Nel cuore di Jane – Ri-leggendo Persuasione

Pink Magazine Italia

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Beatrice Battaglia rilegge Persuasione, l’ultimo romanzo compiuto di Jane Austen. L’unico in cui parla d’amore senza filtri e senza ricorrere alla sua notoria ironia.

Si è parlato molto della quota autobiografica inserita da Jane Austen nella creazione delle sue eroine e Anne Elliot è quella che maggiormente sembra rappresentarla ed esprimere tutto il suo rimpianto per l’amore della vita perduto.

Dopo un viaggio a ritroso nelle sue opere precedenti, analogo a quello percorso dalla prof. Battaglia, con il suo romanzo Nel paese degli amori maledetti -che altro non è se non la sua personalissima versione di Persuasione-, Jane Austen è pronta a parlare di “quella passione, quel desiderio che la società patriarcale con i suoi valori le ha negato”.

Scomparsa la leggera risata di Elizabeth e archiviata la verve dissacrante e irriverente di Mary Crawford, la scrittrice si astiene da qualsiasi intervento o commento e la…

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Ritratto di famiglia. La fine di un’epoca di Simona Friio

Ritratto di famiglia: La fine di un'epoca di [Friio, Simona]

Questa volta Simona Friio ci introduce nella realtà ottocentesca dell’Italia del Nord e, nello specifico, nell’ambiente della provincia di Milano con incursioni finanche in città, trasportandoci in quello che sembra uno spaccato raccontato da un romanzo manzoniano.

In una società prevalentemente agricola, in mano alla prepotente nobiltà terriera, maschilista e retrograda, la scrittrice milanese sceglie di raccontare la storia minore del ramo femminile di una casata locale. Si tratta di tre donne. Tre generazioni. Tre modi di vivere l’amore in modo assoluto e perdutamente. Eccole.

Carola: travolta dall’attrazione irresistibile per il fratellastro, conosce l’amore per la prima volta sotto forma di passione totale, con coinvolgimento di tutti i sensi e a cui non si può resistere. Purtroppo questa relazione clandestina consumata sotto il tetto del padre di entrambi sarà fatale soprattutto alla donna, macchiata e bollata dal disonore più grande.

Allontanata e costretta a espiare la colpa che viene concepita come solo sua, Carola può fare affidamento esclusivamente sulla sua forza d’animo che l’aiuterà a superare quel forzato isolamento ed esilio. Due sono gli artefici della sua condanna: il padre Edoardo Castellani e lo zio, don Angelo che incarnano perfettamente la spietata, ipocrita e meschina mentalità maschilista dell’epoca.

La vita sembra avere in serbo per lei e per il suo giovane cuore ancora delle tenere speranze quando incontra Augusto Viviani, un ragazzo di nobili origini, diseredato perché ha scelto di fare il pittore. Ma l’amore comporta un prezzo alto da pagare quando è vissuto in modo completo e ancora una volta è Carola a scontarne le conseguenze.

Blanca: trascorre la sua infanzia con il nonno che adora perché lui l’ha sempre viziata e coccolata facendola vivere negli agi di Villa Castellani e perché ignora quanta parte egli abbia avuto nella perdita dei suoi stessi genitori.

La superba Blanca non rimane però indifferente alle provocazioni del giovane Sebastiano Galli che con le sue idee democratiche cerca di dimostrare l’arretratezza dei sistemi dei signorotti locali che si ostinano ad opporsi a quelle innovazioni che potrebbero migliorare le condizioni lavorative e di vita dei contadini che lavorano le terre da cui traggono tutti sostentamento.

Quei sentimenti di giustizia sociale e primo innamoramento risvegliati in Blanca da Sebastiano sono destinati a essere subito soffocati da Castellani che ha già stabilito chi dovrà sposare la nipote.

Il matrimonio con il rude Riccardo Casati servirà a rafforzare una Blanca trattata poco più che come merce di scambio, considerata e usata come moglie da ostentare, la signora raffinata e di nobili origini che deve far fare bella figura al marito.

L’unica sua grande consolazione è la piccola Rosa che, per quanto nata da questa infelice unione, è l’unica ragione di vita cui lei sceglie di aggrapparsi.

Rosa è la terza discendente femmina della prepotente casata Castellani e sembra aver ereditato il meglio di quel ramo della famiglia: la tenacia e la determinazione nel portare avanti i suoi obiettivi e seguire i suoi principi, con passione. Ma voglio lasciarvi scoprire che cosa il destino le ha riservato…

Sono tre le storie a essere raccontate ma è anche la storia della donna a dipanarsi lungo i decenni più difficili dal punto di vista della sua esigenza di emancipazione. Simona Friio riesce a cogliere bene sia il dramma individuale di una singola esistenza condannata da angherie e soprusi, sia a stigmatizzare con essa un tipo di società che legittimava questo trattamento.

