Una mail di troppo di Amanda Foley e Simona Friio

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Che commedia romantica spigliata e brillante quella scritta a quattro mani da Amanda Foley e Simona Friio!

Davvero carina e briosa, si cala perfettamente nello stile e nel gergo usati nel quotidiano e coglie anche le dinamiche dei rapporti interpersonali filtrati dalla tecnologia che ci circonda.

Perfettamente corrispondente allo stile di vita moderno, anche nella scelta di dedicare un importante spazio agli amici animali, ormai compagni fissi delle nostre esistenze e che qui nel romanzo rallegrano e guardano con disincanto alle avventure di questi strani umani.

La protagonista è una ragazza leggermente sbadata, Silvia, che già ci piace alle prime battute, perché presa da mille impegni e in trepidante attesa di una risposta importante, sbaglia a inviare una mail e confonde gli indirizzi tra quello del suo capo e uno sconosciuto. Come nella migliore tradizione di una commedia degli equivoci, gli sviluppi saranno esilaranti e meritevoli di attenzione. Guai a sottovalutare il disilluso Chris, un po’ sostenuto sulle prime, e a perdere di vista la effervescente Ambra comparsa come una meteora ma già irresistibile!

Se lo scambio di email sostituisce quella che poteva essere una corrispondenza epistolare tra due ragazzi che, pur cominciando per sbaglio, poi iniziano invece a conoscersi, le loro manovre di avvicinamento, corteggiamento, disvelamento, seguono il cliché tradizionale di una storia d’amore della quale anche lo spirito più indipendente o rassegnato, in realtà, è in cerca per dare una svolta decisiva alla propria vita.

Penso a quanto le due autrici si sono divertite nell’imbastire questa simpatica e cangiante situazione, almeno quanto il lettore si diverte ad assistere ai numerosi incidenti e contrattempi di cui la vita di ogni giorno è purtroppo piena e che ogni volta prendono una piega sorprendente.

Arricchiscono questo divertissement diverse citazioni cinematografiche, che vanno ad aggiungersi a quella riconoscibile ed evidente di C’è posta per te: accanto al riferimento a Mamy di Via col Vento o Jo di Piccole Donne ci sono le più attuali Sally di Harry ti presento Sally e l’immancabile Bridget Jones, la capostipite di tutte le eroine imbranate. Questo conferma l’idea iniziale e cioè che questo testo, per le sue battute, lo stile e il ritmo, potrebbe benissimo fungere da perfetta sceneggiatura e copione.

Deliziata dai simpaticissimi interventi degli animali che rappresentano il punto di vista esterno e tutto sommato “più saggio” sull’intera vicenda, ho apprezzato molto, oltre alla originale e indovinata cover, come è stato risolto il finale, in un modo affatto scontato seppur coerente e naturale.

Una lettura piacevole e indicata per la bella stagione, piena di brio e brillantezza, credetemi!

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Il profumo del mosto e dei ricordi

Pink Magazine Italia

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Si può fuggire dal dolore e si può decidere di chiudere fuori il passato dalla nostra vita, ma i legami familiari sono qualcosa di troppo forte e incancellabile per non tornare a chiedercene ragione.

Il profumo del mosto e dei ricordi ci insegna non solo che ogni libro racchiude una storia unica, ma anche che ogni persona è frutto di destini diversi ed è il risultato di più storie che si incontrano.

Inutile opporre resistenza, far finta di dimenticare: il passato è più tenace e prepotente e trova la via del cuore attraverso uno dei tanti cassettini insondabili della memoria che improvvisamente viene dischiuso da un profumo, una lettera, un nome…

Lavinia vive con sua madre a Firenze dove studia come restauratrice; cresciuta senza sapere di avere un nonno, si ritrova improvvisamente a dover partire per il basso Salento per ricevere in eredità la Masseria che lui le ha lasciato.

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Pasqua a Rosings

Elizabeth ha superato la sua avversione per Mr Collins e ha approfittato del viaggio di sir Lucas per andare a trovare la sua cara amica nell’Hertfordshire. Le stesse buone maniere che facevano accettare a Elizabeth l’ospitalità di Mr Collins andando a convivere sotto lo stesso tetto dopo quanto successo tra loro, scavavano una forte differenza sociale tra il ruolo di nubile e coniugata tra le due amiche che anche se felici di ritrovarsi, sentono che qualcosa nel rapporto tra loro è per sempre cambiato e non potrà più tornare a essere come prima.

