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Gabbiani di Vincenzo Cardarelli

 

Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro
in perpetuo volo.

La vita la sfioro
com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo.

E come forse anch’essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca.

1932

Un pomeriggio al n. 26 di Piazza di Spagna con John Keats

di Margherita Valery e Romina Angelici

John Keats nacque a Londra il 31 ottobre 1795. Il padre Thomas, nativo delle regioni dell’ovest, lavorava come garzone di scuderia presso John Jennings, proprietario della Swan and Hoop Inn (la Taverna del Cigno e del Cerchio), a Moorgate di cui sposò la figlia Frances, e prese il posto negli affari.

John fu il primo di cinque figli: suoi fratelli erano George (1797–1841), Thomas (1799–1818), Frances Mary “Fanny” (1803–1889), e un quarto del quale non si conosce l’identità, poiché morto giovanissimo.

Di lui si disse in seguito che avesse ereditato dalla madre il bel viso, e dal padre la bassa statura, gli occhi castani e l’onestà.

 

Quando i genitori (che, essendo d’estrazione piuttosto modesta, non avevano le finanze per educarlo nei prestigiosi college di Eton o Harrow) nell’estate del 1803 lo mandarono alla scuola privata del reverendo John Clarke,  John iniziò una salda e duratura amicizia  con il figlio di questi, Charles Cowden Clarke, un giovane di buona cultura e dal contagioso entusiasmo per la poesia. 

La tranquillità di questi anni, tuttavia, iniziò ad incrinarsi, allorché Keats fu colpito da una serie di gravi disgrazie. Il 16 aprile 1804, quando Keats non aveva ancora nove anni, gli morì il padre per via d’un trauma cranico a seguito di una caduta da cavallo, e nel marzo del 1810 perse anche la madre, malata di tubercolosi. I giovani fratelli Keats vennero affidati alla nonna materna, la quale, però, non potendosene prendere cura, fece nominare due tutori: Richard Abbey e John Sandell per volontà dei quali, nell’autunno 1810, John dovette lasciare la scuola del reverendo Clarke per andare a studiare e lavorare come apprendista presso Thomas Hammond, farmacista e chirurgo di Edmonton, nel nord di Londra, nonché vicino di casa e medico della famiglia Jennings.

John aveva un carattere emotivo e rissoso da piccolo, e malinconico da grande: non si fa fatica a spiegarselo guardando le prove e i lutti che ha dovuto superare; anche il fratello Tom, a cui era molto affezionato da piccolo, si ammalò e morì di tubercolosi. 

Alla morte del fratello Tom, avvenuta il 1º dicembre 1818, Keats si trasferì dall’amico Charles Armitage Brown in un appartato e silenzioso angolo di Londra, a Wentworth Place, Hampstead

.Opere di John Keats - Wikipedia

 

L’inverno 1818–19 fu assai prolifico, in quanto produsse a ritmo incalzante gran parte dei suoi componimenti più significativi: anzitutto il suo primo libro di poesie, dal titolo Poems, del quale il componimento Sleep and Poetry rappresenta il contributo più notevole; poi, il poema Endymion, scritto nel 1817 e pubblicato l’anno successivo, dove sotto l’allegoria della vicenda ellenica di Endimione, viene dimostrata l’unicità della bellezza che si rivela in tutte le attività umane.

A Wentworth Place Keats conobbe, tra il settembre e l’ottobre del 1818, Fanny Brawne, che era ospitata insieme alla madre dai Brown: la simpatia si trasformò ben presto in intimità. Ciò nonostante i due non si unirono in matrimonio, a causa delle condizioni economiche poco agiate del poeta e delle sue condizioni di salute assai precarie.

Il fidanzamento venne alla luce solo nel 1878, dopo la pubblicazione di alcune lettere di Fanny a sua sorella. 

