Archivio | marzo 2020

Un libro al giorno: Garden Party

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E d’altra parte il tempo era ideale. Non avrebbero potuto avere una giornata più adatta per una festa all’aperto se l’avessero ordinata per l’occasione. Senza vento, calda, neanche una nuvola in cielo. Soltanto: l’azzurro era appannato da una leggera nebbiolina dorata come accade sempre all’inizio dell’estate.

Il giardiniere era in piedi dall’alba, aveva falciato e rastrellato i prati finché l’erba e le corone di terra scura dove prima c’erano le margherite parvero risplendere.

Quanto alle rose, sembrava come che sapessero d’essere gli unici fiori che tutti conoscono. A centinaia, davvero, a centinaia ne erano spuntate durante la notte; i cespugli verdi si inchinavano fino a terra come se fossero stati visitati da un arcangelo.

Caravaggio Editore

 

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Caravaggio Editore vuole essere vicina ai suoi lettori facendo loro l’omaggio più gradito, un racconto d’autore.

Gli interrogativi che si pone la casa editrice sono gli stessi che ci poniamo anche noi, da casa.

!Un mese, è passato un mese abbondante da che tutto è iniziato a precipitare, in Italia; e dopo quasi un mese siamo ancora qui a cercare di capire come e quando ne usciremo. Il nostro lavoro, essendo per lo più online, sta andando avanti in tutta sicurezza, ma sorge spontanea a un certo punto la domanda: “E ora cosa facciamo? Dobbiamo andare avanti? Come?”. Ve lo diciamo: stiamo continuando a lavorare su tanti nuovi libri, però non ci sembra opportuno pubblicarli ora. Quanto meno ci lasciamo sfiorare dal dubbio che non sia giusto, adesso, andare avanti come se nulla fosse solo perché possiamo farlo. Magari li faremo uscire tutti assieme a metà aprile, a maggio. Non possiamo dirlo con certezza. È certa solo la volontà di fare del nostro meglio, di offrire il nostro contributo in un momento così difficile, nella speranza che passi il prima possibile e con meno danni (umani ed economici) possibili”.

 

Il modo che Caravaggio Editore ha scelto è allora quello di inaugurazione una collana ideata e diretta da Enrico De Luca @lectorsapiens) intitolata

FRAMMENTI D’AUTORE

che si va ad aggiungere alle altre iniziative sulla solidarietà digitale (che trovate nello store),

In essa saranno proposti brevi racconti di scrittori classici noti e meno noti della letteratura universale, offerti GRATUITAMENTE a tutti i lettori che hanno apprezzato i titoli delle altre due nostre collane (I Classici Ritrovati e le Gemme).

Apre questa generosa iniziativa il racconto di Kate Chopin (1850-1904), considerata da alcuni studiosi una progenitrice delle scrittrici femministe americane del XX secolo:

“Il sogno di un’ora”, curato da Enrico De Luca.

Potrete scaricare il primo e-book della collana (già sono in lavorazione altri titoli) sia sullo store di Caravaggio Editore, che su Amazon e le altre piattaforme digitali che supportano i contenuti gratuiti.

https://www.caravaggioeditore.it/prodotto/il-sogno-di-unora/
https://www.amazon.it/dp/B086HBGR57/

Seguite le prossime uscite, ci saranno novità anche per chi ama la Narrativa contemporanea.

Nel frattempo, buona lettura!

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Un pomeriggio a Orchard House Intervista a Louisa May Alcott di Romina Angelici e Margherita Valery

Intervista a Louisa May Alcott di Romina Angelici e Margherita Valery

 

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Sei passata alla storia come l’autrice di Piccole Donne. Ma il tuo vissuto suggerirebbe che la visione del mondo del reverendo March ti andasse stretta. Che sai dirci di questa dicotomia?

Ho dovuto conviverci una vita! Tutta la vita sono stata dietro alle aspettative che avevano su di me, considerata sempre la pecora nera della famiglia, e mai ho avuto da mio padre la soddisfazione di essere accettata per quella che ero.