La monotonia di quella modesta canonica è rotta soltanto dai pranzi fastosi che la patronessa Lady Catherine de Bourgh decide di offrire ai suoi fortunati vicini. E con tutti questi svaghi le settimane passano velocemente e arriva la Pasqua. A Pasqua, si sa, è tempo di visita ai parenti e la zia Catherine aspetta i suoi nipoti.

In questa atmosfera tranquilla trascorsero le prime due settimane della sua visita. Si stava avvicinando la Pasqua, e la settimana che la precedeva avrebbe portato un’aggiunta alla famiglia di Rosings, cosa che, in una cerchia così ristretta, aveva la sua importanza. Elizabeth aveva saputo, subito dopo il suo arrivo, che Mr. Darcy era atteso nel giro di qualche settimana, e sebbene non fossero molti i conoscenti che avrebbe gradito di meno, il suo arrivo avrebbe fornito una relativa novità a cui guardare a Rosings, e le avrebbe dato modo di capire quali speranze ci fossero per Miss Bingley, osservando il suo comportamento nei confronti della cugina, evidentemente destinata a lui da Lady Catherine, che parlava della sua venuta con estrema soddisfazione, e sembrò quasi irritata nello scoprire che Miss Lucas ed Elizabeth lo avessero già frequentato spesso.
(Orgoglio e pregiudizio, trad. G. Ierolli, jausten.it, cap. 30).

Per i primi giorni gli estranei sono tenuti lontano dalla riunione di famiglia; la funzione domenicale, per di più pasquale, offre l’occasione migliore sia per appurare quelle che fino ad allora erano solo voci, sia per usufruire di un invito a una serata più interessante:

fu solo il giorno di Pasqua, quasi una settimana dopo l’arrivo dei signori, che ebbero l’onore di una tale attenzione, e comunque, all’uscita dalla chiesa, fu chiesto loro solo di andare in serata. 
(Orgoglio e pregiudizio, trad. G. Ierolli, jausten.it, cap. 31).

Lady Catherine non brilla per l’affabilità delle sue doti ospitali:

L’invito fu ovviamente accettato, e a un’ora appropriata si unirono agli altri nel salotto di Lady Catherine. Sua signoria li accolse in modo garbato, ma era evidente come la loro compagnia non fosse certo ben accetta come quando lei non poteva contare su nessun altro; era infatti quasi completamente assorbita dai nipoti, e parlava con loro, specialmente con Darcy, molto di più che con qualsiasi altra persona presente.
(Orgoglio e pregiudizio, trad. G. Ierolli, jausten.it, cap. 31).

Elizabeth ancora non sa che proprio lei diventerà oggetto di interesse e galanteria dei due gentiluomini.
 Mr Darcy, forse stimolato dall’evidente ammirazione del colonnello Fitzwilliam, inizia a guardarla con occhi diversi e si fa scappare più di un complimento:
Darcy sorrise e disse, “Avete perfettamente ragione. Avete impiegato molto meglio il vostro tempo. Nessuno che abbia avuto il privilegio di ascoltarvi può pensare che ci sia qualche manchevolezza. Nessuno di noi due si esibisce per gli estranei.”
(Orgoglio e pregiudizio, trad. G. Ierolli, jausten.it, cap. 31).
La serata finisce senz’altro fatto degno di nota ma se fossi stata Elizabeth avrei trascritto le parole di Darcy sul mio diario sotto al titolo “Una Pasqua da ricordare!”.

 

Ritratto della scrittrice da giovane, Virginia Woolf con un saggio di Nadia Fusini. Utet Edizioni

Pink Magazine Italia

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Una raccolta davvero sorprendente di lettere che mostrano, senza filtri e ipocrisia, gli entusiasmi e i momenti tristi di una ragazza nel pieno della sua giovinezza. Ma si tratta assolutamente di una ragazza fuori dal comune.

Sembra di sbirciare dal buco della serratura di quella che è la vita privatissima della giovane Virginia Stephen e nei suoi pensieri più intimi. Conquista con la sua simpatia per come sa essere spiritosa nelle lettere del primo periodo, divertente e divertita dalle sue amicizie e conoscenze le cui idiosincrasie e peculiarità coglie con sguardo irriverente, spesso ricorrendo a somiglianze e similitudini zoomorfe.

