L’Amaryllis fiorirà – Episodio n. 3

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Anche dopo aver letto l’episodio n. 3 della serie, sono ancora dell’idea che sia scritto molto bene.  Mi rimane un po’ fastidioso il ricorso al flashback ma penso sia un limite mio e devo riconoscere invece che la collocazione temporale che è stata data della storia, in medias res, consenta uno svolgimento dei fatti agile ma coerente.

Mi conquista la spigliatezza con cui l’autrice maneggia il canovaccio originale e lo riscrive in chiave moderna, intavolando per esempio una discussione su qualità e difetti e trovando anche il modo di introdurre sapientemente le sue conoscenze in psicologia. Le parti che preferisco sono proprio le riscritture di momenti fondamentali diventati storici di O&P.

Inserti e adattamenti moderni continuano ad essere convincenti; le peculiarità caratteriali dei personaggi sono congruentemente declinate e riadattate secondo tempi e mentalità attuali: per fare un esempio l’occasione mondana di ritrovo è costituita dal festeggiamento del capodanno a Londra, lo sfoggio di talento artistico di Maria è sostituito dalla recita dei versi della Divina Commedia di Dante, il massimo dell’erudizione italiana.

Certo avrei evitato citazioni un po’ troppo ardite: quella anni Ottanta di Holli e Benji come esempi di azioni calcistiche inverosimili, e ancora di più, l’attualissima saga di Assassin’s  Creed.

Non nascondo che in alcuni casi il mix improbabile tra personaggi come Frederick Wentworth e Cristoforo Brandoni a bordo del “battello dei  cuori infranti” diventa esilarante, anche se considero impegnativo voler gestire quasi tutti i personaggi dei sei romanzi di Jane Austen.

Trovo petulante il ricorso eccessivo a termini inglesi e anche la compresenza con lo spagnolo, poco coerenti con l’italianizzazione che invece si vuole dare alla versione di Orgoglio e Pregiudizio.

Rimane una trovata interessate aver dato a questo capitolo della storia un’impronta caratteristica: l’esemplificazione di espressioni e situazioni attraverso la citazione di quadri famosi.

Bellissima la rielaborazione della fatidica prima proposta di Darcy: «Ho lottato invano, ma non è servito a niente. Mi arrendo, hai vinto tu! Ti dirò finalmente quel che vuoi sentirti dire» che sembra essere stata estorta a forza da una sbalordita Elisabetta e chiude l’episodio con la giusta dose di suspense.

L’appendice di approfondimento psicologico non era necessaria ma sarebbe molto intrigante proseguire il discorso secondo cui le eroine di Jane Austen non siano altro che proiezioni di ciascun suo singolo aspetto caratteriale. Va tutto bene finché la protagonista è una ma nel caso di Ragione e Sentimento devi aiutarmi, Autrice: quale sarebbe secondo te il lato caratteriale di Jane Austen: il lato-Marianne o il lato-Eleonor? Forse entrambi?

 

Romina Angelici

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One thought on “L’Amaryllis fiorirà – Episodio n. 3

  1. Ciao! Grazie per la recensione!
    Sono contenta che l’episodio nel complesso ti sia piaciuto! ^^
    Apprezzo in particolare la lode sulla dichiarazione perché misurarsi con JA proprio sulla pietra d’angolo del suo romanzo più famoso non è stata cosa semplice, ma sono contenta che i miei sforzi siano serviti! 🙂 🙂

    Vorrei fare solo alcune precisazioni e invitarti a provare a leggere i prossimi episodi (oppure rileggere quelli passati) con un’altra ottica, cercando cioè di lasciarti alle spalle il pensiero “è un derivato dei romanzi di Jane Austen”, la prospettiva “da X a Y” (dall’originale al derivato) e non cercare continuamente in “controluce” nei personaggi e nelle situazioni lo spirito d’800… Elisabetta Benetti (così come tutti gli altri personaggi) non è una copia di Elizabeth Bennet, non è “Elizabeth Bennet in epoca moderna”: sono due entità separate, in due universi separati e lontani. [Si capisce quello che intendo?] Elisabetta Benetti non ha niente di ottocentesco… ritieni “ardite” le battute di cultura popolare perché in ogni situazione o personaggio, probabilmente, perché non riesci a lasciarti alle spalle l’ombra del contesto originale di 200 anni fa… ma l’universo della storia non è l’800 è il 2012, e a cena, in un villaggio turistico, è normale sentire una ragazza di 20 anni fare una battuta riferendosi a qualcosa di popolare (come nell’800 di Jane Austen la moda era il pittoresco e nel capitolo 10 di P&P Elizabeth fa una battuta a Mr Darcy, Miss Bingley e Mrs Hurts facendo riferimento ai canoni).
    Se invece la parola “ardito” si riferisce al fatto che le battute suonano “non poetabili”… beh, anche Jane Austen aveva i peli sulle gambe, sai? 😀 (scusa, ma adoro “scioccare” il lettore! XD) È meglio ignorarlo perché “fa schifo”? Tranquilla, non arriverò ad essere così ardita nel romanzo (anche se ti conviene abituarti perché nel prossimo Ep. ci sarà probabilmente la scena più “strana/scioccante” 😀 muahaha ), ma non condivido l’idea di evitare citazioni di cultura popolare per produrre un’idilliaca immagine da “pubblicità del mulino bianco”. Anche nei romanzi di Jane Austen ci sono riferimenti espliciti… noi non percepiamo “lo schifo” della “bassa cultura/commerciale” perché non siamo suoi contemporanei e la lontananza nel tempo innalza la “bassa cultura”, la eleva ad “alta” ai nostri occhi, ma “I misteri di Udolpho” (e, in generale, il romanzo come genere veniva “snobbato” da intellettuali e scrittori di romanzi stessi dell’epoca) probabilmente suonava alle orecchie dei contemporanei di JA esattamente come suona a noi Twilight o le robette che si trovano sugli scaffali del supermercato… Quindi non vedo cosa ci sia di ardito in Assassin’s Creed o Holly e Benji…
    Se poi non piace, chiaramente è un altro discorso… I gusti non si discutono! 😀

