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Nel paese degli amori maledetti

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Il diario dei consigli d’amore di Jane Austen

 

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È verità universalmente riconosciuta che Jane Austen non possa essere considerata una paladina dell’amore romantico, lo dimostrano i suoi finali e la considerazione del matrimonio come una sistemazione auspicabile per le giovani donne, che traspare dai romanzi e dalle lettere.

Essendo però un’acuta osservatrice della natura umana ella ha potuto esaminare i sentimenti e i comportamenti di uomini e donne messi in relazione tra loro. Non a caso era un’appassionata di unioni matrimoniali, proprio come Emma: le piaceva immaginare, prevedere possibili unioni e oltre a essere informata di tutte le notizie a riguardo relative al vicinato e alla cerchia del parentado, consultava anche il giornale alla ricerca degli annunci di matrimonio.

Se quindi ci ha abituato a tiepide manifestazioni d’affetto e a opportunistiche e ragionevoli considerazioni, ci ha saputo anche stupire con dirompenti dichiarazioni appassionate come quella di Mr Darcy e accorate richieste d’amore come quella del cap. Wentworth!

Forse la zia Jane non ce la racconta tutta e sotto sotto alla cenere di quella saggezza ammantata di buonsenso bruciava un cuore rovente pronto a farsi travolgere dalla passione. Ma non divaghiamo; senza alcuna pretesa di far diventare Jane Austen una guru o di trasformare le sue opere in manuali d’amore (come piace tanto fare agli amici oltre oceano) quelli che vi presentiamo sono i consigli e le opinioni di Jane Austen in materia sentimentale, tratti e desunti dalle lettere e dai suoi romanzi in modo assolutamente estemporaneo e libero, con la certezza che saprete farne buon uso.

È il regalo che abbiamo pensato per voi in occasione della prossima festa di S. Valentino, raccolti in una veste grafica assolutamente elegante e incantevole, da tenere accanto e consultare in ogni stagione della vita.

E poi del resto, un buon consiglio dalla zia, non si rifiuta mai!

Libri amori e segreti. Febbraio

Pink Magazine Italia

Continua la fortunata serie libraria scritta da Della Parker, scandita dai mesi dell’anno, pubblicata da N&C.

Riprendono gli appuntamenti di questo caloroso e accogliente club del libro, tutto al femminile, in cui ci sentiamo idealmente ben accolte anche noi.

Kate provò un senso di calore mentre superava la soglia. Si unì ai convenevoli, al chiacchiericcio, ai frammenti di una decina di conversazioni cominciate il mese prima e riprese in quel momento, come non si fossero mai interrotte, come solo le buone amiche sapevano fare, e la serata -bé la parte prima dei libri- ebbe inizio.

Febbraio si sa, è il mese di San Valentino e anche la lettura di questo speciale club è dedicata a un libro che parla di amore: L’amante di Lady Chatterley.

Più che d’amore si arriva presto a parlare di eros, di passione, come suggerito dalla trama del libro, così conturbante per l’epoca, ma che non…

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Il diario dei consigli d’amore di Jane Austen #Flower-ed

Pink Magazine Italia

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Acuta osservatrice della natura umana e appassionata di unioni matrimoniali, Jane Austen ha potuto esaminare i sentimenti e i comportamenti di uomini e donne messi in relazione tra loro. Nei suoi scritti ci ha abituato a tiepide manifestazioni d’affetto e a considerazioni opportunistiche e ragionevoli, ma ha saputo anche stupirci con dichiarazioni appassionate, come quella di Mr Darcy, e accorate richieste d’amore, come quella del cap. Wentworth: forse, sotto quella saggezza ammantata di buonsenso, bruciava un cuore rovente, pronto a farsi travolgere dalla passione. Presentati in una nuova traduzione curata da Romina Angelici, quelli raccolti qui sono i consigli e le opinioni di Jane Austen in materia sentimentale, tratti dalle lettere e dai suoi romanzi. Un diario dalla veste grafica elegante, da tenere accanto e consultare in ogni stagione della vita.
Il diario dei consigli d’amore di Jane Austen è già disponibile su Lulu. In arrivo anche su…

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Jane Austen. Donna e scrittrice.

Jane Austen. Donna e scrittrice

Quanto l’esperienza dell’una ha influenzato l’altra.

Può essere un retaggio romantico quello che ci porta a voler riconoscere un po’ di Jane Austen in ognuna delle sue eroine ma credo sia inutile negare che l’esperienza autobiografica di uno scrittore passi nelle sue opere.

