Archivio | dicembre 2016

Fine anno, tempo di bilanci librari

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Attività sempre in attivo.

Il ricorso a questa terminologia ci vuole perché sempre di attività si parla, solo non imprenditoriale, e tutt’altro che redditizia. Mi riferisco al consuntivo del mio passatempo preferito e cioè la lettura, che secondo Anobii ho esercitato per un totale di più di 19000 pagine, macinate nel corso dei dodici mesi passati, con un attivo di 79 libri. Il ritorno che me ne deriva sotto forma di emozioni e bellezza è però impagabile.

Fornitura.

Di solito ho ben chiaro il libro che cerco perciò il mio principale fornitore è per forza il campionario sterminato di Amazon dove trovo quasi tutto quello che ho in mente ed è insuperabile nel consegnarmelo -a casa- in eccezionale prime!

Per scovare romanzi meno conosciuti e rimasti nel dimenticatoio ricorro a volte anche a comprovendolibri.it, che è un ottimo forziere e che mi sorprende talvolta con colpi di scena unici: ultimamente vi ho reperito La Pecora nera e il Talismano d’amore, due degli introvabili titoli di Georgette Heyer che è l’autrice da collezione per eccellenza!

Solo alla fine, quando poi non acquisto direttamente dal sito della casa editrice, rimane la cara vecchia libreria che si fa attendere perché, non avendo il titolo disponibile, deve puntualmente ordinarlo.

Immagine correlataLibri belli vs libri brutti.

Se volessi tirare un po’ le somme di tutta questa mole cartacea e liquida che mi ha attraversato, tra tutte le storie che mi hanno emozionato e tenuto compagnia, dovrei menzionare quasi tutti i libri che ho letto, perché raramente mi faccio scoraggiare da una storia troppo brutta.

Sì, devo considerare anche i libri in formato ebook ai quali, da amante dei libri tradizionali, mi sono dovuta convertire per adeguarmi ai tempi, al mercato, alla disponibilità che talvolta è esclusivamente in versione digitale appunto.

Solo in un paio di occasioni mi è capitato purtroppo di dover abbandonare la lettura che si stava rivelando una indegna perdita di tempo.

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Dove.

Non amo portare fuori i miei libri perché considero la lettura un momento molto intimo e privato, di piena partecipazione che sarebbe irrimediabilmente rovinata se condotta all’esterno. Ho allestito diversi angolini in casa dove rifugiarmi a leggere e l’idea del divano davanti al caminetto mi attira molto, poi però finisco per prediligere la camera da letto dove posso distendermi sotto le coperte o perdermi nella mia grande poltrona.

La mia preferita.

La mia scrittrice preferita è Jane Austen ma avendo letto tutte le sue opere vado alla ricerca disperata, come se fossi in crisi d’astinenza, di qualcosa o qualcuno che me la ricordi. Così anche se ogni volta mi riprometto di non ricascarci, all’uscita di un nuovo derivato o inspired, non resisto alla tentazione di dare una sbirciatina. Il più delle volte rimango delusa, forse con eccessivo occhio critico (perché l’originale sarà sempre insuperabile quindi il confronto è impari e perdente in partenza).

Salvo però senza dubbio la rivisitazione intelligente e spiritosa di Il diario segreto di Lizzie Bennet mentre non sono riuscita a terminare Come sposare un milionario.

Molto interessanti relativamente a Jane Austen sono stati i saggi Alchimie austeniane di Paola Partenza e Leggere Austen di Diego Saglia. Il primo offre interessanti punti di vista da cui è esaminato Orgoglio e Pregiudizio: dal silenzio come scelta volontaria di Elizabeth, il rapporto tra donna e patrimonio, il ruolo del paesaggio naturale e la ragione di tanti adattamenti. L’altro è una sorta di mini-guida da avere sempre a portata di mano con diversi spunti e contributi di arricchimento. una rilettura tecnica, proposta in modo semplice e chiaro.

Sezione classici

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Nella mia biblioteca, alla sezione “classici”, ho aggiunto qualche nuovo volume dei miei autori preferiti, come se si trattasse di curare il mio giardino inserendo una nuova specie con il suo profumo nell’aiuola di ognuno.