 

Louisa May Alcott - Amos Bronson Alcott - Famous Homeschoolers ...

 

C’è un prezzo da pagare per la ribellione, a questo mondo?

Mi è sempre sembrato che Jo fosse emblematica di questo messaggio.

Se ti ribelli all’ordine costituito il prezzo che rischi di pagare è quello di esserne esclusa e restarne fuori per sempre.

A casa mia funzionava così: o ti adeguavi (o facevi finta di adeguarti) alle regole, oppure ti mettevano all’angolo additandoti come un essere spregevole da emendare di tutti i suoi difetti di superbia.

 

La domanda che ci siamo fatte tutte.

No, non perché Marmee non abbia già soffocato col cuscino quel rompiscatole del Reverendo March. 

Perché Amy e Laurie. Perché.

Perché era il finale che vi aspettavate tutte e mi avevate stancato con tutte quelle lettere in cui mi pregavate di far sposare Jo e Laurie.

Dovete ficcarvi bene in testa che per una donna non c’è solo il matrimonio come scopo nella vita!

 

In Piccole Donne, l’educazione non pare avere un ruolo centrale nella vita delle giovani sorelle. Tu hai frequentato scuole superiori?

Io avevo la scuola in casa e con mio padre era una lezione continua. Semmai sono state scuole inferiori, le mie, nel senso di infime, legate a esperienze di bassissima qualità, come il periodo di Fruitland può far ben capire.

In compenso ho conosciuto così tante personalità che entravano e uscivano dal salotto di casa mia che mi facevano girare la testa (anche troppo)

 

Piccole Donne per i soldi, lo sappiamo. Le altre opere perché?

Piccole donne si è rivelata la mia gallina dalle uova d’oro e i libri che sono seguiti, tutti sulla stessa scia, hanno proseguito quel filone d’oro.
Avevi qualche autore inglese preferito? O come tutti noi hai scoperto JA solo con Colin Firth che emerge ignudo dal laghetto?

Amavo Dickens, conoscevo i suoi romanzi a memoria ma poi quando lo incontrai a Londra fu per me la fine di un mite. Era un leziosissimo dandy, vestito in modo sgargiante e chiassoso, del tutto diverso da come lo avevo sempre immaginato.

La signora con l’uomo nudo che nuota nel laghetto la vorrei conoscere perché io andavo a sbirciare Thoreau nei boschi…

 

Andiamo sul pettegolezzo becero. Qualche avventura piccante per la sezione rosè?

Di avventure ne ho avute diverse, pare che avessi un particolare talento per cacciarmi in situazioni scabrose o disdicevoli, ma non ditelo a mio padre altrimenti potrebbe rivoltarsi nella tomba. “Quando andai a servizio” il padrone voleva da me molto più che lucidargli le scarpe e quella volta a Parigi, be’, ero stanca di stropicciare cuscini per Anna Weld: l’ho piantata in asso e me ne sono andata in giro con Ladislaw…

Mi innamorai anche di un giovane attore, sempre più piccolo di me… con il quale appunto non avevo un futuro…

Non so perché, ma avevo un debole per i ragazzi più giovani di me… Oggi non farebbe tanto scalpore!

 

 

Sappiamo che l’azione non ti spaventa, sei stata infermiera in guerra. Qualche aneddoto?

Avrei voluto tanto essere un uomo per andare a combattere ma ho dovuto accontentarmi di lavorare per chi poteva farlo e così sono partita come infermiera. da campo. Durante il mio servizio ho conosciuto un giovane John Sulie, un ragazzo semplice, devoto alla madre… gli stetti vicino fino alle ultime ore della sua vita.

 

Seppi solo dopo al mio ritorno che alla mia partenza, mio padre disse: “E’ partito il mio unico figlio maschio”. Questo vi può far capire chi era mio padre e che considerazione avesse di me. Come potevo venire con un padre così?

 

Facile facile. Garibaldi o Napoleone III?

Beh, ti stupirò… né l’uno né l’altro… Vado su un giovane e romantico Mazzini che incontrai per caso a Londra e mi affascinò con il fervore delle sue idee (e anche altro)!

