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Le colline, il tramonto e un cane. Vita e poesia di Emily Dickinson di Sara Staffolani

 

 

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L’ispirazione è una cara e volubile amica. 

Mi hanno colpito subito queste parole che introiettano immediatamente nel mondo incantato di Emily Dickinson in cui Sara Staffolani ci conduce delicatamente per mano.

Raramente mi è capitato di leggere una biografia così partecipata e sentita. L’affinità tra l’autrice e il soggetto del suo racconto è immediata e palpabile.

Sara Staffolani ci fa entrare nella dimensione più esclusiva e privata di Emily e ci svela i tanti mondi a cui si apre la sua complessa. Una persona anticonvenzionale, particolare, speciale, ma che comunque sfugge a qualsiasi etichetta che la possa definire e comprendere tutta.

Una vita tutto sommato ordinaria, ma vissuta intensamente e analizzandone ogni impercettibile moto sia dell’animo che del mondo esterno. Il volo di un’ape e l’anima che si chiude come una pietra sono registrati con la stessa precisione tachigrafica.

La Mia Vita era stata – Un Fucile Carico

Si parla sempre della solitudine di Emily Dickinson ma in verità essa è costellata di tante figure familiari e amiche che hanno intessuto attorni a lei legami forti, rapporti totalizzanti, affetti tanto teneri quanto soggetti a repentini capovolgimenti, dolorosi lutti e lacerazioni.

Ognuno che perdiamo prende una parte di noi; 

Uno spicchio alla fine rimane

Che come la luna, una torbida notte, 

E’ chiamato dalle maree

Un personaggio misterioso rimane Emily la poetessa, ancor più della consorella Emily Bronte, le cui insondabili analogie non sfuggivano per prima a lei.

L’uso della parola, magnetico, plastico, simbolico e volutamente criptico, ha assolto perfettamente ai suoi piani e scopi.

Enigmatica, vestale della Poesia e del focolare domestico, lei che sin dall’inizio si oppose al destino “domestico” previsto per il suo sesso.

Aver cosparso il cammino della sua vita di questi adamantini foglietti bianchi cui erano affidati i suoi versi, è stato come lasciare innumerevoli attestazioni di sé accampando sul mondo terreno il suo fermo desiderio di Eternità.

La mia Ruota è nell’oscurità!

Non riesco a vederne i raggi

Eppure so che i suoi stillanti passi

Girano sempre in tondo

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Emily Dickinson

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Se potrò impedire
A un cuore di spezzarsi
Non avrò vissuto invano
Se allevierò il dolore di una vita
O guarirò una pena
O aiuterò un pettirosso caduto
A rientrare nel nido
Non avrò vissuto invano
#emilydickinson

 

Emily Dickinson

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10 dicembre 1830, oggi nasceva Emily Dickinson.

Se non avessi visto il sole
avrei sopportato l’ombra
ma la luce ha reso il mio deserto
ancora più selvaggio

La solitudine e la purezza ricercate come condizioni di vita per cui viene ricordata contrastano solo apparentemente con la durezza delle sue poesie. Nei suoi componimenti, che sappiamo essere stati scoperti alla sua morte, la parola viene sapientemente dosata e usata nella sua realtà plastica e materiale da cui i concetti e gli stati d’animo traggono sostanza e valenza universale.

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Scriveva in una delle sue lettere:

Potrà immaginarmi – senza un ritratto? Non ne ho ora, ma sono piccola come uno Scricciolo, e ho i Capelli ribelli, come il Riccio della Castagna – e gli occhi come il fondo dello Sherry che l’Ospite lascia nel Bicchiere – Può andare così?

 

 

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In attesa di leggere la biografia firmata da Sara Staffolani, Le colline, il tramonto e un cane, non ne esprime la complessa personalità  il biopic A Quiet Passion che ne riduce i dissidi interiori a una questione di coscienza.

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Inadeguato risulta anche il tentativo di farne una serie tv di e per teenager americani  decontestualizzando la verità storico biografica con un’affascinante operazione di mash-up spazio-temporale.

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Poiché non potevo fermarmi per la Morte –
Lei gentilmente si fermò per me –
La Carrozza non portava che Noi Due –
E l’Immortalità –

Procedemmo lentamente – non aveva fretta
Ed io avevo messo via
Il mio lavoro e il mio tempo libero anche,
Per la Sua Cortesia –

Oltrepassammo la Scuola, dove i Bambini si battevano
Nell’Intervallo – in Cerchio –
Oltrepassammo Campi di Grano che ci Fissava –
Oltrepassammo il Sole Calante –

O piuttosto – Lui oltrepassò Noi –
La Rugiada si posò rabbrividente e Gelida –
Perché solo di Garza, la mia Veste –
La mia Stola – solo Tulle –

Sostammo davanti a una Casa che sembrava
Un Rigonfiamento del Terreno –
Il Tetto era a malapena visibile –
Il Cornicione – nel Terreno –

Da allora – sono Secoli – eppure
Li avverto più brevi del Giorno
In cui da subito intuii che le Teste dei Cavalli
Andavano verso l’Eternità –

 

L’ossessione della morte appartiene al poeta per definizione.  Tanto quanto l’amore. In Emily Dickinson la sublimazione passa per il processo creativo che coinvolge l’intero suo essere.

