Intervista a Miss Jane Austen

JAGentilissima Miss Jane Austen, si sa pochissimo della sua vita, delle sue abitudini e soprattutto delle sue opinioni ma proverò a rivolgerle alcune domande per cercare di scoprire chi è lei proprio attraverso le Sue parole.

Innanzitutto come potrebbe definirsi Jane Austen la scrittrice?

–          Credo di potermi vantare di essere, con tutta la possibile presunzione, la Donna più illetterata e disinformata che abbia mai osato diventare un’autrice (L. 132 a James Stainer Clarke, dell’11.12.1815).

Ma questa sua non è presunzione ma falsa modestia; pensa di non potersi reputare una donna istruita?

–          Nessuna può essere veramente considerata istruita se non va ben oltre quello che si vede di solito. Una donna deve avere una profonda conoscenza della musica, del canto, del disegno, della danza e delle lingue moderne, per meritare questa parola; e oltre a questo deve possedere un certo non so che nell’atteggiamento e nel modo di camminare, nel tono della voce, nel modo di rivolgersi agli altri e di esprimersi, altrimenti la parola non sarà meritata che a metà-

–          Dev’essere padrona di tutto questo e .. deve aggiungere qualcosa di più sostanziale, allargando la mente con vaste letture

–          Io non ho mai incontrato una donna del genere

(dialogo fra Miss Bingley, Mr Darcy e Elizabeth, cap. VIII di P&P)

è consapevole del successo che hanno ottenuto i suoi romanzi e che dura ormai da due secoli?

–          Sono letta e ammirata anche in Irlanda (L. 95 a Cassandra del 3.11.1813).

E non solo, lei è conosciuta dal Mar Baltico alle Indie occidentali; si ha notizia anche del suo sbarco negli USA: suo fratello Francis ricevette una lettera datata 6.1.1852 da parte di una famiglia di origine inglese emigrante, residente a Boston che assicura l’influenza del suo genio in tutta la repubblica americana. Ma qual è secondo Lei l’ingrediente segreto del suo stile?

–          Mi piace così tanto una bella risata… Stravaganze e sciocchezze, capricci e assurdità mi divertono, lo ammetto, e ne rido ogni volta che posso (Elizabeth Bennet, cap. XI,vol. I,  P&P)

I suoi nipoti si sono preoccupati di smentire qualsiasi riferimento a personaggi e fatti della vita reale, ma allora qual è stata la sua fonte di ispirazione?

–          L’immaginazione è tutto (L. 11 a Cassandra del 17-18 novembre 1798).

Ha qualcosa da recriminare?

–          Non avrei dovuto cominciare a scrivere se non dopo i sedici anni; vorrei aver letto di più e scritto di meno (da “Mia zia Jane Austen. Ricordi di Caroline Austen”. Trad. G. Ierolli, jausten.it)

Quale  dote è disposta a riconoscersi?

–          Sono un’ottima governante, cosa che non sono riluttante a fare, perché penso davvero che sia una mia peculiare eccellenza e per questo motivo: ho sempre molta cura di provvedere a quelle cose che soddisfano il mio appetito, cosa che considero il principale merito nel governo di una casa (L. n. 11 a Cassandra del 17-18 novembre 1798).

Non ha mai incontrato il suo principe azzurro, come  avrebbe dovuto essere?

–          Un giovanotto bello, simpatico, ineccepibile (come non ne abbondano nella vita reale) perdutamente innamorato (L. 108 ad Anna Austen del 28.9.1814).

Invece le sue relazioni non hanno avuto un seguito -perché ora mancava il sentimento ora il sostentamento – ma sono stati banditi  sempre, comunque, patimenti o recriminazioni

–          Ciò è sufficientemente razionale; c’è meno amore e più buonsenso in questo di quanto possa talvolta essere sembrato in precedenza, e io sono soddisfattissima. Tutto procederà nel migliore dei modi e si estinguerà in modo molto ragionevole (L. n. 11 a Cassandra del 17-18 novembre 1798).