 

Come andò il soggiorno a Roma?

Durante il mio secondo viaggio in Europa, quello fatto insieme alla sorella May e ad un’amica, ci spingemmo oltre la Svizzera, scendendo in Italia e passando per il lago di Como, Milano, Bologna e Firenze, fino ad arrivare a Roma. Qui, ci stabilimmo per sei mesi in un appartamento di Piazza Barberini dove May prendeva lezioni di disegno e pittura e io cercavo di proseguire la saga di Piccole Donne con una nuova puntata, nel frattempo però ho trovato anche il tempo di posare per un ritratto a olio che mi fece  il pittore George Healy.

Purtroppo il clima spensierato e riposante del soggiorno europeo fu rovinato dalla notizia della morte improvvisa di mio cognato John Pratt: non facevo altro che pensare ad Anna e ai suoi ragazzi e a loro mi sono ispirata nello scrivere Piccoli uomini.

Ho raccontato questa esperienza nel racconto Shawl Straps (Borse da viaggio) dove potrete riconoscermi sotto le mentite spoglie della vecchia zitella Lavinia!

 

Louisa May Alcott – Liber Liber

Cime Tempestose o Jane Eyre?

Dopo aver letto la Biografia di Charlotte Brontë scritta dalla Gaskell sono rimasta affascinata dalla vita della scrittrice inglese (con cui ravvisavo delle affinità

Solo che, nonostante avessi un debole per Jane Eyre, non posso perdonarle “di aver sposato quell’uomo” (che le aveva taciuto di essere già sposato).

 

I libri sono come figli e una mamma non ha i preferiti. Ma il tuo, qual è?

Il primo, Mutevoli umori, quello che si sono rifiutati di pubblicare all’inizio e che poi, una volta diventata famosa, ho potuto riproporre prendendomi la mia rivincita. Nessuno mi ha capito, nemmeno quell’intelligentone di Henry James

 

Hai dei rimpianti, Louisa?

Sì, diversi, non ho fatto la vita che volevo ma quella che il dovere e rispetto hanno deciso per me.

Louisa May Alcott. Una biografia di gruppo” di Martha Saxton ...

 

 

Fonti

 

Martha Saxton, Louisa May Alcott. Una biografia di gruppo, Jo March Edizioni

Romina Angelici, Non ho paura delle tempeste, Vita e opere di Louisa May Alcott, Flower-ed

 

Non ho paura delle tempeste. Vita e opere di Louisa May Alcott ...

Un libro al giorno: Un sacco di benedizioni

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Quando Dio creò l’uomo
Aveva vicino un sacco di benedizioni;
Versiamo (disse) su di lui quanto più possiamo;
Lasciamo che i beni del mondo, ora sparsi,
Si raccolgano nella durata di una vita.

Poesia di George Herbert

(Barbara Pym, Un sacco di benedizioni).

Una domenica nell’Essex

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C’era un unico modo per ricondurre alla ragione Alexandra ed era quello di portarla a Londra per la stagione e farla debuttare in società. Un’esperienza così straordinaria avrebbe fatto perdere la testa, o ritrovarla, a qualsiasi giovane donna e sua figlia non sarebbe stata da meno… Abiti nuovi e acconciature alla moda avrebbero trasformato il brutto anatroccolo in un cigno

The Football e The English Game

The National Archives Learning Curve | Victorian Britain | Happy ...

 

Secondo la FIFA , la federazione internazionale del calcio, la storia contemporanea del gioco è iniziata nel 1863 in Inghilterra, quando è stato formato il primo organo di governo,  la English Football Association (FA) formato da undici rappresentanti di club e scuole di calcio di Londra che si incontrarono il 26 ottobre per concordare regole comuni.

Prima di quel momento, il calcio (che inizialmente era rugby) era stato giocato in varie forme usando una molteplicità di regole sotto il titolo generale di “calcio popolare”,  da parte di squadre indipendenti che venivano indicate con la definizione di “Club”. Si distinguevano perciò da quelle nate in seno  alle scuole pubbliche e alle università che assumevano il nome di quelle ( Old Etonians)

Partì proprio dall’Università di Cambridge l’iniziativa e lo sforzo di cercare di unificare le regole esistenti che variavano da club a squadre.

