Marchesa Colombi

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La Marchesa Colombi, al secolo Maria Antonietta Torriani, nacque il primo gennaio 1840 nel cuore del centro storico di Novara.

Morto prematuramente il padre, dopo sei anni la madre, Carolina, insegnante, che aveva cercato di tirare avanti mandando  le due bambine (Giuseppina e Maria Antonietta) in collegio, si risposa con un amico di famiglia, il settantenne Martino Moschini. Dalle loro nozze nacque Tomaso Giuseppe, preconcepito, che le due sorelle soprannomineranno il “vecchino”. Il matrimonio non fu di lunga durata. Carolina morì nel 1853 e il Moschini si trovò a dover tirare su i tre ragazzi con l’aiuto di alcune vecchie parenti. Questa condizione familiare ritornerà spesso nei romanzi della Marchesa Colombi così come la mentalità antiquata e ottusa del patrigno secondo il quale Giuseppina e Maria Antonietta erano destinate a diventare mogli, madri e massaie perfette.

Una donna non poteva pretendere di più, era stabilito dall’ordine naturale delle cose. La mente femminile, più sensibile e instabile rispetto a quella maschile, non era in grado di sostenere grandi sforzi, né di formulare pensieri razionali e aveva bisogno di essere guidata.

Nel romanzo Un matrimonio in provincia viene ben esplicitata:

E’ difficile immaginare una gioventù più monotona, più squallida, più destituita d’ogni gioia della mia. Ripensandoci, dopo tanti e tanti anni, risento ancora l’immensa uggia di quella calma morta che durava, durava inalterabile, tutto il lungo periodo di tempo, da cui erano separati i pochissimi avvenimenti della nostra famiglia.

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Questa concezione dell’intelligenza femminile era confermata anche dal sistema giuridico in vigore: la Legge Casati del 1859 escludeva le donne dall’istruzione superiore e il Codice Pisanelli del 1865, il primo Codice Civile dell’Italia unita, stabiliva che una donna non poteva fare nulla senza l’autorizzazione maritale.

Maria Antonietta compie i suoi primi studi a Novara alle scuole Cannobbiane e al Civico Istituto Bellini d’Arti e mestieri. A poco più di vent’anni, considerata dai suoi stessi familiari una zitella scriteriata e testarda, preferisce ritirarsi in convento che rassegnarsi a un matrimonio di convenienza. Viene spedita nel monastero di clausura benedettino Mater Ecclesiae, a Miasino sul lago d’ Orta, ma fin da subito soffre la stretta disciplina rigida e soffocante. Intanto studiava e scriveva.

 

Mentre Giuseppina si uniformò a quanto la società richiedeva da lei, alla morte di Moschini, Maria Antonietta, diplomata insegnante elementare, parte alla volta di Milano: ha 25 anni ed esordisce come giornalista scrivendo per numerose riviste Il Passatempo. Letture mensili per famiglie, La Donna, Gazzetta del PopoloL’Illustrazione ItalianaLa domenica letteraria,  Giornale dei bambini sono solo alcune testate. La sua produzione giornalistica era variegata, spaziava dai racconti alle poesie, dagli articoli di critica letteraria a quelli di costume fino alle recensioni.

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Ebbe alcune relazioni sentimentali con personaggi legati alla letteratura fra i quali Enrico Panzacchi e Giosuè Carducci che le dedicò Autunno romantico in Rime nuove.
La relazione con il Carducci finì quando la Torriani gli presentò la sua amica poetessa Carolina Cristofori Piva, la quale a furia di scrivergli lettere e poesie lo aveva sedotto al punto di diventare la Lidia delle Odi Barbare e la sua musa.

Sposò il 30 ottobre 1875, lei vestita con un abito rosa,  il giornalista napoletano Eugenio Torelli Violler, di alcuni anni più giovane. A chi le chiese come era andata la prima notte di nozze, rispose con quello spirito indipendente che la contraddistingueva: «La prima notte di nozze? Be’ non era la prima volta che dormivo con Eugenio».

Quando l’anno successivo uscì il primo numero de Il Corriere della Sera, Eugenio Torelli Violler volle che figurasse come prima giornalista donna proprio la moglie che curava la rubrica Lettera aperta alle signore.

Dagli anni ’70 dell’Ottocento la Torriani andò ad affiancare all’attività giornalistica anche quella narrativa, arrivando a pubblicare in volume oltre quaranta opere tra romanzi, raccolte di racconti, favole per bambini (In risaia. Racconto di Natale, 1877, Serate d’inverno, 1879, I bambini per bene a casa e a scuola, 1884, I ragazzi d’una volta e i ragazzi di adesso, 1888, Cara Speranza, 1888, Le gioie degli altri, 1900) e addirittura melodrammi (La creola e Il violino di Cremona, 1888).I suoi maggiori successi furono il galateo La gente per bene. Leggi di convenienza sociale, che raggiunse ben ventisette edizioni tra 1877 e 1901, e il romanzo Un matrimonio in provincia del 1885, considerato la sua opera più autobiografica, tradotto in varie lingue e da cui nel 1980 fu tratto anche uno sceneggiato per la televisione. Per il teatro scrive nel 1882 due testi, La creola, in collaborazione con Eugenio Torelli Violler, e Il violino di Cremona.

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Colonne portanti del lavoro della scrittrice erano lo stile ironico, usato per scardinare le consuetudini della sua epoca e che può ricordare la britannica Jane Austen; la predilezione per le tematiche veriste riguardanti la condizione femminile e la volontà di contribuire con i suoi scritti alla costruzione nelle donne di una coscienza basata sulla dignità e sulla consapevolezza di sé.