Il mondo culturale e letterario dell’epoca l’ha ignorata, i nipoti hanno provato a darcene l’immagine di una zia modello che scriveva per passatempo, e lei stessa non firmava i suoi romanzi nel timore che ciò potesse ledere la sua reputazione di signorina perbene. Ma sappiamo bene che li considerava come sue creature e che, a prescindere dal fatto che le venisse naturale o meno, la fonte di ispirazione per le sue storie e i suoi personaggi era proprio a portata di mano nel circondario delle sue conoscenze.

È proprio questo ciò che si tenta di dimostrare in Jane Austen.Donna e scrittrice, e cioè che la signorina di Chawton abbia trasmesso qualcosa di sé, un’esperienza, un aspetto caratteriale, nei suoi romanzi, andando a individuare gli spunti autobiografici o quanto meno, i riferimenti alla sua vita reale, agli affetti, alle vicende familiari e ai caratteri che l’hanno circondata.

Nella pochezza di notizie e materiale biografico che stuzzica la fame di conoscenza del pubblico estimatore, facile è il rischio di andare a reperire indizi e prove del tutto immaginarie, basati non su riscontri oggettivi. ma su sensazioni e affinità destati dall’emotività dell’incontro con quanto di lei è passato attraverso la parola scritta.

Allora a chi dovremmo credere: ai nipoti che ce la dipingono come una signorina di mezz’età tutta casa e chiesa, o all’immagine solare e indomita di Elizabeth Bennet e all’appassionata difesa della costanza delle donne fatta pronunciare ad Anne Elliot?

Non a uno dei romanzi in particolare, si deve l’identificazione dell’autrice con la protagonista; troppo facile sarebbe confondere Anne Elliot con una malinconica Jane Austen desiderosa di dare almeno al suo alter ego una seconda possibilità.

Jane Austen parla per bocca dell’uno o dell’altro personaggio, proprio per non svelarsi e non compromettere la sua già ardita iniziativa di scrivere, senza attirarsi gli strali dei colleghi uomini, fino ad allora detentori assoluti del monopolio della scrittura. Non a caso è proprio Anne Elliot a pronunciare la veemente difesa delle emozioni femminili.

Si fa fatica a considerare Jane Austen una bacchettona, se solo si pensa alle sue battute ironiche e a tratti velenose, lasciate cadere all’indirizzo dei suoi personaggi più vanesi, servili o indolenti. È infatti pacifico che la signorina in questione si guardava bene intorno e si teneva informata:

L’interscambio è reciproco, il flusso è ininterrotto tra due vasi comunicanti di cui si fatica a riconoscere l’originario: se le persone reali entrano nei romanzi, i personaggi dei libri entrano nella vita reale, in una serata in salotto: “Non appena formato un gruppo per giocare a whist e minacciato un tavolo per un gioco di società, ho accampato la mamma come scusa e me ne sono andata; lasciandone per il loro tavolo da gioco quanti ce n’erano da Mrs. Grant” (Jane Austen, Lettere, trad. Giuseppe Ierolli, edizioni ilmiolibro.it, Roma, 2011, L. 78 di domenica 24 gennaio 1813, p. 291).

Di certo c’è una dimensione che rimarrà per sempre sconosciuta ai nostri occhi, grazie anche ai numerosi tagli apportati dalla sorella Cassandra alle lettere, ma anche se difficilmente cambiava opinione su qualcosa, la nostra cara Jane ha voluto dire la sua su alcuni temi delicati come quello della condizione femminile, del matrimonio, del maschilismo sociale, fingendo di parlare d’altro.

Come poi riuscisse a dischiudere le porte di un universo sterminato quale quello dell’animo umano, sfiorandolo appena in superficie eppure esposto nei suoi più miseri difetti o recessi, questo è il segreto del suo talento.

La sua è stata definita un’arte di sfumature che, a distanza di duecento anni dalla morte della scrittrice, non manca di stupire e deliziare.

Intervista a Eleonora Angelici, traduttrice.

Pink Magazine Italia

Eleonora, come si diventa traduttrice?

Con passione, tanto studio e soprattutto esperienza. È una professione altamente specializzata, richiede competenze specifiche che vanno ben oltre quelle meramente linguistiche, anche se l’esistenza di software e macchine in grado di tradurre al posto dell’uomo fa sì che molte persone la pensino diversamente. Un occhio esperto, o semplicemente uno sguardo approfondito, rivelano quasi sempre che una macchina non traduce affatto come una persona.

Se si svolge questa professione in proprio, come sto facendo io, queste competenze non bastano più: si apre un’intera nuova dimensione, quella dell’imprenditorialità, che purtroppo non insegnano all’università e che bisogna imparare in prima persona, studiando (non si smette mai), compiendo errori, sudando varie camicie… insomma: facendo esperienza.

Quando hai deciso che da grande avresti fatto questa professione?

Non ricordo il momento preciso, ma so che fino ai 17 anni, come la maggior parte delle persone, non ero consapevole dell’importanza dei…

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