Gli occhi cerchiati di azzurro

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di Amalia Guglielminetti. Ed. Graphofeel

Ogni libro è un’esperienza. Ogni volta vengo a conoscenza di più storie: quella manifesta, raccontata nel romanzo e quella nascosta, sottesa tra le pagine del libro e che l’autrice ha voluto far trasparire di sé. Più vado avanti con la lettura, più ho bisogno di sapere qualcosa, di apprendere di più, relativamente a chi l’ha scritta, a chi l’ha generata.

Mi si presenta quindi Amalia Guglielminetti in tutta la sua malinconica e algida bellezza: poetessa delle Langhe torinesi, stimata e apprezzata in quanto tale da Gabriele D’Annunzio, amante di Guido Gozzano, con cui intrecciò una relazione epistolare e amorosa molto travagliata, oggi scrittrice quasi del tutto dimenticata.

Essa è colei che troppo sola muore,
è la notturna anima pellegrina
che persegue il suo sogno ed il suo amore[1].

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Dopo diverse raccolte di versi, approda alla narrativa e compone tra gli altri, questo romanzo, Gli occhi cerchiati di azzurro, nel 1920, riscoperto recentemente, con squisita sensibilità, dalle edizioni Graphofeel.

Amalia Guglielminetti e Baldina con gli occhi cerchiati d’azzurro si confondono, tant’è che, a un certo punto, non riesco più a distinguere il grido accorato dell’una o dell’altra, che sale muto ma greve sin dalle prime frasi e scene del libro, e stende su tutta la vicenda un pesante, quanto martellante, triste presagio.

Aveva appena gettato uno sguardo alla grande facciata nera e liscia della casa, aveva appena avvertito il senso di tetra durezza… un soffio greve d’umidità, una cupa risonanza d’echi che gli comunicarono un grido.[2]

Faticoso il compito di mettere in scena questo dramma della gelosia con descrizioni paesaggistiche di struggente bellezza attraversate da un senso di fatale tragedia.

35_amaliaguglielmettiDifficile è decidere quale sia il vero dramma: Baldina, giovane e fiera nella sua altera bellezza vive il più amaro dei disinganni mentre tra scomposte scenate di dolore, Ilda reclama il diritto di un amore maturo tradito.

Ma lascialo stare il nostro passato, non profanarlo almeno in questo momento, mentre tu lo calpesti e mentre a me non rimane più nulla che il suo ricordo.[3]

Tra loro l’uomo, Livio, che, principio e fine della tragedia, scompare in secondo piano tra le nebbie delle Langhe con la sua personalità inconsistente.

Rimangono due donne a fronteggiarsi sulla scena, due forme d’amore diverse, due vite distrutte. Per ognuna si consuma un dramma straziante, dramma che una prosa ora poetica, ora teatrale, circonda di preziosismi gravi.

Ecco. Possedevo ieri un amore più dolce di tutto il tuo affetto, così grande che tutta la mia vita non poteva bastare a contenerlo e l’ho perduto in un’ora[4].

Dignitoso e mesto è il congedo di Amalia:

La mia voce non ha rombo di mare

o d’echi alti tra fughe di colonne:

ma il sussurro che par fruscìo di gonne

con cui si narran feminili gare.

 

Io non volli cantar, volli parlare,

e dir cose di me, di tante donne

cui molti desideri urgon l’insonne

cuore e lascian con labbra un poco amare.

 

E amara è pur la mia voce talvolta,

quasi vi tremi un riso d’ironia,

più pungente a chi parla che a chi ascolta.

 

Come quando a un’amica si confida

qualche segreto di malinconia

e si ha paura ch’ella ne sorrida[5].

 Romina Angelici

Per maggiori informazioni:

il libro è disponibile al link della casa editrice:

http://www.graphofeel.it/index.php/bookshop/catalogo/product/68-occhi-cerchiati-di-azzurro

Un interessante articolo: “Le Out sider, quelle donne così fuori dal comune”:

http://www.irma-torino.it/it/images/stories/inlibreria/lacittadelledonne.pdf

[1] Amalia Guglielminetti, “Anima errante”, in Le vergini folli, 1907, tratta dal link: http://freemaninrealworld.altervista.org/amalia-guglielminetti-le-vergini-folli/

[2] Amalia Guglielminetti, Gli occhi cerchiati d’azzurro, ed. Graphofeel, Roma, 2015, p. 5.

[3] Amalia Guglielminetti, Gli occhi cerchiati d’azzurro, cit., p. 92.

[4] Amalia Guglielminetti, Gli occhi cerchiati d’azzurro, cit., p. 160

[5] Amalia Guglielminetti, La mia voce in Le seduzioni, 1909

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