Risponde a verità che ha rifiutato più d’uno spasimante? Voleva rendersi preziosa o era effettivamente confusa?

–          Vi assicuro di non essere una di quelle signorine (se esistono signorine del genere) da essere così audaci da affidare la propria felicità alla possibilità di una seconda proposta (Elizabeth Bennet, cap. XIX, vol. I, P&P)

Allora come considerate l’aver declinato la proposta?

–          Una decisione  saggia e desiderabile per entrambi… i giovanotti belli devono avere qualcosa per vivere, esattamente come quelli brutti (Elizabeth Bennet, cap. 3 (XXVI), Vol. II, P&P)

Si può ragionevolmente affermare che la vita casalinga più delle occasioni mondane, le fosse congeniale, è così?

–          Sedere senza far niente davanti a un bel fuoco in una stanza ben proporzionata è una sensazione voluttuosa (L. 25 a Cassandra, da Steventon, il 8-9 novembre 1800).

Ma io mi riferivo anche agli affetti domestici: quelli familiari hanno rappresentato sempre per lei una certezza

–          Sono poche le persone che amo davvero, e ancora meno quelle che stimo. Più conosco il mondo, più ne sono insoddisfatta; e ogni giorno mi conferma nelle mie certezze sull’incoerenza della natura umana, e su quanto si possa fare poco affidamento in ciò che appare merito e buonsenso (Elizabeth Bennet, cap. 1 (XXIV), vol. II, P&P)

I suoi rapporti con il mondo circostante, primo fra tutti il  vicinato, per quanto improntati alla correttezza e al  decoro, non hanno mai brillato per cordialità le sembra?

–          È un Mondo cattivo ognuno pensa per sé e non mi aspettavo di meglio da nessuno di noi (L. 149 a Caroline Austen del 23.1.1817).

Ma in generale può definirsi una persona poco incline ad allacciare amicizie?

–          È il mio crudele destino riuscire raramente a trattare la gente come merita (L. n. 15  a Cassandra del 24-26 dicembre 1798).

C’è stato qualche desiderio che non ha potuto soddisfare, per cui prova del rimpianto?

–          Qualche desiderio, qualche desiderio predominante è necessario per dare vivacità all’animo di ciascuno, e nel soddisfarlo permetti loro di crearsene qualche altro che probabilmente non sarà così innocente (L. n. 20 a Cassandra da Bath il 2 giugno 1799).

Verso il matrimonio le sue aspettative sono state deluse?

–          Non sono sensibile a nessuna delle attrattive al matrimonio che sentono le donne…non mi sono innamorata mai; non è una mia tendenza, non è nel mio carattere; e non credo che lo sarà mai. E, senza amore, sono certa sarei una sciocca a modificare una situazione come la mia (Emma, cap. 10, Ed. Newton & Compton,BEN, 1996 pg. 70).

La condizione di nubile non le ha pesato?

–          Una donna sola ma ricca è sempre rispettabile e può essere giudiziosa e gradevole come chiunque altro… La mia è una mente attiva, impegnata, con tantissime risorse indipendenti; e non vedo perché dovrei stare senza far nulla.. Le solite occupazioni delle percezioni, delle mani e della mente… E quanto a persone di cui interessarmi e affezionarmi, la cui mancanza è davvero il grande male, la grande ragione di inferiorità da evitare nella condizione di nubile, … ce ne sarà a sufficienza per ogni speranza e per ogni timore; e anche se il mio affetto per uno o l’altro di loro non potrà essere pari a quello di un genitore, questo corrisponde alle mie idee di benessere più di quel che è maggiormente caldo e cieco. I miei nipoti e le mie nipotine! (Emma, cap. 10, Ed. Newton & Compton,BEN, 1996 pg. 70-71).

E’ stato difficile rispetto ai suoi colleghi uomini affermarsi come scrittrice di romanzi (non a caso i suoi erano pubblicati in forma anonima, firmati “Da una Signora” e le trattative con l’editore erano condotte da suo fratello Henry)?