Mi ricorda un altro epistolario dove l’ironia sempre vigile interviene puntualmente a salvare dall’autocommiserazione e l’intelligenza vivida è pronta a colpire a ogni giro di frase. Anche Jane Austen riserva la stessa vena caustica ai difetti altrui e per il cambio di tono che dall’esuberanza giovanile passa attraverso le dure prove…

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Ritratti di famiglia. Storie di paese: Luigi, il muratore

Luigi apparteneva ad una famiglia numerosa, dall’indole sanguigna, tanto facili ad accendersi quanto integerrimi nei principi; uno dei nove fratelli, faceva il muratore ma dovette partire militare ai comandi del Duce.

Quando tornò dalla II guerra mondiale dopo essere stato trattenuto come prigioniero dagli inglesi in Libia, sposò Alda di quindici anni più piccola di lui, che tutti chiamavano con il vezzeggiativo di Alduccia proprio per la sua giovane età. Nel giro di pochi anni ebbero cinque figli: tre femmine e poi due maschi che bisognava mantenere. Con il lavoro di muratore si tiravano su pochi soldi, la moglie si dava da fare nel mulino gestito dai genitori a raffinare la farina per aiutare il bilancio familiare.

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Una famiglia numerosa era impegnativa per entrambi i genitori negli anni del Dopoguerra, non bastava spaccarsi la schiena impastando calce e sudore o lavando lenzuola alla fonte con l’acqua gelata, erano epoche in cui non c’era tempo per le smancerie quanto piuttosto era più facile che, complice un bicchiere di troppo, la mano scattasse in un atto impaziente. I figli si baciavano nel sonno; garantire loro un’istruzione costituiva un lusso. L’onestà e il timore di Dio guidavano la vita sia dentro che fuori casa. Non sempre la lealtà e la correttezza erano ripagate con la stessa moneta, l’integrità morale di un accordo basato su una stretta di mano non sempre assicurava la garanzia di un corrispettivo assolto dal commissionante dei lavori.

Poi la malattia disgregò la famiglia accanendosi su Alda sottoposta a indicibili dolori che la medicina era ancora impreparata ad alleviare. Luigi rimase in casa con l’anziana suocera e il figlio più piccolo che aveva preparato l’esame di maturità mentre assisteva la madre all’ospedale. Le figlie erano tutte sposate mentre l’altro maschio aveva deciso di entrare in convento seguendo la sua vocazione. Ormai nella nuova casa ristrutturata con le sue forze, dotata di tutte le comodità, Luigi era rimasto solo, a rimuginare su nemici immaginari presenti e passati, incastrato come un disco rotto ai racconti di guerra e di prigionia che avevano segnato la sua giovinezza e ora erano rimasti gli unici compagni della sua solitaria vecchiaia. Soggetto ad intemperanze, non meno che in gioventù, fatali gli furono le sue invettive: fu un accesso d’ira che arrestò il suo cuore portandogli la pace eterna.

Ritratti di famiglia. Storia dei due fabbri di paese.

Erano gli anni Sessanta, a Lapedona (in provincia di Fermo, nelle Marche) c’erano due fabbri: uno, Alfredo, il più anziano, artista più che artigiano, tanto burbero nei suoi modi scontrosi quanto gentile nel tocco impresso dalla sua mano nel forgiare il ferro arroventato; l’altro, Sante, ribattezzato Sesto, più giovane, si era fatto da solo,  dopo aver imparato il mestiere si era trasferito qui con una famiglia da mantenere e lavori e scadenze da rispettare, ombroso e tenero, si nascondeva dietro al fumo delle sigarette e della sua fucina.

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Tra loro una guardinga ma rispettosa competizione, inesistente in realtà perché il primo si dedicava ai fregi, ai piccoli lavori mentre l’altro,  di energie più fresche, sfornava cancellate e inferriate di grandi proporzioni.

Quello del fabbro non era un mestiere ben remunerato;  la  domanda proveniva dalla campagna: gli utensili richiesti dal lavoro dei campi garantivano un corrispettivo fisso in natura di prodotti agricoli che mantenevano la cantina sempre rifornita di buon vino e salumi pensili a stagionare. Altra tipologia di manufatto richiesta erano i cancelletti delle tombe di famiglia per il cimitero su cui ciascuno infiggeva il proprio motivo ricorrente distintivo: questo o quel ghirigoro o questa piuttosto che quella cornice. Così camminando per i tristi viali del cimitero si potevano distinguere  i lavori in ferro battuto secondo il marchio distintivo impresso dal martello di Alfredo o di Sesto. Tant’è che da un certo punto in avanti presero a collaborare i due perché l’esperienza dell’uno e le capacità dell’altro portavano ottimi risultati. Stima e rispetto reciproci crebbero insieme ad una spontanea e tacita amicizia, nonostante o forse grazie alla differenza d’età.

