La figura paterna in Jane Austen nella realtà e nella finzione dei romanzi

 

Il rapporto di Jane Austen con il padre appare ad una prima impressione come quello di profondo rispetto e distanziata ammirazione. Essendo stata educata in casa ella non apprese dal padre solo i precetti evangelici e i principi illuministi connessi al ruolo di ecclesiastico e pedagogo, ma anche il senso della misura e l’apertura mentale che consentivano alla giovane figlia di leggere qualsiasi opera letteraria della sua biblioteca di oltre cinquecento volumi senza veto alcuno, e soprattutto di scrivere. E scrivere non componendo melensi versi melanconici, ma ironizzando e parodiando opere e autori considerati patrimonio nazionale intoccabile.

Intorno alla figura del padre ruotano due eventi fondamentali nella vita di JA: la lettera all’editore Cadell per sottoporgli First Impressions nel 1797, quando Jane aveva 22 anni; e la morte di lui a Bath il 21.1.1805, data che segna un brusco silenzio letterario o vuoto di notizie su Jane Austen. Si è ipotizzato che fosse il doloroso ricordo provocatole dall’analoga condizione tratteggiata nel padre di Emma Watson ad impedirle di portare a compimento il frammento abbozzato dopo la morte del proprio.

In generale le figure di padri nei romanzi sono tratteggiate sommariamente, trattate con ironia  bonaria (cfr. Mr. Woodhouse), a volte presentati come arguti ma comunque indolenti  (Mr Bennet) e in ogni caso estranei al mondo femminile, al gineceo che si trova al di là del loro studio

il babbo è il solo che non è a parte del segreto” (L. 29 del 3-5.1.1801), quello cioè di prendere due cameriere.

Jane non dovette essere sempre d’accordo con le decisioni prese dal rev. Austen come quando decise il trasferimento a Bath per lasciare la parrocchia di Steventon a James o  morendo lasciò moglie e sorelle in balia della generosità dei fratelli maschi. Verso di lui esprime sentimenti di rispettoso affetto ma non autentico slancio: lascia pensare la duplice versione della lettera con cui annuncia la morte del genitore e allo stesso tempo cerca di consolare il fratello minore Frank

“Dobbiamo sentire il peso della perdita di un tale Genitore, altrimenti saremmo dei Bruti” (L.40 del 21.1.1805)

Della sua tenerezza di Padre chi potrà renderne giustizia… Conserva il sorriso dolce e benevolo che l’ha sempre contraddistinto” (L. 41 del 22.1.1805).

In seguito ne accennerà in una lettera sempre con termini di stima e tradendo un po’ di nostalgia quando le viene richiamato alla mente l’interesse di lui per gli studi umanistici, l’ambiente universitario

 

Mr W. è stata un’utile  aggiunta, dato che è un Giovanotto disinvolto e un piacevole conversatore – è molto giovane, forse a malapena ventenne. E’ del St John  di Cambridge, e ha parlato molto bene di H. Walter  come studioso; -ha detto che era considerato come il miglior classicista dell’università – Quanto sarebbe stato interessato il Babbo a una descrizione del genere!” (L. 78 del 24.1.1813).

 

L’errore in cui non bisogna incorrere è comunque quello di applicare categorie moderne del rapporto padre-figlia (che già cambia di generazione in generazione nel periodo più recente) ad un’epoca e un contesto socioculturale del tutto lontano dal nostro. Ci si può limitare ad osservare che non tutti i personaggi di padri  nei romanzi che pure sono presenze costanti (invece delle madri) sono stati ossequiati o per meglio dire, sono stati delineati in modo tale da ispirare tale deferente sentimento.

 

In Persuasione Sir Elliot è contraddistinto subito dalla sua vanità mentre i metodi educativi di Sir Thomas (Mansfield Park) improntati al senso del decoro e dell’onore ottengono risultati sovversivi nelle condotte degli stessi figli dimostrando la fragilità della figura del pater familias, fino ad allora indiscussa. Il padre di Fanny Price non brilla per sensibilità e buone maniere ma forse gli vengono concesse delle attenuanti per le condizioni di vita più sfortunate.

Mr Watson, è l’unico padre ecclesiastico e sia per questa concomitanza di ruoli, sia per gli accenti teneri con cui viene descritto (sia perché –come si diceva prima- il romanzo fu lasciato incompiuto alla morte del proprio padre) è stato detto che potrebbe essere quello che più si avvicina al Rev. Austen.