Il circolo delle ingrate e La memorabile vacanza del barone Otto di Elizabeth von Arnim mi hanno conquistato con la loro ironia che a tratti aveva un sapore veramente amaro.

Se Estate mi ha destabilizzato, La ricompensa di una madre mi ha riportato le atmosfere di Edith Wharton regalandomi però al tempo stesso un aspetto più intimo e profondo quale può essere quello relativo al delicato rapporto madre-figlia. Trollope si è confermato maestro del romanzo country, storie di ospitali magioni, complicate vicende familiari intrecciate a casi giudiziari o di coscienza, in Orley Farm (e Lady Anna).

Non potevo aspettarmi un lieto fine da Hardy, nemmeno nella profumata e sinuosa Brughiera scelta come tragico sfondo di alcune sfortunate storie d’amore. Completamente rovesciata l’ottica de La bella storia di Silas Marner in cui George Eliot premia finalmente uno sventurato lavoratore eremita con un vero tesoro. Lontano mi ha condotta tra i ricordi di viaggio di una entusiasta Louisa May Alcott e un delicato e torbido Maugham mi ha raccontato di Vacanze di Natale fuori stagione.

Risultati immagini per libri fioriLeggere un nuovo libro di un autore che già si ama fa sentire protetti, certi e rassicurati del piacere che deriverà da quella compagnia, predisposti ad assaporare in modo più attento e deliziato delle sfumature dello stile e le peculiarità del suo genere.

Alla fine la bellezza di ogni aiuola è stata riconfermata e per questo aumentata. Perché della bellezza l’animo non è mai pago e brama avido anche quei contributi che aiutino a comprendere ii grandi scrittori, che ne svelino il mondo nascosto dietro le loro opere: come hanno fatto Il cruccio di Henry James di Federica Marchetti, Sui passi di Elizabeth Gaskell e La casa vittoriana di Elizabeth Gaskell di Mara Barbuni. Intensa e coinvolgente la biografia di Charlotte Bronte, una vita appassionata di Lyndall Gordon, indimenticabile.

Insegnamenti

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Quello che ho imparato quest’anno:

  • mai farsi condizionare dai pregiudizi.

Devo ringraziare il web e facebook con i suoi gruppi e le letture condivise perché grazie allo scambio, ai consigli, alla discussione e al confronto posso imparare sempre cose nuove e conoscere autori che mi soddisfano e in alcuni casi sorprendono, oltre che tenere d’occhio le nuove pubblicazioni delle giovani e interessanti casa editrici, e qualche ristampa illuminata.

  • mai farsi limitare da veti magari posti da noi stessi.

A volte le dichiarazioni di principio sui propri gusti o genere preferito hanno come unico risultato quello di risultare limitanti per se stessi, preclusivi di un mondo o di un orizzonte letterario che potrebbe rimanere altrimenti del tutto sconosciuto. A forza di usare le etichette si rischia di rimanere schiavi di esse. Mi è capitato con P.D. James che avendo scritto una rivisitazione in giallo di Orgoglio e Pregiudizio, Morte a Pemberley, ho imparato a conoscere (con tutta la sua storia di riferimenti e indirette citazioni a Jane Austen di cui è costellata la sua produzione) e ad apprezzare, e con la narrativa contemporanea italiana.

  • accettare sempre un buon consiglio disinteressato,

quando proviene da chi ha gusti affini ai miei. Non volevo interessarmi a Ross Poldark, ma dopo averne tanto sentito parlare dalle mie compagne di letture, ho dovuto vincere l’istintiva circospezione per una saga troppo pubblicizzata e che invece aveva tutti i suoi buoni motivi per affascinare.

  • riconoscere e apprezzare il lavoro di studio, ricerca e amore che c’è dietro a ogni libro.

Ho dovuto ricredermi sulla mia diffidenza per la narrativa contemporanea che invece ha prodotto risultati convincenti. Apprezzo molto quando un libro è ben scritto e soprattutto è documentato e frutto di ricerca e tra questi La Collezionista di libri proibiti, Il Barone d’Alba, Nontiscordardime, Il Libertino di Hidden Brook, Cecilia di Ripanera, Vanità di potenza sono storie che mi hanno emozionato e lasciato un bellissimo ricordo. L’antologia di brani Scrittrici in giardino è stato un gioiello di emozioni e poesia elegiaca.