Alfredo era sempre di cattivo umore, rispondeva a mugugni e chi passava per la sua officina e temeva un po’ quell’omone grande e grosso col viso pieno di fuliggine e l’espressione torva;  la vita non era stata facile per lui che aveva perso la moglie appena sposata all’atto di partorire il loro primo figlio. Poi forse per dimenticare, forse per non impazzire, si era lasciato amare da un’altra ragazza con cui aveva costituito una famigliola abbastanza serena, ma senza rinnegare il suo passato tant’è che impose che  alla prima figlia venisse messo il nome della sua amata  e il ritratto troneggiasse in una cornice da lui forgiata nell’ampio corridoio della nuova casa, ritratto di cui non si poteva chiedere notizia se non a rischio di sonori ceffoni in risposta.

Sesto divideva la sua vita tra casa e bottega, stravedeva per la cara moglie e le due figlie e quando più tardi arrivò il sospirato erede maschio, divenne il suo orgoglio. Unico diversivo alle giornate di duro lavoro, erano le passeggiate in campagna e i luculliani pranzi della domenica.

Se Alfredo era conosciuto per un uomo brusco  e scostante in privato, in pubblico, specie nei ritrovi o ai matrimoni, soleva tenere banco e catalizzare l’attenzione su di sé declamando stornelli cuciti addosso a qualche caratteristica peculiare dei festeggiati. Purtroppo dovette comporre un discorso anche in onore dell’amico Sesto che una malattia fulminea strappò all’affetto dei suoi cari in pochissimo tempo. Lui che  temprato dalla vita e dalla rudezza dell’incudine, fu veramente toccato da quel dramma e alle esequie espresse a modo suo tutta la stima e la contrizione per quella perdita così ingiusta e innaturale. Lo seguì dopo pochi anni in cielo, anch’egli vittima del cancro.

Conserviamo ancora quel discorso scritto con semplicità e profondità di sentimenti, perché per una strana coincidenza del destino Alfredo era mio nonno e Sesto il padre di quello che sarebbe divenuto mio marito.

Intervista a Lady Amelia de La Dama in bianco di Antonia Romagnoli

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Lady Amelia volete raccontarci come è stata la vostra infanzia così da potervi conoscere meglio?

Non amo molto parlare di me, ma della mia infanzia ho ricordi molto belli. Sono cresciuta in Scozia, nel castello di famiglia, il posto ideale per dei bambini vivaci come me e mio fratello. Abbiamo esplorato ogni angolo e ogni torre, inventandoci avventure meravigliose. Le nostre governanti non si divertivano altrettanto, però, quando erano costrette a cercarci ovunque, nel terrore che ci fossimo infilati in qualche guaio!

 

Come vi siete guadagnata la fama di “imperturbabile”?

Purtroppo non è stato molto tempo dopo quei magnifici giochi. Sono stata costretta a crescere in fretta, dopo la morte dei nostri genitori. Mio fratello si trovò a essere capofamiglia e aveva bisogno di una figura stabile vicino. Non potevo essere che io. Abbiamo imparato in fretta le regole della buona società e non ci è voluto molto per comprendere quanto fosse necessario mantenere i nervi saldi e ineccepibile autocontrollo per non compiere errori fatali per la reputazione.

 

Quando avete scoperto di avere capacità sensitive?

(ride) Ecco, questo è un argomento di cui non parlo volentieri. A sentire Lady Jersey, non esiste spettro che possa resistere alla mia presenza, ma lei si diverte a prendermi in giro perché conosce la mia passione per le storie di fantasmi. Passione del passato, peraltro: è da molto tempo che non corro più da un maniero all’altro alla ricerca di esperienze sensazionali. Diciamo che ne ho avute abbastanza… 

 

Da dove nasce la vostra antipatia per Hillford, la residenza di famiglia in campagna?

Oh, quella terribile casa! Un capriccio di lord Burnett, una casa che egli ha voluto per la stagione della caccia e che non abbiamo mai utilizzato. L’unico periodo che vi abbiamo trascorso in modo continuativo è stato quello delle feste natalizie del 1807. Lo ricordo bene, perché è stato in quell’occasione, del tutto casuale, che entrambi abbiamo conosciuto i nostri rispettivi coniugi. Perciò non posso neppure parlarne troppo male!

