L’Amaryllis si è schiuso. Episodi 1-2

Nell’Austen Resort di Fuerteventura affollato di turisti ferragostiani e di riferimenti ai romanzi di Jane Austen, vengono fatti confluire tutti o quasi i suoi personaggi con le loro specifiche caratteristiche. Un inizio accattivante e un tono simpatico e moderno favoriscono l’istaurarsi subito di un’atmosfera di gradevole familiarità e confidenza con situazioni e persone già note e che fa piacere ritrovare. La premessa programmatica bendispone il lettore conquistandolo, a considerare i risvolti psicologici della materia romanzata che condivisi o meno, sono comunque interessanti.

La spiegazione sottesa alla scelta del titolo è originale e apprezzabile nella sua logica coerenza e per la sua carica simbolica. Per quanto il gradimento o meno di un derivato austeniano sia dovuta a personali criteri e gusti soggettivi, bisogna riconoscere che questo crossover moderno ha il pregio di essere comunque sempre rispettoso dell’originale ed estraneo a contaminazioni e stravolgimenti vari.  L’Amaryllis, con i suoi molteplici significati apparentemente opposti, si rivela il filo conduttore della nuova storia tra Elisabetta Benetti (italiana) e William Darcy (inglese), di cui diventa il simbolo.

Le ricorrenti e continue citazioni mutuate dal testo capostipite (per esempio i battibecchi tra i coniugi Bennet-Benetti sui nervi di lei) immettono in un clima familiare mentre quelle indirette sfidano ad indovinarne la fonte ispiratrice. Il tutto denota un’approfondita conoscenza della produzione letteraria di Jane Austen insieme alla dimestichezza dimostrata nel trattare i personaggi da lei creati. Nulla è casuale ma approfondito con una specifica ricerca.

L’operazione assomiglia a quella tentata con The Lizzie Bennet Diaries: stesso timbro della narrazione giovanile e divertente, contestualizzazione moderna e adattamento italianizzato. A proposito di quest’ultimo punto risulta del tutto superfluo il ricordo e l’impiego delle parlate dialettali attribuite ad alcuni personaggi mentre spassoso diventa scoprire ogni volta quale traduzione verrà fatta del cognome inglese di una nuova entrata sfidando i virtuosismi delle edizioni datate di Orgoglio e Pregiudizio con personaggi di nuovo conio come Giorgio Vicca (per George Wickham) e la signora  Genini (per Mrs Jennings), solo per fare qualche esempio.

Evidenti sono le competenze dell’autrice in Psicologia e rendono convincente l’esperimento di un romanzo a puntate, successore di quelli che uscivano sulle riviste dell’Ottocento. Il passato e il presente possono coesistere in un connubio difficile ma possibile e quando non riesce c’è sempre la fantasia che fa immaginare storie grazie a una scatola di pupazzetti o di soldatini.

 

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