 

In questo articolo di giornale si può trovare testimonianza della prima partita documentata tra due “squadre di calcio”, il Body-guard Club e il Fear-naught Club,  il giorno di natale 1841. Le regole utilizzate in questo gioco sono sconosciute: avevano dodici giocatori per parte,  ciascuna squadra  forniva il proprio arbitro e il gioco iniziava con un colpo di una pistola.

 

Nella stagione 1871-1872,  fu istituita la FA Cup come prima competizione organizzata. La prima partita internazionale ebbe luogo nel novembre del 1872 quando l’Inghilterra si recò a Glasgow per giocare in Scozia. La qualità dei giocatori scozzesi era tale che i club inglesi del nord iniziarono a offrire loro termini professionali per spostarsi a sud.

Del resto la Scozia vantava un tradizione calcistica consolidata visto che il Foot-Ball Club (attivo 1824–41) di Edimburgo, è stato il primo club documentato dedicato al calcio e il primo a definirsi come una squadra di calcio.  Le uniche regole del club giunte fino a noi,  proibivano di far inciampare, ma permettevano di spingere e trattenere e raccogliere la palla.

Inizialmente, la FA era fortemente contraria al professionista e ciò causò un’aspra disputa dal 1880 fino a quando la FA cedette e formalmente legittimò la professionalità nel 1885. Fu inaugurato quindi nel 1888 il torneo di Football League con dodici squadre professionistiche partecipanti e la competitività delle partite  ha destato un sempre più  ampio interesse, soprattutto tra la classe lavoratrice. Le presenze aumentarono in modo significativo nel corso degli anni 1890 e i club dovettero costruire terreni più ampi per accoglierli.

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 The English Game racconta proprio di questo particolare momento di passaggio, la serie creata da Julian Fellowes, lo sceneggiatore di Downtown Abbey, è il ritratto di un calcio ai primordi ma anche lo specchio della società del tempo, delle lotte sindacali, una di quelle serie impeccabili: ben scritta, ben recitata, edificante.

L’originalità di The English Game consiste nel rivolgere lo sguardo molto indietro nel tempo. Siamo nel 1879, il calcio è ancora un gioco e non uno sport; si pratica con scarpe di ferro e lunghi calzoni di lana; e ripropone una dicotomia vecchia quanto il mondo.

Le squadre che partecipano alla F.A. Cup, la più antica competizione calcistica, si possono infatti dividere in due categorie. Da un lato quelle che rappresentano l’aristocrazia e l’alta borghesia, i gentiluomini, dall’altro quelle della classe operaia, organizzate da proprietari di mulini e fabbriche.

I ricchi sono favoriti: hanno codificato il gioco, continuano a gestirlo a livello federale, e conducono una vita più sana. Non solo vincono sempre, ma ritengono anche che gli operai non dovrebbero giocare.

Siamo nel 1879, il calcio è ai primordi. È un gioco dominato da squadre dell’alta società che ne hanno inventato le regole. Fino a quell’anno nessuna squadra proletaria è mai arrivata ai quarti di finale di FA Cup. Una squadra di operai del Lancashire, il Darwen FC, ingaggia per la prima volta due giocatori scozzesi, Fergus Suter (Kevin Guthrie) e Jimmy Love (James Harkness) strappandoli alla loro squadra di Glasgow e pagandoli per giocare. Nel primo episodio vediamo la squadra di operai opposta agli Old Etonians, squadra di ricchi londinesi, campione in carica, capitanata da Arthur Kinnaird (Edward Holcroft).

Con un salto temporale, nel secondo episodio ci troviamo sei mesi dopo, con la nuova FA Cup da disputare, e una nuova squadra, il Blackburn Rovers, che ha deciso di acquistare i migliori giocatori, compresi Suter e Love, per creare un team di professionisti e provare davvero a vincere la coppa.