  • non prendersi troppo sul serio,

solo con letture impegnate e austere: ogni tanto, come dice la mia amica di libri Dana Loo ci vuole una lettura defatigante e utile a strappare un sorriso e a trascorrere un’ora piacevole in leggerezza: ciò mi è successo sicuramente con il frizzante Natale in Mussola organizzato in epoca  Regency  ma anche Non c’è gusto senza te rispecchia perfettamente questa idea con una storia moderna ben raccontata di amore e buona cucina.

Highbury Gazette presenta Intrighi d'amore a Villa Roseburn
Se proprio si è ispirati o stimolati da un’amica che ha molta fiducia in voi ci si può mettere alla prova scrivendo qualcosa, un piccolo racconto: così è nato il mio Intrighi d’amore a Villa Roseburn, un po’ per gioco un po’ per passione, sempre in rispettoso omaggio alle mie autrici predilette (Jane Austen e Georgette Heyer).

 

  • Tenere d’occhio le serie inglesi

Ho conosciuto due serie inglesi ironiche che mi hanno davvero divertito e avvinto: 67 Clarges Street di M. C. Beaton si rifà al Regency, stile Georgette Heyer, ma con uno sguardo alla vita parallela dei domestici, e quella di Angela Thirkell, (di cui per ora Astoria edizioni ha pubblicato solo Prima di pranzo, Fragole selvatiche, Pomfret Towers), che invece richiama le atmosfere rurali inglesi di Trollope con un pizzico di sana ironia in più. Purtroppo nonostante i titoli siano diversi, solo alcuni sono stati tradotti in italiano e che se ne aggiungano di nuovi è qualcosa decisamente da augurarsi per il prossimo anno.

  • Evviva le giovani case editrici!

L’Agenzia Letteraria Jo March ha inaugurato una nuova  collana, “Christopher Columbus” -tratto dalla simpatica esclamazione di Jo March-, che va alla scoperta delle vite, spesso straordinarie, degli autori che hanno creato indimenticabili romanzi della letteratura. Graphofeel mi ha procurato uno struggente incontro con Amalia Guglielminetti poetessa delle Langhe torinesi dei primi Novecento, e il suo Con gli occhi cerchiati di azzurro; Flower-ed  sta inserendo sempre nuove tessere nell’affascinante mondo delle sorelle Brontë con una sorprendentemente moderna ricostruzione biografica del lontano 1903,  Tre anime luminose fra le nebbie nordiche di Giorgia Sonnino, due opere inedite di Charlotte Brontë, Emma e La storia di Willie Ellin e chissà quali altre distanze imperdonabili colmerà con i suoi Five Yards.

Le Edizioni Croce hanno definitivamente decretato il 2016 come l’anno di Elizabeth Gaskell riproponendo una nuova Mary Barton, affiancata da I fratellastri e La casa nella brughiera.

 

  • Propositi per il nuovo anno?

Non vedo l’ora di cominciare nuove letture!

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Romina

Frozen e La regina delle Nevi

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La storia di Frozen – Il Regno di Ghiaccio è liberamente tratta dalla fiaba di C. H. Andersen, La Regina delle nevi che non è propriamente un testo rasserenante. Lì i due fratellini Kai e Gerda sono separati dalla Regina delle Nevi che insinua un ghiacciolo nel cuore del maschietto portandolo con sé nel suo palazzo in Lapponia da dove la sorellina lo aiuterà a fuggire.

