhLTdmMDctNDdmYi04YjE4LTRlMmFkNzdhN2YyYw

Carissima Michela,

se esistesse il teletrasporto verrei a trovarti in montagna per fare una bella chiacchierata davanti a uno scoppiettante focolare e sorseggiando una tazza fumante di…

A proposito quale bevanda scegliamo come sottofondo aromatico di questa conversazione? Cioccolata, tisana o rimaniamo fedeli al classico, corroborante tè?

Cara Romina, benvenuta nella casa invernale di flower-ed. Sceglierei il classico tè bollente per restare fedele alle mie radici inglesi e ai nostri amati libri.

Siamo appena entrati nel 2018 e a me l’idea di avere un intero anno davanti suggerisce l’immagine stimolante di un lungo percorso pieno di sorprese da scoprire; è così anche per te? Come appare il nuovo anno dalle finestre di Flower-ed?

Ci saranno tante belle occasioni di incontro con i lettori anche quest’anno: un 2018 ricco di libri e di appuntamenti tesi allo sviluppo ulteriore di quanto abbiamo già realizzato più che al cambiamento. Una profonda e appassionata…

View original post 935 altre parole

Mary, a Fiction: l’occasione per chiedersi Mary Wollstonecraft e Jane Austen cos’hanno in comune?

35969129Una prosa disadorna e uno stile asciutto raccontano la storia di una fanciulla desiderosa di affetto e di compiacere gli altri. Mary Wollstonecraft dà il suo nome alla protagonista del suo romanzo, una giovane donna che paga lo scotto di un’educazione familiare sbagliata e piena di pregiudizi, condotta al matrimonio sulla base di un ricatto morale esercitato sulla sua natura emotiva e legata per sempre e suo malgrado a un uomo che non conosce e non ama.

Una storia scarna, che non indugia morbosamente nell’analisi dei sentimenti ma non disdegna l’impiego dei tipici topoi sentimentali (la malattia, l’amore sfortunato, l’amicizia come legame alternativo, il viaggio catartico) e a volte strizza l’occhio a qualche considerazione etica dell’autrice.

Tale è la natura umana, le cui leggi non possono certamente essere invertite per compiacere la nostra eroina, e arrestare lo svolgimento dei suoi pensieri: la felicità fiorisce soltanto in paradiso, non possiamo goderne nella vita (p. 25).

Oltre al fatto che i due romanzi di Mary Wollstonecraft sono intitolati Mary e Maria, si può rilevare che entrambi criticano il matrimonio, considerato un’istituzione patriarcale che ha deleteri effetti sulle donne. In Mary: A Fiction, la protagonista è costretta a un matrimonio di convenienza, senza amore, e deve così cercare di realizzare i propri desideri d’amore e di affetto fuori di esso in due amicizie romantiche a appassionate con una donna e con un uomo. Ma la sua integrità morale e il suo sentimento religioso non permetteranno di essere scalfita dalla tentazione.

La vita di Mary Wollstonecraft fu breve ma intensa e la protagonista la rispecchia nella sua generosità di slanci ma anche nel suo essere volitiva cogliendone al contempo quegli aspetti di ingenuità iniziali che qui sono portati a esempio e ammonimento educativo per le inesperte esponenti del cd. sesso debole.

Fu lasciata sola con i propri sentimenti: l’abitudine a riflettere su di essi li rafforzò, tanto che il suo carattere rapidamente si fece deciso e singolare. La sua mente era chiara e forte, quando non fosse oscurata dai moti del cuore; ma troppo era creatura d’impulso, e schiava della compassione (p. 12).

Mary Wollstonecraft Godwin (Londra, 27 aprile 175910 settembre 1797) filosofa e scrittrice britannica, è conosciuta per essere la madre della più famosa Mary, moglie del poeta Percy Shelley, autrice di Frankestein.

51jzkirTw+L._SX331_BO1,204,203,200_Ebbe una vita relativamente breve e avventurosa: dopo un’adolescenza passata in una famiglia condizionata dalla povertà e dall’alcolismo del padre, si rese indipendente con il proprio lavoro e un’istruzione formata attraverso i suoi studi personali. Visse amicizie di grandi dedizioni ed ebbe relazioni tempestose fino al matrimonio con il filosofo William Godwin, precursore dell’anarchismo, dal quale ebbe la figlia Mary, preconcepita.

Un’audacia enorme ci volle per sostenere nel suo libro A Vindication of the Rights of Woman, contro la prevalente opinione del tempo, che le donne non sono inferiori per natura agli uomini, anche se la diversa educazione a loro riservata nella società le pone, per colpa degli uomini, in una condizione di inferiorità e di subordinazione. Mary Wollstonecraft prendere così apertamente posizione contro il tradizionale sistema educativo maschilista che voleva la donna qualcosa simile a un soprammobile, una compagnia docile per l’uomo, allevata solo per il matrimonio.