L’Old Etonians Football Club è una squadra di calcio inglese i quali calciatori sono ex studenti dell’Eton College, ad Eton, Berkshire. Fondati da Lord Kinnaird, furono l’ultimo club amatoriale a vincere la FA Cup il 25 settembre 1882 battendo il Blackburn Rovers per 1-0 al The Oval. L’anno seguente persero nei minuti di recupero per 2-1 contro un’altra squadra di Blackburn, il Blackburn Olympic.

 

La finale si giocò il 31 marzo 1883 al Kennington Oval di Londra. Gli studenti dell’Eton College un anno prima avevano vinto il torneo battendo il Blackburn Rovers, la prima squadra dell’Inghilterra settentrionale a raggiungere la finale, ma non riuscirono a ripetersi. Passarono in vantaggio nel primo tempo grazie a un gol di Harry Goodhart, ma il giocatore dell’Olympic Arthur Matthews segnò la rete del pareggio nel secondo tempo. Poco dopo l’Old Etonians perse l’attaccante Arthur Dunn per infortunio e fu costretto a concludere la partita in dieci uomini. Alla fine dei novanta minuti le due squadre erano ancora in parità. Secondo le regole dettate dalla Football Association, l’arbitro e i due capitani in caso di parità potevano decidere di giocare per ulteriori 30 minuti invece di ripetere la partita. Si fece così e a dieci minuti dal termine il Blackburn Olympic segnò il gol della vittoria con Jimmy Costley. Una volta tornati a Blackburn furono accolti come eroi e celebrarono la vittoria.

(Il BlackburnOlimpic)

La rivalità più sentita dal Blackburn Olympic era quella con i concittadini del Blackburn. Le due squadre si sfidarono per la prima volta nel mese di febbraio del 1879 e l’Olympic vinse per 3-1. In totale tra le due squadre si disputarono quaranta incontri ma soltanto sei di questi si conclusero con la vittoria dell’Olympic.

La rivalità diventò particolarmente accesa nel settembre del 1884, quando, tra le accuse delle due squadre di rubarsi a vicenda i giocatori migliori, il segretario del Blackburn Rovers inviò un telegramma all’Olympic affermando che la sua squadra non avrebbe giocato contro l’Olympic nella stagione 1884-1885. Le due squadre furono però sorteggiate l’una contro l’altra in FA Cup a dicembre e le partite tra i rivali ripresero in seguito in quella stagione

All’epoca del Blackburn Olympic non esisteva ancora il concetto dell’allenatore della squadra. Tuttavia alcune fonti moderne identificano Jack Hunter come manager del club. Il compito principale di Hunter era quello di allenare i giocatori ma negli ultimi anni di storia del club si occupò anche di individuare ed ingaggiare i calciatori dilettanti più promettenti.

L’Olympic non aveva uno stemma, ma nell’edizione della FA Cup vinta dal club alcuni giocatori portavano il simbolo della Lancashire Football Association cucito sulla maglia.

 

Arthur Fitzgerald Kinnaird, undicesimo Lord Kinnaird KT ( Kensington, 16 febbraio 1847-30 gennaio 1923) era un preside britannico della Football Association e un calciatore di spicco, considerato da alcuni giornalisti la prima stella del calcio. Kinnaird è stato anche presidente della FA per 33 anni.

Di lui si diceva che giocava quattro o cinque partite alla settimana e non si stancava mai, ma aggiunse, in età avanzata, che non gli sarebbe mai stato permesso di rimanere sul campo cinque minuti in questi ultimi giorni. Tuttavia, era onesto, al di sopra della media, ed era pronto a ricevere tutti i colpi che gli si presentarono senza lasciare traccia di risentimento. Il padre di Kinnaird, Arthur Kinnaird, decimo Lord Kinnaird , era un banchiere e deputato prima di prendere il suo posto nella Camera dei Lord e dopo aver studiato alla Cheam School, all’Eton College e al Trinity College di Cambridge, andò a lavorare nella banca di famiglia.

Where Was 'The English Game' Filmed?