–          Rispetto a noi donne gli uomini hanno avuto ogni vantaggio nel raccontare la loro storia. Gli uomini hanno sempre goduto del privilegio dell’istruzione molto più di noi; la penna è sempre stata nelle loro mani.

Le sono tornati utili gli insegnamenti impartiti da suo padre in casa, a tutti i figli, maschi e femmine? Hanno fatto di lei una donna preparata e  aggiornata?

–          Presentarsi come persone aggiornate significa essere incapaci di considerare la vanità degli altri: cosa che una persona sensibile dovrebbe sempre evitare. Specialmente una donna, se ha la sfortuna di sapere qualcosa, dovrebbe sempre fare in modo di nasconderlo meglio che può (L’Abbazia di Northanger, cap. 14, Ed. Newton & Compton, BEN, 1994,  pg. 91).

Perché la sua penna si è rivolta verso il romanzo e non ad altri tipi di componimenti?

–          Sì romanzi: non adotterò infatti quell’abitudine ingenerosa e impolitica così comune tra gli scrittori di romanzi, di degradare con la loro sprezzante censura, quelle stesse opere il cui numero essi stessi stanno accrescendo, unendosi ai loro peggiori nemici nello stigmatizzare con i più roventi epiteti quelle opere e raramente permettendo che siano lette dalla loro stessa eroina che, se accidentalmente prenderà in mano un romanzo, sicuramente ne sfoglierà le insipide pagine con disgusto. …E mentre l’abilità del novecentesimo scrittore d’un compendio della Storia d’Inghilterra o di colui che raccoglie e pubblica in volume qualche dozzina di versi di Milton, Pope e Price, un articolo dello Spectator e un capitolo di Sterne viene elogiata da un migliaio di persone, sembra che sia universale desiderio denigrare le capacità e sottovalutare la fatica del romanziere, disdegnando opere che si raccomandano solo per intelligenza, spirito e buon gusto (L’Abbazia di Northanger, cap. 14, Ed. Newton & Compton, BEN, 1994,  pg. 39).

Nell’ambito del romanzo Lei comunque ha ritagliato un proprio spazio narrativo; non le è mai interessato seguire il genere sentimentale, avventuroso o horror in voga all’epoca?

–          Che altre penne si soffermino su colpe e miserie. Io abbandono appena posso questi argomenti così odiosi, impaziente di restituire a tutti, se non troppo colpevoli personalmente, una tollerabile serenità, e di finirla con il resto (Mansfield Park, cap. 17, Ed. Newton & Compton, 2003,  pg. 302).

Deve ammettere di aver guadagnato un bel gruzzoletto dalla vendita dei suoi tre romanzi pubblicati prima del 1817…

–          In effetti sembra che l’intera faccenda sia stata scandalosa dall’inizio alla fine (Catharine ovvero la pergola, Vol. III, Juvenilia, trad. G. Ierolli, pg. 222).

Dopo la sua morte c’è stata una netta contrapposizione tra chi la reputava una conservatrice moralista acquiescente e chi invece una ribelle dissacratrice dello status quo, lei cosa ne pensa?

–          Nemmeno la Morte riesce a mantenere l’amicizia nel mondo (L. 32 a Cassandra, da Steventon, il 21-22 gennaio 1801).

Per le edizioni citate:

Orgoglio e pregiudizio, trad. G. Ierolli ed. Jasit per il bicentenario, 2013;

Juvenilia, trad. G. Ierolli, ed. ilmiolibro, 2009;

Lettere, trad. G. Ierolli, ed. ilmiolibro, 2010;

Emma, cap. 10, Ed. Newton & Compton, BEN, 1996;

L’Abbazia di Northanger, cap. 14, Ed. Newton & Compton,BEN, 1994;

Mansfield Park, cap. 17, Ed. Newton & Compton, 2003.

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