Edith Wharton

edith-whartonChissà cosa avrebbe detto oggi, Edith Wharton della sua cara Vecchia New York (per citare uno dei numerosi racconti ispirati alla città natale) perbenista? Certamente, non troverebbe traccia della società bigotta e puritana che descrisse, in un’America che ha da tempo superato L’Età dell’Innocenza e dove una contessa Olenska, che vuole il divorzio dal marito, non desterebbe nessunissimo scalpore. Anche lei, la scrittrice, si separerà dal coniuge, il ricco banchiere Edward Wharton- al quale deve il nome con cui è diventata famosa- sposato a 23 anni, proprio nell’anno in cui termina di scrivere il suo romanzo più famoso (1902).

Edith Newbold Jones nasce il 24 gennaio 1862 in una famiglia della ricca borghesia newyorkese, i nuovi “Bucanieri” ritratti nel suo ultimo romanzo, in cui cinque giovani ragazze, respinte dallo snobismo della buona società, perché la loro fortuna trae origine dal commercio, decidono di partire alla volta dell’Europa in cerca di felicità. Ed è proprio quello che aveva fatto anche lei, quando nel 1910 si era trasferita stabilmente a Parigi, entrando a far parte a pieno titolo di quel salotti culturali e circoli letterari di cui prima, nei numerosi viaggi da oltre oceano, era stata solo gradita e curiosa ospite.

La commistione tra le due culture, americana ed europea, e il tema internazionale -“the international situation” jamesiana- trovano nella Wharton un’ottima rappresentazione, con vividi e sferzanti affreschi di convenzioni ottuse e tradizionaliste (in Madame de Treymes si parla ancora di divorzio difficile da ottenere in America e cercato grazie ai buoni auspici della navigata signora francese).

Un’attenzione tutta particolare viene rivolta al ruolo ora affermato, ora sacrificale della donna. Ne L’Usanza del Paese, il titolo condanna già l’arrivismo e gli arrampicatori sociali nella persona di Undine Spragg, la protagonista: bella e ambiziosa, non si fa scrupolo di calpestare i sentimenti altrui, di strumentalizzare il matrimonio per fini opportunistici, alla spasmodica ricerca del successo e del lusso. La Wharton sa descrivere altrettanto bene le vittime di quella società corrotta e conformista: così Lily Bart sarà condannata per ogni sua minima imprudenza dai benpensanti ipocriti e omertosi che la circondano ne La Casa della Gioia.

Importantissima e sincera sarà l’amicizia con Henry James, che incontra a Parigi per la prima volta in casa di amici e di fronte al quale rimane ammutolita (per poi essere sua ospite nella casa del Sussex e ricambiare a sua volta l’invito in America) e con il quale non perderà i contatti fino alla morte. Proficui gli scambi e gli influssi letterari reciproci: Edith Wharton ricalca i temi jamesiani, nei romanzi maggiori, per approfondirli e scandagliarli con analisi introspettive, esiti inquietanti (ne “I ragazzi” la fanciullezza continua a contrapporsi al mondo degli adulti corrotti ed egoisti ,ma può rivelarsi anch’essa fonte di turbamento nell’interesse destato nel maturo Martin Boyne dalla quindicenne Judith), e con una sensibilità straordinariamente attuale: ne “Il sonno del crepuscolo” (Twilight Sleep), il sesso, la droga, il denaro, il fascino per l’occulto corrompono la famiglia di Mrs Manford i cui componenti cercano di perdersi, di stordirsi per non sentire il peso della loro vita. Nick e Susy invece, ne “Gli sguardi della luna” decidono di sfruttare il mondo vacuo e lussuoso dei loro amici ricchi, frequentando le loro sontuose ville e i salotti più esclusivi della località (già) più alla moda (Capri, St. Moritz), per poi ritrovarsi (come dopo una discesa agli inferi) e riscoprirsi con l’autenticità dei sentimenti reciproci.

Ma aspetti interessanti e insoliti emergono anche dalle opere minori di Edith Wharton: dalle atmosfere lugubri di Ethan Frome: un caso terribile (tradotto anche con il titolo “Gli infelicissimi” o “Amore disperato” ) che narra della relazione clandestina, dal tragico epilogo, nata tra un misero agricoltore e la giovane Mattie ospite a casa sua e di sua moglie, ai racconti del mistero in Storie di fantasmi, all’arguto e divertente “Xingu”, occasione di un ironico misunderstanding: come imbastire una conversazione su un argomento sconosciuto.

Riferimenti autobiografici sono senz’altro rintracciabili ne “Il Canto delle Muse” (titolo originale The Gods arrive) del 1932: la storia di Halo Tarrant che abbandona il marito per diventare la passione ispiratrice dello scrittore Vance Weston, l’uomo che ama, non rievoca la relazione della stessa Wharton con il giornalista William Morton Fullerton?

Non poteva non lasciare traccia nel suo bagaglio letterario l’esperienza attiva avuta nell’opera di assistenza prestata durante la prima guerra mondiale, che le valse il riconoscimento della Legion d’onore da parte del governo francese e le fornì materia per “The Marne” (1918), “A son on the front” (1923), “The Mother’s ricompense” (1925). Indelebile rimase anche il ricordo dei numerosi viaggi in Italia che le ha ispirato “La valle della decisione” del 1902 (romanzo elaborato e documentatissimo, di connotazioni politiche rivoluzionarie), ma anche libri di genere architettonico e gusto estetico come “Italian Villas and their gardens”, e di itinerari, “Italian Backgrounds”.

Dopo aver ceduto il passo a Grazia Deledda che vinse il nobel nel 1926, e aver volto l’ultimo e significativo Sguardo indietro, la Wharton si spegne a St. Brice-sous-Foret, nei pressi di Parigi, l’11 agosto 1937 e riposa a Versailles.

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