Emily-Dickinson

Buon compleanno, Emily!

“Che sia l’amore tutto ciò che esiste
È ciò che noi sappiamo dell’amore;
E può bastare che il suo peso sia
Uguale al solco che lascia nel cuore”

Lascio il link del sito tematico a lei dedicato, curato da Giuseppe Ierolli: http://www.emilydickinson.it/index.html

Vissi con le mie visioni. Vita di Elizabeth Barrett Browning. Di Carmela Giustiniani Flower-ed

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Una lettura istruttiva e affascinante, dal titolo evocativo, quella in cui mi conduce Carmela Giustiniani, la cui scrittura sa spiegare ed entusiasmare allo stesso tempo, con semplicità ed efficacia convincenti.

 

La vita di Elizabeth Barrett Browning (1806-1861) è una vita appassionata e appassionante, a cui non si può restare indifferenti ma anzi guardare con grande partecipazione emotiva.

 

Vivere di e con la poesia è una scelta che colpisce comunque, tanto più quando appartiene a una giovane ragazza che ha tutte le circostanze contro: di età, genere, epoca, estrazione sociale. Dalla sua, solo una determinata sensibilità e intelligenza che costituiscono la sua forza straordinaria nel mostrarle sempre la via giusta.

 

Minata nel fisico, indomita nello spirito, Elizabeth riesce a mettere in pratica il suo ideale di vita e a tradurre in realtà le sue visioni; sentì fin da subito quanto la forza della sua immaginazione fosse potente per controllarla e che l’ambizioso scopo della sua vita fosse fare qualcosa di importante.

 

Leggere è parte della mia vita e soffro orribilmente quando non leggo – l’anima divora se stessa.

 

Nella sua solitaria esistenza condotta in una torre d’avorio cesellata di letture e versi ricamati, irrompe con la sconvolgente urgenza di un anelito da sempre nutrito, il poeta Robert Browning che da valente cavaliere espugna quella stanza all’ultimo piano in cui la principessa si nasconde nell’oscurità. Da questo incontro organizzato dal destino e suggellato da profonde e definitive dichiarazioni d’amore, scaturisce una delle più belle storie romantiche di tutti i tempi.

 

“Mi avete toccata più nel profondo di quanto pensassi che perfino voi poteste. D’ora innanzi sono vostra per tutto”.

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Tra Elizabeth Barrett e Robert Browning si stringe un’unione che travalica le istituzioni sociali: il loro è un esempio di vita intimamente connessa all’arte, connubio d’amore e di poesia, niente di più sublime e vicino alla perfetta felicità raggiungibile da due anime su questa terra.

La biografia edita da flower-ed mi mostra un’Elizabeth Barrett Browning anticonformista per mentalità e per necessità, nemica degli orpelli imposti dall’ipocrisia sociale, paladina del vero e della libertà, unici principi ispiratori della sua condotta.

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Il legame con L’Italia, gli anni vissuti in Toscana, la causa dei moti del 1848 sposata con fede veemente, rappresentano un motivo di interesse in più per lei, anche se ad innamorare sono le sue poesie d’amore che parlano direttamente al cuore con un linguaggio universale e senza tempo.

 

Se devi amarmi, non sia per altro

Che per amore. Non dire:”L’amo

per il sorriso… lo sguardo… per il modo

gentile di parlare… per la mentalità

che si abbina alla mia e che certo un giorno

mi arrecò un senso di dolce sollievo” –

Perché queste cose, mio diletto, potrebbero mutare

per se stesse, o forse per te… e un amore siffatto

potrebbe disfarsi. E non amarmi

per la cara pietà che mi asciuga le guance: 

poiché chi sentì a lungo il tuo conforto,

potrebbe ben dimenticarsi di piangere,

e perdere quindi il tuo amore!

Ma amami per la gioia di amare, che possa sempre

Rinnovarsi in un’eternità d’amore!

Notte di San Lorenzo

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Tace il campanile della pieve

mentre la sera si popola di ombre.

Sul castello abbandonato

si leva la luna nel vespro

irrora di luce lattea

le pietre diroccate trai cespugli di ginestra

E’ la notte delle stelle

un frammento si stacca dal cielo

per spegnersi nel buio

della montagna addormentata.

Domani ne sboccerà un desiderio

sulle ali di una farfalla.

 

(pagina facebook Poesie per un anno)

Guido Gozzano

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Il mio sogno è nutrito d’abbandono,
di rimpianto. Non amo che le rose
che non colsi. Non amo che le cose
che potevano essere e non sono
state… Vedo la case, ecco le rose
del bel giardino di vent’anni or sono!

 

nell’anniversario della morte, 9 agosto 1916

Il mio ciliegio

Neve di petali

Imbianca il giardino

Corone sfrante

Da un alito di vento

Qua e là

Occhieggiano timide pratoline

Mentre api golose suggono

Grappoli di confetti glassati.

Com’è maestoso il mio ciliegio

Che resiste alle intemperie,

Esplosione di bellezza

In questa primavera che ritorna.

Altrettanto non è la vita umana

Paragonata all’Eternità.