La famiglia inglese nell’Ottocento.

Victorian Family Portrait Painting - FamilyScopes

La principale differenza esistente tra la famiglia odierna e la famiglia inglese dell’Ottocento a cui posso pensare, è la prolificità.

Il nucleo familiare all’epoca era molto numeroso e non era costituito solamente dalla coppia di coniugi e 1-2 figli come accade nella situazione media moderna. Sappiamo benissimo che all’interno ciascuno aveva un ruolo predefinito e con esso un destino e una certa importanza, e anche se oggi può apparire crudele, se si era inabili -e presumibilmente non si era capaci di contribuire al sostentamento della famiglia- si veniva allontanati. Questo caso si verificò nella famiglia Austen che allontanò un figlio con handicap affidandolo ad altri, senza che qualcuno in particolare ne abbia avuto a soffrire in seguito, essendo una pratica piuttosto diffusa all’epoca.

Per le altre caratteristiche invece credo che il divario si va assottigliando dato che anche oggi il concetto di famiglia si riferisce anche a quella allargata e comprende anche figure unite da rapporti di sangue ma anche di parentela e affinità che entrano nell’orbita familiare a vario titolo. In passato poteva capitare che ne fossero ospiti fisse, vecchie zie o parenti alla lontana che venivano ad aiutare o ad essere aiutate oppure studenti presi a pensione per contribuire al ménage domestico.

La presenza di estranei ha sicuramente influito sulla maggiore formalità dei modi inglesi e sul loro rigido codice comportamentale che difficilmente anche tra consanguinei lasciava spazio a manifestazioni d’affetto anche verbali, o anche solo manifestazioni colloquiali.

British Paintings: Thomas Faed - The Leisham Family of Tillicoultry,  Clackmannanshire

Purtroppo, si dava spesso il caso che le famiglie non fossero complete: non erano cioè così fortunate da contare tutti i membri, dovendo rassegnarsi alla perdita di chi era cagionevole di salute, sia che si trattasse di un figlio gracile sia di un genitore. Per citare un esempio, ho sempre guardato a casa Bronte, dove la tisi aveva fatto una strage tra metà dei componenti,  come a un’ammirevole macchina organizzata, una volta superate le perdite, in cui ognuno aveva il suo compito e le sue mansioni da portare avanti e le tre sorelle sentivano in modo molto speciale il loro legame verso la famiglia, in cui erano compresi la zia severa, il padre austero e l’incostante Branwell, e verso quella casa, seppure fredda, scomoda, faticosa da mandare avanti. La famiglia, nonostante tutto.

Forte era lo spirito di unione che legava i diversi componenti tanto da mantenere comunque inalterati rapporti con il nucleo d’origine anche dopo il matrimonio.

Ovviamente questo accadeva necessariamente nel caso degli uomini per questioni di eredità ma anche nel caso delle donne, esse non dimenticavano la propria famiglia di provenienza a cui comunque continuavano a fare riferimento, a meno che non vi fosse stata una dichiarata ostilità alle nozze contratte. In quel caso cessava ogni tipo di rapporto o frequentazione.

Victorian Family | Victorian Family Life | DK Find Out

Per Jane Austen la famiglia era importante in quanto fonte di stabilità; la morte del padre aveva causato allo stesso tempo sia la mancanza di una dimora fissa sia la disgregazione del nucleo familiare perché spesso le sorelle e la madre si dovevano dividere per andare ospiti da diversi parenti. In questo senso credo che, da un lato per Jane Austen la famiglia fosse rappresentata da quella rete di fratelli e sorella da cui si sentiva contorniata e protetta, dall’altro che la famiglia fosse sinonimo di casa e l’essersi definitivamente stabilite a Chawton, grazie all’aiuto del fratello maggiore più fortunato, abbia definitivamente placato ogni sua insicurezza facendola sentire finalmente in pace con se stessa e con il mondo. La famiglia del resto ha rappresentato per lei sempre una fonte di ispirazione, un appoggio, un rifugio, un punto di riferimento continuo. Le sue lettere pullulano di discorsi, preoccupazioni, progetti, avvenimenti, eventi familiari perché quella era la materia principale delle conversazioni e dei pensieri che occupavano le sue giornate perché la sua vita era organizzata su e in base a quelli.

