L’arte epistolare

4976La forma epistolare rappresenta il genere narrativo principale del Settecento letterario tipico soprattutto di quei romanzi cd. di formazione che ripercorrono l’iter di maturazione del protagonista attraverso un percorso che è più interiore che spaziale (cfr. Goethe, I dolori del giovane Werther; Foscolo, Le ultime lettere di Jacopo Ortis; Richardson: Pamela, Clarissa; Fanny Burney: Evelina; Choderlos de Laclos: Le relazioni pericolose, etc).

Questa forma conferisce realismo alla storia  e consente l’analisi psicologica del personaggio: il lettore assiste così in diretta al suo svolgersi coinvolto emotivamente nel mondo interiore del personaggio a lui disvelato dallo sfogo confidenziale della lettera. In quei romanzi poi laddove la struttura è incrociata, ossia i destinatari delle lettere cambiano così come i mittenti, la posizione super partes che raccoglie tutti i punti di vista permette di avere sugli avvenimenti una padronanza simile a quella data dalla rappresentazione teatrale (cd. Metodo Richardson).
La centralità riconosciuta a questa forma stilistica riflette l’importanza sociale di tale strumento di comunicazione: la corrispondenza epistolare informava di sé sia i costumi e le usanze,  fin nei più piccoli aspetti di  vita quotidiana, dato che era l’unico mezzo per dare proprie notizie e riceverne, prendere accordi, fare progetti, senza distinzioni di sesso tra uomo o donna (se non nello stile).
Uno spaccato di vita inglese, che potrebbe essere esteso anche ad altre realtà dell’epoca,  può confermare come questa attività  comportasse il suo bel daffare perché oltre ad essere un impegno giornaliero rappresentava anche un dovere da cui non ci si poteva esimere e ad essa ci si dedicava quando, appena dopo colazione, si aspettava l’ora delle visite, o si approfittava di qualche momento di solitudine. Dato che  vigeva un fiscalissimo regime di affrancatura ed il costo della lettera non era propriamente economico, non si sprecava nessuno spazio del foglio rubando a volte un po’ di spazio della busta e, quando si poteva, si approfittava di qualche  franchigia o più frequentemente ancora si affidava a qualche visitatore di passaggio o meglio, a qualche familiare che se ne facesse latore, a patto che non rovinasse la sorpresa anticipandone con il proprio racconto il contenuto.
Trattandosi di una vera e propria arte, si poneva particolare attenzione  e cura alla calligrafia, alla debolezza o pesantezza della penna d’oca e alla lunghezza del testo, prima ancora che alla sostanza o corposità degli argomenti.  La carta listata non rispondeva ad esigenze ornamentali quanto di ordine: i  più precisi tracciavano righe per indirizzare la scrittura.
Poiché le lettere erano lette e rilette pubblicamente, il loro contenuto riguardava generalmente osservazioni convenzionali sul tempo e piccoli e grandi avvenimenti quotidiani, aggiornamenti sulle condizioni di familiari e conoscenti; difficilmente potevano custodire una confidenza intima che si preferiva bisbigliare ad un orecchio discreto di persona. E’ comprensibile che,  fornendo materia di conversazione, ricevere poca posta poteva risultare deludente.
Non esistendo buste da incollare, anche per ripiegare e sigillare le lettere ci voleva maestria, accuratezza nel far combaciare i lembi del foglio e nel far cadere la ceralacca di chiusura al posto giusto.
Inutile dire che tutto questo oggi è superato e quasi non si trovano più in commercio i set di carta da lettera (se non come articoli vintage), benché meno quella romanticamente profumata.
Per una diffidenza tipicamente moderna si evita di affidare alla scrittura i propri sentimenti – o verità in genere – che potrebbero compromettere. Verba volant, scripta manent.

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2 thoughts on “L’arte epistolare

  1. Ricordo che l’ultimo anno di liceo, la prof ci fece leggere sia “I dolori del giovane Werther” di Goethe, sia le “Ultime lettere di Jacopo Ortis”, e devo dirti che facendo un raffronto tra i due ho preferito di gran lunga il primo; il secondo l’ho trovato molto… “politico”… buona giornata 😉

  2. il primo è più appassionato: il colmo secondo gli stereotipi sulla austerità tedesca e la passionalità italiana, ma lì nacque il Romanticismo e qui si era in pieno Risorgimento, le cose erano rovesciate!

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