 

Potete asserire in tutta coscienza di non aver incoraggiato Declan?

Assolutamente no! In fede mia, nulla era più lontano da me del sospettare un interesse nei miei confronti da parte sua. Se ci ripenso, ancora arrossisco.

 

Dovete ammettere che Mr. Mills non vi è affatto piaciuto all’inizio, è vero?

Diciamo che all’inizio della nostra conoscenza non ero affatto ben disposta nei suoi confronti e, d’altro canto, anch’io devo essergli sembrata una ragazza davvero sciocca e capricciosa! Mi trovavo in una situazione alquanto complicata, imprevista, e l’ultima cosa che avevo in mente allora era destare l’attenzione di un uomo che mi sembrava troppo anziano e troppo chiuso per destare la mia.

 

Perché ci tenete tanto a che Lord Burnett, vostro fratello, si sistemi?

Soprattutto perché è suo dovere, come Lord e come capofamiglia, portare avanti una discendenza. E poi, un uomo come lui ha necessità… comprendetemi… di essere guidato, accompagnato da una donna che sappia sostenerlo in un ruolo così importante. Per parecchio tempo è toccato a me, ora solo lieta che abbia una moglie del tutto adeguata alla posizione che ricopre.

 

Sono curiosa di sapere se l’amicizia con i coniugi Allen è proseguita…

Certamente sì, quasi ogni settimana andiamo a trovarli. La signora mi ha insegnato il linguaggio del ventaglio, che ignoravo. E che mio marito ignora ancora, con mio grande divertimento.

 

Quando avete aperto gli occhi su George?

George… c’è stato un fatto, un incidente, che mi ha portata a capire quanto mi illudessi su di lui. E credo che sia stata anche l’occasione che mi ha portato a vedere Mr. Mills per l’uomo generoso e buono che mi ha conquistata. A volte noi donne sogniamo un grande eroe e ci illudiamo di vederlo in qualcuno che non lo è. Ma i veri uomini sono quelli che sanno restare saldi e fedeli a se stessi ogni giorno, di fronte alle difficoltà e al quotidiano.

 

Tornate volentieri a Londra? Vi sentite meglio in città o cominciate ad apprezzare la campagna?

Restiamo molto più volentieri in campagna e ormai a Londra torniamo solo qualche settimana, nel pieno della Stagione. Amo molto di più la tranquillità di Hawthorn house, la nostra casa nel Bedfordshire. Poi mio marito a Londra è circondato da troppe signore e io sono molto gelosa.

 

Si può rimproverare a Mr. Mills di essere parco di parole, ma quanto a fatti si dimostra sempre così diretto?

Mr. Mills dice sempre che per le chiacchiere basto io per entrambi. È incredibilmente indisponente, ma è la persona migliore che abbia mai conosciuto. Sì, è un uomo molto diretto, una di quelle persone che sanno dare sicurezza. Infatti sono sicura che sia del tutto indisponente.

 

In diverse occasioni siete stata impulsiva: che cosa vi ha fatto perdere il controllo di voi stessa?

Ciò che mi fa perdere il controllo, per assurdo, è proprio il non avere il controllo delle situazioni. Mio marito lo sa bene… l’inizio del nostro matrimonio non è stato facile proprio per questo motivo.

 

Ognuno ha il suo scheletro nell’armadio: qual è quello di Mr. Mills? Se stesso?

Potrei dire che nei nostri armadi, più che scheletri, ci sono fantasmi. Non posso negare che mio marito per lungo tempo abbia sofferto accusandosi di colpe che non aveva, ma oggi è sereno. E anch’io, dopo tanti tormenti, ho trovato un po’ di pace.

 

Posso domandarvi dove trascorrerete il prossimo Natale?

Come ogni anno, andremo in Cornovaglia, ospiti di Sir e Lady Russel. È ormai una tradizione, per tutti noi. Ci saranno anche Lord Burnett e sua moglie, altri amici di vecchia data. E sì, ci sarà anche George. Santo cielo, non mi sono resa conto, in questi anni, di costringere mio marito a frequentare i miei passati amori e corteggiatori! (ride) Se lo merita, così non dimentica che fortuna ha avuto a conquistarmi!

Volete sapere se ci saranno fantasmi? Sì, in quella casa ce ne sono, ma ve ne parlerò un’altra volta.

 

Arrivederci alla prossima, allora, Lady Amelia!