Morte a Pemberley

 

Morte a Pemberley di P. D. James, trad. Grazia Maria Griffini, Mondadori, Milano, 2014, 345 pp.

Inizialmente sembra di leggere un qualsiasi seguito di Orgoglio e Pregiudizio, poi la storia comincia a movimentarsi e la scena ad animarsi.

Secondo il mio gusto, almeno inizialmente, sono troppi i personaggi messi in scena e troppe le vite toccate. Il rischio è di farlo risultare un racconto troppo confusionario e difficile da seguire.

Non si sposa un unico punto di vista e questo rende la narrazione poco credibile perché dall’attenzione inizialmente incentrata sulle preoccupazioni e i pensieri di Elizabeth, ci si sposta quasi completamente su quelli di Mr. Darcy, lasciando inconsiderati quelli di lei che prima erano stati proposti al lettore in primo piano.

Ho trovato ridondanti i frequenti riferimenti al passato in corrispondenza dell’entrata in scena di un personaggio “vecchio”. Lo trovo inutile e stucchevole e oltretutto in alcuni casi poco coerente tanto che l’ignavo Mr. Bennet prende addirittura una carrozza per andare a Pemberley senza nemmeno esser invitato e Charlotte viene sospettata di malizia e addirittura di essersi voluta prendere una rivincita sulla sua migliore amica quando ha alimentato la voce sul presunto fidanzamento di quella con Mr. Darcy (un sentimento che  la mia idea di Charlotte non contempla assolutamente). Il personaggio di Lydia Bennet poi è stato completamente “dimenticato”, dopo la prima entrata in scena, preda di un attacco isterico, rimane incalcolata, anche abbastanza inspiegabilmente perché testimone informata dai fatti.

Forse -ipotizzo assolutamente da non addetta-  è un tipico espediente del tessitore di gialli quello di affollare la cd. “scena del crimine” di possibili sospettati per fuorviare e allo stesso tempo tenere desta l’attenzione del lettore ma in questo caso penso che siano davvero troppi i nominativi tirati in gioco. E come se non bastasse, ognuno ha avuto una doppia vita.

Per l’interesse e l’approfondimento dimostrati al personale di servizio avrei visto bene un Pemberley House, dato il successo del genere in questo periodo.

Indubbiamente avvincente, da non far avvertire il peso della mole delle 350 pagine, il giallo svincolato da tutto diventa coinvolgente verso la fine quando rimane il nudo intreccio da sciogliere.

Come se non bastava il pasticcio fatto con i personaggi di Orgoglio e Pregiudizio tirati dentro alla storia a forza, ci sono state anche incursioni improponibili degli Elliot di Persuasione e degli abitanti del villaggio di Highbury di Emma. Tanto più improbabili appaiono queste commistioni tra personaggi romanzati e la puntualizzazione cronologica degli eventi del processo, nonché la  precisa utilizzazione di termini tecnici specifici.

Dopo il Gruppo di Lettura organizzato da JASIT alla Biblioteca Salaborsa di Bologna, del 9.4.2016, aggiungo le seguenti considerazioni:

Non avendo esperienza di altre letture di P. D. James, non sono in grado di valutare quanto la trama imbastita per Morte a Pemberley sia più o meno “gialla” rispetto alle precedenti, sicuramente mi sono resa conto che per valutare un’opera va conosciuto meglio l’autore per poterne apprezzare scelte e rese testuali e narrative.

Grazie alla presentazione di Mara Barbuni ho però imparato a conoscere meglio l’autrice, apprendendo ad esempio che Jane Austen è la sua scrittrice preferita di cui rilegge i romanzi almeno una volta l’anno e di cui adora personaggi. A questa dichiarazione esplicita rilasciata nel corso di un’intervista, vanno comunque ad aggiungersi i continui riferimenti a Jane Austen contenuti nei numerosi romanzi scritti da P.D. James nell’arco della sua lunga carriera e di cui Giuseppe Ierolli ha fornito puntuale testimonianza riportando esattamente i passi in cui veniva da lei citata la scrittrice o un suo personaggio, magari nel bel mezzo di una descrizione della scena del crimine (fino al saggio-diario dal titolo in italiano, Il tempo dell’onestà, in cui P.D. James la nomina ben 36 volte).

Questo, unitamente alle osservazioni espresse ieri anche da Silvia Ogier, mi ha portato a convenire sul fatto che Morte a Pemberley sia stato un personale omaggio alla sua scrittrice preferita, pensato e realizzato secondo il suo stile, alla sua maniera, con un sostanziale rispetto almeno dei caratteri dei due personaggi principali, Elizabeth e Darcy e del loro rapporto di coppia. Lo ha fatto attingendo agli strumenti narrativi e al genere in cui è specializzata, quindi rimanendo fedele alle esigenze di precisa ricostruzione storica e alle regole compositive di un romanzo giallo che ha voluto ambientare nella maestosa e però anche rassicurante dimora simbolica di Pemberley.

Una rilettura del romanzo per l’appuntamento del Gruppo ha smussato un po’ l’iniziale diffidenza verso questo che giungeva a me come l’ennesimo rimaneggiamento di Orgoglio e Pregiudizio, anche se poi il gusto personale conduce verso altre preferenze e mi porta, con maggiore consapevolezza, a confermare le impressioni del primo impatto.

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