La vestale Emily

Emilia Giovanna Bronte-500x500

Questo breve saggio ci guida entro quella misteriosa aurea panteista in cui Emily sembrava avvolta e sembra di vederla aggirarsi nella brughiera. Il pensiero religioso di Emily Brontë -o Emilia Giovanna come la chiama Giorgina Sonnino- non è facilmente inquadrabile entro una precisa etichetta. La sua fede non è quella dei dogmi e dei sacri offici bensì una vocazione sacerdotale priva di paramenti e altari se non il cielo e la terra. La sempiterna legge dell’Universo è l’unico imperativo cui la ribelle Emily china il capo e ad un Dio immanente in tutte le cose, a cominciare dalle più piccole, anche inanimate, lei ha prestato il suo giuramento di fedeltà piena. Come una vestale.

Mi sorprendo dell’approccio che nel 1904 è stato dato a questo piccolo studio e mi compiaccio che una giovane casa editrice abbia scovato un contributo che presenta proprio una così spiccata sensibilità moderna.

L’aver isolato delle tre sorelle Brontë la figura di Emily, che è quella più affascinante e romanticamente originale, risponde ad una esigenza in tal senso tuttora avvertita tra le fila delle lettrici appassionate: Emily è infatti quella che desta ammirazione e meraviglia insieme e che viene da guardare con reverenza da donna a donna. Come persona, ancora prima che come scrittrice. La fragilità di questa fanciulla che si perde tra la natura e scova la bellezza in ogni stagione dell’anno, persino nello sferzante vento gelido dell’inverno, e che si proclama creatura del giorno ma ancor più della notte e non teme la morte ma anzi la invoca, non può che suscitare una toccante emozione.  In modo particolare quindi questa testimonianza che si propone di descrivere come il suo spirito libero e puro si sia disposto all’incontro con il grande mistero della vita, che è la Morte, è sicuramente foriera di profonde riflessioni.

E’ la Emily poetessa infatti, quella che io preferisco.

Sono felice quanto più lontana

Sospingo la mia anima dalla casa di argilla

Nella notte spazzata dal vento e dalla luna,

e per mondi di luce l’occhio vagabonda –

 

Quand’io non sono e nessuno accanto –

Né terra né mare né cieli puliti –

Ma solo spirito che erra nell’aperto

E percorre l’immenso, l’infinito.

Romina Angelici

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