Ricominciare Tutto da capo

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Riscrittura molto libera e molto impegnativa di Ragione e Sentimento di Jane Austen dove madre e figlie femmine vengono private della casa dove hanno sempre vissuto in seguito al divorzio chiesto dal marito di lei invaghitosi di una collega di lavoro (molto più giovane). Eh sì perché parliamo di una coppia di coniugi sposati che hanno visto ben 78 lui e 75 lei, primavere.

In Tutto da capo si affrontano temi ancorché delicati dal punto di vista umano e sociologico e Jane Austen serve solo ad offrire una trama già imbastita sul canovaccio, anche lì da riadattare. Come e quanto è cambiata la condizione femminile rispetto all’Ottocento e quanto è importante il legame che unisce il singolo alla propria famiglia e quella famiglia al proprio nido, alla propria casa? Questo è vero da sempre, così come Jane Austen avvertì l’urgenza di denunciare l’ingiusto meccanismo dell’entail, così Cathleen Schine denuncia la mancata tutela legale del coniuge abbandonato in caso di divorzio e i selvaggi traffici che stanno dietro agli accordi raggiunti più o meno lecitamente.

Ciascun gruppo familiare presente in questo romanzo (che riprende i Ferrars, i Jennings, la zia di Willoughby a Combe Magna), è individuato e caratterizzato da una precisazione ubicazione abitativa e spaziale. La casa è allo stesso tempo “house” e “home”, ed esprime lo status sociale e psicologico del nucleo familiare che la abita diventando con essa corpo unico.  La Schine insiste molto sulla descrizione dell’appartamento di Central Park (così come Jane Austen racchiude la storia della famiglia Darshwood in Norland), indugia su mobili e suppellettili, caricandoli di un forte valore affettivo.

Questa costante preoccupazione materiale, il continuo ricorso alla monetizzazione e l’urgenza del bisogno economico, ricordano la stessa brutale venalità con cui Jane Austen, tra una storia d’amore e l’altra, ci ricordava che per far quadrare un bilancio familiare in ristrettezze bisognava anche saper dosare lo zucchero e il burro. Occorre dire però che Jane Austen sapeva farlo con il giusto tono e la giusta dose di levità che in Cathleen Schine non ritrovo.

E’ molto triste Tutto da capo, perché disillude e annienta anche le ultime speranze, perché colloca la storia in uno stadio crepuscolare della vita, e devo dire anche per il finale. Non ci sono più baldanzose donzelle in cerca di marito, non si tratta di entrare nel mercato matrimoniale per aggiudicarsi l’occasione della vita: ci sono tre donne che hanno già avuto la loro possibilità e che vorrebbero rimettersi in gioco.

Scritto molto bene, attraversato da intense descrizioni poetiche, risulta denso e toccante soprattutto nella descrizione del rapporto tra la madre e le due figlie, un rapporto che non ha bisogno di parole, tenero e realistico, perché sono già grandi.

Nonostante si segua il plot di Ragione e Sentimento, le variazioni sono molte e ardite e a fatica rintracciabili e percorribili; la trasposizione dell’intera vicenda in America, nelle località di New York, Palms Springs, etc, alla fine è quella più banale. Jane Austen non avrebbe avuto bisogno di sviscerarne le condizioni psicologiche per descrivere il carattere di un personaggio.

Questioni come la condizione femminile, l’istituto matrimoniale, trasportate in ambiti problematici della vita odierna, della società cd. civilizzata, dimostrano in fondo la constatazione che ogni epoca ha le sue brutture e le sue ingiustizie.  Il che rassicurante non è e fa riporre il libro con una nota amara.

 

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