Quella di Anna ed Elsa, le due principesse di  Arendelle, sembrerebbe un prequel: la loro storia le vede sorelle inseparabili da piccoline almeno finché giocando insieme inavvertitamente Elsa, che ha il potere di congelare le cose, colpisce Anna alla testa. Una magia dei Trolls, cui si rivolge il Re preoccupato, preserva l’incolumità della bambina cancellandone i ricordi ma il padre decide di isolare la maggiore per neutralizzare gli eventuali effetti letali dei suoi poteri. Crescono così Anna ed Elsa, indipendentemente l’una dall’altra pur vivendo nello stesso palazzo reale: le alte porte chiuse della camera di Elsa simboleggiano il muro insormontabile eretto tra loro. Quando i genitori muoiono in mare Elsa viene incoronata Regina ma in un eccesso d’ira provocato dalla notizia che Anna vuole sposarsi con l’appena conosciuto Hans, perde il controllo dei suoi poteri e congela l’intero regno. Fugge sulla Montagna del Nord che elegge a sua dimora ma Anna non si dà per vinta e parte da sola a cercarla. Nell’impresa  la accompagneranno Olaf un ingenuo pupazzo di neve (che sembra un lontano parente dei personaggi de Il Mago di Oz) e la renna Sven, puzzolente e simpatica. Contrariamente alle smielate aspettative di una fiaba, il film non è incentrato sull’amore tradizionale tra il ragazzo e la ragazza- storia che pure cresce parallelamente allo svilupparsi dell’intreccio e che ammonisce sulla ingannevolezza delle prime impressioni e sulla necessarietà di un’approfondita conoscenza- quanto su un’altra forma d’amore: quella tra le due sorelle.

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Nella fiaba di Andersen, Kai pone fine al dominio malvagio della Regina delle nevi facendo riprendere la fioritura delle rose; anche ad Arendelle torna l’estate ma perché Elsa -che non è affatto cattiva-, ha imparato a controllare le sue capacità e il lieto fine avvolge tutti, anche Olaf con la sua nuvoletta sparaneve personale che lo mantiene fresco.

Una fiaba adatta a tutti, grandi e piccini.

Incontri con Mrs Molesworth

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Mary Louisa Molesworth nasce a Rotterdam il 29 maggio 1839. Figlia di Charles Augustus Stewart (1809-1873), che in seguito divenne un ricco mercante di Manchester, e di sua moglie Agnes Janet Wilson (1810-1883), aveva tre fratelli e due sorelle.

Dopo aver studiato in Gran Bretagna e Svizzera, trascorre gran parte della sua giovinezza a Manchester. Nel 1861 si sposa con il maggiore R. Molesworth, nipote del visconte Molesworth; ma si separeranno legalmente nel 1879.

Mrs Molesworth è stata una scrittrice inglese di storie per bambini (fatta eccezione per i suoi primi due romanzi, per lettori adulti, apparsi sotto lo pseudonimo di Ennis Graham).

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Ha scritto tantissimi racconti come ad esempio Tell Me a Story (Raccontami una storia, 1875), Carrots  (Carote, 1876), The Cuckoo Clock (L’orologio a cucù, 1877), The Tapestry Room (La Sala degli Arazzi, 1879), e A Christmas Child (Un bambino di Natale, 1880).

 

 

È stata definita “la Jane Austen della nursery”, mentre The Carved Lions (I leoni scolpiti, 1895) “è probabilmente il suo capolavoro.”

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Roger Lancelyn Green disse di lei:

Mary Louisa Molesworth rappresenta la scrittura tardo-vittoriana per le ragazze. Rivolti a ragazze troppo cresciute per fate e principesse, ma troppo giovani per Austen e le Brontë, i libri di Mrs Molesworth dispensavano la loro parte di divertimento, ma anche una buona dose di istruzione morale. Le lettrici della Molesworth sarebbero cresciute fino a diventare madri; quindi, a tale scopo, i suoi racconti rimarcavano i valori dell’Età Vittoriana del dovere e del sacrificio.

 

I suoi giovani personaggi spesso utilizzano uno stile bleso e parole storpiate o contenenti errori di ortografia (“jography” per geografia, per esempio) per rendere al meglio il tipico linguaggio dei bambini.

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Si è interessata anche di narrativa soprannaturale, pubblicando difatti nel 1888, una raccolta di racconti dal titolo Four Ghost Stories (Quattro storie di fantasmi), e nel 1896, una raccolta analoga di sei racconti intitolata Uncanny Stories (Storie Misteriose).

Morì il 20 gennaio 1921 ed è sepolta nel Cimitero di Brompton a Londra.

