Muschio o vellutina? Ceppo o ciocco? e l’Albero di Natale da dove viene?

Siete andati a cercare la vellutina per il presepe? Prima si partiva con una cassetta approfittando delle prime ore pomeridiane per fare una passeggiata e raccogliere quel tappeto vellutato o odoroso, la cui sensazione tattile  la parola esprime così bene. Oggi per mancanza di materia prima si acquista una sottospecie di moquette o di ciuffi d’erba e paglia in sacchetti di cellophane. Ci indirizzano a chiamarlo muschio, il computer segna rosso il termine “vellutina” ma è corretto in italiano? si può usare?

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Vincenzo Cardarelli lo fa nella poesia Novembre: “I muri si coprivano di vellutina…”. Solo una licenza poetica la sua?

C’è un giorno che tutte le formiche escono dal
bosco a fare il fascio per l’invernata.
Sopraggiungono, di lì a poco,
le lunghe piogge autunnali,
simili a un gran pianto dirotto, interminabile.
È un pianto che sgorga a fiumi, a torrenti,
fa crescere il lago, solca le strade,
rovina i ponti e dilaga per
i campi ostinatamente verdi.
I muri si ricoprono di vellutina.
Quando più nessuno se l’aspetta,
un sole freddoloso,
più prezioso dell’oro vecchio,
torna poi, ogni mattina,
a trovare le foglie gialle d’acacia
che piovono ancora sui davanzali,
le foglie secche dei platani
che il vento trascina lungo i viali.

Lo stesso discorso vale per il “ciocco” al posto di “ceppo” di Natale.

Yule [1] era la festa del fuoco e della luce, di origine germanica ma diffusasi presto anche nelle Terre Celtiche, che si celebrava durante il Solstizio d’Inverno per aiutare il sole nella sua lotta contro le forze dell’oscurità. Tra norreni e germani la festa assumeva un carattere oscuro con animali sacrificati  e corteo di guerrieri fantasmi, ma era anche il periodo di canti e danze, di banchetti e di colossali bevute per “fare il giorno di notte” ossia per portare luce e calore nel cuore gelido dell’Inverno.

yule-tree.jpg

Da quelle lunghe notti arriva la tradizione del ceppo di Natale, un grosso tronco (detto ceppo di Yule – in inglese Yule log) portato in casa il giorno di Natale che doveva bruciare lentamente per le 12 notti in cui durava la festa!

YULE

(di Fryda Rota)

Festa di fuoco e luce:
si ponga il ceppo nel focolare
(danzino intorno le fanciulle)
e nelle crepe del legno antico
pennacchi di edera tenaci.
Stategli attorno col vostro fiato
mentre si snodano dodici notti
-mai non dilegui la fiamma viva:
smuovete cenere che si posa
sopra la brace per soffocarla
e nella casa così protetta
maligni spiriti non entreranno.
Poi quella cenere sia versata
sopra i campi raschiati e secchi
a ridestare –quasi carezza-
la Madre Terra addormentata

Risultati immagini per il ceppo di natale

Secondo le tradizioni di casa nostra invece, il ciocco di Natale si metteva sull’aròla del focolare  perché antiche credenze volevano che  servisse alla Madonna per mettere a scaldare i panni di Gesù Bambino.

Ne parla innanzitutto al plurale Dante (Par. 18,100): “Come nel percuoter de’ ciocchi arsi/surgono innumerevoli faville/onde gli stolti sogliono augurarsi”,

Pascoli lo cita ripetutamente: “Il babbo mise un gran ciocco di quercia su la brace “;

“Pel cammino nero il vento/tra lo scoppiettar dei ciocchi/porta un suono lungo e lento/ Tre, poi cinque, sette tocchi” (Canti di Castelvecchio, 117,5)”

ma anche Dino Campana e Italo Calvino utilizzano il termine  nei loro racconti (“.. e lo schioccar dei ciocchi e i guizzi di fiamma…”; “Le tirò contro un ciocco…”).

Anche il nostrano ciocco doveva durare fino all’Epifania.

Infatti, secondo il detto:

Lu cioccu de Nata’ ha da trica’ (durare) finende a Pasquetta (6 gennaio)!

Risultati immagini per il ceppo di natale

Ma quello che non sapevo (scusate l’ignoranza) è il collegamento che c’è tra il ciocco o ceppo che dir si voglia e l’albero di Natale e questo sito [2] mi ha -è proprio il caso di dire- illuminato:

Fin dall’antichità era usanza donare un ceppo da ardere nel camino nella notte della vigilia, quando questo era ben infuocato, veniva battuto con una paletta, facendo sprigionare migliaia di splendide faville che in quel mondo semplice si trasformavano in auspici di vario genere. il Ceppo divenne quindi sinonimo di regalo (cosa ancor oggi in in uso).  Nel medioevo si prese l’abitudine di formare una piramide di pigne (utili per il fuoco) nella stanza dove si svolgeva la festa con il tempo questa piramide divenne anch’essa, per i fiorentini “I’ ceppo” che iniziarono ad abbellirla con fiocchi di carta e candeline, era lì che venivano posti i regali (per lo più dolciumi) per i più piccoli i quali venivano fatti uscire poco prima della mezzanotte (unica sera in cui era permesso fare tardissimo) e potevano rientrare solo quando sentivano battere la famosa paletta sul ceppo nel camino. La scena che si parava loro al rientro era uno sfavillio di luci e la piramide colorata circondata di doni. Da li all’albero il passo fu breve.

Romina Angelici

[1] http://ontanomagico.altervista.org/deck-halls.htm

[2] http://www.tuttomisteri.it/labero-natale-lantico-ceppo-fiorentino/

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