Charity (o Estate di E. Wharton)

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Ho incontrato due Charity nel mio percorso letterario e non so per quale strana combinazione l’ultima, la Charity di Edith Wharton, mi ha fatto pensare all’altra, Miss Charity che dà il proprio nome al romanzo della contemporanea Marie-Aude Murail. Sarà stata la forza dello stridente contrasto tra le due situazioni e i due romanzi; sarà stata la somiglianza colta nello stesso modo di guardare con ingenua meraviglia il grande mistero della vita.

Estate di Edith Wharton si apre con l’entusiasta promessa di un’amabile storia che la luce argentea di giugno diffonde. Ma è la storia di una disillusione. Charity, sottratta da bambina all’ignobile sorte cui era destinata se fosse rimasta con la madre -una donna perduta- sulla Montagna, vive indisturbata nella tranquilla cittadina di North Dolmer, protetta dall’onorevole nome dei Royall. Deve il suo nome a chi vuole farle ricordare per sempre di essere stata oggetto di un grande atto di magnanimità. Poi nella sua vita piatta e ignara entra il primo turbamento portato con sé da Lucius Harney, un giovane architetto, brillante, dall’aria cittadina, tanto affascinante quanto lontano da lei.

La letteratura è piena di donne perdute, di giovani vite cariche di sogni e speranze come alberi di fiori sbocciati tutti insieme, troppo presto, e spazzati via da un colpo di vento. La giovinezza spensierata di Ruth me la ricorda, con quel suo ingenuo affidarsi al potere travolgente delle sue emozioni e quella cieca fiducia nel prossimo. Ma tanto sono inconsapevoli queste ragazze che si affacciano appena, sprovvedute -e sprovviste-, sulla soglia del mondo adulto, quanto poi il loro risveglio è assolutamente crudo. Esse perdono in un attimo la loro aria sognante quando si trovano ad impattare la dura e crudele realtà in cui si consumerà la loro espiazione.

Anche Miss Charity guarda gli adulti, la natura, il mondo che la circonda con occhi pronti a riempirsi di placido stupore ogni volta, ma la sua esistenza, ben definita e circoscritta al 1870 a Londra, è custodita tra le solide mura della sua casa vittoriana, aperta alle suggestioni delle leggende irlandesi che rielabora la sua tata e ai piccoli amici animali più sfortunati che ricevono cure e rifugio nella nursery. L’atmosfera non potrebbe essere più distante da quella in cui cresce l’altra Charity a North Dolmer, e ancora di più da quella a cui è sfuggita e che l’avrebbe attesa se fosse rimasta  con sua madre (il padre in prigione) ma che sembra incombere su di lei come la Montagna imponente. Charity passa le ore nella modesta biblioteca di paese dove i libri vengono lasciati ad ammuffire e se può se ne scappa via prima;  Miss Charity trascorre il suo tempo al museo di storia naturale per imparare, e trascrive tutte le innumerevoli scoperte scientifiche di ogni giorno sul suo quaderno riproducendo le specie viventi cui mano a mano si interessa, in pregevoli tavole ad acquerello. Non potrebbero essere più diverse. Ma certo non è solo questione di latitudine e di realtà sociale, c’è un contesto predestinato che indirizza le rispettive storie verso esiti opposti.

Questo non fa che dimostrare come le premesse e le aspettative possano nascere allo stesso modo in teneri cuori ingenui e poi soccombere o trionfare sul mondo degli adulti. Mondo degli adulti che ad ogni angolo nasconde brutture e ingiustizie ma anche sensazioni nuove e affascinanti. Se Miss Charity le aggira o ne viene sfiorata, Charity proverà ad allontanarsene, ma invano.

C’è una frase che sul finire del libro di Edith Wharton mi ha stretto il cuore ed esprime con disarmante incisività e crudezza il momento in cui Charity ha coscienza della sua disillusione: “Fu presa per un istante dall’antico desiderio di fuggire, ma era solo il tremito di un’ala spezzata”.

Estate è stato definito estremamente provocatorio e moderno per essere stato scritto nel 1917 ma secondo me non fa che proseguire quel filone forte e intenso iniziato con Ethan Frome (del 1911) quando Wharton decide di non solo di narrare la storia di un amore negato, ma di scandagliare quelle sottilissime sfumature e moti dell’animo avvinto da un sentimento impossibile. Se di Ethan poteva scrivere: “Forse è stato a Starkfield troppi inverni. I migliori se ne vanno.”, l’estate di Charity si è conclusa allo stesso modo, restando a North Dolmer, senza riuscire a scappare.Giunti_MissCharity

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