Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino

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Ho voluto leggere questo libro perché da diverso tempo trovavo giudizi che lo definivano un inno celebrativo della lettura e non potevo esimermi dallo sperimentarlo di persona.

Non conosco Calvino, me ne sono tenuta sempre ben lontana perché l’ho sempre considerato anti-romantico per eccellenza e nel mio mondo patinato non c’era posto per la sua poetica estremamente razionale e cervellotica.

 

Questo romanzo si intitola in questo modo ma in realtà potrebbe avere altrettanti 10 altri titoli così come è un libro che non racconta solo una storia ma dieci insieme, un libro che più che la scrittura, celebra la lettura.

La trovata, definita nella posfazione di Giovanni Raboni, semplicissima e straordinaria, di Se una notte d’inverno un viaggiatore è la seguente: mettere al centro del libro un personaggio che di solito ne sta al di fuori, cioè il lettore.

Poliedrico e funambolico Calvino propone quello che non ti aspetti e brucia 10 incipit di classe per dimostrare che una volta iniziata, l’avventura della lettura, è difficile interromperla. Bastano poche righe, brevi pagine a rapire e ad avvinghiare il lettore.

 

Già il lettore…

Il Lettore che legge, il Lettore letto, la Lettrice, si intrecciano con altri personaggi che appartengono al mondo editoriale, scrittori, traduttori, redattori, e del mondo narrativo creando una sovrapposizione di realtà decisamente all’avanguardia, e che faccio fatica a seguire a volte. Ma la comunicazione tra questi due mondi è davvero possibile?

Nella lettura avviene qualcosa su cui non ho potere.

Confessa lo scrittore che nella storia falsifica tutti i libri dopo poco iniziati.

Questo esperimento cosa vuole dimostrare? Che ci sarà sempre un nuovo libro, il prossimo, pronto a farci dimenticare il precedente? Che ci sono milioni di finali aperti per ogni buon inizio o milioni di storie da raccontare? Oppure che da qualsiasi inezia può scaturire una scintilla di racconto?

L’uomo ha bisogno di sentirsi raccontare storie, sin dalla notte dei tempi.

Esercizio stilistico quello di Calvino? Parossismo dello scrittore o atto d’amore e di appartenenza?

 

Certo è che una volta capito il meccanismo il gioco diventa scoprire la successiva trovata ma nel frattempo si è perso il piacere della lettura, si è tirata troppo la corda.

La struttura del libro, di cui al termine si conosce la geometrica compiutezza, è frutto di un ragionamento studiato a tavolino o disvela le infinite potenzialità di uno strumento -la scrittura- che ha un immenso e vertiginoso potere.

Il capitolo IX è fondamentale per una comprensione generale.

La lettura è un’esperienza personale, unica e irripetibile.

Sicuramente un libro che non può lasciare indifferenti. Sapevo che si sarebbe trattato di una specie di iniziazione ai misteri di Calvino.

leggere vuol dire spogliarsi d’ogni intenzione

Come direbbe lui, ho dovuto abbandonare la mia zona confort di lettrice e ora sono ancora un po’ perplessa.

 

Non che t’aspetti qualcosa di particolare da questo libro in particolare. Sei uno che per principio non s’aspetta più niente da niente. … E coi libri? Ecco, proprio perché lo hai escluso in ogni altro campo, credi che sia giusto concederti ancora questo piacere giovanile dell’aspettativa in un settore ben circoscritto come quello dei libri, dove può andarti male o andarti bene, ma il rischio della delusione non è grave.

 

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