Un romanzo storico che sa grandemente emozionare.

Vi lascio il link:

 

Sigismondo e Isotta. Una storia d’amore

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Sigismondo e Isotta, una storia d’amore di Maria Cristina Maselli, edizioni Piemme, è un affascinante affresco di storia rinascimentale con dovizia di testi e documenti dell’epoca, saldamente ancorato alle reali vicende politiche e personali di Sigismondo dei Malatesta, Signore di Rimini.

Se l’autrice, Maria Cristina Maselli, si fosse limitata a raccontare le gesta del capitano di ventura Sigismondo, come in un poema epico celebrativo, questo romanzo non avrebbe avuto quel potere evocativo e catalizzante che esercita sul lettore, rapito dalla luce di nobiltà e magnificenza splendenti alla corte malatestiana.

Esso si dimostra subito una imponente opera di ricostruzione di storia, politica, arte e letteratura cui la totalizzante e anticonformista relazione amorosa con Isotta degli Atti, figura tutta ingenuità e devozione, conferisce un significativo valore aggiunto.

Puntuali e precise citazioni del Liber Isottaeus che chiudono quasi ogni capitolo e accompagnano il racconto dell’amore che tenne avvinti per sempre Sigismondo Pandolfo de…

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Il Castello dei Conti Pallotta a Caldarola (MC)

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Se  vi capitasse di passare per caso all’interno delle colline maceratesi, poco dopo Tolentino, potrebbe succedervi di venire attirati da una strana malia esercitata dal Castello di Caldarola. 

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Uno dei pochi castelli privati visitabili, edificato nella seconda metà del IX sec. è stato trasformato in residenza estiva in stile rinascimentale nel ‘500 dal Cardinale Evangelista Pallotta: conserva intatti ambienti e arredi che risalgono  ad epoca medievale.

Potreste trovare ad accogliervi addirittura messere Jacopo Pallotta, signore del castello nel ‘400, della cui compagnia avreste l’onore di avvalervi nella visita guidata del Castrum Caldarolae.
In virtù di qualche licenza spazio-temporale (permessa dalla collaborazione tra associazioni culturali dei Comuni limitrofi) vedreste schierati i Tamburini del Serafino (del Castrum Sarnani), e assistereste a duelli di scherma ricreati grazie all’Associazione del Grifone della Scala di S. Severino,  lungo i cortili interni, all’ombra delle mura merlate e degli alberi secolari che svettano nello spiazzo antistante  il ponte levatoio.
Scalpitano i cavalli ai colpi scanditi dai tamburi, i bimbi si cimentano  con rudimentali giochi medievali: fantasia e manualità rubano il posto ai videogiochi. La giornata volge all’imbrunire, si accendono i falò mentre c’è ancora del tempo per visitare le stanze del castello. Si susseguono ambienti arredati sontuosamente, carichi di oggetti che si sono accumulati nei secoli, espressione di potere e ricchezza dei Signori Castello.  I locali adibiti a cucina sono piccoli e stretti –dovevano essere molto più bassi prima-; sul piano del caminetto  qualche trappola per topi serviva a tenere lontani i malintenzionati roditori a caccia di avanzi e alla faccia dell’igiene, un girarrosto per cuocere carciofi è stato lasciato lì vicino; la lavagnetta in legno aspetta di segnare  le quantità di bucato da consegnare alle lavandaie. La vecchia madia custodiva sotto chiave il prezioso pane.
La sala da pranzo è rettangolare, lunga e stretta, conseguenza di una riorganizzazione successiva degli ambienti: è stata modellata attorno al grande tavolo in legno sovrastato da un candeliere in ferro battuto, che rimane apparecchiato solo alle sue estremità per evitare ustionanti colate di cera sugli sfortunati commensali.  Il servizio di piatti in porcellana bianca conservatosi intatto fa bella mostra di sé nella credenza di noce scura,  e a spolverarlo provvede personalmente la attuale contessa Maria Elena.
Attraversando le sale che si susseguono l’una nell’altra si scopre la storia di questo castello e di coloro che vi hanno legato i loro nomi anche se solo di passaggio:  famosi prelati marchigiani che la dinastia Pallotta per generazioni ha offerto alla carriera ecclesiastica, gli sfortunati conti che hanno abitato per ultimi il castello, privati di discendenza come indicano tristemente i due ovali con i ritratti lasciati vuoti nella Sala degli Stemmi.
Accanto ad oggetti sorprendentemente moderni -una cassettiera orientaleggiante che ha fatto pensare a qualche influsso da Macerata dove partirono le spedizioni in Cina di Padre Matteo Ricci, realizzata con la tecnica del decoùpage, la stessa stanza da bagno ed il bidet- altri meravigliano per la sontuosità (il boudoir interamente rivestito di seta) e la fattura di pregio (lampadari di murano, una consolle del 1700, un forziere da viaggio del 1400, una stufa di maiolica).
La sala d’armi e la sala delle  carrozze rivelano i passatempi preferiti dei padroni di casa e si scopre che i modelli di quegli antiquati mezzi di trasporto (coupè, berlina, spyder) hanno prestato i loro nomi alle moderne automobili superaccessoriate.
Un percorso suggestivo per gli amanti della storia, istruttivo per i ragazzi, fiabesco per i bambini e gli adulti sensibili al fascino da storie di cavalieri e principesse senza tempo.