Kinnaird giocò per la prima volta a calcio mentre era alla Cheam School e fu capitano della squadra della scuola nel 1859, all’età di 12 anni, per una partita contro la Harrow School . Continuò a giocare a calcio all’Eton College , vincendo la House Cup nel 1861 con Joynes’s House.

Come giocatore, Kinnaird  può vantare un record notevole nella Coppa d’Inghilterra avendo  giocato un record di nove finali di Coppa. È stato dalla parte dei vincitori tre volte con Wanderers e due volte con gli Old Etonians, ricoprendo tutti i ruoli, dal portiere all’attaccante.

Nella serie Netflix 2020 The English Game , Kinnaird è interpretato da Edward Holcroft  che abbiamo già visto nella serie cinematografica Kingsman e nella serie televisiva Wolf Hall (2015), London Spy (2015) e Alias ​​Grace (2017).

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FergusFergie” Suter (21 novembre 1857 – 31 luglio 1916) era un ex scalpellino e calciatore,  probabilmente il primo calciatore professionista riconosciuto, Suter era originario di Glasgow , in Scozia, e ha giocato per il Partick prima di trasferirsi in Inghilterra per giocare con il Darwen e i Blackburn Rovers.

Le sue prime mosse sotto il confine nel calcio inglese furono con il Partick, e il 1 ° gennaio 1878 giocò per loro contro Darwen al Barley Bank e contro Blackburn Rovers il giorno seguente. Verso la fine di quell’anno iniziò a giocare per il club del Lancashire Darwen, poco dopo Tommy Love.

Nell’ottobre 1878, infatti la City of Glasgow Bank crollò improvvisamente causando enormi perdite per i suoi 1200 azionisti che avevano responsabilità illimitate.
Uno di essi  era un importante costruttore di Partick chiamato Peter McKissock, che immediatamente  licenziò tutti i suoi uomini, compresi gli scalpellini. Tra questi, sembra probabile, il 21enne Fergus Suter. Per questo Suter deve aver scritto a Jimmy Love a Darwen per chiedere se anche lui potesse trovare un posto nella squadra di calcio.

Sebbene all’epoca il gioco fosse ufficialmente amatoriale, il trasferimento di Suter in Inghilterra per giocare a Darwen nel 1878 fu seguito da lui che aveva rinunciato al lavoro come scalpellino, sostenendo che la pietra inglese era troppo difficile da lavorare e alimentava le critiche che stava facendo pagato per giocare. Durante l’estate del 1880 causò ancora più polemiche trasferendosi a Blackburn Rovers, un rivale locale di Darwen. La mossa ha nuovamente suscitato accuse di professionalità tra le affermazioni secondo cui Blackburn gli aveva offerto condizioni migliori. La mossa di Suter ha infiammato una rivalità locale già provocatoria e giochi amari e problemi di folla hanno perseguitato per anni le future partite di Darwen-Blackburn.

La sua carriera era quasi finita quando si formò la Football League nel 1888. Fece una sola apparizione per Blackburn Rovers in quella competizione, il 22 dicembre 1888 contro l’ Albion in sostituzione del portiere Herbie Arthur . E ‘apparso in quattro FA Cup finali e dopo Blackburn erano runners-up a Old Etonians nel 1882, ha raccolto tre medaglie del vincitore nel 1884, il 1885 e il 1886.

Suter è l’altro coprotagonista  di The English Game (2020) ma  la serie lo descrive erroneamente mentre andava al Blackburn club che vinse la FA Cup nel 1883  che fu Blackburn Olympic, che sconfisse gli Old Etonians per diventare la prima squadra della classe operaia a vincere il trofeo. In realtà, Suter ha giocato per i rivali locali di Olympic Blackburn Rovers ed era nella squadra che ha perso nella finale di Coppa del 1882 , anche contro gli Old Etonians. In seguito avrebbe conseguito tre vittorie consecutive nel 1884 , 1885 e 1886.

