Le nostre teste audaci di Louisa May Alcott

Le nostre teste audaci

A cura di Elena Vozzi

Sono lettere che ripercorrono i momenti salienti della vita di Louisa May Alcott. Il volume tascabile pubblicato da L’Orma Editore, nel suo delizioso formato pocket, è anche ricostruzione biografica grazie ai contributi esplicativi premessi a ogni singolo brano.

Ripercorriamo insieme a lei i momenti salienti della sua vita dagli stenti patiti nella comunità di Fruitlands alla figura di ape operosa in cui ama rivedersi, i primi passi nel mondo letterario e l’affetto profondo verso i suoi familiari.

 Il piglio di queste lettere è costante, le pretese da sempre semplici, quelle di far stare bene la propria famiglia, l’ansia placata solo una volta diventata famosa e l’impegno speso in nome dei suoi ideali.

 Franca, diretta, semplice: nelle sue lettere non ci sono giri di parole o di frasi per arrivare al dunque. Lucida circa i propri meriti e dotata di uno spiccato senso pratico, non nasconde di aver scritto per guadagnarsi da vivere e di essersi dedicata al genere che vendeva di più.

Estremamente sinceri sono i suoi giudizi e consigli ai giovani scrittori che le chiedono un parere e quando sposa una causa la sua adesione non è solo a parole.

La frase che dà il titolo alla raccolta, Le nostre teste audaci, è estrapolata dalla lettera-resoconto inviata da Louisa May Alcott al “Woman’s Journal” in cui racconta le sedute tenutesi per le elezioni dei comitati scolastici del Massachusetts in cui il diritto di voto venne esteso anche alle donne. Ebbene la considerazione di Louisa è la seguente:

Nessun fulmine è caduto sulle nostre teste audaci, nessun terremoto ha scosso la città, ma appena eravamo tornate a sedere una piacevole sorpresa ha creato un diffuso scoppio di risate e applausi quando, dopo che avevano votato le donne e prima che avesse votato un singolo uomo, il giudice Hoar si è alzato e ha proposto di chiudere i seggi.

Anche quando la fama la infastidiva e le lettere di ammiratori piovevano sulla sua normale quotidianità trovava il tempo di rispondere alle domande ei più curiosi e lasciarci un suo fedele ritratto:

Scrivo sempre di mattina. Non ho preferenze per il tipo di penna o di carta. Mi serve una cosa sola, il silenzio. Scrivo finché non sono troppo stanca, poi cerco di riposare. La stagione che prediligo è l’inverno. Amo molto stare da sola. Spesso mi capita di avere in testa una decina di storie contemporaneamente che possono restare lì anche per anni interi. Non prendo mai appunti al riguardo.

Non amo la mondanità e mi sottraggo agli obblighi sociali il più possibile.

Mi sforzo di creare personaggi vivaci, ispirati agli eroi e alle eroine della vita reale.

I miei autori preferiti sono Shakespeare, Dante, Emerson, Carlyle, Thoreau, G. Eliot e C. Bronte. Non leggo romanzi troppo recenti. È difficile essere all’altezza dei classici.

https://www.lormaeditore.it/libro/9788831312509

Ringrazio la casa editrice L’Orma editore.

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