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Ho incontrato Mrs Molesworth leggendo le Dodici storie per Natale di autori vari, in una fiaba, La Principessa del Natale, che è un po’ la rivisitazione della Bella Addormentata, specialmente per quanto riguarda il modulo di partenza: le quattro Fate del Regno vengono a portare i loro doni alla Principessa neonata. Quella del Nord, offesa dalla gelosia ingiustificata della Regina lagnosa, regala alla piccola un Cuore di Ghiaccio che potrà sciogliersi solo con delle vere lacrime. Un modo efficace per mostrare quanto egoistici e controproducenti siano sentimenti come la gelosia e la petulanza ma anche che una buona madre fa una buona figlia: credo che questo racconto possa esemplificare l’intento pedagogico di Mrs Molesworth che trova spazio anche tra fate e regine.

(Da Wikipedia, traduzione mia)

Il Libertino di Hidden Brook

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di Antonia Romagnoli – Selfpublishing

Romanzo

divertente

ironico – romantico

storico

documentato – leggero -saggio

Antonia Romagnoli ha dimostrato che non bisogna avere un nome inglese per essere una credibile scrittrice di romanzi Regency e il suo stile, il plot, i protagonisti e i personaggi secondari convincono e affascinano decretando preparazione e competenza.

Non è solo una conferma la sua, dopo La dama in grigio, ma una rivelazione delle inesauribili potenzialità della sua scrittura (che non si ferma a questo genere).

Ne Il Libertino di Hidden Brook lo sguardo si allarga e così anche il campo d’azione dei personaggi. Nulla è lasciato al caso, Victoria e Jared, i due protagonisti, sono circondati da un’eterogenea cerchia di altri personaggi che non sono solo fugaci comparse, ma che concorrono a dare nerbo alla storia e vivacità al ritmo.

Insuperabile l’ingresso in scena di zia Erinni (cioè zia Irene) che fredda sul nascere ogni possibile umorismo sui suoi modi: “tanto lo so che mi chiamate così, vi auguro solo di non scoprire i soprannomi che io ho affibbiato a voi!”.

Furba, sagace, previdente, impavida e navigata zia Erinni non si lascia intimorire da alcun titolo, anzi è lei stessa a dettare legge, a fingere di sonnecchiare quando è necessario chiudere un occhio, a prendersi cura di Victoria in quel modo burbero e brusco che però è anche affettuoso e generoso.

Sembra uscita da uno di quei ritratti di lady vittoriana cui manca solo il monocolo per squadrare anche te lettore da capo a piedi, sottoponendoti ad attento esame. Ma la coppa simpatia, secondo il mio modesto parere, va a quell’inguaribile romantico di Mr Fraser innamorato della vita agreste e delle sue stalle, che dovrebbe essere il competitor del libertino Jared e che inizialmente riesce, suo malgrado, anche a ingelosirlo, salvo poi scoprire che nessuna dama affascinante può rivaleggiare con le sue pecore e le sue mucche, pensiero fisso e unico scopo dei suoi progetti di vita.

Sui protagonisti il lavoro per esaminarne e presentarne le complesse personalità è stato significativo ed efficace perché Victoria e Jared non risultassero due vuote figurine dell’album regency di stereotipi ma esseri pensanti e senzienti. L’approfondimento psicologico loro riservato è ottenuto non solo con il passaggio di prospettiva dell’uno a quella dell’altro o con l’uso del discorso indiretto libero nel quale ciascuno dei due dà libero corso ai propri pensieri, ma anche con l’annotazione precisa dei più impercettibili moti dell’animo e ragionamenti che un momento sembrano logici, il momento dopo non lo sono più, così come accade nella vita reale. Questa tecnica assolve anche ad un’altra importantissima funzione che è quella di dare spessore e sostanza interiore ai due giovani. È molto raro -perché difficile- trovare personaggi a tutto tondo in un romance storico, se si vuol definire così Il Libertino di Hidden Brook, che per alcuni aspetti potrebbe assomigliare anche a un romanzo di formazione.

Devo ammettere dunque che Il Libertino ha sedotto anche me: Jared mi ha convinto e Victoria mi ha conquistato con tutta la sua tenerezza. Ne ho seguito le vicende divertita e appassionandomi a poco a poco, restia a lasciare troppo presto la compagnia di un buon libro che consiglio a tutti e che ho regalato, anche a me stessa, per Natale. Perché ci sono battute che farebbero ridere a scena aperta anche in un teatro serioso e caratterizzazioni efficaci e significative, assolutamente indispensabili per la storia principale. E non voglio dimenticare quelle delicate pennellate di pura poesia che si possono apprezzare quando la narrazione si interrompe per ricevere la carezza dell’inverno o per allargare lo sguardo sul parco come in un quadro.

