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Sophie Dawes, la tremenda!

giovane donna del periodo Regency in corpetto bianco e capelli scuri

Mi sono imbattuta per caso in questa delicata miniatura il cui ritratto mi ispirava l’impressione di una giovane fanciulla che ho poi scoperto essere tutt’altro che angelica!

Sophie Dawes nacque intorno al 1792 a St Helens, una povera comunità di pescatori sull’isola di Wight. Non ebbe un’infanzia facile. Alcuni dei suoi fratelli sono morti prima di raggiungere l’età adulta e il padre era violento. Fece la cameriera nella città di Portsmouth prima del suo viaggio a Londra dove andò  a lavorare in un -non meglio specificato-  istituto di alta classe al servizio delle esigenze di ricchi signori – tra i quali c’erano alcuni dei nobili emigrati dalla Francia in fuga dalla Rivoluzione. Fu qui che incontrò Louis Henri, duc de Condé, un membro anziano della linea reale borbonica e uno degli uomini più ricchi d’Europa. Divennero amanti e Sophie e sua madre furono installate in una parte costosa della capitale, dove lei per prima insistette per ricevere una buona istruzione che la facesse diventare una vera signora: lingue classiche e moderne, le arti e l’etichetta.

The Secrets of Sophie Dawes - Victorian Supersleuth

 

Quando, con la caduta di Napoleone, il Duc de Condé, poté fare ritorno in Francia e riprendere possesso delle sue proprietà, la più famosa residenza di Chantilly. Poco più tardi fu raggiunto da Sophie. Avendo il Duca la moglie separata e era ancora in vita, e oltretutto di fede cattolica, era impossibile prendere  in considerazione il divorzio, così Sophie fu  spacciata in società come sua figlia naturale. 

Per assicurarsi che Sophie  vivesse nelle immediate vicinanze del suo amante, tuttavia, organizzarono  un piano in base al quale la giovane donna avrebbe sposato qualcuno vicino al Duca come il suo aiutante di campo personale. Lo scopo fu raggiunto quando  Sophie venne data in sposa ad Adrien Victor de Feuchères, un giovane ufficiale delle Guardie Reali. Sia Sophie che il suo nuovo marito furono elevati al rango di nobili tanto che assunse il titolo di Sophia Baronne de Feuchères, nome con il quale sarà conosciuta d’ora in avanti e venne  accolta con tutti gli onori alla corte di Luigi XVIII. 

La tresca fu presto scoperta e vi fu uno scandalo che portò al bando di Sophie dalla società per un po’. Ricomparve a Chantilly tanto da esserne soprannominata la Regina quando il Duca, alla morte del padre, divenne Principe.

Sophie Dawes, Baronne de Feuchères - Wikipedia

Il Principe di Condé invecchiava e si interessava sempre più alle attività di caccia e carte da gioco, allora Sophie pensò bene di ingannare il tempo immergendosi nel turbolento e pericoloso mondo della politica francese. Divenne strettamente alleata di coloro che alla fine sarebbero arrivati ​​al potere in quella che divenne la Rivoluzione di luglio del 1830. Il più influente di questi fu il famigerato nobile Charles Maurice de Talleyrand. La loro alleanza sarebbe stata cementata da un matrimonio tra i rispettivi nipoti. 

Alzò di molto il tiro quando strinse un forte rapporto di amicizia con la famiglia di uno dei parenti nobili del principe, il futuro re dei francesi, Luigi Filippo d ‘ Orléans. 

A questo punto si verificò un episodio poco chiaro.

Sophie cercò di persuadere il principe. di Condè, che era senza erede legittimo, a lasciare in eredità la maggior parte delle sue vaste ricchezze e proprietà, non solo a lei, ma a uno dei figli di Luigi Filippo, il duca d’Aumale. Il principe, sebbene avesse accettato sulle prime, non ne era però del tutto convinto. Nel 1830 era piuttosto anziano e fragile, e si vocifera che stesse considerando di fuggire in Inghilterra e forse di cambiare la sua volontà. Louis Philippe e la sua famiglia erano, come prevedibile, più che allarmati da questa prospettiva.