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Sin dagli inizi del 1818, infatti, Keats era travagliato da una lenta consunzione, che lo spinse – su suggerimento dei medici – a trasferirsi a Roma col suo amico Joseph Severn, sperando che un clima più caldo potesse giovargli: non farà mai più ritorno in Inghilterra.

Fu però fermato al porto di Napoli e sottoposto a quarantena per una sospetta epidemia di colera scoppiata a Londra e arrivò a Roma solo a novembre.

Qui si stabilì al n. 26 di Piazza di Spagna dove divise bollette e amore tebano con Shelley.

Quella lettera di Keats - Artwave

Un giorno, mentre stava discorrendo di alcuni amici in biblioteca, durante una serata tranquilla, iniziò a tossire sangue e anche se le sue competenze non erano mediche ma di farmacista, capì che non sarebbe  più tornato in Inghilterra.

Infatti riposa al cimitero acattolico di Roma

.File:9058 - Roma - Cimitero acattolico - Tomba John Keats (1795 ...

Quattro stagioni fanno intero l’anno,

quattro stagioni ha l’animo dell’uomo.

Egli ha la sua robusta Primavera

quando coglie l’ingenua fantasia

ad aprire di mano ogni bellezza;

 

ha la sua Estate quando ruminare

il boccone di miel primaverile

del giovine pensiero ama perduto

di voluttà, e così fantasticando,

quanto gli è dato approssimarsi al cielo;

 

e calmi ormeggi in rada ha nel suo Autunno

quando ripiega strettamente le ali

pago di star così a contemplare

oziando le nebbie, di lasciare

le cose belle inavvertite lungi

passare come sulla soglia un rivo.

 

Anche ha il suo Inverno di sfiguramento

pallido, sennò forza gli sarebbe

rinunciare alla sua mortal natura.

Le colline, il tramonto e un cane. Vita e poesia di Emily Dickinson di Sara Staffolani

 

 

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L’ispirazione è una cara e volubile amica. 

Mi hanno colpito subito queste parole che introiettano immediatamente nel mondo incantato di Emily Dickinson in cui Sara Staffolani ci conduce delicatamente per mano.

Raramente mi è capitato di leggere una biografia così partecipata e sentita. L’affinità tra l’autrice e il soggetto del suo racconto è immediata e palpabile.

Sara Staffolani ci fa entrare nella dimensione più esclusiva e privata di Emily e ci svela i tanti mondi a cui si apre la sua complessa. Una persona anticonvenzionale, particolare, speciale, ma che comunque sfugge a qualsiasi etichetta che la possa definire e comprendere tutta.

Una vita tutto sommato ordinaria, ma vissuta intensamente e analizzandone ogni impercettibile moto sia dell’animo che del mondo esterno. Il volo di un’ape e l’anima che si chiude come una pietra sono registrati con la stessa precisione tachigrafica.

La Mia Vita era stata – Un Fucile Carico

Si parla sempre della solitudine di Emily Dickinson ma in verità essa è costellata di tante figure familiari e amiche che hanno intessuto attorni a lei legami forti, rapporti totalizzanti, affetti tanto teneri quanto soggetti a repentini capovolgimenti, dolorosi lutti e lacerazioni.

Ognuno che perdiamo prende una parte di noi; 

Uno spicchio alla fine rimane

Che come la luna, una torbida notte, 

E’ chiamato dalle maree

Un personaggio misterioso rimane Emily la poetessa, ancor più della consorella Emily Bronte, le cui insondabili analogie non sfuggivano per prima a lei.

L’uso della parola, magnetico, plastico, simbolico e volutamente criptico, ha assolto perfettamente ai suoi piani e scopi.

Enigmatica, vestale della Poesia e del focolare domestico, lei che sin dall’inizio si oppose al destino “domestico” previsto per il suo sesso.

Aver cosparso il cammino della sua vita di questi adamantini foglietti bianchi cui erano affidati i suoi versi, è stato come lasciare innumerevoli attestazioni di sé accampando sul mondo terreno il suo fermo desiderio di Eternità.