Le cronache del tempo non avevano  chiaro il motivo (ma è facilmente immaginabile che avessero entrambi bisogno di soldi),  per cui  James Love e Fergus Suter lasciarono il Partick per unirsi a Darwen, dove divennero, quasi certamente, i primi giocatori professionisti.
proprio in  quel particolare momento e proprio  verso quel club.

Il povero Tommy Marshall è stato un po’ bistrattato nella miniserie mentre è stata omessa la circostanza che Suter avesse un fratello che giocava anch’egli tra le fila del Partick. Jimmy Love fu il primo ad arrivare e poche settimane dopo lo raggiunse Fergie Suter che fece il suo debutto al Darwen a fondo campo. La loro presenza ebbe un effetto rivoluzionario per il modo di giocare a calcio intensificando lo scambio di passaggi e il gioco combinato, e questo portò il Darwen a disputare per la prima volta i quarti di finale di Coppa d’Inghilterra.

Chi era Jimmy Love è più difficile da andare a ripescare. James Love nacque a Gushetfaulds Cottage a Glasgow nel 1858, suo padre era il gestore di un deposito di carbone annesso alla stazione ferroviaria. All’età di nove anni, suo padre – anche lui chiamato James Love – abbandonò questo incarico per avviare un’impresa appaltatrice, che includeva la fornitura di carbone, la pulizia delle strade e lo smaltimento del letame di cavallo. La famiglia si trasferì a Greenock e poi a Glasgow e, per farla breve, nell’estate del 1877 l’attività fallì e il padre fu dichiarato fallito.
Nel frattempo, James Junior si è anche impegnato come imprenditore delle pulizie di strada a Partick, ma in breve tempo anche lui ha avuto difficoltà finanziarie e un commerciante di cavalli ha chiamato un debito non pagato.
Nell’ottobre del 1878, i suoi due cavalli e le sue attrezzature, tra cui una spazzatrice stradale, furono venduti a una vendita all’asta. Un paio di settimane dopo fu convocato al tribunale fallimentare di Glasgow e dopo un paio di mancate comparizioni, lo sceriffo  emise un mandato di cattura che per fortuna non lo raggiunse mai: James Love era fuggito dai suoi debiti. Era andato a Darwen. Entrando direttamente nella squadra di Darwen, formò una partnership di destra con Tommy Marshall e ottenne un discreto successo.
Inspiegabilmente però, dopo appena un anno, lasciò la squadra di Darwen per ragioni che non erano chiare. Forse le entrate del calcio si erano prosciugate e non avendo lavor e non potendo tornare a casa per colpa del mandato d’arresto che incombeva su di lui, colse  l’unica opportunità che si presentava a un giovane nel pieno delle forze:  si arruolò nell’esercito.
Per essere precisi, si iscrisse ai Royal Marines a Liverpool il 24 febbraio 1880 (come risulta dai  documenti di attestazione degli Archivi nazionali) e pare poi che sia morto di febbre enterica durante la campagna d’Alessandria in Egitto.

 

Special thanks go to Andy Mitchell who allowed me to consult and 
reproduce passages from his article: 
http://www.scottishsporthistory.com/sports-history-news-and-blog/
from-partick-with-love-the- story-of-jimmy-love-and-fergie-suter-
the-first-professional-footballers

Un particolare ringraziamento anche alla

RECENSIONE di  — 24/03/2020

 

 

 

 

 

 

Canto di Natale di Charles Dickens

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Nessuno amava più profondamente di Dickens le vecchie fiabe e lui stesso provava un piacere segreto nel sentire che quello era il suo modo di racchiuderle in una forma più elevata.

Ebbene Canto di Natale è la fiaba di Natale per eccellenza, scritta da un uomo che prima di metterla nero su bianco, l’ha immaginata e vista svolgersi davanti ai suoi occhi.

La genesi di Canto di Natale fu repentina (venne scritto nel giro di sei settimane), quanto stratificata negli eventi della sua memoria e della sua vita ed esaurì completamente la vocazione a cui Dickens si sentiva naturalmente portato.