Accadde che  poco dopo che il principe fu trovato morto una mattina nella sua camera, un cappio improvvisato di fazzoletti al collo attaccato alle chiusure di una finestra. Sophie fu dapprima sospettata di omicidio e poi scagionata; il caso fu chiuso con un verdetto di suicidio, ma in Francia la morte del principe fece scalpore.

Memorials and Monuments on the Isle of Wight - St Helens Village ...

 

 Sophie pensò bene di fare ritorno alla natia  St Helens e di finire lì i suoi giorni godendosi l’eredità del suo principe.Si assicurò che la sua famiglia fosse ben sistemata; acquistò proprietà a Londra e nel Dorset e mandò la sua anziana madre, che l’aveva sempre seguita, in un convento. Successivamente, ha donato gran parte della sua vasta ricchezza a cause caritatevoli e nel 1840 è morta improvvisamente per una malattia al cuore.

 

Discover 28 Beautiful Castles in France | Grand staircase ...

 

La storia del Castello di Chantilly continua…

 

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Un libro al giorno: L’eredità di Louisa May Alcott

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In un verde parco, dove gruppetti di cervi dagli occhi languidi erano sdraiati a riposare sotto gli alberi cascanti e la limpida distesa del lago faceva da specchio ai fiori che crescevano sulle rive, lì sorgeva, imponente, la dimora di Lord Hamilton, per metà castello, per metà magione. Qua e là spuntava qualche vecchia torretta grigia o un arco ricoperto d’edera, mentre i giardini fioriti che circondavano la casa e i balconi inondati di sole aggiungevano eleganza e bellezza all’antico castello in rovina, rendendolo un’abitazione armonica e gradevole.

Perché Louisa May Alcott non è solo l’autrice di Piccole Donne

L’eredità di Louisa May Alcott

l'ereditàu

Più che un’eredità assomiglia ad un corredo di cui la Alcott si mostra equipaggiata per affrontare il suo primo esperimento letterario.

Essendo un racconto si legge d’un fiato, è una bella fiaba con tanto di principe azzurro che sorveglia mentre protegge la povera orfana. Il dissidio tra la nobiltà di natali e quella d’animo percorre tutta la storia; sia per tenere desta l’attenzione del lettore, sia per aumentare, dilatandone l’attesa, il piacere della sua risoluzione. Ovviamente qui è stata scelta la strada più facile, che purtroppo non corrisponde a quello che accade nella realtà, ma questa è un’altra questione.

Ne L’eredità risplendono tutti i buoni sentimenti idealistici e gli echi della letteratura d’oltreoceano su cui la Alcott si era formata. Inizia infatti a tratteggiare i personaggi secondo i suoi prototipi preferiti e si muove bene entro i salotti nella nobiltà inglese. Purtroppo balzano agli occhi sia l’ingenuità dei diciassette anni sia l’inesperienza della scrittrice che credono ancora in un lieto fine possibile ma che verranno presto “corrette” dalla vita.

L’introduzione stabilisce un unico filo conduttore tra la Alcott e le sue eroine: da Edith a Jo March, ravvedendo nella prima la solarità e la fideistica fiducia della giovinezza maturata dieci anni più tardi nella disincantata seconda,  e se si insiste su quest’ultima è perché rappresenta ormai l’alter-ego -assodato- della scrittrice. Non solo; si delinea molto bene il contesto, anche filosofico, in cui è stata cresciuta e nutrita la Alcott, che ha saputo interpretare i principi trascendalisti secondo il miglior spirito pratico americano.

L’episodio del rinvenimento del manoscritto in mezzo ad un carteggio familiare, nel 1990, finisce per diventare una storia nella storia, alimentando quell’ottimistica speranza che si aggiungano altre fortuite quanto pregiatissime scoperte.

Grazie intanto a chi ne ha permesso la traversata dall’Atlantico.