Gli Austen ebbero i loro guai ma mai quanti ne attraversarono gli Alcott e non so poi quanto tutto questo incise sulla decisione delle rispettive figlie di non formare alcuna famiglia propria.

Per molto tempo la famiglia Alcott ha dovuto navigare a vista prima che Louisa potesse considerarsi a casa come in un porto sicuro, ma quanto ella credesse fermamente in questo valore ce lo dimostra Piccole Donne, che è la storia ideale della famiglia, e ce lo dice anche il tipo di esistenza condotta da lei stessa perché, per quanto si spezzasse la schiena a fare mille lavori, lasciasse casa tante e tante volte in cerca di fortuna, Louisa sempre a Concord ritornava e in funzione del benessere della sua famiglia lavorava e faceva sacrifici. Con figure genitoriali così ingombranti credo che Louisa non sia mai riuscita ad affrancarsi e si sia sempre considerata una figlia, e se non ha sposato il suo Laurie, forse è perché non è riuscita mai a tagliare il cordone ombelicale che la legava alla sua famiglia d’origine e a fare quel salto in direzione della propria indipendenza e autonomia psicologica.

Non è detto che se si fossero sposate Jane Austen o Louisa May Alcott per esempio, non avrebbero scritto i capolavori che ci hanno lasciato. Posso smentirlo con il caso di Mrs Gaskell che ne ha prodotti più d’uno, fortunatamente per noi. Bisogna ammettere però che i tempi erano diversi, rispetto a Jane Austen, e i contesti, rispetto a Louisa.

Proprio la stessa Elizabeth ci dimostra quanto l’esperienza matrimoniale e familiare fosse difficile e totalizzante per una donna e che la scrittura le è venuta in soccorso per mantenere saldamente il suo posto in seno alla sua famiglia martoriata dalla tragica scomparsa dell’ unico figlioletto maschio.

È forse troppo scontato pensare che poiché aveva perso da piccola la madre, allora ella abbia voluto creare una famiglia sua in cui trovare ed esprimere il calore materno che le era mancato?

Di certo la prima caratteristica che associo a Mrs Gaskell è proprio il tono materno e comprensivo che trasuda dal suo modo di narrare e mi piace pensare a lei contorniata dal marito, dalle figlie, dai generi mentre racconta loro una delle sue belle storie.

Ho sempre pensato a una famiglia matriarcale avendole attribuito un carattere più forte rispetto a quello del marito e un potere decisionale, almeno nei riguardi delle figlie, maggiore. Nei suoi romanzi ha raccontato delle tipologie più disparate di famiglie, sia dal punto di vista sociale che morfologico.

In Mogli e figlie gli Hamley sono la tipica famiglia nobile che si aspetta che il primogenito compia una splendida carriera universitaria dando lustro al nome del casato mentre il cadetto è relegato alla ricerca scientifica in campo pratico ma nei fatti sarà lui a riscuotere più successo. Il dottor Gibson è vedovo e pensa bene di risposarsi per dare una nuova madre alla figlioletta Molly che ormai si va facendo grande e attira gli sguardi dei giovanotti, senza immaginare che rovinerà per sempre il loro rapporto speciale, complicando la vita ad entrambi oltretutto.

Da osservatrice esperta e realista qual è Mrs Gaskell non fa sconti a nessuno e non nasconde che anche nelle migliori famiglie, non è tutt’oro quello che luccica.

Per questo nei suoi romanzi si ha sempre la sensazione di essere accolti e di sentirsi a casa.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...