Il Grand Tour in Umbria

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Pare che il termine Grand Tour sia stato utilizzato per la prima volta dall’inglese Richard Lassels nella sua guida The Voyage of Italy nel 1670.

Roma era la meta clou di questo viaggio di formazione che solo giovani rampolli nobili potevano permettersi in luogo o in aggiunta al corso di studi universitario. Se il capofamiglia era di manica larga ci si poteva spingere anche più giù fino a Napoli, o addirittura nella calda e assolata Sicilia.

Per arrivare a Roma comunque, il percorso dal nord prevedeva il passaggio degli Appennini facendo quasi tappa obbligata in Umbria: questo almeno è ciò che fece Goethe che rimase sicuramente affascinato dalle cittadine di Terni e di Spoleto, oltre che rapito dalla visione delle Cascate delle Marmore.

Nei libri di viaggio e nelle guide, la Cascata viene esaltata per l’impetuosità e la ricchezza delle acque, l’intensità del suo arcobaleno, l’assordante fragore, il paesaggio che…

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Sotto gli alberi di Thomas Hardy

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Anteprima Fazi Editore

Oh felice Hardy! Chi l’avrebbe detto che anche tu nascondevi un lato così leggero e ilare. In Sotto gli alberi c’è lo sguardo divertito e affascinato di chi guarda con tenerezza e un po’ di nostalgia a un passato che si è perso, a un piccolo mondo che è andato perduto.

Il libro si apre con uno strampalato corteo di figurine che si addentrano come silhouette nel bosco, lungo il sentiero che conduce alla casa del carrettiere per brindare con il sidro nuovo, appena spillato.

Mai avrei potuto immaginare un sentiero più magico di quello di Mellstock, attraversato dal coro dei cantori tra gli alberi argentati splendenti nella notte della vigilia di Natale.

Il crepitare delle fiamme nel focolare e l’aroma del vischio di cui è addobbata la casa del carrettiere giungono fin qui a rallegrare l’animo e a riscaldare il cuore.

Li sentiamo discorrere e vantare…

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Little Women sceneggiato BBC

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Sta andando in onda su Sky lo sceneggiato made in BBC, in tre episodi, di Little Women, Piccole Donne edizione 2017.

In questa recentissima versione, che coscientemente sceglie un taglio più alleggerito ma non prescinde, anzi dà per scontato il testo scritto, può cogliersi una maggiore coralità d’insieme e una nota di freschezza dovuta alle giovanissime attrici emergenti (Jo è la figlia di Uma Thurman ed Ethan Hawke) che impersonano le quattro sorelle March, ai costumi e alla scenografia accattivante. I grandi nomi che sono stati loro affiancati, oltre ad arricchire il cast e impreziosire la caratterizzazione dei personaggi più adulti, hanno il pregio secondo me di non oscurare gli altri. Il film è stato interamente girato in Irlanda nel mese di agosto, lontanissimo quindi da luoghi e condizioni ambientali originali ma gli interni curatissimi e gli ambienti ricreati sapientemente confermano la famosa attenzione per i particolari e la ricostruzione storica della produzione inglese.

La sceneggiatura non ha apportato novità significative, anzi piuttosto il contrario visto che, operando qualche taglio o salto temporale, si rivela a volte troppo sbrigativa o criptica. Ci guadagna in compenso la narrazione per immagini che invece sono molto evocative. Rispetto alle precedenti versioni cinematografiche, con le quali non ritengo opportuno stabilire paragoni, trattandosi di prodotti e fatture troppo diversi, alcuni personaggi sono stati meglio approfonditi (Mrs March per esempio ha i suoi momenti di debolezza che la rendono meno perfetta e più umana, e molto più somigliante alla vera Marmee), mentre altri, come Laurie, risultano penalizzati.

Il risultato finale è indubbiamente più vicino e rispondente al gusto moderno,  e tutt’altro che deludente nella sua visione complessiva, e anche se si tratta di una storia cara, più volte raccontata, beneficia di un’aurea di tenerezza e calore umano che circondano da sempre i valori familiari propugnati da Louisa May Alcott.