La parte di ricordi legati alla sua infanzia sepolti in un angolo nemmeno troppo remoto del suo cuore andarono a sommarsi alla sua infantile gioia provata da sempre la festività del Natale, e anche ad alcune preoccupazioni contingenti dovute alle difficoltà economiche da cui si sentiva sempre minacciato (quella di non poter mantenere il suo già alto tenore di vita e di far fronte a tutte le pressanti richieste di denaro del padre e di altri familiari).

 

Felice Natale! Felice Natale un corno! Che cos’è il Natale se non il momento di pagare conti senza avere soldi; il momento in cui ti ritrovi più vecchio di un anno ma non più ricco di un’ora; il momento di fare il bilancio e scoprire che in dodici mesi non c’è una singola voce che non sia in perdita? Se dipendesse da me,” disse Scrooge, indignato, “ogni idiota che se ne va in giro con ‘Felice Natale’ sulle labbra finirebbe bollito insieme al suo pudding, e seppellito con un rametto di agrifoglio nel cuore. Poco ma sicuro!”

 

Per questa edizione volle il meglio, ordinò che il libro fosse foderato di tela rossa con un motivo dorato sulla copertina e anche i bordi delle pagine erano dorati.

Chissà che emozione stringere tra le mani quello splendido volume al modico prezzo di cinque scellini, corredato addirittura di quattro acqueforti a colori e quattro xilografie in bianco e nero.

Quello fu solo l’inizio, il primo di una lunga serie di racconti natalizi che puntualmente Dickens preparava per la pubblicazione all’approssimarsi delle feste nel mese di dicembre di ogni anno, sforzandosi, anche scrivendo più di un romanzo alla volta, di non mancare a quello speciale appuntamento che egli stesso aveva deciso di fissare al suo amato pubblico di lettori affezionati.

Si è detto che Dickens inventò il Natale, ma per l’esattezza, nel 1835 il Book of Christmas di Thomas Hervey già ne parlava e Dickens ebbe invece il merito di esaltare l’aspetto sentimentale di bontà diffusa del periodo natalizio, il cosiddetto spirito natalizio, che è lo spirito di utilità attiva, perseveranza, gaio adempimento del dovere e gentilezza.

Prima di Dickens il Natale era stato un giorno di festa, intriso di un senso cupezza evangelica, ma relegato a giorno di riposo, di pausa dal lavoro. Ora diventava giorno di festa, adornata di fantasia, benevolenza e generosità partecipata. La festa popolare per eccellenza che ispirava al cuore di tutti gli uomini, di ogni ceto, i medesimi sentimenti.

 

Ho sempre considerato il periodo natalizio… un momento di bontà, perdono, di carità, di gioia; l’unico momento che io conosca, nel lungo calendario dell’anno, in cui uomini e donne sembrano concordi nell’aprire spontaneamente i loro cuori sprangati.

 

Il racconto è scandito da cinque distinte stanze, di modello teatrale, che predisponendo la lezione morale entro cui deve passare il gretto e avaro Scrooge, nel giro di una sola notte dell’anima, visitato dai tre fantasmi del presente, passato e futuro, approda alla sua salvifica redenzione.

 

“Il percorso di ogni uomo prefigura un epilogo che, perseverando, si rivelerà inevitabile”, disse Scrooge. “Ma se muta il percorso, anche l’epilogo sarà diverso”

 

Tra le pagine si sente proprio il trepidante narratore che scalpita nel portare a termine il compito che si è dato e si dibatte tra la condizione d’animo rabbuiata dalle preoccupazioni e gli assilli materiali e la tensione verso un finale da fiaba.

 

…era abbastanza saggio da sapere che su questa terra non è mai successo niente di buono senza che qualcuno, inizialmente, non si sia divertito a riderne…

E di lui si disse sempre che sapeva festeggiare il Natale a dovere, se creatura vivente può mai possedere una simile scienza. Che si possa dire altrettanto di noi, di tutti noi! E, come aveva augurato Tiny Tim, che Dio benedica ognuno di noi!

 

Una fiaba che celebra il Natale e che contiene una lezione morale, in cui la vocazione di Dickens a cantastorie trova sublimazione.