La Mary del libro non compie atti eroici o imprese straordinarie ma ricerca nell’amicizia di Ann un affetto sostitutivo di quello coniugale che le è precluso. Durante un lungo viaggio nel continente, per recare sollievo all’amica malata che necessita di un clima mite, conosce Henry, un gentiluomo discreto e riservato che riconosce come uno spirito affine con il quale, consapevole di non essere una donna libera, può accettare di avere solo un legame amicale casto e puro.

Non senza, però, lotta o un notevole sforzo interiore:

La tempesta del suo animo rendeva tutte le altre trascurabili: non gli elementi avversi temeva, ma se stessa! (p. 51).

La storia è pervasa da una triste atmosfera di rassegnazione che fa intravedere a Mary, rimasta ormai sola, un’unica via di uscita:

Pensava che si stava affrettando verso quel mondo ‘dove non si è sposate, né date in sposa’ (p. 93).

FANKNCASSebbene coeve, non ci sono prove della conoscenza diretta di Mary Wollstonecraft da parte di Jane Austen. Quanto alla conoscenza scritta, essa è molto probabile dato che Jane Austen leggeva di tutto. Se dovessimo affidarci alla rete familiare, secondo Clare Tomalin, Austen doveva conoscerla essendo stato un certo sir William, allievo del padre e amico dello zio Leigh Perrot, il benefattore di Mary Wollstonecraft che la seguì nel corso della convalescenza dopo il tentato suicidio.

Se dovessimo invece basarci sulle amicizie comuni, Maria Edgeworth mise alla berlina la Wollstonecraft, la cui reputazione fu rovinata dalla pubblicazione delle Memorie di Godwin, che ne svelano la condotta inaccettabile per i conformisti della buona società; la Edgeworth prese a modello la sua figura rappresentandola nel personaggio «bizzarro» di Harriet Freke del suo romanzo Belinda del 1801.

Altre scrittrici lette e citate da Jane Austen, come Mary Hays, Charlotte Turner Smith, Fanny Burney e Jane West misero in scena personaggi analoghi per impartire «una lezione di morale» alle loro lettrici. Fu così che le opere di Mary furono poco lette per tutto l’Ottocento perché «le sue critiche lasciano intendere o dichiarano che nessuna donna che abbia rispetto di sé leggerebbe i suoi scritti» grazie alle detrattrici, sue stesse colleghe.

Figlie dello stesso fine secolo dei lumi, Mary Wollstonecraft prese apertamente posizione sia nei fatti che nelle parole, Jane Austen preferì contenersi con più misura. Alcuni concetti di base come la affermazione del libero raziocinio della donna, la critica del mercato matrimoniale, la rivendicazione dell’autonomia femminile, sono trattati da entrambe anche se in modo diverso: Mary li affronta direttamente, Jane li aggira fingendo di conformarsi alla mentalità tradizionale.

Rivelatrice di questo punto di contatto tra le due scrittrici potrebbe essere la lettera del cap. Wentworth le cui parole appassionate ed emozionanti hanno fatto parlare di sensibility e romanticismo anche per l’algida Jane Austen. Bisogna riconoscere che quegli stessi accenti romantici vibravano già nella prosa di Wollstonecraft in cui si legge infatti:

L’amore è un bisogno del mio cuore. Negli ultimi tempi mi sono esaminata più attentamente di prima, e ho constatato che rendere inservibile la mente non basta a dare la calma. Cercando la pace, ho quasi distrutto tutta l’energia della mia anima – ho quasi sradicato quel che la rende degna di stima […] Diecimila sentimenti complessi e aggrovigliati mi urgono dentro, in questo momento, mi pesano sul cuore e mi oscurano la vista. Potremo mai ritrovarci di nuovo?

Il tono accorato con cui il cap. Wentworth si gioca l’ultima carta con Anne è molto simile:

Non posso più ascoltare in silenzio. Devo parlarvi, usando i mezzi che mi sono concessi. Voi ferite l’anima mia. Io sono per metà speranza e metà agonia. Non ditemi che è troppo tardi, che sentimenti così preziosi sono spariti per sempre. Mi offro a voi di nuovo, con un cuore che è vostro più ancora di quando, otto anni e mezzo fa, quasi lo spezzaste. Non osate dire che un uomo dimentica più in fretta di una donna, che il suo amore muore più presto. Non ho amato nessun’altra che voi. Posso essere stato ingiusto, sono stato debole e permaloso, ma mai incostante…

Il cap. Wentworth ritorna sulla dibattuta questione della differenza di genere uomo/donna e dell’attribuzione del primato della costanza in amore, e Anne Elliot, in risposta alle pretese del cap. Harville, la rivendica:

«Vi prego. Non parlate di esempi nei libri. Gli uomini hanno avuto, molto più di noi, la possibilità di narrare la loro storia. La penna è in mani maschili… Apprezzo tutti i sentimenti provati da uomini come voi. Credo voi uomini pronti ad ogni azione grande e buona nelle vostre vite coniugali; pronti ad affrontare ogni ardua prova, ogni difficoltà domestica, fino a che – se mi permette l’espressione – fino a che vi resta uno scopo, cioè finché vive la donna che amate, e vive per voi. Tutto il privilegio che rivendico al mio sesso… è quello di amare più a lungo, anche quando la vita e la speranza sono finite».