La mia Ruota è nell’oscurità!

Non riesco a vederne i raggi

Eppure so che i suoi stillanti passi

Girano sempre in tondo

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Emily Dickinson

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10 dicembre 1830, oggi nasceva Emily Dickinson.

Se non avessi visto il sole
avrei sopportato l’ombra
ma la luce ha reso il mio deserto
ancora più selvaggio

La solitudine e la purezza ricercate come condizioni di vita per cui viene ricordata contrastano solo apparentemente con la durezza delle sue poesie. Nei suoi componimenti, che sappiamo essere stati scoperti alla sua morte, la parola viene sapientemente dosata e usata nella sua realtà plastica e materiale da cui i concetti e gli stati d’animo traggono sostanza e valenza universale.

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Scriveva in una delle sue lettere:

Potrà immaginarmi – senza un ritratto? Non ne ho ora, ma sono piccola come uno Scricciolo, e ho i Capelli ribelli, come il Riccio della Castagna – e gli occhi come il fondo dello Sherry che l’Ospite lascia nel Bicchiere – Può andare così?

 

 

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In attesa di leggere la biografia firmata da Sara Staffolani, Le colline, il tramonto e un cane, non ne esprime la complessa personalità  il biopic A Quiet Passion che ne riduce i dissidi interiori a una questione di coscienza.

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Non del tutto convincente risulta anche il tentativo di farne una serie tv di e per teenager americani  decontestualizzando la verità storico biografica con un’affascinante operazione di mash-up spazio-temporale.

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Poiché non potevo fermarmi per la Morte –
Lei gentilmente si fermò per me –
La Carrozza non portava che Noi Due –
E l’Immortalità –

Procedemmo lentamente – non aveva fretta
Ed io avevo messo via
Il mio lavoro e il mio tempo libero anche,
Per la Sua Cortesia –

Oltrepassammo la Scuola, dove i Bambini si battevano
Nell’Intervallo – in Cerchio –
Oltrepassammo Campi di Grano che ci Fissava –
Oltrepassammo il Sole Calante –

O piuttosto – Lui oltrepassò Noi –
La Rugiada si posò rabbrividente e Gelida –
Perché solo di Garza, la mia Veste –
La mia Stola – solo Tulle –

Sostammo davanti a una Casa che sembrava
Un Rigonfiamento del Terreno –
Il Tetto era a malapena visibile –
Il Cornicione – nel Terreno –

Da allora – sono Secoli – eppure
Li avverto più brevi del Giorno
In cui da subito intuii che le Teste dei Cavalli
Andavano verso l’Eternità –

 

L’ossessione della morte appartiene al poeta per definizione.  Tanto quanto l’amore. In Emily Dickinson la sublimazione passa per il processo creativo che coinvolge l’intero suo essere.

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Buon compleanno, Emily!

“Che sia l’amore tutto ciò che esiste
È ciò che noi sappiamo dell’amore;
E può bastare che il suo peso sia
Uguale al solco che lascia nel cuore”

Lascio il link del sito tematico a lei dedicato, curato da Giuseppe Ierolli: http://www.emilydickinson.it/index.html

Vissi con le mie visioni. Vita di Elizabeth Barrett Browning. Di Carmela Giustiniani Flower-ed

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Una lettura istruttiva e affascinante, dal titolo evocativo, quella in cui mi conduce Carmela Giustiniani, la cui scrittura sa spiegare ed entusiasmare allo stesso tempo, con semplicità ed efficacia convincenti.

 

La vita di Elizabeth Barrett Browning (1806-1861) è una vita appassionata e appassionante, a cui non si può restare indifferenti ma anzi guardare con grande partecipazione emotiva.

 

Vivere di e con la poesia è una scelta che colpisce comunque, tanto più quando appartiene a una giovane ragazza che ha tutte le circostanze contro: di età, genere, epoca, estrazione sociale. Dalla sua, solo una determinata sensibilità e intelligenza che costituiscono la sua forza straordinaria nel mostrarle sempre la via giusta.