    Non ho capito il senso della parte sull'”italianità”! O__o Perché non lo trovi coerente? Forse mi hai fraintesa: chiamo la storia “all’italiana” perché è evidente che è qualcosa di fortemente legato al contesto italiano, ma non sto assolutamente cercando di affermare l’italianità o altro. A me piace l’incontro di diverse culture (sono ex studentessa di mediazione linguistica e culturale) e la storia è pur sempre ambientata in un villaggio turistico (In Spagna! Con Personaggi italiani circondati da spagnoli e inglesi!) cioè un melting pot di culture e nazionalità per definizione!
    Ancora una volta: chiaramente se la cosa non piace per gusto personale o perché, davanti a scritte in lingua straniera o dialettale sconosciute, ci si sente “tagliati fuori” nonostante le note, allora e un altro discorso.

    Se davvero l’appendice psicologica non ti è servita – probabilmente perché sei introversa – sono contenta per te, ma temo che per il resto del mondo quei concetti non siano affatto ovvi: quando nel bel mezzo di una festa potrò andarmene quando mi pare e piace, senza accampare scuse, ma dicendo semplicemente “Grazie a tutti, io vado, la compagnia è bella, ma ormai mi sento tremare, le vostre voci mi sembrano coltellate e ho persino le lacrime agli occhi per il nervosismo.” senza essere presa per matta, strana o asociale allora potrò ritenere la mia missione compiuta, l’appendice non sarà più necessaria e l’Amaryllis sarà fiorito. 😀

    Temo anche che tu mi abbia fraintesa su un altro punto: nell’appendice mi riferivo solo ed esclusivamente al caso di Fanny e all’incapacità di molti lettori di vedere in lei Jane Austen perché “come è possibile che un tipo che sembra così vivace, arguto, nello scritto abbia prodotto un personaggio moscio come l’eroina di MP?” Nell’appendice ho cercato di dare una risposta a questo quesito.
    Non intendevo dire che io credo che in tutte le eroine di JA ci siano proiezioni di un lato caratteriale… non era nelle mie intenzioni dire questo nell’appendice e non penso che JA si nasconda necessariamente in tutte le eroine: penso che il carattere o i gusti siano sparsi anche su eroi o personaggi secondari, persino i più improbabili. Generalmente si è portati a pensare: Protagonista = Scrittore, ma non è sempre così e anzi riversarsi completamente o soltanto nel protagonista può essere rischioso perché si rischia di curare troppo un unico personaggio e ridurre gli altri a meri ruoli, a personaggi piatti… Io penso che JA abbia sparso se stessa – carattere e gusti – un po’ in tutti (almeno a me è sempre sembrato di vedere questo e quindi ho cercato di fare questo anche nel mio romanzo): questo permette non solo di evitare di “puntare tutto emotivamente sul ‘preferito'”, ma anche di “nascondersi meglio” (cosa che JA sicuramente ha cercato di fare), di costruire dialoghi più credibili (perché se metti un pezzo di te stessa di qua e un pezzo di te stessa di là poi puoi ‘risponderti da sola’ con meno sforzo), utilizzare personaggi per “valvola di sfogo” (ad esempio per sfogare un lato stilistico che non può venire espresso in una parte della storia o per togliersi qualche “sasso dalla scarpe” XD) e proseguire il romanzo con meno sforzo, ecc.
    In qualità di Psicologa Ciarlatana, in Northanger Abbey io credo che si nasconda principalmente dietro a Henry Tinley e che con Catherine Morland spartisca, ad esempio, le letture, ma niente o quasi a livello caratteriale; in Emma penso sia più vicina a Mr Knightley che ad Emma. Vedo lati o anche solo “guizzi” anche dietro a personaggi anche molto diversi: da Mr Bennet a Mr Darcy, da Mary Crawford (valvola di sfogo in MP) a Edward Ferrars (la conversazione sul pittoresco con Marianne per me è un capolavoro di ironia e self-concealment! *ç*).
    Per quanto riguarda Ragione & Sentimento sicuramente la vedo moooolto più vicina a Elinor (che considero una versione embrionale di Lizzy) e penso che con Marianne valga più o meno lo stesso discorso di Catherine, penso che JA di sé abbia traslato sul personaggio più che altro passioni e letture (tipo Cowper!).
    Concludo questo lunghissimo post – mamma miaaaaa è più lungo della recensioneeee!! Scusa, sono logorroica!! – con un invito… facciamo un esperimento: prova a leggere le risposte di Edward a Marianne al cap 18 di S&S due volte:
    – la prima immaginandole pronunciate da Edward Ferrars.
    – la seconda immaginandole pronunciate da Mary Crawford o un tipo simile.
    … Dovresti riuscire a far emergere, a isolare il “testo” dal carattere del personaggio e vedere 2 sfumature moolto diverse tra loro… Che sapore assumono le due diverse letture?
    (Se funziona poi fai lo stesso con il mio romanzo, eh 😀 😉 … per isolare “Elisabetta Benetti” da “Elizabeth Bennet”).

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