Nei suoi libri, più di 40 pubblicati, i ritratti di donne delle più svariate condizioni sociali, dalle mondine, alle serve, alle signore della alta e media borghesia, di provincia o di città, sono attraversati da uno sguardo lucido e disincantato che stupisce e che rivela la modernità della donna – autrice, dal carattere intraprendente, forte e disinvolto, gelosa della sua indipendenza.

La coppia condivideva la passione per la letteratura e l’attitudine alla riservatezza, che teneva i coniugi lontani dalla mondanità, ma non impediva loro di frequentare i salotti intellettuali in cui erano molto richiesti e dove potevano confrontarsi con artisti come Giovanni Segantini o scrittori del calibro di Giuseppe Verga.

Quella signora esile e spigolosa che Giovanni Segantini, amico della coppia, volle ritrarre à la parisienne, con un vezzoso ombrellino quasi per addolcirne i tratti (tela in mostra), sarà la signora Torelli per l’anagrafe, ma per tutti sarà la Titti o, meglio ancora, la marchesa Colombi, pseudonimo con il quale l’insegnante di (umili) origini torinesi firmò i suoi articoli sul principale quotidiano italiano.

Giovanni Segatini

Lei si firmava Marchesa Colombi e anche la carta da lettere che utilizzava riprendeva questo soprannome nell’intestazione, su cui erano raffigurate due colombe sormontate dalla corona. Questo nom de plume venne desunto dalla commedia storica in quattro atti intitolata La Satira e Parini dello  scrittore modenese Paolo Ferrari (1856) di cui uno dei protagonisti era proprio  il Marchese Colombi, famoso per il suo favellare spontaneo e bizzarro che catturò le simpatie della  scrittrice piemontese ironica e schietta. 

Donna emancipata (fu stretta collaboratrice della protofemminista Anna Maria Mozzoni), capace di passare con disinvoltura dalla scrittura alla pittura, dal romanzo sociale ai libri per fanciulli, alle operette morali; penna arguta, tanto da aver dato vita ad una delle chiuse più formidabili della letteratura italiana, proprio in Un Matrimonio in Provincia, con quel suo memorabile:

Il fatto è che ingrasso

L’unione non era destinata a durare e i due, senza figli, si separarono;  il loro sodalizio sentimentale e professionale finì a causa del suicidio di Eva, la giovane figlia della sorella Giuseppina, che avevano praticamente adottato. Le attenzioni di Torelli Voiller per Eva suscitarono ben presto la gelosia della Torriani, che la sentiva come una rivale. Le punzecchiature fra le due erano continue, finché una sera, la ragazza, umiliata dalla zia in casa di amici, colta da un raptus, si gettò dalla finestra, uccidendosi. Da quel momento marito e moglie si tormentarono con accuse reciproche fino ad arrivare, pochi mesi dopo la tragedia, alla separazione.

La Marchesa Colombi continuò la sua attività di giornalista e autrice, ma all’inizio del Novecento decise di ritirarsi dalla vita pubblica. Lasciò Milano e si stabilì a Torino dove comprò anche una villa a Cumiana per stare vicino al fratello Tomaso e ai nipoti. Si spense il 24 marzo 1920 e, dopo un lungo periodo di oblio, la Marchesa Colombi è stata riscoperta grazie a Natalia Ginzburg e a Italo Calvino che nel 1973 inserirono Un matrimonio in provincia nella collana Centopagine dell’editore Einaudi, definendo la Torriani “un’autrice che sa farsi ascoltare qualsiasi cosa racconti”, tra le più significative e originali nel panorama letterario italiano dell’Ottocento.

Una delle tante scrittrici italiane donne che hanno illuminato la letteratura italiana a cavallo tra la metà del XIX secolo e i primi decenni del XX e inopinatamente obliterate dalla lista del canone letterario del nostro paese (Antonia Arslan, nel suo saggio Dame, Galline e Regine – la scrittura femminile italiana tra ‘800 e ‘900, le ha definite «una galassia sommersa»).Trascurate, dimenticate, relegate a narratrici di terza classe, scribacchine per cameriere e casalinghe incolte, o cultori della scrittura femminile, per non dire femminista (che non sono sinonimi, attenzione),coprono, tuttavia, lo spazio che in altri paesi europei è stato occupato dal grande romanzo borghese, affrontando temi solo apparentemente popolari, ma di fatto qualitativamente rilevanti sia sotto il profilo sociale (basti pensare a un altro suo romanzo, In risaia, che affronta, in pieno clima neorealistico, il tema della condizione delle mondine), restituendo forse, al pari o più dei Verga e dei D’Annunzio, la reale fotografia dell’Italia di quei tempi.

Per la bibliografia:

http://www.maldura.unipd.it/italianistica/ALI/torriani.html

Per consultare le opere disponibili:

https://www.liberliber.it/online/autori/autori-m/marchesa-colombi-alias-maria-antonietta-torriani-torelli-viollier/

Seguite il blog: http://marchesacolombi.altervista.org/

e la pagina FB https://www.facebook.com/pg/marchesacolombi/posts/

Mi hanno aiutato a scrivere l’articolo: 

https://rivistasavej.it/maria-antonietta-torriani-alias-la-marchesa-colombi-30bc08d293f3

https://www.finzionimagazine.it/libri/the-godmother/marchesa-colombi/

https://40blogsite.wordpress.com/2019/03/08/un-matrimonio-in-provincia-di-marchesa-colombi/

Maria Antonietta Torriani

https://27esimaora.corriere.it/articolo/maria-antonietta-torriani-la-signora-delleditoria-paladina-delle-donne/

 

One thought on “Marchesa Colombi

  1. Pingback: La Marchesa Colombi e Miss Jane Austen | I piaceri della lettura

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