L’angelo del focolare domestico di Coventry Patmore

~ My little old world ~ gardening, home, poetry and everything romantic that makes us dream.: The Beauty of a modest soul.
The Angel in the House è un’espressione coniata dal poeta vittoriano Coventry Patmore (1823-1896).

Egli pubblicò la raccolta di poesie intitolata L’Angelo del focolare (in lingua originale The Angel in the House), che, dedicata alla sua prima moglie, Emily Andrews, da cui ebbe sei figli, esemplificava «la quintessenza del credo vittoriano nella strategica separazione netta della sfera femminile da quella maschile, dello spazio domestico da quello pubblico, dell’auto-abnegazione dall’auto-affermazione” .

Dopo la scomparsa di Emily, conobbe in Italia Marianne, che avrebbe sposato, convertendosi nel 1862 alla religione cattolica. Anche la seconda moglie non gli sopravvisse (deceduta nel 1880); Patmore si risposò una terza volta, con la governante dei figli, mostrando di credere veramente al suo ideale e di volerlo mettere in pratica. Le poverette che lo precedettero un po’ meno.
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Questa espressione, “l’angelo del focolare”, rimane la modalità più diffusa per descrivere la posizione della donna all’interno della società vittoriana. Relegata all’interno degli angusti confini domestici, la donna doveva mantenersi pura e innocente e non avere nessun tipo di contatto con il mondo esterno. In questo modo poteva rimanere al sicuro dai pericoli ed essere la custode vivente della moralità per il marito e per la società. Come afferma Elaine Hartnell, l’angelo del focolare era “a domestic woman, a woman who has no existence outside of the context of her home and whose sole window on the world is her husband”.
Nell’età vittoriana esiste invece un’idea ben precisa di “true woman” che doveva possedere le quattro virtù cardinali di:
• Piety: la religione era considerata consona all’educazione femminile perché, a differenza delle aspirazioni intellettuali, non allontanava la donna dalla sua “proper sphere” e cioè la casa e perché controllava e frenava le aspirazioni femminili.
• Purity: la verginità era considerato il più grande tesoro che una donna possedesse e che doveva essere assolutamente preservato fino al matrimonio. In ogni caso, una donna pura non sarebbe mai stata interessata al sesso, che per lei rimaneva solo una bassa necessità per procreare. E’ risaputo che il consiglio dato dal Primo Ministro alla giovane Regina Vittoria alla vigilia della sua prima notte di nozze fu “to lie there and think of England”. Ne conseguiva che i mariti andavano a cercare altrove, nelle “fashionable impures”, il soddisfacimento dei loro “bassi appetiti sessuali”.
• Submission: le donne dovevano essere obbedienti e sottomesse “as little children” perché gli uomini erano considerati a loro superiori “by God’s appointment”
• Domesticity: il posto delle donne è la casa e le attività a loro consone sono il lavoro a maglia e all’uncinetto, la preparazione dei pasti, la gestione della famiglia, il giardinaggio. Si poteva eventualmente consentire lo studio del pianoforte o della pittura, ma al solo scopo di intrattenere e dilettare i membri della famiglia, non per coltivare ambizioni personali. La lettura veniva fortemente sconsigliata con l’unica eccezione delle biografie religiose.
La “vera donna” doveva apparire fisicamente delicata, dolce e debole. Le caratteristiche della “real womanhood” venivano descritte nei sermoni, nei testi religiosi ma anche diffuse attraverso la stampa femminile (Monica Manzolillo).

Di fatto l’età vittoriana rimane un’epoca piena di grandissime contraddizioni.

Mentre il regno era guidato dalla regina Vittoria (una donna), le donne non avevano diritto al voto, non potevano ereditare niente, in caso di divorzio perdevano ogni diritto sui figli, non potevano nemmeno avere un conto in banca; mentre la famiglia reale trasmetteva l’immagine di prolificità e armonia, nel chiuso delle pareti domestiche potevano consumarsi veri e propri drammi e comunque il dovere procreativo della donna non solo ne esauriva ogni aspirazione, ma poteva anche metterne a rischio la stessa vita. 

 

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