Ma come fa a far tutto?

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Allison Pearson, nel suo romanzo (sottotitolato: vita impossibile di una mamma che lavora), la definisce in senso figurato un’acrobata: cioè colei che si destreggia abilmente tra le difficoltà.
Il vero problema non è tanto il suo lavoro ma quello che la aspetta prima e dopo di esso. Ogni pomeriggio c’è il solito giro di consegne e ritiri da effettuare:  prendi il maschio agli allenamenti, la femmina a danza, passa in tintoria, fai un salto in cartoleria (è sempre finito un quaderno o una penna), e pensa a cosa fare da cena.
Quando non vengono  i suoceri o qualche amico invitato all’ultimo momento a casa (“tanto mangiamo quello che c’è”: cioè gli avanzi in frigo?), può guadagnare qualche minuto facendo una spesa più contenuta e mettendo in tavola un pasto abbastanza frugale ma nutriente, declinato secondo i palati esigenti di ciascun commensale.
Lavati i piatti o comunque ripuliti per essere infilati in lavastoviglie, bisogna risentire la storia o il brano di musica strimpellato con il flauto, firmare avvisi e comunicazioni scolastiche, compilare il buono mensa, preparare la merenda e controllare la cartella. Tra il rimboccare le coperte e raccontare la fiaba della buonanotte la tentazione di accucciarsi in fondo al lettino è forte ma il richiamo della lavatrice che ha appena finito il lavaggio e i panni madidi da stendere è più urgente.
Sono tutti quanti coricati ed il marito sonnecchia tra le braccia di Morfeo, invece che tra le sue, e lei è ancora in giro per casa a trafficare con le  faccende  illudendosi siano le ultime.
Il tempo di chiudere gli occhi un secondo ed è già volato via, la sveglia suona e si ritorna in posizione eretta  da quella parte del letto dove si è appena appoggiata. E’ l’alba, è ancora presto, bisogna preparare qualcosa da lasciare per pranzo, stirare il grembiule e quella camicia, sì proprio quella rimasta nella cesta perché nonostante la fila schierata nell’armadio secondo gradazione, suo marito domanderà proprio di quella per andare a lavoro: “dov’è la mia camicia?…”.
La colazione è pronta in tavola, la caffettiera gorgoglia e la sveglia vocale da tenero invito diventa stridula intimazione; il pescaggio dall’armadio si fa sempre più casuale e il make up ridotto al presentabile. Velocemente si sta avvicinando l’ora “X”,  quella in cui bisogna uscire di casa e in funzione della quale tutte le attività mattutine sono state attentamente cronometrate. Raccolte le ultime cose, usciti all’aperto si scoprono gli abbinamenti sbagliati e la calza puntualmente smagliata ma un provvidenziale soprabito a tre quarti ammortizza qualsiasi contrattempo.
Dopo aver scavalcato file e ingorghi del traffico arriva trafelata davanti alla scuola a campanella appena suonata,  incassa l’ennesimo rimprovero per il ritardo e  prosegue verso l’ufficio.  Improvvisamente  si sente svuotata, rilassata, ora finalmente si può riposare, perché almeno per l’intera mattinata avrà un solo pensiero su cui concentrarsi: il lavoro. Dopodiché riparte nella corsa giornaliera, preparata a fronteggiare l’imprevisto di turno e proiettando verso il miraggio del fine settimana ogni voce non spuntata della lista delle cose da fare.
Una di esse è la vita di coppia relegata ad un lusso che non ci si può permettere durante i giorni feriali e se è abbastanza fortunata da ricevere qualche invito ad una festa di compleanno dove portare i bambini, può ricavare un’oretta di tempo per leggere un libro e mettersi lo smalto alle unghie perché  dopo essere mamma, moglie, figlia, nuora, collega, amica, si riappropria, anche se per  poco, del suo essere donna.

 

Romina Angelici

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