La Marchesa Colombi e Miss Jane Austen

 

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Non posso dire di conoscere la vasta e diversificata produzione letteraria della Marchesa Colombi, alias Maria Antonietta Torriani, che vanta collaborazioni, traduzioni, racconti, libretti per melodrammi e romanzi, anche per l’infanzia,  ma ho trovato spesso definizioni di lei che la accostavano alla scrittrice inglese Jane Austen, famosa per la sua ironia.

 

Colonne portanti del lavoro della scrittrice erano lo stile ironico, usato per scardinare le consuetudini della sua epoca e che può ricordare la britannica Jane Austen; la predilezione per le tematiche veriste riguardanti la condizione femminile e la volontà di contribuire con i suoi scritti alla costruzione nelle donne di una coscienza basata sulla dignità e sulla consapevolezza di sé[1]

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Ecco se dev’essere stabilita un’analogia sulla base del loro tratto comune ironico, ebbene posso confermare che la Marchesa Colombi sa essere arguta e pungente tanto quanto Jane Austen, che considero maestra in questo stile.

 

Particolarmente calzante trovo la caratterizzazione quando infatti la Marchesa, nel suo Galateo, La gente per bene,  passa a parlare di matrimonio, usanze, proposte e convenienze. Allora sì che si fanno più evidenti gli echi della ironica Jane Austen che sul matrimonio lanciava strali simili.

 

È la povertà l’unica cosa che rende la condizione di nubile da compatire agli occhi di un pubblico generoso. (Emma, cap. 10)

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Anche la Marchesa si lascia sfuggire uno sguardo critico verso la mentalità predominante che fa coincidere il matrimonio come lo scopo ultimo della vita di una donna, la sua cosiddetta “sistemazione” e considerazione in termini di merce.

Ed ha veduto pure che gli occhi del signore accompagnante sembravano due unità di misura, intente a registrare quanto lei fosse lunga e larga… e se il peso specifico della sua dote fosse sufficiente a bilanciare le irregolarità risultanti dall’inventario (p. 96)

 

Andando poi a guardare  la produzione della Marchesa Colombi romanziera e i ritratti di donne che ci ha lasciato, eroine scontente, deluse, defraudate, allora il suo tono si fa più amaro, e dietro alla maschera di convenzioni e finta accettazione traspare in realtà la denuncia, neanche tanto velata, delle crudeli posizioni svantaggiate delle donne sugli uomini, in pubblico e in privato, in amore e in società.

Anche questo in realtà la accomunerebbe a Jane Austen che non era affatto una scrittrice bucolica e di belle speranze per finali a lieto fine[2], come vorrebbero farla passare, perché anche lei, fingendo di accettare e riportare la mentalità maschilista imperante, non potendo farlo apertamente, in realtà la criticava e condannava indirettamente mettendola alla berlina.

Non per niente Jane Austen si firmava “By a Lady” e la Marchessa Colombi adotta uno pseudonimo, sia pure scherzoso.

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Amare sono le parole e la condizione paventata per Charlotte Lucas che accetta di sposare il ripugnante Mr. Collins in cambio di un futuro sostentamento garantito:

Senza avere un’alta opinione né degli uomini né del matrimonio, sposare era stato sempre il suo obiettivo; esso era l’unica onorevole sistemazione per giovani donne beneducate di modesti mezzi, e se incerto fosse che desse loro la felicità, doveva essere il modo più piacevole per preservarle dalla povertà. (Orgoglio e pregiudizio, cap. 22)

Nemiche del sentimentalismo e dei toni esageratamente drammatici, entrambe realizzano fotografie della condizione femminile dell’epoca colte nei loro aspetti più prosaici e quindi involontariamente comici.

 

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In  Un Matrimonio in provincia la Marchesa Colombi presenta le disillusioni romantiche della giovane Denza che a forza di aspettare il grande amore finisce per sposare un signorotto di provincia affatto affascinante commentando rassegnata:

“Così dopo tutti quegli anni d’amore, poesia, di sogni sentimentali, fu concluso il mio matrimonio.
  Ora ho tre figlioli. Il babbo, che quel giorno dell’incontro con Scalchi aveva accesa lui la lampada che mi consigliava, dice che la Madonna mi diede una buona ispirazione. E la matrigna pretende che io abbia ripresa la mia aria beata e minchiona dei primi anni.
Il fatto è che ingrasso”[3]

 

Penso che questa sia la dimostrazione inequivocabile dell’irresistibile modernità della Marchesa Colombi, dato che quella di Jane Austen è indiscussa.

 

 

 

 

 

Leggi anche:

https://ipiaceridellalettura.wordpress.com/2020/01/11/marchesa-colombi/

 

[1] https://rivistasavej.it/maria-antonietta-torriani-alias-la-marchesa-colombi-30bc08d293f3

[2] https://www.finzionimagazine.it/libri/the-godmother/marchesa-colombi/

[3] https://blog.libero.it/angolodijane/7075573.html

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