Non potendo sapere con certezza se Jane Austen avesse letto i testi di Wollstonecraft, possiamo però sapere che era venuta in contatto con quelle tesi poiché aveva una copia di Hermsprong di Robert Bage, del 1796, un romanzo filosofico che riprendeva le idee protofemministe di Mary.

Per una ragazza di buona famiglia che non firmava nemmeno i suoi romanzi scritti per passatempo o più precisamente usava la generica formula “by a lady”, dietro cui poteva nascondersi, sarebbe stato oltremodo compromettente ammettere identità di vedute con la compromessa autrice di A Vindication apostrofata come “P” prostituta per aver concepito due figli fuori dal matrimonio.

Ancora una volta è questione di stile: una scrittrice come Mary Wollstonecraft ha un ruolo dirompente nel panorama letterario, uno sguardo creatore che ha fatto della parola un momento di presa di coscienza e di realizzazione, mentre Jane Austen in qualche modo prova a riequilibrare la realtà vissuta e quella idealizzata ma non conferisce alle sue eroine la forza ideologica di quelle della Wollstonecraft.

Leggendo di tutto senza scandalizzarsi di niente, già negli Juvenilia Jane Austen critica quel tipo di educazione bigotta che si vuole impartire alle giovani donne, soffocandone financo l’arguzia o l’amore per la lettura che potrebbe aprire loro la mente.

Nelle lettere si trova un riferimento poco entusiasta al Coelebs di Hanna More:

Non hai affatto accresciuto la mia curiosità circa Caleb; – Prima la mia avversione era fittizia, ma ora è reale; non mi piacciono gli Evangelici. – Naturalmente quando lo leggerò ne sarò deliziata, come altra gente, ma fino ad allora mi starà antipatico[1]

il solo merito che poteva avere era il nome di Caleb, che ha un suono onesto e non pretenzioso; ma in Coelebs, c’è pedanteria e affettazione. – È stato scritto solo per gli Studiosi dei Classici?[2]

Pertanto, se dovessimo operare un sillogismo aristotelico, dato che Hanna More, detta “il Vescovo in gonnella” fu una delle più convinte oppositrici di Mary Wollstonecraft dichiarandosi “irrevocabilmente decisa” a non leggere mai Vindication perché personalmente era favorevole alla “subordinazione” femminile, dal giudizio poco convinto di Austen su Coelebs della More appunto può forse dedursi una posizione quantomeno più distaccata circa la necessità di correggere le idee pericolose in circolazione (vedi anche Corinne di Madame de Staël) sulla donna di genio.

Oggi possiamo dire che si trattava di sfumature, di donne che cercavano di farsi strada, ciascuna a suo modo e con strumenti diversi, nel mondo della prosa e del romanzo, fino ad allora, monopolio assoluto dei colleghi uomini.

 

 

Fonti:

http://www.jasit.it/connessioni-femministe-jane-austen-e-mary-wollstonecraft/

http://www.unteconjaneausten.com/tutto-il-privilegio-che-reclamo-dialogo-su-differenza-di-genere/

http://www.corriere.it/cultura/11_settembre_05/citati-jane-austen-restitui-scrittura-donne_69075ad0-d7a0-11e0-af53-ed2d7e3d9e5d.shtml

https://it.wikipedia.org/wiki/Mary_Wollstonecraft

Paola Partenza, Sguardo e narrazione. Quattro esempi di scrittura femminile (Wollstonecraft, Hays, Austen, Gaskell), Ed. Carocci, Roma, 2008

Ellen Moers, Grandi scrittrici, grandi letterate, Edizioni di Comunità, Milano, 1979

[1] Jane Austen, Lettere, trad. Giuseppe Ierolli, edizioni ilmiolibro.it, Roma, 2011, L. 66 di martedì 24 gennaio 1809, p. 250.

[2] Jane Austen, Lettere, cit., L. 67 di lunedì 30 gennaio 1809, p. 253.

La fattoria dei gelsomini

Pink Magazine Italia

La fattoria dei gelsomini, di Elizabeth von Arnim. Anteprima della Edizione Fazi 2018

Ah quella tavolata esilarante che ci attende all’overture di La Fattoria dei Gelsomini! Che strampalata congerie di ospiti Lady Daisy Midhurst ha radunato nella sua dimora di Shillerton. E come è divertente scoprire i pensieri che si nascondono dietro alla facciata di buone maniere degli invitati, che faticano a rispettare le regole della buona creanza, messi così a dura prova da un menù ripetitivo a base di aspra uva spina!

L’invito in una delle dimore di Lady Midhurst era garanzia di qualità, come il marchio per l’argento, e certificava nel tempo il valore delle persone. Eppure, nonostante ciò, ciascuno di loro sentiva che la misura era colma. Ma in cosa consistesse realmente quel senso di disagio, nessuno sapeva dirlo. Naturalmente il clima aveva la sua parte di colpa…

L’avvio è scoppiettante come al solito, la penna…

View original post 309 altre parole