 

La critica al sistema patriarcale è evidente sin dai primi romanzi dove all’incapacità dei padri di garantire un futuro rispettabile alle figlie femmine diseredate in confronto al figlio maschio (quando c’è) corrisponde la consapevolezza autobiografica dell’instabilità e precarietà della figura della figlia all’interno della famiglia e la difficoltà ad affermare l’auctoritas femminile che non riproponga il sistema di potere maschile (Cfr. Chiara Briganti, Anche tu figlia mia! Figlie e padri nelle letterature anglofone, Edizioni Quattroventi, pg. 66).

 

In ogni romanzo a dire il vero è presente la figura di un ecclesiastico, più o meno compreso nel proprio ruolo. Del resto costituiva una delle poche possibilità di carriera rispettabile.  Durissima la critica rivolta a questa professione da Mary Crawford in MP mentre l’Autrice si rallegrava degli apprezzamenti rivolti dai Signori Cooke al suo terzo romanzo pubblicato

 

Mr Cooke dice che è il romanzo più assennato che abbia mai letto –e il modo in cui tratto il Clero li soddisfa moltissimo” (L. 101 del 14.6.1814).

 

Gli altri ecclesiastici, Mr. Collins, Mr. Elton sono esempi di prelati ossequiosi e vanesi, ruffiani e presuntuosi che spiccano non certo per la simpatia e la stima che ispirano.

 

Come dimenticare nell’elenco il bibliotecario del principe Reggente che sembra uscito egli stesso da uno dei romanzi di Jane Austen, con quella sua strisciante ammirazione che però non lo esimeva dal suggerirle di ritrarre

 

“il carattere e l’entusiasmo di un ecclesiastico che passi il suo tempo fra la città e la campagna e sia come Il Menestrello di Beattie:

Silenzioso quand’era felice, tenero e timido,

aveva l’aspetto abbattuto e triste;

poi d’un tratto rideva forte e nessuna sapeva perché.

Né Goldsmith, né La Fontaine nel suo Tableau de Famille hanno secondo me davvero descritto un ecclesiastico inglese di oggi, appassionato e impegnatissimo nella letteratura, nemico solo di se stesso, e di nessun altro. La prego Signora, pensi a questa proposta” (Lettera di J.S. Clarke, bibliotecario del Principe Reggente, datata 16.11.1815, citata da J.E. Austen-Leigh, pag. 114). 

 

La risposta di lei, al pari altisonante e fintamente modesta, risultava immune a qualsiasi lusinga

 

Sono altamente onorata per essere da voi ritenuta in grado di ritrarre un Ecclesiastico del genere di quello da voi abbozzato nel vostro biglietto del 16 nov.. Ma vi assicuro che non lo sono. Del lato comico del carattere potrei essere all’altezza ma non di quello buono, fervente, colto. La conversazione di un uomo del genere deve a volte vertere su argomenti di scienza e filosofia dei quali non so nulla –o almeno deve di tanto in tanto abbondare in citazioni e allusioni che una donna, che come me, conosce solo la propria madre-lingua e ha letto pochissimo anche in quella, sarebbe totalmente incapace di riportare. Un’istruzione classica, o in ogni caso, una conoscenza molto estesa della Letteratura inglese, antica e moderna, mi sembra assolutamente indispensabile per una persona che voglia rendere giustizia al vostro ecclesiastico- E io credo di potermi vantare di essere, con tutta la possibile presunzione, la donna più illetterata e disinformata che abbia mai osato diventare un’autrice” (L.132 del  11.12.1815).

 

A riequilibrare un bilancio che sarebbe potuto essere soltanto negativo -almeno come espresso da una certa Mrs Wroughton non meglio identificata  che così si pronunciava:

 

Ritiene che l’Autrice abbia sbagliato , in tempi come questi, a ritrarre ecclesiastici come Mr. Collins e Mr. Elton” (Cfr. opinions su Emma, trad. G. Ierolli, http://www.jausten.it)-   

 

stanno i personaggi di Edward Ferrars (che ha scelto la carriera ecclesiastica a dispetto del volere materno, come espressione di umiltà), Mr Tilney (che con la sua saggezza aiuta Catherine a non fermarsi alla superficie delle cose nel formulare i propri giudizi)  e un po’ anche Edmund (sebbene la sua figura sia un po’ ambigua e i suoi valori non del tutto incrollabili), nella iniziale sensibilità riservata  a Fanny.

 

 

 

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