Battute di spirito, motti di saggezza, il passaggio da un registro riflessivo a un altro più ilare conferisce perfetta godibilità alla lettura e attesta l’incontrovertibile vocazione alla narrazione dell’autrice.

Romina Angelici

 

Alcune curiosità che aiuteranno a capire quanto lavoro di studio e ricerca ci sia dietro la scrittura di un romanzo:

  • per la descrizione così vivida di Hidden Brook l’autrice si è ispirata ad alcuni piccoli manieri nella zona del Surrey i cui particolari architettonici ha ricomposto come mattoncini Lego per ottenere il risultato che aveva in mente;
  • i nomi assegnati ai personaggi sono cuciti addosso ai personaggi: Victoria si adatta perfettamente al carattere deciso della giovane eroina, per non parlare nel caso di zia “Erinni” (!);
  • esiste davvero il manuale sulle malattie ovine scritto nei primi dell’Ottocento da un baronetto che Mr Fraser ha l’onore di conoscere proprio in casa di Lady Weird;
  • Antonia Romagnoli non scrive solo romance storico, ma fiabe, fantasy, racconti umoristici, antologie.

Link di Amazon: https://www.amazon.it/Il-Libertino-di-Hidden-Brook-ebook/dp/B01N02WAI3/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1482561519&sr=1-1&keywords=il+libertino

Blog dell’Autrice:  http://www.antoniaromagnoli.it/write/

 

La Natività del Rubens a Fermo

Vale bene una visita a Fermo per vedere la Natività di Rubens, conservata nella Pinacoteca comunale del Palazzo dei Priori! .

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Il fermano P. Flaminio Ricci commissionò a P.P. Rubens (1577-1640) l’opera con un contratto che reca la data del 9 marzo 1608: “Io Pietro Paolo Rubenio ho ricevuto dal R. p. Flaminio Ricci, rettore della congregazione dell’Oratorio di Roma, scudi venticinque di moneta. Sono a buon conto ad Arra di un quadro della Natività di N. S.re di altezza di palmi 13 et larghezza 8, per servizio, come egli dice della Chiesa dei Preti dell’oratorio di Fermo…” Così recitava l’inizio della scrittura. La sicura paternità del Rubens è documentata dai carteggi esistenti nell’archivio arcivescovile.

Una volta terminato, il quadro fu portato a Fermo e collocato nella chiesa di S. Filippo sita a fianco dell’attuale Palazzo di Giustizia, ex convento dei Filippini. Qui rimase, dopo essere sfuggito alle requisizioni napoleoniche dopo il trattato di Tolentino (1797), alla venerazione dei fedeli fino al 1860, anno in cui il governo di Vittorio Emanuele confiscò i beni ecclesiastici. Anche dalle successive  “asportazioni tedesche” si salvò per essere stato posto al sicuro nella rocca di Sassocorvaro.

Il bozzetto della grande tela si trova al museo dell’Ermitage a S. Pietroburgo, alcuni disegni preparatori al Museo Fodr di Amsterdam e nella collezione del conte Seilern di Londra. Il prof. Luigi Dania (studioso, critico e artista nato a Bassano del Grappa nel 1921 ma adottato da Fermo e Porto San Giorgio,  curatore di diverse pubblicazioni sulle opere d’arte del Fermano e non solo) ne descrive la maestosità e la delicatezza: “Di particolare finezza  sono le cadenze coloristiche e il giuoco luministico”. La Vergine è raffigurata nell’atto di risollevare il velo che ricopre il Bambino disteso su un giaciglio. San Giuseppe appare dietro la Vergine, a braccia conserte, con il viso rivolto verso l’alto. Tonalità di marrone cupo prevalenti, sono interrotte dalla luce che irraggia il Bambino “sgranando in pastosità bianco-dorate i rossi, i gialli, i verdi delle vesti e l’incarnato delle figure”.

Nella Natività si ritrova l’irruenza pittorica e quel giganteggiare delle figure, caratteristiche tipiche del Rubens e di influenza michelangiolesca. Tale capolavoro simboleggia quanto di più prezioso ci appartiene nella fattura e nel Soggetto.

