La storia di una bottega

Secondo volume della collana Atlantide è La storia di una bottega, di Amy Levy, pubblicato nel 1888. Non ambisce a essere considerato un classico ma Oscar Wilde la definì una storia “intelligente e brillante” nell’articolo dedicato all’autrice apparso su “The Woman’s World” (1890),  e che indubbiamente ha due caratteristiche accattivanti: la semplicità dell’intreccio e la gioventù delle protagoniste. Immagine

La storia di una bottega è una sorta di Piccole donne versione anglosassone perché racconta di quattro sorelle inglesi –Gertrude, Lucy, Phyllis e Fanny (c’è anche il corrispettivo della zia March, la zia Caroline) – che già orfane di madre, dopo la morte del padre perdono anche la loro fonte di sostentamento e decidono, anziché accettare l’ospitalità dei parenti che necessariamente le dividerebbe, di rilevare con le ultime sostanze una bottega dove aprire uno studio fotografico e guadagnarsi da vivere da sole lavorando. La notizia crea scalpore nella cerchia familiare ancorata ai valori convenzionali ma le novelle business-women, superate le iniziali difficoltà, raggiungono la tranquillità economica e anche il successo come brave fotografe professioniste (tranne Fanny la più vittoriana e  la meno intraprendente delle sorelle che farà da governante di casa).

La metafora della fotografia  consente alla scrittrice di  stabilire un parallelismo tra il modo del tutto nuovo con cui la tecnica fotografica riproduce l’immagine e quello della condizione femminile che si emancipa dal vecchio ruolo di depositaria passiva dei sentimenti. L’accostamento tra il termine “romance” e “shop” consente di coniugare il racconto delle aspirazioni di quattro giovani donne -prima fra tutte quella di determinare il proprio futuro prendendo parte attiva al processo produttivo-, con gli ideali della mentalità borghese.

Amy Levy nasce a Londra il 10 novembre 1861 da una famiglia borghese di religione ebrea; seconda di sette figli, scopre presto la sua passione per la scrittura e quando entra al Newnham College di Cambridge dà voce ai suoi ideali femministi e alla sua identità religiosa sotto forma di racconti e articoli per riviste. Insofferente all’ambiente universitario comincia a viaggiare in Europa, tra Germania e Svizzera; nel 1886 è in Italia dove conosce a Firenze, in casa Guidi, la scrittrice Vernon Lee. Nel frattempo si allunga la lista delle sue conoscenze di intellettuali e artisti prestigiosi (Eleonor Marx, Beatrice Webb, George Bernard Shaw). Nel 1888 l’editore Thomas Fisher Unwin pubblica The Romance of a Shop (La storia di una bottega) mentre il romanzo Reuben Sachs: A sketch (Reuben Saks; un bozzetto) accolto come ritratto dissacrante della famiglia ebrea e del culto religioso, esce l’anno dopo. Il 10 settembre 1889 muore suicida nella casa della sua famiglia a Londra.

Un ritratto quello proposto, delicato e intenso allo stesso tempo, tenero e drammatico, come la vita, che sempre si stupisce della morte così come dell’amore “perché la morte, come l’amore, è sempre vecchia e sempre nuova”.

Romina Angelici

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