 

Minata nel fisico, indomita nello spirito, Elizabeth riesce a mettere in pratica il suo ideale di vita e a tradurre in realtà le sue visioni; sentì fin da subito quanto la forza della sua immaginazione fosse potente per controllarla e che l’ambizioso scopo della sua vita fosse fare qualcosa di importante.

 

Leggere è parte della mia vita e soffro orribilmente quando non leggo – l’anima divora se stessa.

 

Nella sua solitaria esistenza condotta in una torre d’avorio cesellata di letture e versi ricamati, irrompe con la sconvolgente urgenza di un anelito da sempre nutrito, il poeta Robert Browning che da valente cavaliere espugna quella stanza all’ultimo piano in cui la principessa si nasconde nell’oscurità. Da questo incontro organizzato dal destino e suggellato da profonde e definitive dichiarazioni d’amore, scaturisce una delle più belle storie romantiche di tutti i tempi.

 

“Mi avete toccata più nel profondo di quanto pensassi che perfino voi poteste. D’ora innanzi sono vostra per tutto”.

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Tra Elizabeth Barrett e Robert Browning si stringe un’unione che travalica le istituzioni sociali: il loro è un esempio di vita intimamente connessa all’arte, connubio d’amore e di poesia, niente di più sublime e vicino alla perfetta felicità raggiungibile da due anime su questa terra.

La biografia edita da flower-ed mi mostra un’Elizabeth Barrett Browning anticonformista per mentalità e per necessità, nemica degli orpelli imposti dall’ipocrisia sociale, paladina del vero e della libertà, unici principi ispiratori della sua condotta.

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Il legame con L’Italia, gli anni vissuti in Toscana, la causa dei moti del 1848 sposata con fede veemente, rappresentano un motivo di interesse in più per lei, anche se ad innamorare sono le sue poesie d’amore che parlano direttamente al cuore con un linguaggio universale e senza tempo.

 

Se devi amarmi, non sia per altro

Che per amore. Non dire:”L’amo

per il sorriso… lo sguardo… per il modo

gentile di parlare… per la mentalità

che si abbina alla mia e che certo un giorno

mi arrecò un senso di dolce sollievo” –

Perché queste cose, mio diletto, potrebbero mutare

per se stesse, o forse per te… e un amore siffatto

potrebbe disfarsi. E non amarmi

per la cara pietà che mi asciuga le guance: 

poiché chi sentì a lungo il tuo conforto,

potrebbe ben dimenticarsi di piangere,

e perdere quindi il tuo amore!

Ma amami per la gioia di amare, che possa sempre

Rinnovarsi in un’eternità d’amore!

Notte di San Lorenzo

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Tace il campanile della pieve

mentre la sera si popola di ombre.

Sul castello abbandonato

si leva la luna nel vespro

irrora di luce lattea

le pietre diroccate trai cespugli di ginestra

E’ la notte delle stelle

un frammento si stacca dal cielo

per spegnersi nel buio

della montagna addormentata.

Domani ne sboccerà un desiderio

sulle ali di una farfalla.

 

(pagina facebook Poesie per un anno)

Guido Gozzano

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Il mio sogno è nutrito d’abbandono,
di rimpianto. Non amo che le rose
che non colsi. Non amo che le cose
che potevano essere e non sono
state… Vedo la case, ecco le rose
del bel giardino di vent’anni or sono!

 

nell’anniversario della morte, 9 agosto 1916

Il mio ciliegio

Neve di petali

Imbianca il giardino

Corone sfrante

Da un alito di vento

Qua e là

Occhieggiano timide pratoline

Mentre api golose suggono

Grappoli di confetti glassati.

Com’è maestoso il mio ciliegio

Che resiste alle intemperie,

Esplosione di bellezza

In questa primavera che ritorna.

Altrettanto non è la vita umana

Paragonata all’Eternità.