Conosciamo meglio Elynor Glyn

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C’è chi ha la personal shopper per acquistare abiti e borse all’ultima moda, io ho un’amica di facebook, Loredana, accanita lettrice come me, anzi più di me, che potrei definire non tanto amica-di-penna quanto amica-di-libro, che mi conosce ormai molto bene nei gusti e nelle mie preferenze. Quando mi ha consigliato questa scrittrice, a me del tutto ignota, mi sono fidata e affidata al suo fiuto, pronta a scoprire una nuova autrice e in definitiva anche un nuovo genere di romanzo rosa.

Sulle prime ho trovato Elynor Glyn molto diversa dalle autrici inglesi dell’età regency o vittoriana, ma non solo per il dato cronologico, ma anche perché appunto le sue storie e le sue eroine sono prettamente “americane”: una connotazione che le differenziava sia per la localizzazione geografica sia per la conformazione caratteriale. Ciò nonostante, ho potuto avvertire chiaramente nel suo mondo, il forte e chiaro influsso e fascino provenienti dalla vecchia Europa, culla di eleganza e nobiltà.

Nella biografia di Elynor Glyn ho trovato la conferma alla compresenza di queste due culture essendo le origini della scrittrice riconducibile ad entrambe.

Elinor Glyn, nata Elinor Sutherland, (Saint Helier17 ottobre 1864 – Londra1943), è stata una scrittrice e sceneggiatrice britannica che lavorò a lungo a Hollywood anche come produttrice e regista.

Nata a Jersey, imparentata con gli aristocratici Lords Duffus, era la figlia più giovane di Douglas Sutherland (1838–1865), un ingegnere civile di origine scozzese e di Elinor Saunders (1841–1937), la cui famiglia di origine anglo-francese risiedeva in Canada. Dopo la morte del padre, avvenuta quando Elinor aveva solo due mesi, la famiglia – composta dalla madre e dalle sue due bambine, Lucy di un anno ed Elinor – si trasferì nell’Ontario, dove vivevano i nonni materni. L’educazione di Elinor fu affidata alla nonna Lucy Anne Saunders nata Willcocks, un’aristocratica anglo-irlandese figlia di Sir Richard Willcocks, la quale trasmise alla nipote le regole della rigida etichetta che sovrintendeva alla vita sociale delle classi aristocratiche inglesi. Questo patrimonio di conoscenze favorì Elinor al suo ritorno in Europa, facendola entrare senza difficoltà a far parte dei circoli più esclusivi della società inglese. Anni dopo, a Hollywood, fu considerata la più grande esperta in materia, venendo assunta dagli studios come consulente di stile e di buone maniere.

Benché il suo nome sia stato dimenticato da gran parte del pubblico, negli anni venti del Novecento fu una delle personalità di maggior spicco della cultura popolare soprattutto nei paesi di area anglofona. È sua la definizione inglese di It, il termine che indicava – nella traduzione italiana – Quel certo non so che, che diede anche il titolo a uno dei film di maggior successo di quegli anni e che portò nell’empireo di Hollywood il nome di Clara Bow[1].

Quel certo non so che” compare tra i circa quaranta romanzi che la Glyn ha scritto (insieme -e questa è sicuramente una intrigante sua particolarità- alla sceneggiatura di diversi film). Non si fatica affatto ad immaginare il plot narrativo come un possibile copione cinematografico perché le situazioni descritte richiamano alla mente tante scene simili viste nei film americani un po’ datati. In questo caso Ava Cleveland, di nobili natali ma rovinata da un padre irresponsabile che ha dilapidato il patrimonio di famiglia, deve rimboccarsi le maniche e cercare un impiego per la propria sussistenza e quella dell’indolente fratello pieno di vizi. L’unico disposto a darle un lavoro è John Gaunt, un uomo venuto dai bassifondi, che non può vantare nessun titolo o origine elevata, ma che ha costruito la sua fortuna da solo realizzando un impero economico finanziario di tutto rispetto. E’ su questa disparità che si avvia un orgoglioso gioco di potere, una continua sfida tra due personalità forti e risolute, che non vogliono recedere di un passo dalla propria posizione. E’ ormai consumata la situazione dell’impiegata che fa innamorare il proprio capo, con la sua bellezza ma anche con la sua intelligenza, ma per l’epoca in cui questo libro venne scritto credo fosse del tutto originale e insolita, considerando soprattutto che si trattava di una giovane lady di Park Avenue, di elevata estrazione sociale, costretta a sedersi dietro una scrivania e a vestirsi di lana grigia per guadagnarsi da vivere.

Il corteggiamento sarà subdolo e serrato, esplicito a volte o anche romantico, inserito in una cornice di lussuosi appartamenti e agi di ogni tipo descritti così minuziosamente da poterli immaginare concretamente, accanto a condizioni di povertà e disagi estremi per creare attesa e suspence fino alla fine, come in ogni buona sceneggiatura che si rispetti.

Mentre quindi Henry James elaborava il mito dell’ingenua ragazza americana, vittima sacrificale dell’avida e corrotta società europea ne Il ritratto di una signora, o Le ali della colomba, e Edith Wharton condannava l’ipocrita società newyorkese per aver recepito supinamente un codice morale superato e retrogrado di derivazione inglese, Elynor Glyn semplifica la traversata da un continente all’altro colmandone la distanza con facili archetipi, storie romantiche e lieto fine.

Sono proprio questi ultimi gli ingredienti su cui è costruito il romanzo “Sei giorni” che si apre proprio con il navigatissimo espediente del viaggio dal Nuovo al Vecchio Mondo di una ereditiera statunitense, molto giovane e molto anticonformista. Tramite la trovata dei sei giorni, arco di tempo concesso al maggiore Lamont per fare tutto ciò che vuole prima di essere inviato in missione segreta, si passa dall’avventura galante al dramma della guerra, dalla tragedia sfiorata che fa precipitare gli eventi in modo poco credibile, alle complicazioni sentimentali di un melodramma. Con un effetto leggermente forzato e una sensazione di sovraccarico che mi ha fatto indubbiamente preferire l’altro libro su menzionato.

In Quel certo non so che sento la Glyn muoversi sul terreno che le è più congeniale ma la sua produzione è talmente vasta da far prevedere che ognuno possa trovare l’eroina e la storia d’amore più adatta al proprio grado di romanticismo.

Buona domenica e buona lettura

 

Romina Angelici

[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Elinor_Glyn

Ringrazio il blog http://www.letteraturadimenticata.it/Glyn.htm per le immagini

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