Le informazioni sono state tratte dalle ricerche condotte e dal materiale raccolto dal prof. Gabriele Nepi.   

Stille Nacht!

Natale 1818; è da poco cessata la bufera napoleonica. Dopo il Congresso di Vienna, l’Europa sta faticosamente tornando alla normalità.A Obendorf, villaggio a 15 Km da Salisburgo, patria di Mozart, il Natale si prospetta grigio e senza canti. L’organo della chiesa parrocchiale è inservibile perché rosicchiato dai topi. Il parroco don Josef Mohr  compone alcuni versi e corre ad Arnsdorf, a tre chilometri di distanza per chiedere aiuto a Franz Xaver Gruber, il maestro di scuola che è anche organista e sagrestano.

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Occorre musicare l’inno composto dal solerte parroco. Gruber accetta e in men che non si dica modula, su una vecchia spinetta, la melodia di accompagnamento. Compone così “Stille Nacht, Heilige Nacht!”, le cui note si diffondono armoniose e commoventi.

In questo modo si narra che sia nato il canto di Natale universalmente noto e apprezzato in tutto il mondo e la cui traduzione letterale recita più o meno così: “Notte Santa, notte di pace! All’intorno è tutto buio eccetto lo splendore che irradia dalla Vergine e dal Bambino, Santo Infante tenero e delizioso che dorme in una pace celeste…”.

La corrispondente trasposizione in italiano è  l’altrettanto famosa Astro del Ciel:

Astro del Ciel, pargol divin,

Mite agnello, Redentor,

Tu che i Vati da lungi sognâr,

Tu che angeliche voci nunziâr,

Luce dona alle menti,

Pace infondi nei cuor.

Un nuovo romanzo di Barbara Pym tra le prossime uscite di Astoria Edizioni

Risultati immagini per astoria edizioni Ma che bel regalo sotto l’albero!

Tra le prossime uscite di Astoria Edizioni

 

segnalo un nuovo titolo di Barbara Pym:

Un po’ meno che angeli

Sinossi: Tom è un giovane affascinante, alto, esile e dai lineamenti aristocratici che proviene da un’agiata famiglia inglese, abbandonata per seguire la sua incontenibile passione per l’antropologia che vorrebbe si declinasse in una missione verso le “zone operative” come Africa, Malesia, Borneo o una qualsiasi isola remota, dove esistesse una tribù ancora non studiata. Ha una fidanzata più grande lui, Catherine: giornalista per una rivista femminile, è una donna indipendente, intelligente, ironica e con abbastanza buonsenso da non prendere troppo sul serio il suo amato e sognatore Tom con cui convive in una Londra centrale e bohemienne. Tra i due si mette in mezzo Deirdre Swan, giovane studentessa di antropologia, piccoloborghese e troppo ingenua per non cadere ammaliata dal fascinoso Tom, che guarda adorante mentre lui snocciola complicate discendenze di uso tribale. E Tom – in procinto finalmente di partire per una “zona operativa” – si sente più che lusingato da questa adorazione: costretto a subire l’affettuosa ironia di Catherine, non gli par vero di avere di fronte una donna che sembra dare un senso altissimo a tutto ciò che dice.

Sono già stati pubblicati da Astoria:

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Crampton Hodnet

Donne eccellenti

Amori non molto corrisposti

Jane e Prudence

 

Un po’ meno che angeli si aggiunge agli altri volumi della collana dedicata all’autrice inglese, di evidente derivazione austeniana.

L’occasione è propizia per ricordare che sul numero di dicembre della rivista Pink Magazine Italia parlo proprio di Jane Austen e Barbara Pym 

La corrispondenza tra Jane e Barbara? forse si tratta della comune dose di leggerezza: così Calvino la chiamerebbe quell’arte sopraffina di unire malinconia e umorismo.

Buone feste!

Romina Angelici

Link del sito Astoria Edizioni:

http://www.astoriaedizioni.it/prossimeuscite.html

Link della rivista Pink Magazine Italia, numero dicembre 2016:

http://www.lulu.com/shop/pink-magazine-italia/pink-magazine-italia-dicembre-2016/ebook/product-22986066.html